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D.M. 37/2018

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310 provvedimenti

Compenso avvocato patrocinio a spese dello stato: limiti
La Corte di Cassazione interviene sul tema del compenso per l'avvocato in patrocinio a spese dello Stato. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la fase introduttiva del giudizio deve essere sempre liquidata se l'attività è stata svolta, anche se l'ammissione al beneficio è successiva. Ha inoltre confermato che la riduzione di legge di un terzo si applica anche sui compensi già determinati ai minimi tariffari, chiarendo i limiti del potere di riduzione del giudice.
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Atto digitale notificato cartaceo: quando è valido
Un contribuente ha impugnato un avviso di pagamento per il contributo unificato, sostenendo la nullità della notifica cartacea atto digitale perché priva di firma autografa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la notifica è valida se l'atto raggiunge il destinatario, consentendogli di difendersi. La mancanza della firma sulla copia cartacea è considerata una mera irregolarità, sanata dal raggiungimento dello scopo, e non una causa di nullità.
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Prova cessione crediti: la Cassazione chiarisce
Una società cessionaria di crediti ha agito contro un fallimento per l'ammissione al passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non costituisce prova della cessione dei crediti. Se il debitore contesta l'esistenza del contratto, il cessionario deve fornire la prova documentale dell'atto di cessione stesso per dimostrare la propria titolarità.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
Una società cessionaria di crediti in blocco ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione sulla Gazzetta Ufficiale non è una prova sufficiente per dimostrare la titolarità di uno specifico credito quando questa viene contestata dalla curatela. È necessario fornire la prova documentale, come il contratto di cessione, che attesti l'inclusione del singolo credito nell'operazione. La Corte ha inoltre parzialmente accolto un ricorso incidentale del fallimento riguardante la liquidazione delle spese legali.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Un contribuente ha contestato un estratto di ruolo, ottenendo ragione in primo e secondo grado. Giunto in Cassazione per una questione sulle spese legali, la Corte ha però dichiarato l'azione originaria inammissibile. La motivazione risiede nella carenza di un interesse concreto e attuale del contribuente all'impugnazione dell'estratto di ruolo, un vizio fondamentale che invalida l'intero processo sin dall'inizio.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una società impugna un estratto di ruolo per cartelle non notificate. Dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, pronunciandosi su un ricorso relativo alle sole spese legali, ha dichiarato l'azione originaria inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è possibile solo in presenza di un concreto e attuale interesse ad agire, non ravvisabile nella mera assenza di notifica. Di conseguenza, l'intero processo è stato invalidato.
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Compensi avvocato: inderogabilità dei minimi tariffari
Un avvocato che si difendeva in proprio ha impugnato la liquidazione delle spese legali, ritenuta troppo bassa. La Corte di Cassazione ha stabilito che i nuovi parametri sull'inderogabilità dei minimi per i compensi avvocato, introdotti dal D.M. 37/2018, si applicano retroattivamente a tutte le liquidazioni non ancora definitive. Di conseguenza, il giudice non può ridurre i compensi oltre i limiti massimi previsti dalla legge, anche per cause considerate semplici o di modesto valore. La sentenza del Tribunale è stata cassata con rinvio.
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Compenso fase decisionale: spetta sempre all’avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso per la fase decisionale spetta all'avvocato anche se sono state svolte solo alcune delle attività previste dalla legge, come il deposito di una memoria o l'esame del provvedimento finale. La Corte ha accolto il ricorso di un legale, al quale era stato negato tale compenso in un procedimento di liquidazione per gratuito patrocinio, annullando la precedente ordinanza e riconoscendo le somme dovute.
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Minimi tariffari: Cassazione corregge il giudice
Un contribuente vince contro l'Agenzia delle Entrate ma si vede liquidare spese legali inferiori ai minimi tariffari. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, cassa la sentenza e ricalcola i compensi secondo i corretti parametri, sottolineando l'obbligo del giudice di rispettare i limiti di legge.
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Reiterazione abusiva: la Cassazione sui contratti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di reiterazione abusiva di contratti a termine da parte di un ente pubblico. La Corte ha stabilito che le leggi regionali volte a promuovere l'occupazione non possono giustificare l'uso di contratti a tempo determinato per soddisfare esigenze stabili e permanenti dell'amministrazione, come la manutenzione del verde pubblico. La sentenza ha confermato il diritto del lavoratore a un risarcimento del danno per l'abuso subito, negando però la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, come previsto dalla normativa sul pubblico impiego. Entrambi i ricorsi, del lavoratore e dell'ente, sono stati rigettati.
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Reiterazione abusiva contratti a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di reiterazione abusiva contratti a termine da parte di un Comune. L'ente locale aveva assunto per anni, con contratti a tempo determinato, lavoratori per mansioni stabili come la manutenzione del verde e il trasporto scolastico, giustificando tali assunzioni sulla base di una legge regionale per l'occupazione. La Corte ha stabilito che tali contratti sono illegittimi, poiché le finalità occupazionali di una legge regionale non possono giustificare la copertura di esigenze ordinarie e permanenti dell'amministrazione, confermando il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno.
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Compenso avvocato: i minimi sono inderogabili
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato nei confronti del suo datore di lavoro, un avvocato. Tuttavia, la Corte d'Appello liquida le spese legali in misura inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, rigetta il ricorso dell'avvocato sul merito della causa ma accoglie quello della lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale sul compenso avvocato: i minimi tariffari introdotti dal D.M. 37/2018 sono inderogabili e il giudice non può scendere al di sotto di tali soglie.
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Liquidazione spese processuali: i limiti del giudice
Un contribuente vince una causa contro l'Agenzia delle Entrate ma si vede liquidare spese legali irrisorie. La Corte di Cassazione interviene, annulla la decisione e stabilisce che, sebbene il giudice abbia discrezionalità, la liquidazione delle spese processuali non può scendere ingiustificatamente sotto i parametri minimi, dovendo tener conto di tutte le fasi processuali effettivamente svolte.
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Compenso professionale avvocato: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un legale riguardo la liquidazione del suo compenso professionale avvocato. La Corte conferma che, in assenza di accordo scritto, il giudice deve applicare le tariffe ministeriali, potendo utilizzare i valori minimi se la complessità dell'attività non è provata. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Liquidazione spese legali: inderogabili i minimi
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella liquidazione spese legali il giudice non può scendere al di sotto dei minimi tariffari previsti dal D.M. 37/2018. In un caso tributario, un contribuente aveva ottenuto ragione ma si era visto liquidare compensi inferiori al minimo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza e affermando l'inderogabilità dei valori minimi, che limitano il potere discrezionale del giudice a garanzia della dignità della professione forense.
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Liquidazione compensi avvocato: limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno studio legale contro la riduzione dei propri onorari. La sentenza stabilisce che la liquidazione compensi avvocato è un potere-dovere del giudice, che può ridurre la parcella anche in assenza di una specifica contestazione del cliente. L'applicazione dei parametri minimi rientra nella discrezionalità del magistrato e non richiede motivazione analitica. I ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Interessi moratori commerciali: ammessi in fallimento
Una società in amministrazione straordinaria ha impugnato l'ammissione al passivo di un credito di un fornitore, contestando in particolare la debenza degli interessi moratori commerciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: gli interessi moratori commerciali, previsti dal D.Lgs. 231/2002, maturati prima dell'apertura della procedura concorsuale, devono essere ammessi al passivo. La Corte ha inoltre respinto gli altri motivi relativi alla valutazione delle prove e alla liquidazione delle spese legali.
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Liquidazione compensi professionali: i minimi inderogabili
Un cittadino ha impugnato una decisione relativa alla liquidazione dei compensi legali in una causa per equa riparazione da irragionevole durata del processo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la liquidazione compensi professionali operata dalla corte di merito per alcune fasi era inferiore ai minimi tariffari, che sono inderogabili. Inoltre, ha censurato la mancata pronuncia sulla richiesta di maggiorazione del compenso per l'uso di strumenti telematici avanzati nella redazione degli atti. La causa è stata rinviata per una nuova e corretta determinazione delle spese.
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Aumento compensi avvocato: sì per atti telematici
In una complessa vicenda legale per equa riparazione da eccessiva durata del processo, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della liquidazione delle spese legali. Pur rigettando diverse censure sul calcolo dei compensi, la Corte ha accolto il motivo relativo all'omessa pronuncia sulla richiesta di aumento compensi avvocato. È stato stabilito che il giudice deve pronunciarsi sulla richiesta di maggiorazione fino al 30% per il deposito di atti telematici "navigabili", che facilitano la consultazione. La decisione è stata cassata con rinvio su questo specifico punto.
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Compensi avvocato: sotto i minimi è illegittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12114/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di compensi avvocato. Un cittadino aveva ottenuto un indennizzo per l'irragionevole durata di un processo, ma la Corte d'Appello aveva liquidato le spese legali in misura inferiore ai minimi tariffari. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'avvocato, ribadendo che i minimi previsti dal D.M. 55/2014 sono inderogabili. Anche quando il giudice procede a una liquidazione globale, non può scendere sotto le soglie minime, e deve riconoscere tutte le fasi processuali svolte, inclusa la trattazione, nonché gli eventuali aumenti per l'uso di tecnologie come gli atti ipertestuali.
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