La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale a un anno e quattro mesi di reclusione per il titolare di una ditta individuale, colpevole del reato di dichiarazione infedele. L'imprenditore aveva acquistato telefoni cellulari per un valore complessivo di 728.000 euro da vari fornitori, rivendendoli poi online. Ciononostante, nella propria dichiarazione fiscale annuale ha indicato un volume di affari di appena 122.000 euro, omettendo di conservare le relative scritture contabili. La difesa ha sostenuto che l'accusa si basasse su mere presunzioni tributarie e ha invocato il divieto di doppio giudizio per sanzioni fiscali già subite. I giudici supremi hanno respinto tali tesi, evidenziando che l'accertamento penale poggia su fatture di acquisto reali e sulla mancata giacenza delle merci in magazzino.
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