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D.Lgs. 74/2000 — Sezione Quinta Civile

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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22712/2025, interviene sul tema del raddoppio termini accertamento fiscale. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato oltre i termini ordinari. La Corte ha stabilito che, per giustificare il raddoppio, è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, non la sua effettiva presentazione. Il giudice tributario deve quindi compiere una valutazione ex post ('prognosi postuma') per verificare se gli elementi raccolti dall'Agenzia Fiscale integrassero i presupposti di tale obbligo. La Corte ha cassato la sentenza precedente per difetto di motivazione e ha rinviato il caso, escludendo però l'applicabilità del raddoppio all'IRAP.
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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
La Cassazione ha stabilito che per il raddoppio termini accertamento è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, anche se non presentata. Il giudice tributario deve verificare 'ex post' i presupposti di tale obbligo, esaminando i fatti nel loro complesso. L'ordinanza chiarisce che il raddoppio non si applica all'IRAP e cassa con rinvio la decisione di merito per difetto di motivazione sulla valutazione dei presupposti.
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Raddoppio dei termini: quando l’accertamento è valido
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, confermando la legittimità di un avviso di accertamento notificato oltre i termini ordinari. La Corte ha ribadito che il raddoppio dei termini è applicabile quando emergono fatti che comportano l'obbligo di denuncia penale, come l'uso di fatture false, indipendentemente dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale. La decisione ha inoltre chiarito la legittimità della condanna alle spese legali a favore dell'ente impositore, anche se difeso da propri funzionari.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un liquidatore di società contesta un avviso di accertamento fiscale ritenendolo tardivo. L'Agenzia delle Entrate si difende invocando il raddoppio termini accertamento per la presenza di indizi di reato tributario. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato del Fisco, stabilendo che per l'estensione dei termini è sufficiente la sussistenza di fatti che comportano l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito di un eventuale procedimento. La Corte ha inoltre chiarito la disciplina delle spese di lite a favore dell'ente impositore.
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