La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale del legale rappresentante di un centro sportivo per omessa dichiarazione IVA. L'ente non poteva qualificarsi come associazione dilettantistica esente, a causa dell'applicazione di tariffe commerciali differenziate e dell'impiego di personale subordinato con orari prefissati. La Suprema Corte ha ribadito che, per calcolare la soglia di punibilità penale nei reati IVA, rilevano unicamente le spese regolarmente documentate e tracciate, escludendo i costi privi di supporto contabile. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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