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D.Lgs. 66/2003

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262 provvedimenti

Indennità di reperibilità: quando è davvero dovuta?
Un dipendente pubblico, il cui cellulare era collegato al sistema di allarme dell'ufficio, ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità e del lavoro straordinario per il periodo 2005-2011. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. È stato stabilito che la mera disponibilità a intervenire, anche se autorizzata, non costituisce un obbligo formale di reperibilità, il quale deve essere previsto da un provvedimento specifico e non può essere desunto da semplici circostanze di fatto.
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Retribuzione per ferie: quali indennità includere?
Un dipendente di una società di trasporti, con mansioni di capo treno, ha richiesto l'inclusione di varie indennità (di permanenza a bordo, di riserva, di efficientamento) nel calcolo della sua retribuzione per ferie. La Corte di Cassazione ha accolto la sua tesi, stabilendo che qualsiasi emolumento intrinsecamente legato alla prestazione lavorativa deve essere considerato nella base di calcolo, per non scoraggiare il lavoratore dal godere del suo diritto al riposo, in linea con la direttiva europea. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre solo dalla cessazione del rapporto.
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Retribuzione per ferie: quali indennità includere?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione per ferie deve includere tutte le indennità intrinsecamente connesse alle mansioni svolte, come quelle di bordo o di riserva. La decisione, basata sul diritto europeo, mira a non scoraggiare il lavoratore dal godere del riposo, garantendogli una remunerazione analoga a quella dei periodi lavorativi. Rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti.
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Retribuzione ferie: indennità di volo va inclusa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione ferie del personale navigante deve includere anche le indennità di volo variabili. La Corte ha respinto il ricorso di una compagnia aerea, la quale sosteneva che un'indennità minima garantita fosse sufficiente. È stato chiarito che qualsiasi meccanismo retributivo che possa potenzialmente disincentivare il lavoratore dal fruire del proprio diritto al riposo è illegittimo, in quanto la paga durante le ferie deve essere sostanzialmente equiparabile a quella percepita durante l'attività lavorativa.
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Retribuzione ferie: calcolo e indennità variabili
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel calcolo della retribuzione ferie devono essere incluse tutte le indennità accessorie, anche variabili, se intrinsecamente collegate alla mansione e corrisposte con continuità. Escluderle costituirebbe un disincentivo a godere delle ferie, contrario al diritto UE. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Retribuzione feriale: le indennità vanno incluse
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che le indennità variabili corrisposte ai macchinisti (condotta, riserva, assenza dalla residenza) devono essere incluse nel calcolo della retribuzione feriale. La decisione si fonda sull'interpretazione del diritto dell'Unione Europea, che mira a non disincentivare il godimento delle ferie. Inoltre, la Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre solo dalla fine del rapporto, data la ridotta stabilità post-riforma del 2012.
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Retribuzione feriale: le voci variabili incluse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2680/2024, ha stabilito che nella retribuzione feriale devono essere incluse anche le indennità variabili, come quelle di condotta e riserva, se intrinsecamente collegate alle mansioni svolte. Rigettato il ricorso di una società di trasporti che, applicando il contratto aziendale, le escludeva. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre solo dalla fine del rapporto.
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Retribuzione feriale: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2677/2024, ha stabilito che la retribuzione feriale deve includere tutte le indennità intrinsecamente connesse alle mansioni svolte dal lavoratore, come quelle di condotta e di riserva per i macchinisti. Conformandosi al diritto dell'Unione Europea, la Corte ha affermato che una paga ridotta durante le ferie potrebbe dissuadere il lavoratore dal goderne. Ha inoltre rigettato l'eccezione di prescrizione, confermando che il termine per i crediti di lavoro non decorre in costanza di rapporto a causa della ridotta stabilità introdotta dalle riforme del 2012.
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Retribuzione ferie: incluse le indennità variabili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2427/2024, ha stabilito che nella retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità variabili, come quelle per attività di condotta oraria o di riserva. La Corte ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando le decisioni dei giudici di merito. La motivazione si basa sul diritto dell'Unione Europea, che mira a garantire un riposo effettivo al lavoratore, evitando che una diminuzione sensibile dello stipendio durante le vacanze possa avere un effetto dissuasivo. Inoltre, è stato chiarito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, a seguito delle modifiche legislative che hanno ridotto la stabilità del posto di lavoro.
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Lavoro straordinario: pausa pranzo non goduta va pagata
La Corte di Cassazione conferma la sentenza d'Appello che riconosceva il diritto di alcuni lavoratori al pagamento del compenso per lavoro straordinario. Tale compenso deriva dal prolungamento dell'orario di lavoro a causa della mancata fruizione della pausa pranzo. La Corte ha stabilito che la mancata predisposizione di turni da parte del datore di lavoro, che di fatto impediva la pausa, equivale a una richiesta di prestazione lavorativa extra, che deve essere retribuita. Vengono inoltre respinte le eccezioni procedurali del datore di lavoro relative all'interruzione del processo per successione di un altro ente.
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Danno da usura psico-fisica: pausa negata e risarcimento
Un'azienda sanitaria è stata condannata a risarcire i dipendenti per il danno da usura psico-fisica causato dalla sistematica mancata concessione della pausa di 10 minuti in turni superiori a sei ore. La Cassazione ha ritenuto provato il danno tramite presunzioni, basandosi sulla prolungata e illecita condotta del datore di lavoro.
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Danno da usura psicofisica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria contro la condanna al risarcimento per il danno da usura psicofisica subito dai dipendenti. Il danno è stato provato tramite presunzioni, come l'estensione dell'orario e la mancata fruizione delle pause per oltre un decennio.
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Retribuzione pausa pranzo: la decisione della Cassazione
Alcuni lavoratori hanno ottenuto il diritto al compenso per il prolungamento dell'orario di lavoro di 30 minuti, corrispondente a una pausa pranzo non goduta. L'azienda ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione dei fatti del giudice di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente, poiché il ricorso mirava a un riesame del merito e non a una violazione di legge. Viene così consolidato il principio sulla retribuzione pausa pranzo quando questa non viene effettivamente fruita.
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Pausa pranzo non goduta: spetta lo straordinario?
Un lavoratore ha richiesto il pagamento del lavoro straordinario per la mancata fruizione della pausa pranzo. Dopo una vittoria in Appello, il datore di lavoro ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un errore nella valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la semplice esistenza di un obbligo contrattuale di concedere la pausa non prova che questa sia stata effettivamente goduta. La Corte ha chiarito che il ricorso mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, e ha confermato il diritto del lavoratore al compenso.
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Retribuzione ferie: gli incentivi vanno inclusi
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che nella retribuzione ferie dei macchinisti devono essere inclusi anche i compensi incentivanti, come l'indennità di condotta e di riserva. La loro esclusione, infatti, costituirebbe un deterrente al godimento delle ferie, in contrasto con la normativa europea e nazionale. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Retribuzione ferie e incentivi: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 284/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che nella retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità accessorie, come quelle per la condotta e la riserva. La decisione si fonda sul principio del diritto dell'Unione Europea secondo cui la paga durante le ferie deve essere tale da non dissuadere il lavoratore dal goderne. Inoltre, la Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto, a causa dell'indebolimento della stabilità del posto di lavoro introdotto dalle recenti riforme.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 281/2024, ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie strettamente connesse all'attività lavorativa. Un'azienda di trasporti ferroviari aveva escluso dal calcolo le indennità per attività di condotta e di riserva, ma la Corte ha respinto il ricorso, allineandosi alla giurisprudenza europea. Il principio è che una paga ridotta durante le ferie potrebbe disincentivare il lavoratore dal goderne. La Corte ha anche confermato che la prescrizione per i crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Indennità feriali: sì al calcolo nella retribuzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che le indennità feriali e i compensi incentivanti, legati alle mansioni ordinarie dei lavoratori (in questo caso, macchinisti), devono essere inclusi nella retribuzione corrisposta durante le ferie. La decisione si fonda sull'interpretazione del diritto dell'Unione Europea, volto a garantire che la retribuzione feriale sia sostanzialmente equiparabile a quella ordinaria, per non disincentivare il godimento del riposo. La Corte ha inoltre stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, a seguito delle modifiche legislative sulla stabilità occupazionale.
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Pronta reperibilità: è orario di lavoro? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la pronta reperibilità di un lavoratore si considera orario di lavoro effettivo se, a causa di vincoli imposti dal datore (come tempi di intervento brevissimi), il dipendente è di fatto costretto a rimanere sul luogo di lavoro. L'ordinanza analizza il caso di alcuni autisti di ambulanze, accogliendo parzialmente il ricorso dell'Azienda Sanitaria per due motivi specifici: uno per difetto di motivazione riguardo a un singolo lavoratore e l'altro per difetto di legittimazione passiva su una domanda di pensionamento anticipato, che andava rivolta all'ente previdenziale.
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Orario di lavoro: il tempo per arrivare alla postazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il tempo impiegato dal lavoratore per spostarsi dai tornelli alla postazione di lavoro è da considerarsi orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha rigettato il ricorso di una società di telecomunicazioni, confermando che questo tempo è funzionale alla prestazione lavorativa e non una scelta del dipendente.
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