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D.Lgs. 446/1997

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873 provvedimenti

Società di comodo: Attività reale vince il test
Una società operante nel settore eolico è stata classificata come "società di comodo" dall'Agenzia delle Entrate per non aver superato il test di ricavi minimi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo un principio fondamentale: la prova concreta di un'attività d'impresa reale ed effettiva è sufficiente a superare la presunzione legale di non operatività. La natura industriale dell'attività e dei beni utilizzati ha dimostrato l'effettivo scopo imprenditoriale, rendendo inapplicabile la disciplina fiscale penalizzante.
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Onere della prova operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20744/2025, si è pronunciata sull'onere della prova operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso un avviso di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA relative all'anno 2011, contestando la deducibilità di costi derivanti da fatture ritenute fittizie. Le corti di merito avevano dato ragione al contribuente. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che spetta all'Ufficio fornire la prova dell'inesistenza delle operazioni, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività delle prestazioni, non essendo sufficiente la sola regolarità formale dei documenti contabili.
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Valore avviamento: limiti all’accertamento fiscale
Una società si è vista contestare dall'Agenzia delle Entrate il valore di avviamento dichiarato nell'acquisto di un ramo d'azienda, con conseguente riduzione della quota di ammortamento deducibile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19115/2025, ha accolto il ricorso della società. Ha stabilito che l'Amministrazione finanziaria non può ridurre il valore dell'avviamento basandosi su criteri presuntivi previsti per l'accertamento con adesione, ma deve fornire prove specifiche, gravi, precise e concordanti per dimostrare che il valore dichiarato sia eccessivo.
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Motivazione per relationem: nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale in materia di TARI. La decisione è stata motivata dalla nullità della sentenza d'appello per 'motivazione apparente'. Quest'ultima si basava su una doppia motivazione per relationem, ovvero un rinvio alla sentenza di primo grado che, a sua volta, rinviava a un'altra pronuncia, senza fornire un'autonoma valutazione critica. La Corte ha ribadito che il giudice deve sempre rendere comprensibile il proprio percorso logico-giuridico, anche quando fa riferimento ad altri atti.
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Autonoma organizzazione IRAP: non basta il dato numerico
Una professionista ha impugnato una cartella di pagamento per IRAP, sostenendo di non avere un'autonoma organizzazione. La Commissione Tributaria Regionale le ha dato torto, basandosi solo sull'elevato ammontare dei compensi pagati a terzi. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che per determinare l'esistenza di un'autonoma organizzazione non è sufficiente una valutazione quantitativa, ma è necessaria un'analisi qualitativa che dimostri come i collaboratori forniscano un valore aggiunto eccedente la capacità personale del professionista. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un liquidatore di società contesta un avviso di accertamento fiscale ritenendolo tardivo. L'Agenzia delle Entrate si difende invocando il raddoppio termini accertamento per la presenza di indizi di reato tributario. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato del Fisco, stabilendo che per l'estensione dei termini è sufficiente la sussistenza di fatti che comportano l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito di un eventuale procedimento. La Corte ha inoltre chiarito la disciplina delle spese di lite a favore dell'ente impositore.
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Autonoma organizzazione: IRAP e professionisti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22608/2025, chiarisce i criteri per determinare la sussistenza dell'autonoma organizzazione ai fini IRAP per un professionista. Un avvocato aveva richiesto il rimborso dell'imposta, negando di avere una struttura organizzata. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che indizi come la collaborazione con altri professionisti, il pagamento di compensi rilevanti e la disponibilità di più studi non possono essere valutati in modo isolato, ma devono essere considerati nel loro insieme per stabilire la presenza di un'autonoma organizzazione che giustifichi l'imposizione fiscale.
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Ingiunzione fiscale concessionario: legittima la notifica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8039/2019, ha stabilito che un'ingiunzione fiscale emessa da un concessionario privato per la riscossione di multe stradali per conto di un Comune è legittima. Il caso riguardava un cittadino che contestava il potere della società di riscossione di emettere tale atto nel 2011. La Corte ha chiarito che, nonostante la complessità e l'evoluzione delle norme, la legislazione in vigore all'epoca dei fatti (ratione temporis) consentiva ai concessionari di utilizzare lo strumento dell'ingiunzione fiscale, respingendo così il ricorso del cittadino.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la Cassazione
Con la sentenza n. 34601 del 30/12/2019, la Corte di Cassazione, Sezione V Civile, ha negato l'esenzione IMU a un ente di edilizia popolare per gli immobili destinati a locazione sociale. La Corte ha ribadito che per beneficiare della esenzione IMU enti non commerciali è necessario un doppio requisito: la natura non commerciale dell'ente e, soprattutto, l'utilizzo diretto dell'immobile per le finalità istituzionali. La locazione a terzi, anche a canone calmierato, configura un utilizzo indiretto e, pertanto, esclude l'agevolazione fiscale.
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Valore aree edificabili ICI: come si determina?
La Cass. Civ., Sez. 5, n. 34596 del 30/12/2019 affronta il tema del corretto calcolo del valore aree edificabili ICI. Un Comune aveva accertato un valore superiore a quello dichiarato da una società, che si basava su una perizia per la trasformazione aziendale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che la base imponibile ICI si fonda sul valore venale di mercato, desumibile da parametri oggettivi (zona, indice edificabilità) e non da perizie interne alla società. I valori predeterminati dal Comune con regolamento costituiscono una presunzione legale che il contribuente deve superare.
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Vizio di motivazione: la Cassazione cassa la sentenza
Con la sentenza n. 34598/2019, la Corte di Cassazione (Sez. V Civile) ha cassato con rinvio una decisione della Commissione Tributaria Regionale. Il caso riguardava la valutazione di un'area edificabile ai fini ICI. La Corte ha riscontrato un vizio di motivazione, poiché il giudice di merito aveva omesso di esaminare un fatto storico decisivo: il contenuto di una perizia dell'Agenzia del Territorio, che menzionava specifici limiti all'edificazione. La CTR si era limitata ad affermare che il valore fosse 'al lordo' delle riduzioni, senza verificare se la stima avesse già ponderato i vincoli esistenti, violando così l'obbligo di esaminare gli elementi probatori decisivi.
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Canone unico patrimoniale: stop ai canoni elevati
Una società di telecomunicazioni ha contestato avvisi di accertamento di un Comune per canoni di occupazione di suolo pubblico. Il Tribunale ha accolto l'opposizione, annullando gli atti. La decisione si fonda sull'applicazione del canone unico patrimoniale, che fissa un tetto massimo di 800 euro annui per ogni impianto. La sentenza chiarisce che tale limite legale si sostituisce automaticamente alle clausole contrattuali più onerose, anche per i contratti stipulati prima della sua entrata in vigore, a partire dalla sua efficacia.
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Preavviso di iscrizione ipotecaria: termini opposizione
Una società si opponeva a un preavviso di iscrizione ipotecaria, lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento sottostanti e l'intervenuta prescrizione del credito. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, dichiarandola inammissibile. Secondo i giudici, i vizi di notifica delle cartelle andavano contestati con un'opposizione agli atti esecutivi entro il termine perentorio di 20 giorni dalla ricezione del preavviso, che costituisce l'atto con cui il debitore ne è venuto a conoscenza. La sentenza ha inoltre confermato che per il canone COSAP si applica la prescrizione ordinaria decennale.
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