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D.Lgs. 385/1993 — Sezione Terza Civile

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133 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 385/1993

Rimborso spese legali: quando è dovuto? Analisi Cass.
Una cittadina, dopo aver versato una cospicua somma a un istituto di credito nell'ambito di una procedura esecutiva immobiliare, si vedeva costretta a richiedere la restituzione della cifra a seguito della decadenza dall'aggiudicazione. La Corte d'Appello negava il rimborso delle spese legali sostenute per ottenere tale restituzione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribaltato questa decisione, stabilendo che le spese sostenute per ottenere un provvedimento di condanna alla restituzione costituiscono un danno emergente e devono essere rimborsate, chiarendo un importante principio sul rimborso spese legali.
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Accettazione e benestare: quando vale come garanzia
Un consulente societario, firmando un documento di garanzia bancaria con la dicitura 'per accettazione e benestare', si è trovato obbligato in solido con il debitore principale. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che tale formula, valutata nel contesto complessivo dell'operazione, costituisce una valida assunzione di un'obbligazione di garanzia. La decisione sottolinea come l'interpretazione dei fatti da parte dei giudici di merito non sia sindacabile in sede di legittimità se plausibile e ben motivata.
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Contratto autonomo di garanzia: no mediazione obbligatoria
Una compagnia assicurativa ha contestato una richiesta di pagamento basata su una polizza fideiussoria, sostenendo la necessità di una mediazione obbligatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il contratto autonomo di garanzia non rientra tra le materie soggette a mediazione obbligatoria, poiché non è un contratto bancario o finanziario tipico. La Corte ha inoltre confermato la corretta qualificazione del contratto da parte dei giudici di merito.
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Obblighi del factor: la Cassazione sul dovere di agire
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di factoring, stabilendo che l'inerzia del factor nell'escutere una garanzia prestata da terzi costituisce una violazione degli obblighi di buona fede e correttezza. Questa condotta negligente, protratta per anni, ha causato un pregiudizio alla società cedente, portando all'estinzione della sua garanzia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del factor, confermando la decisione della Corte d'Appello e sottolineando come gli obblighi del factor vadano oltre la mera attesa del pagamento, imponendo un comportamento attivo per preservare gli interessi di tutte le parti coinvolte.
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Limite di finanziabilità: la Cassazione chiarisce
Un debitore ha contestato la validità di un mutuo, sostenendo la nullità per superamento del limite di finanziabilità previsto dall'art. 38 TUB. La Corte di Cassazione, richiamando le Sezioni Unite, ha stabilito che la violazione di tale limite non comporta la nullità del contratto, ma rappresenta una norma di vigilanza prudenziale. Di conseguenza, il contratto e l'ipoteca restano validi, e la richiesta del debitore è stata respinta.
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Leasing traslativo: nullità clausola e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18235/2024, si è pronunciata su un caso di leasing traslativo. Un'impresa aveva sospeso il pagamento dei canoni a causa di presunti vizi del bene fornito. La Corte ha rigettato il ricorso dell'utilizzatore, stabilendo che la clausola penale che prevede il pagamento dei canoni futuri è valida, sebbene riducibile dal giudice in caso di manifesta eccessività. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare l'esistenza dei vizi del bene grava sull'utilizzatore e che la mancata indicazione dell'ISC/TAEG non comporta la nullità del contratto.
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Nullità contratto mutuo: Cassazione e TAN mancante
La Corte di Cassazione esamina un caso di presunta nullità contratto mutuo per mancata indicazione del Tasso Annuo Nominale (TAN). Un garante si era opposto a un decreto ingiuntivo, sostenendo che l'omissione del TAN rendesse nullo il contratto di finanziamento sottostante, nonostante la presenza dell'Indicatore Sintetico di Costo (ISC). La Corte d'Appello aveva dato torto al garante. La Cassazione, riconoscendo la complessità e l'importanza della questione sulla determinazione delle condizioni economiche, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a un'altra Sezione per una decisione approfondita.
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Commissioni conti obbligatori: la Cassazione decide
Un ente pubblico di riscossione ha contestato le commissioni applicate da un operatore postale nazionale sui conti correnti, la cui apertura è imposta per legge per la raccolta di un tributo comunale sugli immobili. L'ente sosteneva l'illegittimità delle commissioni per vari motivi, tra cui una presunta rinuncia e il contrasto con il diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il diritto dell'operatore postale di applicare le **commissioni su conti correnti obbligatori**, previa adeguata comunicazione. Ha inoltre chiarito che l'eventuale squilibrio economico che ne deriva deve essere risolto tramite la rinegoziazione del contratto di concessione tra l'ente di riscossione e l'ente locale impositore.
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Cessione pro solvendo: la Cassazione e la motivazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcune società e dei loro soci contro una società di factoring. Il caso riguardava una complessa vicenda di cessioni di credito, definite dal giudice di merito come cessione pro solvendo, e la successiva dichiarazione di fallimento delle società cedenti. I ricorrenti sostenevano che la corte d'appello avesse errato nella valutazione delle prove e interpretato male le loro domande, ma la Cassazione ha ritenuto i motivi inammissibili, in quanto miravano a un riesame del merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Suprema Corte ha confermato che la motivazione della sentenza d'appello non era apparente, ma fondata sull'analisi dei contratti e delle prove, ribadendo i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione probatoria del giudice.
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Commissione conto corrente: quando è dovuta per legge?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una commissione conto corrente richiesta da un ente postale a un'agenzia di riscossione per la gestione dei versamenti ICI. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo di aprire un conto corrente, imposto dalla legge, non implica la gratuità del servizio. La Corte ha rigettato il ricorso principale dell'agenzia, confermando il diritto dell'ente postale a un corrispettivo, ma ha accolto in parte il ricorso incidentale dell'ente postale, rinviando alla Corte d'Appello la valutazione su un periodo specifico per cui non erano previsti obblighi di pubblicizzazione delle tariffe.
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Cessione crediti in blocco: prova e onere probatorio
Una società di gestione crediti ha acquisito un debito tramite una cessione crediti in blocco. I fideiussori contestavano la titolarità del credito, sostenendo che l'avviso in Gazzetta Ufficiale non fosse prova sufficiente. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che l'avviso è prova adeguata se le indicazioni sono precise e la contestazione riguarda solo l'inclusione del singolo credito, non l'esistenza del contratto di cessione. La Corte ha anche ribadito la validità probatoria del saldaconto bancario in assenza di contestazioni specifiche.
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Difetto di rappresentanza: sanatoria non automatica
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un fideiussore, stabilendo principi chiave sul difetto di rappresentanza processuale. Se l'eccezione viene sollevata dalla controparte, la parte interessata deve sanare il vizio immediatamente, senza poter contare su una concessione automatica di un termine da parte del giudice. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso la sanatoria tardiva, sottolineando la necessità di una prova rigorosa dei poteri di chi conferisce la procura alle liti.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una cessione crediti in blocco, la società acquirente deve provare la titolarità dello specifico credito contestato. La sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se il debitore solleva un'eccezione. La Corte ha cassato la sentenza di merito che non aveva verificato adeguatamente tale prova, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Ricorso inammissibile: requisiti di forma e sostanza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di revocatoria di un fondo patrimoniale. La decisione sottolinea la violazione dei requisiti formali, in particolare la mancata esposizione sommaria dei fatti e il mancato rispetto del principio di autosufficienza, impedendo alla Corte di esaminare il merito della questione.
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Verificazione della sottoscrizione: l’onere del creditore
Un garante disconosceva la firma su una fideiussione. La Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che in caso di disconoscimento, il creditore ha l'onere di produrre l'originale del documento entro i termini di legge per procedere alla verificazione della sottoscrizione. La produzione tardiva rende la verifica inammissibile. La Corte ha anche ribadito che grava sul creditore l'onere di provare di aver ottenuto l'autorizzazione del fideiussore prima di concedere nuovo credito a un debitore in difficoltà.
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Cessione del credito e azione revocatoria: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7395/2024, ha stabilito che in caso di cessione del credito, il nuovo creditore può subentrare e proseguire l'azione revocatoria iniziata dal creditore originario. La Corte ha rigettato i ricorsi dei debitori che contestavano tale successione nel processo e la sussistenza dei presupposti per la revoca di atti di disposizione patrimoniale, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Requisiti ricorso Cassazione: inammissibile se vago
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la decisione della Corte d'Appello su un'opposizione a precetto. La motivazione risiede nella mancata osservanza dei requisiti del ricorso in Cassazione, in particolare la chiara e completa esposizione dei fatti e dei motivi, come previsto dall'art. 366 c.p.c.
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Cessione crediti in blocco: prova e oneri del cessionario
In un caso di azione revocatoria, un credito viene trasferito a una società veicolo tramite una cessione crediti in blocco. La Corte di Cassazione stabilisce che la mera pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito se il debitore la contesta. Il cessionario ha l'onere di fornire prova documentale che lo specifico credito rientri nell'operazione di cessione per poter agire in giudizio.
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Cessione del credito: quando è valida senza finanziamento
Un passeggero assegna il credito per un risarcimento da ritardo aereo a una società specializzata. La compagnia aerea contesta la validità di questa cessione del credito, sostenendo che si tratti di un'operazione di finanziamento mascherata che richiede autorizzazioni specifiche. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, chiarendo che se il corrispettivo è un servizio e non l'erogazione di fondi, non si tratta di un'attività di finanziamento. Il contratto è un accordo atipico valido, e la società può legittimamente richiedere il risarcimento a proprio nome.
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Ammortamento alla Francese: Cassazione al bivio
Una società contesta un contratto di leasing, lamentando usura e indeterminatezza dovute al piano di ammortamento alla francese. Dopo due sentenze sfavorevoli, il caso arriva in Cassazione. La Corte Suprema, riconoscendo la cruciale importanza della questione sulla trasparenza di tale piano, sospende il giudizio in attesa di una pronuncia risolutiva delle Sezioni Unite, che chiarirà la validità di innumerevoli contratti bancari.
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