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D.Lgs. 385/1993 — Anno 2024

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178 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 385/1993

Tutela del terzo creditore: Cassazione annulla confisca
Una società veicolo, creditrice in seguito a cessione di un credito bancario, ha impugnato la confisca di titoli dati in pegno dai suoi debitori, condannati per reati tributari. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta del creditore, ritenendo non provata la buona fede. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la tutela del terzo creditore impone al giudice di motivare specificamente perché le prove di buona fede siano insufficienti, soprattutto a fronte di un diritto di garanzia anteriore al sequestro. La motivazione del giudice di merito è stata giudicata contraddittoria e carente.
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Limite di finanziabilità: la Cassazione chiarisce
Un debitore ha contestato la validità di un mutuo, sostenendo la nullità per superamento del limite di finanziabilità previsto dall'art. 38 TUB. La Corte di Cassazione, richiamando le Sezioni Unite, ha stabilito che la violazione di tale limite non comporta la nullità del contratto, ma rappresenta una norma di vigilanza prudenziale. Di conseguenza, il contratto e l'ipoteca restano validi, e la richiesta del debitore è stata respinta.
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Credito e confisca: Cassazione chiarisce l’onere prova
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che escludeva i crediti di alcune società dallo stato passivo di beni confiscati. La sentenza chiarisce un principio fondamentale sul tema del credito e confisca: è onere del tribunale dimostrare il 'nesso di strumentalità' tra il credito e l'attività illecita. Solo dopo tale prova, il creditore deve dimostrare la propria buona fede. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che dovrà attenersi a questo principio, tutelando maggiormente i creditori terzi.
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Segnalazione Centrale Rischi: quando è legittima?
Un cliente ha citato in giudizio una banca per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che una precedente sentenza che nega l'esistenza del debito per mera mancanza di prova da parte della banca, non per un accertamento positivo della sua inesistenza, non rende automaticamente illegittima la segnalazione. Il caso sottolinea i criteri di legittimità per una segnalazione centrale rischi in presenza di un debito contestato.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi e limiti
Una società e i suoi soci hanno citato in giudizio una banca per presunte pratiche illecite, tra cui usura e concessione abusiva del credito. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, stabilendo che i motivi presentati non denunciavano reali violazioni di legge, ma miravano a ottenere un nuovo esame dei fatti e delle prove, compito che non rientra nelle competenze della Cassazione. La decisione sottolinea la netta distinzione tra l'errore di diritto, sindacabile in sede di legittimità, e l'errata valutazione del merito, non censurabile.
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Prova cessione credito: non basta la Gazzetta Ufficiale
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prova cessione credito, stabilendo principi chiave. Un garante aveva chiesto la revocazione di una precedente decisione della Suprema Corte, sostenendo che il creditore originario non fosse più titolare del diritto al momento dell'azione legale. La Corte ha dichiarato inammissibile sia l'intervento di un nuovo presunto creditore, per non aver fornito adeguata prova della catena di cessioni, sia il ricorso per revocazione del garante. La decisione chiarisce che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la cessione se questa è contestata, e distingue nettamente l'errore di fatto (valido per la revocazione) dall'errore di giudizio.
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Estinzione anticipata mutuo: quando non è revocabile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare volto a revocare l'estinzione anticipata di un mutuo fondiario. La Suprema Corte chiarisce che il pagamento, effettuato in virtù di una facoltà contrattuale, trasforma il debito in scaduto, rendendolo non assoggettabile all'azione revocatoria ai sensi dell'art. 2901 c.c., a prescindere dal potenziale pregiudizio per gli altri creditori.
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Inammissibilità del ricorso: requisiti di forma
La Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di una società contro una banca in una disputa su conto corrente. La ragione principale è la mancata riproduzione nel ricorso degli atti essenziali a sostegno delle proprie tesi, violando i requisiti di specificità. La decisione sottolinea l'importanza di formulare correttamente gli atti processuali per evitare l'inammissibilità del ricorso.
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Apertura di credito: onere della prova e prescrizione
Un'azienda ha citato in giudizio un istituto di credito per l'applicazione di interessi illegittimi su un conto corrente, sostenendo l'esistenza di un'apertura di credito non formalizzata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova sull'esistenza dell'affidamento grava sul correntista. Poiché tale prova non è stata fornita, la richiesta di far decorrere la prescrizione per la restituzione delle somme dalla chiusura del conto è stata respinta.
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Divieto di anatocismo: la Cassazione chiarisce
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto di anatocismo, introdotto con la legge di stabilità del 2013, è immediatamente applicabile dal 1° gennaio 2014, senza la necessità di attendere una delibera attuativa del CICR. Il caso nasce dall'azione di un'associazione di consumatori contro diversi istituti di credito per l'illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi. La Suprema Corte, ribaltando le decisioni dei giudici di merito, ha affermato che la nuova norma ha sostituito la precedente, rendendo inapplicabile la vecchia disciplina che permetteva l'anatocismo a determinate condizioni e ripristinando il divieto generale previsto dal codice civile.
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Azione revocatoria: valida contro gli eredi acquirenti
Un istituto di credito ha agito con un'azione revocatoria contro gli eredi di un debitore, i quali, prima della sua morte, avevano acquistato il suo intero patrimonio immobiliare. Nonostante gli eredi avessero rinunciato all'eredità, la Cassazione ha confermato la validità dell'azione, stabilendo che la vendita aveva leso la garanzia patrimoniale generica del creditore. La Corte ha chiarito che anche i creditori con garanzie speciali possono esperire tale azione e che la natura personale del debito originario non è un ostacolo.
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Responsabilità amministratori: dovere di agire informati
La Corte di Cassazione conferma la sanzione a un amministratore di un intermediario finanziario per carenze nei controlli interni. L'ordinanza ribadisce l'ampia responsabilità degli amministratori, anche non esecutivi, sottolineando il loro dovere di agire informati. Essi devono monitorare attivamente la gestione dei rischi, senza potersi limitare a recepire passivamente le informazioni fornite dagli organi esecutivi. La decisione chiarisce che la presunzione di colpa grava sull'amministratore, che deve provare di aver agito diligentemente per prevenire i danni.
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Sanzioni bancarie: irretroattività e giusto processo
Un consigliere di amministrazione di un primario istituto di credito ha impugnato una sanzione pecuniaria inflitta dall'Autorità di Vigilanza Bancaria per violazioni in materia di politiche di remunerazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sanzioni bancarie e chiarendo importanti principi. In particolare, ha stabilito che la "riproposizione" del giudizio non ne determina l'inizio ex novo, impedendo l'applicazione di nuove norme procedurali. Ha inoltre escluso l'applicazione del principio della legge più favorevole (favor rei) a illeciti amministrativi commessi prima dell'entrata in vigore della nuova normativa.
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Revoca finanziamento: il credito sopravvive chirografo
Una banca concede un nuovo finanziamento garantito da ipoteca a una società, che utilizza i fondi per estinguere precedenti debiti non garantiti verso la stessa banca. In seguito al fallimento della società, l'operazione viene revocata. La Corte di Cassazione chiarisce che, sebbene la garanzia ipotecaria sia inefficace, il credito derivante dal finanziamento effettivamente erogato deve essere ammesso al passivo fallimentare come credito chirografario.
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Nullità fideiussione ABI: no se è garanzia autonoma
Una società agricola e il suo garante ricorrono in Cassazione contro una banca, lamentando la nullità di un finanziamento per mancata indicazione dell'ISC e la nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Ribadisce che l'omissione dell'ISC non causa nullità e chiarisce che la nullità della fideiussione basata sul modello ABI non si estende al contratto autonomo di garanzia, che ha una natura giuridica diversa.
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Amministratore senza deleghe: doveri e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione irrogata da un'autorità di vigilanza a un amministratore privo di deleghe operative di un istituto di credito. La sentenza stabilisce che il ruolo di amministratore senza deleghe non è passivo: egli ha il dovere di informarsi attivamente e di richiedere chiarimenti, specialmente di fronte a operazioni strategiche o a informative eccessivamente sintetiche da parte degli organi esecutivi. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli procedurali e quelli relativi all'applicazione di norme sanzionatorie più favorevoli.
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Domanda tardiva: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda tardiva di ammissione al passivo di una banca in liquidazione coatta. Nonostante i creditori avessero ottenuto una sentenza favorevole, la loro richiesta è stata presentata oltre il termine di decadenza previsto dalla legge. La Corte ha ribadito che il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo è dipeso da una causa a lui non imputabile, e che un lungo lasso di tempo trascorso dopo il passaggio in giudicato della sentenza, senza agire, costituisce un ritardo colpevole. La sentenza sottolinea la rigidità dei termini procedurali e l'inderogabilità della procedura di accertamento del passivo.
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Finanziamento del terrorismo: la Cassazione decide
Due individui sono stati condannati per partecipazione ad associazione terroristica (Al Nusra) e per illegale finanziamento del terrorismo tramite il sistema "hawala". La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, rigettando i ricorsi. La sentenza chiarisce i criteri per definire un'organizzazione come terroristica e stabilisce che l'uso del sistema "hawala" per raccogliere fondi costituisce sia partecipazione all'associazione sia un reato finanziario autonomo.
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Domanda tardiva: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18527/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori che avevano presentato una domanda tardiva di insinuazione al passivo di un istituto di credito in liquidazione coatta. La Corte ha confermato che, a seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 181/2015, il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo nella presentazione della domanda è dipeso da causa a lui non imputabile, anche per il periodo successivo alla cessazione dell'impedimento. Un ritardo di dieci mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che accertava il credito è stato ritenuto ingiustificato.
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Domanda ultratardiva: negligenza del cedente ricade sul cessionario
Una società di gestione crediti presentava una domanda ultratardiva di ammissione al passivo fallimentare, sostenendo che il ritardo non fosse a lei imputabile. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che il cessionario di un credito subentra nella stessa posizione del cedente, ereditandone anche la negligenza pregressa e le conseguenti preclusioni processuali. La domanda è stata quindi ritenuta inammissibile.
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