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D.Lgs. 385/1993 — Anno 2024

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178 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 385/1993

Mediazione fideiussione bancaria: no all’obbligo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12290/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un garante che lamentava il mancato esperimento della procedura di mediazione obbligatoria. La Corte ha ribadito il suo orientamento restrittivo, secondo cui la fideiussione bancaria, pur essendo collegata a un rapporto bancario, non rientra nella nozione di 'contratto bancario' soggetta a mediazione obbligatoria ai sensi del d.lgs. 28/2010. Il garante è stato inoltre condannato per abuso del processo.
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Responsabilità della banca: l’obbligo di diligenza
Una società subisce una frode da un dipendente che altera ordini di bonifico cancellando il nome del beneficiario con del bianchetto. La Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità della banca per non aver rilevato un'alterazione così evidente. Secondo i giudici, l'istituto di credito ha violato l'obbligo di diligenza qualificata del 'bonus argentarius', in quanto la manomissione era immediatamente percepibile. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Mutuo titolo esecutivo: quando il contratto non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12007/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di contratti bancari. Un contratto di mutuo, pur se stipulato con atto pubblico, non costituisce un valido titolo esecutivo se la somma erogata non entra nell'effettiva disponibilità giuridica del mutuatario. Nel caso di specie, l'importo era stato immediatamente depositato su un conto vincolato presso la stessa banca, in attesa del verificarsi di determinate condizioni. Secondo la Corte, l'obbligazione di restituzione sorge solo con lo svincolo effettivo delle somme. In assenza di un atto che attesti tale svincolo, il contratto di mutuo non è sufficiente per avviare un'esecuzione forzata. La sentenza ha inoltre enunciato importanti principi sulla validità delle clausole Euribor in relazione alle intese anticoncorrenziali.
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Prova credito bancario: il ruolo dell’estratto conto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due fideiussori contro un istituto di credito. La Corte ribadisce che, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la prova del credito bancario può essere fornita tramite la produzione degli estratti conto. Le contestazioni del debitore devono essere specifiche e non generiche, e la richiesta di una perizia tecnica (CTU) non può avere carattere meramente esplorativo per sopperire alla carenza probatoria della parte.
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Mutuo fondiario: limiti e validità del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17633/2024, ha stabilito che un mutuo fondiario resta valido anche se supera il limite di finanziabilità previsto dalla legge. Citando un precedente delle Sezioni Unite, la Corte ha chiarito che tale limite è una norma di vigilanza prudenziale e la sua violazione non comporta la nullità del contratto né la perdita delle garanzie ipotecarie. Di conseguenza, il giudice non può riqualificare d'ufficio il contratto in mutuo ordinario. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Onere della prova: Cassazione su conti correnti
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi su un conto corrente. Le corti di merito hanno respinto la domanda per documentazione incompleta. La Corte di Cassazione, focalizzandosi sull'onere della prova, ha annullato la decisione. Ha stabilito che, anche con prove parziali, il giudice deve valutare i documenti disponibili e può utilizzare criteri come il "saldo zero" per ricostruire il rapporto, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Cessione del quinto: no ai costi a carico del lavoratore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22362/2024, ha stabilito che un datore di lavoro non può trattenere dallo stipendio dei dipendenti i costi amministrativi sostenuti per la gestione della cessione del quinto. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando le decisioni dei giudici di merito. La gestione di tale pratica è stata considerata un'attività ordinaria, rientrante negli obblighi organizzativi dell'impresa. Solo dimostrando un aggravio di costi "intollerabile o sproporzionato" rispetto alla propria struttura, il datore di lavoro potrebbe giustificare un rimborso, ma in questo caso l'azienda non ha fornito tale prova.
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Cessione del quinto: no ai costi di gestione in busta paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non può addebitare al dipendente i costi amministrativi per la gestione della cessione del quinto dello stipendio. Tali oneri rientrano nella normale gestione del rapporto di lavoro, a meno che l'azienda non dimostri che essi costituiscono un aggravio sproporzionato e intollerabile per la propria organizzazione. Nel caso di specie, la società non ha fornito tale prova, pertanto le trattenute sono state dichiarate illegittime.
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Privilegio fondiario: sì alla liquidazione controllata
Una società finanziaria, creditrice in forza di un mutuo fondiario, avviava un'espropriazione immobiliare contro un debitore. Successivamente, quest'ultimo veniva ammesso alla procedura di liquidazione controllata per sovraindebitamento. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22914/2024, ha stabilito un principio di diritto fondamentale: il "privilegio fondiario" previsto dall'art. 41 del Testo Unico Bancario, che consente al creditore di proseguire l'azione esecutiva individuale, si applica non solo alla liquidazione giudiziale (l'ex fallimento) ma anche alla liquidazione controllata. La decisione si fonda sull'interpretazione del rinvio normativo operato dal Codice della Crisi, che estende l'intera disciplina, incluse le eccezioni, alla procedura minore.
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Mediazione fideiussione: non è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26821/2024, ha stabilito che la mediazione obbligatoria non si applica alle controversie relative a un contratto di fideiussione, anche se questo garantisce un debito bancario. Il caso riguardava l'opposizione di un garante a un decreto ingiuntivo. La Corte ha chiarito che la fideiussione è un contratto autonomo e non rientra nella categoria dei 'contratti bancari' soggetti a mediazione obbligatoria. Di conseguenza, la Corte d'Appello aveva errato nel dichiarare l'opposizione improcedibile per il mancato esperimento della mediazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Sanzioni Banca d’Italia: non si applica la lex mitior
Un'ex componente del collegio sindacale di un istituto di credito ha ricevuto sanzioni dalla Banca d'Italia per carenze nei controlli. Nel suo ricorso, ha invocato l'applicazione di una legge successiva più favorevole (lex mitior) e il principio del ne bis in idem, essendo stata sanzionata anche da un'altra autorità di vigilanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che alle sanzioni amministrative bancarie non si applica la lex mitior, ma il principio tempus regit actum, cioè la legge in vigore al momento del fatto. Ha inoltre confermato che le sanzioni delle diverse autorità possono coesistere in quanto tutelano interessi giuridici differenti.
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Leasing traslativo: Cassazione chiarisce i limiti
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema del leasing traslativo, rigettando il ricorso di un'azienda utilizzatrice. La Corte ha chiarito che l'errata indicazione dell'ISC non causa la nullità del contratto, che la restituzione delle rate è subordinata alla riconsegna del bene e che le fideiussioni specifiche per un leasing non sono nulle in quanto non qualificabili come 'omnibus'.
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Responsabilità amministratore: dovere di agire
Un consigliere non esecutivo di una banca, sanzionato dall'Autorità di Vigilanza per 90.000 euro a causa di carenze gestionali, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la natura penale delle sanzioni, la violazione dei diritti procedurali e una sua presunta responsabilità limitata. La Corte ha respinto il ricorso, confermando la natura amministrativa delle sanzioni e sottolineando il principio del "dovere di agire informati". Ha stabilito che anche i consiglieri non esecutivi hanno una responsabilità attiva nel supervisionare, informarsi e intervenire, condividendo la responsabilità collettiva del consiglio di amministrazione.
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Responsabilità direttore banca: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa a carico di un ex direttore generale di un istituto di credito, chiarendo la natura della responsabilità del direttore di banca. La Corte ha stabilito che, in materia di sanzioni amministrative, vige una presunzione di colpa e spetta al dirigente dimostrare di aver agito senza negligenza. La responsabilità non deriva dalla mera posizione ricoperta, ma dalla condotta omissiva e negligente nel non aver corretto le irregolarità gestionali.
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Obbligo di vendita garanzia: dovere di buona fede
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni investitori contro un istituto di credito. Il caso riguarda la mancata vendita di azioni detenute in garanzia, il cui valore era in forte calo. La Corte ha stabilito che, al di là di uno specifico obbligo di legge, la banca è tenuta ad agire secondo buona fede nell'esecuzione del contratto. Questo principio impone all'istituto di attivarsi per evitare un pregiudizio al cliente, come la perdita di valore della garanzia. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva escluso la responsabilità della banca, è stata cassata con rinvio perché non ha correttamente valutato la condotta dell'istituto alla luce del dovere di buona fede. La questione centrale non è solo l'obbligo di vendita garanzia, ma il comportamento leale e protettivo che la banca deve mantenere.
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Contratto di Mutuo senza TAN: quando è valido?
Una società farmaceutica ha contestato la validità di due contratti di mutuo a causa della mancata indicazione del Tasso Annuo Nominale (TAN). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29818/2024, ha stabilito che un contratto di mutuo senza TAN è comunque valido se il tasso di interesse è oggettivamente determinabile. In questo caso, l'allegazione del piano di ammortamento, che specificava l'esatto ammontare degli interessi per ogni singola rata, è stata ritenuta sufficiente a soddisfare i requisiti di trasparenza e determinatezza dell'oggetto del contratto, respingendo così il ricorso della società.
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Competenza documentazione bancaria: decide il Tribunale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29272/2024, ha chiarito la questione sulla competenza per valore nella richiesta di documentazione bancaria. Un Tribunale aveva declinato la propria competenza in favore del Giudice di Pace, equiparando il valore della causa al mero costo di produzione delle copie. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che l'oggetto della controversia è il diritto sostanziale del cliente a ottenere i documenti, un diritto di valore indeterminabile. Di conseguenza, la competenza spetta al Tribunale e non al Giudice di Pace, indipendentemente dal costo esiguo delle copie.
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Giudicato parziale: quando la condanna è definitiva
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, ribadendo che il principio del giudicato parziale impedisce di dichiarare la prescrizione di un reato quando la condanna è divenuta irrevocabile sull'accertamento della responsabilità. L'annullamento con rinvio limitato alla sola pena non riapre la questione della colpevolezza.
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Data certa contratto: opponibilità al fallimento
Una società creditrice si è vista respingere la richiesta di ammissione al passivo di un fallimento perché il contratto di conto corrente era privo di data certa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la mancanza di una data certa del contratto rende le sue clausole specifiche, come tassi di interesse e spese, inopponibili alla massa dei creditori, anche se l'esistenza del rapporto è provata da altri elementi.
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Data certa contratto: quando è opponibile al fallimento
Una banca ha visto respingere la sua domanda di ammissione al passivo fallimentare a causa della mancanza di una data certa sul contratto di conto corrente. La Corte di Cassazione ha confermato che, pur potendo provare l'esistenza del rapporto con altri mezzi, la mancanza di data certa sul documento contrattuale rende le sue clausole (come gli interessi convenzionali) inopponibili alla procedura fallimentare. Di conseguenza, il credito può essere ricalcolato considerando solo il capitale e gli interessi legali.
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