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D.Lgs. 368/2001 — Anno 2025

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74 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 368/2001

Decadenza Somministrazione: no per differenze retributive
Un lavoratore in somministrazione per anni ha rivendicato differenze retributive basate sull'anzianità maturata, senza impugnare i contratti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza somministrazione, un termine perentorio, non si applica in questi casi. La richiesta, fondata sul principio di parità di trattamento e non sulla costituzione di un nuovo rapporto di lavoro, è stata ritenuta legittima. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una decisione nel merito.
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Lavoro precario: contratti a termine e risarcimento
Un'amministrazione comunale ha impiegato diversi lavoratori con una serie di contratti a tempo determinato, giustificandoli sulla base di una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato che tale pratica costituisce un abuso di lavoro precario, poiché le mansioni svolte rispondevano a esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. Pur negando la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato, come previsto per il settore pubblico, la Corte ha ribadito il diritto dei lavoratori a ottenere un risarcimento del danno. La sentenza ha inoltre affrontato e respinto le contestazioni relative alla liquidazione delle spese legali, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito in materia.
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Successione di contratti: computo dei 36 mesi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo del limite massimo di 36 mesi per la successione di contratti, devono essere sommati anche i periodi di lavoro svolti con contratti a progetto, qualora questi vengano giudizialmente riqualificati come rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato. La Corte ha sottolineato che prevale la sostanza del rapporto lavorativo sulla forma contrattuale adottata, al fine di prevenire l'abuso di contratti precari.
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Cambio appalto: diritti e tutele dei lavoratori
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di successione di aziende in un contratto di servizi, noto come cambio appalto. L'ordinanza annulla la precedente decisione di merito che aveva convertito i contratti a termine dei lavoratori in contratti a tempo indeterminato, ravvisando una carenza di motivazione. La Corte sottolinea la necessità per i giudici di spiegare in modo approfondito perché le ragioni poste a base di un contratto a termine sono illegittime e chiarisce i limiti della responsabilità solidale tra le imprese coinvolte.
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Conversione contratto pubblica amministrazione: no
Una lavoratrice ha richiesto la conversione dei suoi contratti di collaborazione pluriennali con un ente pubblico in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo il principio secondo cui la conversione contratto pubblica amministrazione è vietata. Anche in caso di abuso, il lavoratore non ottiene la stabilizzazione, ma ha diritto solo a tutele di tipo economico e contributivo per il lavoro effettivamente svolto.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice ha contestato la successione abusiva di contratti a termine con enti pubblici. La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine di decadenza per proporre l'azione legale decorre dalla fine dell'ultimo contratto, non da ciascuno di essi. Nonostante questa precisazione, il ricorso della lavoratrice è stato respinto perché il termine era comunque scaduto. La sentenza rafforza il principio che la decadenza contratti a termine si applica anche in caso di superamento della durata massima complessiva del rapporto di lavoro.
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Reiterazione contratti a termine: la decadenza
Un lavoratore ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per l'abusiva reiterazione di contratti a termine per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un principio fondamentale: in caso di reiterazione di contratti a termine, il termine di decadenza per l'impugnazione decorre dalla cessazione dell'ultimo contratto. Tuttavia, nel caso specifico, il lavoratore non aveva rispettato nemmeno questo termine, portando all'inammissibilità della sua domanda.
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Ricostruzione carriera: prova onere del docente
Una docente, dopo anni di contratti a termine e successiva assunzione a tempo indeterminato, ha fatto ricorso per ottenere la piena ricostruzione della carriera, lamentando una discriminazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il punto centrale della decisione è la mancanza di allegazioni e prove specifiche da parte della ricorrente riguardo al presunto trattamento discriminatorio nella ricostruzione carriera. La docente non ha dimostrato in modo concreto come il calcolo della sua anzianità di servizio fosse pregiudizievole rispetto a quello di un collega assunto a tempo indeterminato fin dall'inizio.
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Rinuncia alla domanda nel rinvio: no presunzioni
In un caso riguardante un contratto a tempo determinato, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul giudizio di rinvio. Una lavoratrice, dopo aver ottenuto la conversione del contratto, si è vista negare il diritto dalla Corte d'Appello in sede di rinvio, la quale ha ritenuto che la sua domanda sulla nullità del termine fosse stata abbandonata. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, chiarendo che la rinuncia alla domanda deve essere inequivocabile e non può essere desunta dalla semplice discussione su aspetti consequenziali, come l'entità del risarcimento. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19256/2025, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che contestava l'abusiva reiterazione di contratti a termine con la Pubblica Amministrazione per oltre vent'anni. La Corte ha stabilito che la decadenza contratti a termine, prevista dall'art. 32 della L. 183/2010, si applica anche alle azioni volte a far valere il superamento del limite massimo di 36 mesi. Per interrompere la decadenza, è sufficiente impugnare tempestivamente l'ultimo contratto della serie, poiché tale atto permette di considerare l'intera sequenza contrattuale come prova dell'abuso. Nel caso specifico, non essendo stato impugnato nemmeno l'ultimo contratto nei termini di legge, la domanda è stata dichiarata inammissibile.
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Onere probatorio: il giudice deve ordinare i documenti
Una società aerea ha impugnato una decisione che trasformava un contratto a termine in indeterminato. La Corte d'Appello aveva respinto le sue difese per la mancata produzione di documenti. La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che nel rito del lavoro il giudice ha il dovere di ordinare l'acquisizione degli atti indispensabili, chiarendo così i contorni dell'onere probatorio e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Abuso contratti a termine: la stabilizzazione non sana
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico, avvenuta tramite una procedura concorsuale, non sana il precedente abuso di contratti a termine. L'assunzione a tempo indeterminato derivante dal superamento di una selezione basata sul merito non elimina il diritto del lavoratore a ricevere un'indennità risarcitoria per l'illegittima reiterazione dei rapporti di lavoro precari. L'ente pubblico è stato quindi condannato a risarcire il danno, poiché la stabilizzazione non è stata considerata una misura sanzionatoria diretta per l'abuso commesso.
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Onere della prova: la Cassazione sul lavoro subordinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22424/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori del settore scolastico. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova per dimostrare la natura subordinata di un rapporto di lavoro, formalmente qualificato come collaborazione, spetta interamente al lavoratore. In questo caso, i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti, come i contratti o testimonianze, per sostenere la loro tesi, portando così alla reiezione delle loro domande risarcitorie precedentemente accolte in primo grado.
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Onere della contestazione: guida per datori di lavoro
Una lavoratrice, impiegata come cuoca per 16 anni senza un contratto formale, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del datore di lavoro, sottolineando l'importanza dell'onere della contestazione specifica. Il datore, infatti, non aveva contestato in modo dettagliato i calcoli retributivi presentati dalla lavoratrice, né aveva fornito prove scritte di presunti contratti a termine. La decisione conferma che una negazione generica delle pretese del lavoratore non è sufficiente in un processo del lavoro.
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