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D.Lgs. 276/2003

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1052 provvedimenti

Interposizione illecita di manodopera: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una grande società di servizi postali per interposizione illecita di manodopera. Il caso riguardava lavoratori, formalmente dipendenti di una società di trasporti, che in realtà operavano sotto la piena direzione e controllo della committente. La Corte ha stabilito che l'appalto era fittizio, poiché l'appaltatore non aveva una reale organizzazione d'impresa né assumeva un vero rischio, limitandosi a una gestione amministrativa del personale. Di conseguenza, è stato dichiarato un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con la società committente.
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Appalto di servizi: quando è genuino? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14437/2024, ha chiarito i criteri per distinguere un appalto di servizi legittimo da un'illecita interposizione di manodopera. Nel caso esaminato, un lavoratore, licenziato dalla società appaltatrice, sosteneva di essere di fatto un dipendente della società committente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la genuinità dell'appalto di servizi. Ha stabilito che, per la validità del contratto, sono determinanti l'assunzione del rischio d'impresa e l'esercizio del potere direttivo e organizzativo da parte dell'appaltatore, mentre il solo collegamento societario tra le due aziende non è sufficiente a dimostrare la non genuinità dell'operazione.
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Sequestro preventivo: quando è possibile un nuovo ordine?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del principio del 'ne bis in idem' cautelare. Un nuovo sequestro preventivo è ammissibile dopo un annullamento per vizio formale, a patto che il Pubblico Ministero non persegua contemporaneamente anche l'impugnazione del primo provvedimento. La sentenza analizza anche i requisiti del 'fumus commissi delicti' in caso di somministrazione illecita di manodopera mascherata da appalto, e del 'periculum in mora', che deve basarsi su indici concreti di rischio di dispersione del patrimonio.
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Somministrazione illegittima: danno e prescrizione
Un ente pubblico ha utilizzato una serie di contratti di somministrazione a termine (somministrazione illegittima) per impiegare lavoratrici per anni sulle stesse mansioni. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, riconoscendo il diritto delle lavoratrici a un risarcimento forfettario ("danno comunitario") senza necessità di provare un danno specifico. Tuttavia, ha chiarito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi (come i premi di produzione) decorre in costanza di rapporto e non dalla sua cessazione, accogliendo parzialmente su questo punto il ricorso dell'ente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Decadenza cessione ramo d’azienda: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza per impugnare una cessione di ramo d'azienda, introdotto dalla Legge n. 183/2010, non si applica retroattivamente alle cessioni avvenute prima della sua entrata in vigore. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, confermando il diritto dei lavoratori a vedersi ripristinato il rapporto di lavoro. Per un altro gruppo di lavoratori, invece, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la presenza di un precedente giudicato sulla stessa materia.
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Mutuo consenso: fine rapporto dopo 9 anni di silenzio
Una lavoratrice, formalmente impiegata da un'agenzia, agisce in giudizio contro l'azienda utilizzatrice nove anni dopo la cessazione del rapporto per ottenerne il riconoscimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un ritardo così prolungato e ingiustificato, unito al reperimento di un'altra occupazione, configura un'ipotesi di risoluzione del rapporto per mutuo consenso, anche nel contesto di un contratto di somministrazione.
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Recesso per giusta causa: limiti del ricorso in Cassazione
Un'associazione ha impugnato in Cassazione la sentenza che negava il recesso per giusta causa da un contratto a progetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non è possibile utilizzare il giudizio di legittimità per ottenere una nuova valutazione dei fatti. La decisione sottolinea i rigorosi limiti del ricorso in Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Risarcimento pubblico impiego: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per un gruppo di lavoratori del pubblico impiego assunti con una serie di contratti di somministrazione illegittimi. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, la Corte ha stabilito che l'abuso contrattuale genera un danno presunto, da liquidare con un'indennità onnicomprensiva basata sui principi validi per il settore privato. La sentenza chiarisce i criteri per il risarcimento nel pubblico impiego in caso di precariato illegittimo.
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Lex mitior e sanzioni: guida alla sentenza 13071/2024
La Corte di Cassazione, con la sentenza 13071/2024, affronta il caso di un amministratore di un istituto scolastico sanzionato per lavoro nero e appalto illecito. La Corte stabilisce due principi chiave: primo, un processo penale concluso per prescrizione non impedisce l'applicazione di sanzioni amministrative per gli stessi fatti (principio del 'ne bis in idem' non violato). Secondo, e più importante, alle sanzioni amministrative di natura punitiva si deve applicare la legge più favorevole (lex mitior), anche se successiva alla violazione. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per il ricalcolo delle sanzioni.
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Contratto a progetto: quando è illegittimo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice di merito che ha riqualificato un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La sentenza stabilisce che un contratto a progetto è illegittimo se il progetto è generico, non specifico, e coincide con le normali attività commerciali dell'azienda committente, anche se tali attività sono svolte per adempiere a un contratto di appalto con un cliente terzo.
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Cambio appalto: obbligo di assunzione e tutele
Una lavoratrice è stata illegittimamente esclusa dalla riassunzione da parte di una nuova società in seguito a un cambio appalto per servizi di pulizia. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo della nuova azienda di assumere la lavoratrice alle medesime condizioni contrattuali precedenti (mansioni, livello e retribuzione). Il rifiuto è stato qualificato come inadempimento contrattuale, comportando il diritto della lavoratrice al risarcimento integrale del danno, pari alle retribuzioni perse. La sentenza chiarisce che la clausola del CCNL Multiservizi crea un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione per il lavoratore.
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Contratti di collaborazione: quando non c’è subordinazione
Una lavoratrice con plurimi contratti di collaborazione con un ente pubblico sanitario ha richiesto la conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato ribadito che, nel pubblico impiego, la conversione del contratto è preclusa dalla legge e l'eventuale risarcimento del danno presuppone la prova rigorosa della subordinazione di fatto, che in questo caso non è stata fornita.
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Interposizione di manodopera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che contestava una richiesta di pagamento di premi assicurativi. Il caso verteva su una presunta interposizione di manodopera mascherata da contratto d'appalto. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo l'appalto fittizio e respingendo l'eccezione di prescrizione sollevata dall'azienda. È stato chiarito che il termine di prescrizione per i premi INAIL decorre dalla data fissata per l'autoliquidazione e che la valutazione sulla natura del contratto d'appalto è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità.
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Appalto illecito: Cassazione conferma illecito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10012/2024, ha confermato la decisione dei giudici di merito che qualificava come appalto illecito il rapporto tra una società committente del settore cosmetico e una cooperativa. È stato accertato che la cooperativa si limitava a fornire manodopera, la quale veniva interamente organizzata e diretta dalla committente, integrata nel suo ciclo produttivo. Di conseguenza, è stato riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra le lavoratrici e la società committente.
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Appalto illecito: guida alla sentenza della Cassazione
Una lavoratrice, formalmente assunta da una cooperativa ma di fatto impiegata presso un'azienda committente, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con quest'ultima. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, qualificando il rapporto come appalto illecito. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere un appalto genuino da una somministrazione irregolare di manodopera, specialmente nei contratti 'labour intensive', e stabilisce che l'indennità risarcitoria prevista non è riducibile per eventuali guadagni percepiti dal lavoratore ('aliunde perceptum') nel frattempo.
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Impugnazione licenziamento interposizione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9783/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di impugnazione del licenziamento in caso di interposizione fittizia di manodopera. Un lavoratore, formalmente dipendente di una società ma di fatto impiegato presso un'altra, aveva impugnato il licenziamento intimatogli dalla prima. I giudici di merito avevano dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il licenziamento comunicato dal datore di lavoro formale (interposto) non è idoneo a far decorrere il termine di decadenza per agire contro il datore di lavoro effettivo (interponente). L'atto che fa scattare i termini deve provenire necessariamente da quest'ultimo.
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Prescrizione crediti lavoro: stop alla decorrenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9698/2024, chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione crediti lavoro. Viene stabilito che la domanda giudiziale volta ad accertare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato (in caso di interposizione illecita di manodopera) interrompe la prescrizione per tutti i diritti che ne derivano, inclusi quelli retributivi. L'effetto interruttivo dura fino al passaggio in giudicato della sentenza, rendendo tempestiva la successiva richiesta di pagamento delle differenze retributive.
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Appalto non genuino: quando si ha somministrazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una grande società committente, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato diretto con un lavoratore, formalmente dipendente di una ditta appaltatrice. La Suprema Corte ha ribadito che si configura un appalto non genuino quando l'appaltatore non ha una reale autonomia organizzativa e il personale è di fatto diretto e controllato dal committente, trasformando l'appalto in una somministrazione illecita di manodopera.
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Estinzione del processo: rinuncia e accettazione
Una lavoratrice aveva promosso un'azione legale per ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato in seguito a un trasferimento d'azienda. Dopo un lungo iter giudiziario, giunta in Cassazione, ha rinunciato al ricorso con l'accettazione della controparte. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, senza decidere nel merito della questione, ponendo fine alla controversia per accordo tra le parti.
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Decadenza appalto: basta la lettera per agire
In un caso di appalto, un lavoratore ha agito contro il committente per ottenere il pagamento di retribuzioni non corrisposte dal suo datore di lavoro (appaltatore). La Corte d'Appello aveva dichiarato l'azione preclusa per decorrenza dei termini, ritenendo inefficace la lettera di diffida inviata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per interrompere la decadenza appalto di due anni, prevista dall'art. 29 del D.Lgs. 276/2003, è sufficiente una richiesta di pagamento stragiudiziale inviata al committente, non essendo necessario avviare una causa legale. Questa interpretazione favorisce una tutela più ampia ed effettiva del lavoratore.
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