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D.Lgs. 276/2003

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1052 provvedimenti

Decadenza contributi appalti: esclusa per gli enti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di responsabilità solidale negli appalti. Il caso riguardava la richiesta di un ente previdenziale a una società committente per il pagamento di contributi non versati dall'appaltatore. La Corte ha chiarito che il termine di decadenza biennale, previsto dall'art. 29 del D.Lgs. 276/2003, non si applica all'azione dell'ente. Tale termine di decadenza per i contributi negli appalti vale solo per i lavoratori. L'azione dell'ente resta invece soggetta unicamente al termine di prescrizione.
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Decadenza biennale contributi: non si applica all’INPS
Un ente previdenziale ha richiesto a una società committente il pagamento dei contributi non versati da una ditta appaltatrice. Le corti di merito avevano respinto la richiesta applicando la decadenza biennale prevista per le azioni dei lavoratori. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la decadenza biennale contributi non si applica all'ente, la cui azione è soggetta esclusivamente alla prescrizione quinquennale. Il principio si fonda sull'autonomia dell'obbligazione contributiva rispetto a quella retributiva.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'emittente radiofonica, confermando la decisione dei giudici di merito sulla qualificazione rapporto di lavoro di una sua collaboratrice. Nonostante contratti formali di collaborazione autonoma, il rapporto è stato ritenuto di natura subordinata basandosi sul principio di effettività. La Corte ha convalidato la condanna per licenziamento illegittimo e il calcolo del risarcimento basato sulla retribuzione di fatto, superiore a quella contrattuale.
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Contratto a progetto: è nullo senza progetto specifico
Una società di call center aveva utilizzato una serie di contratti a progetto, ritenuti illegittimi dai giudici di merito per la mancanza di un progetto specifico. La società ha sostenuto in Cassazione che, per le attività di call center, la legge non richiedesse più un progetto specifico se il compenso era definito da un accordo collettivo. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, confermando che il requisito del progetto specifico è sempre stato essenziale per la validità del contratto a progetto. Tuttavia, ha annullato la sentenza d'appello per un errore procedurale, rinviando il caso a un nuovo giudice per valutare nel merito la specificità dei progetti, questione che la corte precedente aveva erroneamente considerato già decisa in via definitiva.
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Responsabilità solidale appalti: il termine di decadenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28419/2024, ha stabilito che in caso di una serie di contratti di appalto continuativi tra committente e appaltatore, il termine di decadenza di due anni per l'azione di responsabilità solidale appalti del committente decorre dalla cessazione dell'intero rapporto e non dalla fine di ogni singolo contratto. La decisione mira a garantire una tutela effettiva al lavoratore, che potrebbe non conoscere le scadenze dei singoli contratti. La Corte ha rigettato il ricorso di una grande azienda committente, confermando la sua condanna al pagamento dei crediti retributivi dovuti dall'appaltatore ai propri dipendenti.
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Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso spetta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto, dovuta a un fatto riconducibile al datore di lavoro, non costituisce una risoluzione consensuale. La Suprema Corte ha inoltre confermato la natura retributiva dell'indennità, estendendo la responsabilità solidale per il suo pagamento a tutta la filiera dell'appalto, inclusa la società committente.
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Lavoro temporaneo: nullo se la causale è generica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28227/2024, ha stabilito che un contratto di lavoro temporaneo è nullo se la causale addotta, come 'punte di più intensa attività', è generica e non specifica. Tale genericità comporta la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato direttamente con l'impresa utilizzatrice. La Corte ha inoltre chiarito che, secondo la normativa all'epoca vigente (L. 196/1997), la violazione dei limiti numerici (clausola di contingentamento) non comportava la conversione del rapporto, a differenza della nullità della causale.
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Indennità preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità sostitutiva del preavviso spetta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione presso la nuova impresa. La Corte ha ribadito che tale indennità non ha natura risarcitoria, ma retributiva, e prescinde dalla prova di un danno effettivo. Viene inoltre confermata la responsabilità solidale tra l'azienda uscente, quella subentrante e il committente per il pagamento di tale somma.
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Contratti a progetto call center: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la nullità dei contratti a progetto per una lavoratrice di un call center outbound addetta al recupero crediti. La sentenza stabilisce che, anche in questo settore, è indispensabile la presenza di un progetto specifico e non un mero mansionario. La deroga normativa per i contratti a progetto call center riguardava solo la definizione del compenso tramite contrattazione collettiva, non l'obbligo di un progetto definito, portando alla conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato.
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Somministrazione illecita: quando l’appalto è finto
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa ma diretto quotidianamente da una grande emittente, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Appello ha ravvisato una somministrazione illecita di manodopera, poiché il potere direttivo era esercitato di fatto dall'azienda committente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'emittente, confermando che quando il committente esercita il controllo diretto sul lavoratore, l'appalto di servizi è una finzione.
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Responsabilità solidale condominio: esclusa per i crediti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32674/2025, ha stabilito che la responsabilità solidale condominio non si applica per i crediti retributivi dei dipendenti dell'impresa appaltatrice. La Corte ha chiarito che il condominio non agisce come imprenditore né come datore di lavoro ai sensi della normativa (art. 29, D.Lgs. 276/2003), essendo un mero ente di gestione per scopi estranei a un'attività d'impresa. Di conseguenza, il lavoratore non può rivalersi sul condominio per le retribuzioni non pagate dal suo datore di lavoro.
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Prova del subappalto: onere a carico del lavoratore
Una lavoratrice, formalmente assunta da cooperative per attività di telemarketing, ha citato in giudizio una grande azienda televisiva, sostenendo di essere in realtà una sua dipendente attraverso una catena di contratti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto cruciale della decisione è stata la mancata prova del subappalto tra le cooperative e l'azienda committente, onere che spettava alla lavoratrice. La Corte ha sottolineato che l'esistenza di tali contratti non può essere presunta ma deve essere dimostrata con elementi concreti.
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Appalto illecito: onere della prova e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato tra due lavoratori e una nota azienda di abbigliamento, nonostante fossero formalmente assunti da una cooperativa. La Corte ha stabilito che, in un caso di appalto illecito, l'elemento decisivo è l'esercizio effettivo del potere direttivo da parte del committente. Di conseguenza, il licenziamento intimato dalla cooperativa è stato ritenuto inesistente, in quanto proveniente da un soggetto non legittimato (a non domino). I motivi di ricorso dell'azienda, incentrati sull'onere della prova e sulla valutazione delle testimonianze, sono stati respinti poiché la sostanza del rapporto prevale sulla forma contrattuale.
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Nullità contratto somministrazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che contestava la nullità di numerosi contratti di somministrazione per difetto di forma scritta. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, ritenuti generici e confusi, e ribadisce un principio fondamentale: anche la nullità del contratto di somministrazione è soggetta ai termini di decadenza per l'impugnazione, che devono essere rispettati a pena di improcedibilità dell'azione.
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Contratto a progetto: requisiti e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva la conversione del suo contratto a progetto in rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso perché confusi e diretti a un riesame del merito, confermando la validità dei contratti stipulati. È stato ribadito che la valutazione sulla specificità di un progetto è una questione di fatto, non sindacabile in sede di legittimità, specialmente in caso di "doppia conforme" (decisioni uguali nei primi due gradi di giudizio). La richiesta di differenze retributive è stata respinta per genericità e mancanza di prova.
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Presunzione di subordinazione: esclusa per gli iscritti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di subordinazione per i collaboratori non si applica a chi svolge attività professionali che richiedono l'iscrizione in registri qualificati, come il RUI per gli intermediari assicurativi. Tale iscrizione, richiedendo una valutazione dei requisiti da parte di un'autorità pubblica, è sufficiente a escludere l'automatismo. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile una domanda di riconoscimento di un unico rapporto di lavoro con più società (codatorialità) perché non correttamente formulata nel ricorso originario.
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Genuinità dell’appalto: la formazione non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la genuinità dell'appalto di servizi in un caso in cui due lavoratori contestavano la natura del loro rapporto. Anche se la società committente aveva fornito la formazione iniziale e, temporaneamente, alcuni strumenti di lavoro, la Corte ha ritenuto decisivi l'assunzione del rischio d'impresa e l'organizzazione autonoma da parte della società appaltatrice, rigettando il ricorso dei lavoratori che chiedevano di essere riconosciuti come dipendenti diretti della committente.
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Contratto a progetto: Cassazione rinvia il caso
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio a pubblica udienza di un caso riguardante la riqualificazione di un contratto a progetto in rapporto di lavoro subordinato. La controversia nasce dalla divergenza tra la sentenza di primo grado, che aveva riconosciuto al lavoratore le retribuzioni piene, e quella d'appello, che aveva invece applicato un'indennità risarcitoria forfettaria e il principio di assorbimento dei compensi già percepiti. Rilevando un contrasto giurisprudenziale sulle conseguenze sanzionatorie della violazione delle norme sul contratto a progetto, la Suprema Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza per il suo rilievo nomofilattico, ossia per stabilire un principio di diritto uniforme.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio di Cass.
Una società cooperativa, dopo aver impugnato una sentenza della Corte d'Appello sfavorevole in materia di classificazione del lavoro, ha presentato una rinuncia al ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato e, in assenza di difesa della controparte, non vi è pronuncia sulle spese.
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Presunzione di subordinazione: i limiti per l’agenzia
Una società del settore moda contesta la qualificazione di un rapporto con una collaboratrice come lavoro dipendente. La Corte di Cassazione chiarisce che, una volta esclusa la natura di un rapporto di agenzia per assenza di rischio d'impresa, è corretta l'applicazione della presunzione di subordinazione. Tuttavia, la Corte cassa la sentenza per l'errata condanna della società al pagamento delle spese legali verso l'ente previdenziale, contro cui aveva vinto.
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