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D.Lgs. 267/2000 — Sezione Lavoro Civile

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129 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 267/2000

Compenso pubblico impiego e impegno di spesa
Un professionista si è visto negare il pagamento per un progetto svolto per un Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9631/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo che il compenso nel pubblico impiego per prestazioni aggiuntive non è dovuto in assenza di un preventivo e valido impegno di spesa e senza la prova che l'attività sia stata svolta al di fuori dell'orario di lavoro ordinario.
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Compenso pubblico impiego: no a pagamenti extra
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un Comune per ottenere un compenso extra relativo a un progetto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che senza un valido e preventivo 'impegno di spesa' e senza la prova di aver svolto prestazioni aggiuntive rispetto ai normali doveri d'ufficio, non è dovuto alcun pagamento. La decisione sottolinea come un accordo di compenso pubblico impiego, se basato su una copertura finanziaria solo preventivata ma non effettiva, abbia carattere meramente programmatico e non dia diritto al corrispettivo.
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Gratuità degli incarichi: stop ai compensi in enti locali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8754/2024, ha respinto il ricorso di alcuni ex amministratori di un consorzio intercomunale che richiedevano il pagamento dei loro compensi. La Corte ha stabilito che la normativa introdotta nel 2010 ha sancito il principio della gratuità degli incarichi per gli amministratori di forme associative di enti locali, con l'obiettivo di ridurre la spesa pubblica. Questa regola speciale prevale su altre norme che prevedono una semplice riduzione dei compensi. La Corte ha anche chiarito importanti aspetti procedurali, come la validità della notifica dell'atto di impugnazione al difensore di un ente estintosi durante il processo, in applicazione del principio di ultrattività del mandato.
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Scorrimento graduatorie: no ai concorsi riservati
Un gruppo di dipendenti pubblici, risultati idonei in un concorso "riservato", ha agito in giudizio per ottenere l'assunzione tramite lo scorrimento della graduatoria. La Pubblica Amministrazione aveva invece deciso di interrompere l'uso di tale graduatoria a favore di concorsi esterni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le proroghe legislative sulla validità delle graduatorie si applicano solo ai concorsi pubblici aperti a tutti, e non a quelli interni riservati. Inoltre, ha chiarito che la pretesa all'assunzione tramite scorrimento non costituisce un diritto soggettivo, ma un interesse legittimo, poiché la decisione di utilizzare una graduatoria è un atto discrezionale dell'amministrazione.
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Scorrimento graduatoria: chi decide il giudice?
Una candidata idonea in una graduatoria pubblica ha citato in giudizio l'ente per ottenere l'assunzione tramite scorrimento graduatoria. La Corte d'Appello le aveva dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la giurisdizione spetta al giudice amministrativo. Il diritto all'assunzione per scorrimento, infatti, non è automatico ma sorge solo a seguito di una scelta esplicita dell'amministrazione. In assenza di tale decisione, il candidato vanta solo un interesse legittimo, non un diritto soggettivo.
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Principio di terzietà: licenziamento pubblico nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un licenziamento disciplinare inflitto a una dipendente pubblica. La decisione si fonda sulla violazione del principio di terzietà, poiché il dirigente della struttura in cui operava la lavoratrice era la stessa persona a capo dell'Ufficio per i procedimenti disciplinari. Secondo la Corte, questa coincidenza di ruoli compromette l'imparzialità richiesta dalla legge, rendendo nullo il procedimento e la sanzione irrogata.
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Permessi per mandato elettorale: quando è licenziamento
Un lavoratore, amministratore locale in Sicilia, è stato licenziato per aver abusato dei permessi per mandato elettorale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che, anche in assenza di un obbligo formale di documentazione previsto dalla legge regionale, i permessi devono avere un collegamento effettivo e apprezzabile con l'espletamento della funzione pubblica. L'abuso di tale diritto lede il rapporto di fiducia e costituisce giusta causa di licenziamento.
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Dirigenza e contratti a termine: stop all’abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di contratti a termine per la dirigenza pubblica è illegittima se utilizzata per coprire esigenze stabili e permanenti dell'amministrazione. In un caso riguardante un dirigente di un ente locale con contratti pluriennali, la Corte ha cassato la decisione d'appello, affermando la piena applicabilità della direttiva europea anti-abuso. Anche se la conversione in rapporto a tempo indeterminato è esclusa, il dirigente ha diritto al risarcimento del danno per l'illegittimo ricorso alla dirigenza con contratti a termine.
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Incarichi dirigenziali a termine: limiti e tutele
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un dirigente pubblico con una serie di contratti a tempo determinato. La Corte ha stabilito che gli incarichi dirigenziali a termine non possono essere rinnovati all'infinito per coprire esigenze stabili dell'amministrazione, riconoscendo il diritto al risarcimento del danno in caso di abuso. Ha tuttavia escluso che un dirigente esterno possa partecipare a selezioni interne riservate al personale di ruolo e che lo svolgimento di fatto di mansioni superiori dia automaticamente diritto a una retribuzione maggiore.
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Retribuzione Segretario Comunale: No alla somma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2282/2024, ha stabilito che la retribuzione di un segretario comunale che presta servizio per più enti in convenzione non deve essere calcolata sommando la popolazione dei singoli comuni. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) prevede già un'indennità aggiuntiva specifica per questa situazione, e un calcolo basato sulla sommatoria creerebbe un'ingiustificata duplicazione del compenso. La Corte ha inoltre chiarito che la convenzione tra enti non dà vita a un nuovo soggetto giuridico autonomo.
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Giudicato: limiti all’azione legale e abuso processo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un candidato idoneo in una graduatoria del 1999, il quale lamentava la mancata assunzione da parte di un ente pubblico. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la questione era già coperta da precedente giudicato, formatosi in seguito a numerosi contenziosi tra le stesse parti. Anche se il ricorrente ha tentato di basare la nuova azione su una delibera successiva, la Corte ha ritenuto che tale atto rientrasse nell'ambito di ciò che era già stato deciso o che si sarebbe potuto decidere nei precedenti giudizi. Infine, il ricorrente è stato condannato per abuso del processo a causa della sua insistenza nel riproporre la medesima lite.
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Rinuncia diritti futuri: è nulla per la Cassazione
Un lavoratore, assunto da un'azienda sanitaria pubblica con contratti di collaborazione, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che qualsiasi clausola contrattuale di rinuncia a diritti futuri è nulla. Tale rinuncia viola infatti il principio di indisponibilità dei diritti fondamentali del lavoratore, che non possono essere oggetto di pattuizioni preventive. L'appello dell'azienda sulla qualificazione del rapporto è stato giudicato inammissibile.
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Incarichi dirigenziali apicali: discrezionalità e limiti
Un dirigente pubblico ha fatto ricorso per il mancato conferimento di incarichi dirigenziali apicali, sostenendo che l'amministrazione avesse illegittimamente preferito altri candidati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che, sebbene la scelta non sia arbitraria, la nomina ha natura discrezionale e non esiste un diritto soggettivo del dirigente all'incarico. La Corte ha inoltre sottolineato che spetta al lavoratore fornire la prova concreta della perdita di chance.
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Contratto di solidarietà: quando è valido nel P.I.?
Un gruppo di dipendenti pubblici ha impugnato la riduzione dell'orario di lavoro disposta da un Comune. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione complessa e meritevole di approfondimento. Il caso verte sulla legittimità dell'uso del contratto di solidarietà nel pubblico impiego e se un'eccedenza di personale possa essere intesa come mera eccedenza di ore lavorative. La Corte ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Durata incarico PA: la Cassazione chiarisce i limiti
Una professionista, nominata membro di un Nucleo di Valutazione comunale per tre anni, si è vista terminare l'incarico in anticipo con la cessazione del Commissario che l'aveva nominata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso per il pagamento delle competenze residue, stabilendo che l'interpretazione dei regolamenti sulla durata dell'incarico nella PA spetta insindacabilmente al giudice di merito, se la sua motivazione è logica e coerente, senza possibilità di una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Durata incarico pubblico: la Cassazione chiarisce
Un professionista, membro del Nucleo di Valutazione di un Comune, ha visto il suo incarico triennale interrotto anticipatamente con la cessazione del mandato del Commissario che lo aveva nominato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30738/2024, ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che la durata dell'incarico pubblico non poteva eccedere quella del vertice amministrativo conferente, sottolineando come l'interpretazione degli atti amministrativi sia di competenza esclusiva del giudice di merito e non possa essere ridiscussa in sede di legittimità se non per palesi violazioni delle regole interpretative, non riscontrate nel caso di specie.
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Lavoro pubblico a termine: no alla conversione
Un lavoratore con contratto di lavoro pubblico a termine presso un consorzio per la gestione dei rifiuti ha richiesto la conversione del rapporto in indeterminato e il trasferimento a nuovi enti, come previsto da una legge regionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conversione del contratto a termine nel settore pubblico non è ammissibile senza un concorso pubblico, in quanto violerebbe l'art. 97 della Costituzione. Di conseguenza, le tutele previste dalla legge regionale per il trasferimento del personale si applicano esclusivamente ai dipendenti assunti a tempo indeterminato.
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Aliunde perceptum: onere della prova e calcolo danni
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il caso di un recesso anticipato illegittimo da parte di un Comune nei confronti di un dipendente a tempo determinato. La Corte ha chiarito che l'onere di provare l'aliunde perceptum, ovvero i guadagni alternativi del lavoratore, spetta interamente al datore di lavoro. In assenza di prove specifiche da parte dell'ente, è legittimo che il giudice proceda a una quantificazione equitativa del danno, basandosi sugli elementi disponibili. Il ricorso del Comune è stato quindi respinto.
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Diritti di rogito: legittima la soppressione per i segretari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un segretario comunale che contestava la soppressione dei cosiddetti 'diritti di rogito', ovvero i compensi per la stesura di contratti per l'ente pubblico. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che l'abolizione di tale emolumento per i segretari di enti dotati di personale dirigenziale è legittima. La decisione si fonda sul principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale, secondo cui lo stipendio già copre tutte le funzioni istituzionali, inclusa quella rogante, e sulla ragionevolezza della scelta del legislatore di razionalizzare la spesa pubblica.
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Assunzione società in house: vale la conciliazione?
Un lavoratore, assunto da una società in house a seguito di una conciliazione giudiziale, viene licenziato. La società contesta la validità stessa del rapporto di lavoro, sostenendo che l'assunzione avrebbe dovuto seguire procedure di selezione pubblica. La Corte di Cassazione, riconoscendo la rilevanza della questione, rinvia la decisione a una pubblica udienza per definire se una conciliazione possa legittimamente sostituire un concorso pubblico per un'assunzione in società in house.
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