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D.Lgs. 196/2003 — Sezione Lavoro Civile

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39 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 196/2003

Aspettativa e comporto: come salva il posto di lavoro
La Cassazione chiarisce il rapporto tra aspettativa e comporto. Una lavoratrice, licenziata per superamento del periodo di malattia, viene reintegrata perché aveva richiesto l'aspettativa prima della scadenza del comporto. La Corte stabilisce che la richiesta sospende il calcolo, rendendo illegittimo il licenziamento.
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Pensione a superstiti: No se il lavoro non è terapeutico
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla pensione a superstiti a una figlia maggiorenne, totalmente inabile e a carico del genitore defunto, a causa di un'attività lavorativa svolta. Sebbene il lavoro avesse un reddito minimo e una valenza terapeutica attestata da un medico, non rispettava i rigidi requisiti previsti dall'art. 46 del d.l. n. 248/2007. La Corte ha stabilito che, per non perdere il diritto alla pensione, l'attività lavorativa deve essere svolta esclusivamente presso datori di lavoro specifici (come cooperative sociali) e con determinate forme contrattuali (es. apprendistato), condizioni non soddisfatte nel caso di specie. Il basso reddito non è stato ritenuto sufficiente a superare il mancato rispetto di tali presupposti normativi.
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Omessa pronuncia spese: non è un errore materiale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17835/2025, ha chiarito che la totale omessa pronuncia sulle spese di lite contro una parte del processo non costituisce un errore materiale sanabile con la procedura di correzione. Si tratta, invece, di un vizio della sentenza che deve essere fatto valere esclusivamente tramite un'impugnazione formale. Di conseguenza, il provvedimento del Tribunale che aveva corretto la propria omissione è stato annullato.
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Controlli difensivi: licenziamento per accessi abusivi
Un dipendente di un ente previdenziale viene licenziato per aver effettuato migliaia di accessi non autorizzati alla banca dati istituzionale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, chiarendo la natura e l'ammissibilità dei controlli difensivi posti a tutela della privacy di terzi, distinguendoli da quelli mirati alla sola prestazione lavorativa.
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Licenziamento per superamento comporto: il certificato
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per superamento del periodo di comporto. La richiesta di aspettativa non retribuita del lavoratore è stata respinta perché il certificato medico non specificava una durata definita della malattia, ma solo la necessità di riposi saltuari. La Corte ha inoltre ritenuto congruo il tempo trascorso tra il superamento del comporto e la comunicazione del licenziamento, riconoscendo al datore di lavoro un ragionevole 'spatium deliberandi'.
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Licenziamento disciplinare: uso illecito del PC aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente per aver utilizzato il computer aziendale per accedere abusivamente a dati sensibili dei clienti e trasmetterli all'esterno. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso del lavoratore, volti a contestare la proprietà del computer e la legittimità dei controlli datoriali, poiché miravano a un riesame del merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
Un dirigente del settore pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione, una Provincia, per mobbing e danni, rassegnando le dimissioni per quella che riteneva una giusta causa. A seguito di un complesso iter giudiziario che ha attraversato vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso del dirigente. La Corte ha ritenuto i numerosi motivi di ricorso per cassazione inammissibili o infondati, sottolineando il rispetto dei precedenti giudicati, i limiti procedurali dell'appello e il potere discrezionale dei giudici di merito nella valutazione delle prove.
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Risarcimento danni demansionamento: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico, vicecomandante della polizia municipale, subisce un demansionamento e chiede il risarcimento danni. La Corte d'Appello riconosce il danno ma lo liquida in via equitativa. Il dipendente ricorre in Cassazione contestando la quantificazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, in quanto le censure miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso per il risarcimento danni demansionamento.
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Risarcimento danni demansionamento: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico, vicecomandante della polizia municipale, ha subito un demansionamento a seguito di un procedimento penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso volto a ottenere un risarcimento danni demansionamento maggiore di quello liquidato in appello. La Suprema Corte ha confermato i criteri di calcolo del danno, distinguendo tra il ruolo del procedimento penale e quello del demansionamento nel causare il danno alla salute e chiarendo i limiti del giudizio di legittimità.
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Controlli difensivi: quando sono legittimi? La Cassazione
Un lavoratore è stato licenziato dopo che un'agenzia investigativa ha scoperto che svolgeva attività personali in un bar durante l'orario di servizio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che i cosiddetti 'controlli difensivi' sono ammessi se finalizzati a verificare comportamenti illeciti del dipendente che danneggiano l'azienda, e non a sorvegliare la mera esecuzione della prestazione lavorativa.
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Controllo email dipendenti: quando è illecito?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di una società che aveva utilizzato le email personali di ex dipendenti come prova in una causa per concorrenza sleale. La Suprema Corte ha stabilito che l'accesso a caselle di posta elettronica personali, anche se configurate su server aziendali e protette da password, costituisce una violazione della privacy e un illegittimo controllo email dipendenti. Di conseguenza, le prove così ottenute sono state ritenute inutilizzabili nel processo, in quanto il controllo datoriale deve rispettare i principi di finalità, proporzionalità e previa informazione, non potendo tradursi in un monitoraggio massivo e indiscriminato.
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Licenziamento disciplinare: quando è sproporzionato?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di banca. Il caso riguardava infedeli dichiarazioni su rimborsi chilometrici e la percezione indebita di un'indennità per il domicilio. La Corte ha ritenuto la sanzione espulsiva sproporzionata rispetto alla reale gravità dei fatti, evidenziando come episodi circoscritti e di modesta entità, a fronte di una lunga carriera senza rilievi, non giustifichino la massima sanzione.
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Controlli difensivi: legittimo il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa basato su gravi irregolarità contabili e gestionali. L'ex dipendente aveva contestato la validità dei controlli informatici effettuati dall'azienda, ma la Corte ha stabilito che i cosiddetti controlli difensivi sono ammessi in presenza di un "fondato sospetto" di illeciti. Inoltre, la decisione non si basava esclusivamente su tali controlli, ma anche su altre prove documentali e testimoniali, rendendo il licenziamento pienamente valido.
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Licenziamento sproporzionato: quando è illegittimo?
Un'azienda ha licenziato un dipendente per uso improprio degli strumenti informatici. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo il licenziamento sproporzionato e quindi illegittimo, poiché la condotta, seppur illecita, non era abbastanza grave da ledere il vincolo fiduciario.
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Licenziamento sproporzionato: reintegra e CCNL
Un lavoratore è stato licenziato per aver attestato falsamente delle trasferte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, giudicando il licenziamento sproporzionato. Secondo i giudici, la condotta del dipendente, qualificata come una 'disordinata rendicontazione' di natura colposa e non dolosa, rientrava tra le infrazioni punibili con una sanzione conservativa secondo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicabile. Di conseguenza, è stata ordinata la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, poiché la sanzione espulsiva è stata ritenuta eccessiva rispetto alla gravità del fatto contestato.
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Controlli a distanza: licenziamento e privacy policy
La Corte di Cassazione interviene su un caso di licenziamento basato sulla cronologia internet di una dipendente. La Corte ha confermato l'illegittimità del licenziamento perché i dati erano inutilizzabili a causa di una policy aziendale poco chiara sui controlli a distanza. Tuttavia, ha chiarito che, in questi casi, il risarcimento per la lavoratrice non può superare le 12 mensilità, riformando parzialmente la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato una reintegra piena.
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Iscrizione registro organi sociali: quando è legittima?
Un ex dirigente di un istituto di credito ha contestato la sua inclusione nel registro degli organi sociali tenuto dall'autorità di vigilanza, sostenendo la violazione della privacy dato il carattere onorifico del suo ruolo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità della registrazione basata sullo statuto della banca e sulla delibera di nomina. La sentenza chiarisce che una motivazione giudiziaria, seppur non condivisa dalla parte soccombente, non è censurabile se logicamente coerente. L'iscrizione registro organi sociali è stata ritenuta corretta.
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Responsabilità committente: obblighi di sicurezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 11918/2025, ha stabilito che la responsabilità committente per un infortunio sul lavoro di un dipendente dell'appaltatore non è esclusa dalla semplice assenza di ingerenza. Il committente ha obblighi specifici di cooperazione e coordinamento per la sicurezza, imposti dal D.Lgs. 81/2008, la cui violazione fonda la sua responsabilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso tale responsabilità, rinviando per un nuovo esame che verifichi l'adempimento di tali doveri.
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Licenziamento ritorsivo: quando la prova non basta
Una lavoratrice, licenziata per presunta divulgazione di dati aziendali, ricorre in Cassazione per far riconoscere la natura ritorsiva del recesso. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito che, pur riconoscendo l'illegittimità del licenziamento per mancanza di prova del fatto contestato, avevano escluso la sussistenza di un intento punitivo unico e determinante da parte del datore di lavoro, elemento necessario per qualificare il licenziamento ritorsivo.
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