La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale del comandante di una nave di supporto per i reati di abbandono di persone incapaci e sbarco arbitrario. Il caso riguarda un'operazione di soccorso in mare in cui 101 migranti, tra cui minori e donne incinte, sono stati riportati in Libia, considerata un porto non sicuro. La Corte ha stabilito che il comandante ha agito con dolo eventuale, accettando il rischio di esporre i naufraghi a un pericolo concreto, omettendo di contattare le autorità SAR competenti e seguendo invece le indicazioni di un non meglio identificato ufficiale presente su una piattaforma petrolifera. La sentenza ribadisce i precisi doveri legali che gravano su chi effettua un soccorso in mare, inclusa la necessità di coordinarsi con i centri ufficiali e sbarcare le persone in un luogo sicuro che rispetti i diritti fondamentali.
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