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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2025

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501 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Riabilitazione dipendente pubblico: non per destituzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20225/2025, ha stabilito un importante principio in materia di sanzioni disciplinari nel pubblico impiego. Il caso riguardava una docente destituita dal servizio che aveva richiesto la riabilitazione. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che la riabilitazione del dipendente pubblico è un istituto applicabile solo alle sanzioni conservative (es. sospensione) e non alla destituzione, che comporta la cessazione definitiva del rapporto di lavoro. La decisione si basa sull'impossibilità di valutare la condotta 'in servizio' di un soggetto non più dipendente.
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Assegno ad personam: spetta anche dopo l’abrogazione?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due dipendenti pubblici a ricevere un assegno ad personam per compensare una riduzione dello stipendio base a seguito di una progressione verticale. La sentenza chiarisce che l'abrogazione di norme di legge simili, operata dalla Legge di Stabilità 2014, non annulla le specifiche previsioni dei contratti collettivi (CCNL), i quali conservano la loro efficacia in quanto basati su una diversa e autonoma ratio, volta a correggere le anomalie retributive del comparto.
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Mansioni superiori: no se nella stessa Area
Una dipendente pubblica, inquadrata come operatore giudiziario, ha richiesto il riconoscimento economico per lo svolgimento di mansioni superiori, tipiche del profilo di assistente giudiziario. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave: se entrambi i profili professionali rientrano nella stessa 'Area' di classificazione prevista dal contratto collettivo, le mansioni sono considerate formalmente equivalenti. Di conseguenza, non si configurano mansioni superiori e non spetta alcuna differenza retributiva. Il giudice non può effettuare una valutazione comparativa nel merito dei compiti svolti.
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Retribuzione indebita: la P.A. deve recuperare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la condanna di una segretaria comunale alla restituzione di somme percepite in eccesso a titolo di maggiorazione della retribuzione. L'errore derivava da un'errata interpretazione del contratto collettivo da parte del Comune. La Corte ha ribadito che, nel settore pubblico, la retribuzione indebita deve sempre essere restituita, non potendo il dipendente vantare un diritto quesito o invocare il legittimo affidamento, anche se in buona fede.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile, le regole
Un dipendente di un ente locale ha ottenuto in Appello il riconoscimento del diritto a differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale del lavoratore, relativo ai criteri di calcolo delle somme, sia quello incidentale dell'ente, che contestava lo svolgimento stesso delle mansioni superiori. L'inammissibilità è derivata principalmente dal mancato rispetto del principio di autosufficienza del ricorso, che impone una specifica indicazione degli atti e dei documenti su cui si fonda l'impugnazione.
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Contrasto dispositivo-motivazione: Cassazione chiarisce
Una lavoratrice ottiene un risarcimento, ma la sentenza di primo grado indica 5 mensilità in motivazione e 4 nel dispositivo. La Cassazione, ribaltando l'appello, chiarisce che il contrasto dispositivo-motivazione nel rito del lavoro non causa nullità se la volontà del giudice emerge chiaramente dalla motivazione letta contestualmente, la quale deve quindi prevalere.
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Sanzione disciplinare: no alla legge più favorevole
Un dipendente pubblico, sanzionato per aver svolto attività extra-lavorative non autorizzate, ha invocato l'applicazione di una legge successiva più favorevole. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la sanzione disciplinare non ha natura penale, ma contrattuale. Pertanto, non si applica il principio della retroattività della legge più mite. La Corte ha inoltre confermato che l'onere di provare l'esistenza dell'autorizzazione grava sul dipendente.
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Sanzione disciplinare docente: chi è competente?
Un docente ha impugnato una sanzione disciplinare di sospensione di due giorni irrogata dal dirigente scolastico, sostenendone l'incompetenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per una sanzione disciplinare docente, la competenza a procedere non si valuta sulla base della sanzione concretamente inflitta, ma sulla base della sanzione massima prevista dalla legge per quella tipologia di infrazione. Poiché per i docenti la sospensione può arrivare fino a un mese, la competenza spetta all'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) e non al dirigente scolastico.
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Stipendio personale estero: no alla trattenuta IIS
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Istruzione, confermando l'illegittimità della trattenuta dell'Indennità Integrativa Speciale (IIS) sullo stipendio del personale estero. La decisione si fonda sull'evoluzione dei contratti collettivi: la norma che permetteva la trattenuta, presente nel CCNL del 2003, non è stata rinnovata in quelli successivi. Pertanto, lo stipendio personale estero non può subire riduzioni non esplicitamente previste dalla contrattazione vigente.
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Mansioni superiori avvocato: quando spetta la paga?
Una dipendente pubblica, inquadrata come collaboratore amministrativo, ha svolto di fatto mansioni di avvocato per un'Azienda Sanitaria Locale, chiedendo il riconoscimento delle relative differenze retributive. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha confermato tali decisioni, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo la Suprema Corte, per ottenere il riconoscimento di mansioni superiori avvocato non è sufficiente dimostrare di aver svolto l'attività legale, ma è necessario provare l'esercizio di compiti di livello dirigenziale, con autonomia e responsabilità gestionali, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Uso aziendale: quando una prassi diventa diritto
Due farmaciste si vedono richiedere la restituzione di un'indennità percepita per anni. La Cassazione interviene, stabilendo che una prassi consolidata, o "uso aziendale", può creare un diritto per i lavoratori. La Corte ha cassato la sentenza di merito, rinviando il caso per accertare la natura giuridica dell'ente datore di lavoro e verificare se la prassi continuativa possa essere considerata una fonte di obbligazione al pari di un accordo collettivo, bloccando così la richiesta di restituzione.
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Assegno di sede: parità tra docenti a tempo determinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21695/2025, ha stabilito un importante principio di parità di trattamento. Ha sancito che i docenti a tempo determinato in servizio all'estero hanno diritto a percepire l'assegno di sede nella stessa misura prevista per i colleghi a tempo indeterminato. La Corte ha ritenuto che non sussistano ragioni oggettive per giustificare una disparità economica, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello e basando la propria pronuncia sul principio di non discriminazione sancito dalla direttiva europea 1999/70/CE.
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Verbale di conciliazione: la tassazione corretta
Un contribuente ha contestato un avviso di liquidazione per l'imposta di registro su un verbale di conciliazione relativo a una disputa ereditaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accordo aveva un effetto di trasferimento della proprietà, giustificando così l'applicazione dell'aliquota corrispondente. L'ordinanza chiarisce anche il momento da cui decorre il termine di decadenza per l'azione dell'amministrazione finanziaria e i requisiti di motivazione dell'atto impositivo.
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Prescrizione crediti lavoro: il caso LSU nella PA
Una lavoratrice impiegata per anni da un Comune come lavoratrice socialmente utile (LSU) ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato di fatto. La Corte di Cassazione ha però stabilito che la prescrizione crediti lavoro decorre anche in costanza di rapporto. A differenza del settore privato, nel pubblico impiego non si può configurare un timore del licenziamento (metus) che sospenda la prescrizione, poiché la legge esclude la possibilità di stabilizzazione. La Corte ha quindi confermato la decisione d'appello che aveva ridotto le somme dovute alla lavoratrice applicando la prescrizione quinquennale.
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Contratti PA: No ACN per rapporti irregolari
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un veterinario che, dopo anni di lavoro per un'Azienda Sanitaria con contratti di progetto, chiedeva il trattamento economico previsto dall'Accordo Collettivo Nazionale (ACN) per i medici convenzionati. La Corte d'Appello aveva accolto la richiesta, riqualificando il rapporto. La Cassazione, invece, ha ribaltato la decisione, stabilendo che nei contratti con la Pubblica Amministrazione la forma prevale sulla sostanza. Pertanto, l'ACN, previsto per specifici rapporti convenzionati formali, non può essere esteso a contratti nati in modo irregolare, anche se di fatto simili. La richiesta di differenze retributive è stata quindi respinta.
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Incarico dirigenziale medico: la scelta è fiduciaria
Un dirigente medico ha impugnato la sua esclusione dalla selezione per un incarico dirigenziale medico di vertice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che tale procedura non è un concorso pubblico, bensì un processo che si conclude con una scelta fiduciaria del direttore generale da una rosa di candidati idonei. Una violazione dei principi di buona fede non invalida l'atto, ma può al massimo fondare una richiesta di risarcimento per perdita di chance.
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Indennità speciale edilizia: quando spetta di diritto
Un gruppo di dipendenti comunali, assunti con contratti di diritto privato, ha rivendicato il diritto all'indennità speciale edilizia prevista dal CCNL di settore, sospesa dall'ente. Le corti di merito avevano respinto la richiesta, subordinando il diritto a un formale atto di incarico da parte del Comune. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che nei rapporti di lavoro privatistici ciò che conta è l'esercizio di fatto delle mansioni direttive. La natura privata del contratto impedisce all'ente pubblico di limitare unilateralmente, con atti amministrativi, i diritti nascenti dalla contrattazione collettiva. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Blocco stipendi PA: non si applica al privato
Una lavoratrice di un Comune, assunta con contratto di diritto privato del settore edile, si è vista negare gli aumenti contrattuali a causa delle norme sul blocco stipendi pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il blocco della contrattazione collettiva previsto per il settore pubblico (art. 9, c. 17, D.L. 78/2010) non si applica ai rapporti di lavoro regolati da CCNL privati, anche se il datore di lavoro è un ente pubblico. La Corte ha distinto tale blocco da quello, più generale e temporalmente limitato, relativo al trattamento economico individuale.
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Risarcimento danno tassabile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19275/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla tassabilità del risarcimento del danno. Il caso riguarda una lavoratrice che ha ricevuto una somma a titolo di risarcimento per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte di un'amministrazione pubblica. La Corte ha chiarito che tale somma non è automaticamente un reddito imponibile. È necessario verificare se il risarcimento ha una funzione sostitutiva di un reddito mancato (lucro cessante), nel qual caso è tassabile, oppure se ristora un danno di natura diversa, non patrimoniale o da 'danno comunitario', nel qual caso è esente da imposte. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio perché non aveva compiuto questa fondamentale distinzione.
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Contrattazione integrativa: i limiti del ricorso
Una docente impugna il diniego di trasferimento basato sulla presunta errata applicazione della contrattazione integrativa. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che non può interpretare direttamente la contrattazione integrativa, a meno che non si lamenti un contrasto con norme di legge imperative o con la contrattazione nazionale.
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