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D.Lgs. 163/2006 — Anno 2024

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104 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 163/2006

Risoluzione contratto pubblico: i limiti della P.A.
Una pubblica amministrazione ha risolto un contratto di brokeraggio a seguito di una scissione societaria dell'impresa appaltatrice, basandosi su una clausola del bando. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della risoluzione, stabilendo che le clausole contrattuali non possono derogare alle norme imperative del codice dei contratti pubblici, che consentono tali modifiche soggettive a patto che vengano mantenuti i requisiti di partecipazione. La risoluzione del contratto pubblico è stata quindi considerata illecita, e il ricorso dell'ente è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
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Abuso personalità giuridica: Ente Pubblico risponde
Una professionista ha svolto un'attività per una fondazione interamente controllata da un Comune. A seguito del fallimento della fondazione, la professionista ha richiesto il pagamento al Comune. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del Comune, ravvisando un abuso della personalità giuridica, poiché la fondazione agiva come mero braccio operativo dell'ente pubblico, priva di reale autonomia decisionale e patrimoniale.
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Crediti prededucibili: no alla traslazione automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che i crediti prededucibili sorti durante un'amministrazione giudiziaria, una misura di prevenzione, non mantengono automaticamente tale status nella successiva procedura di amministrazione straordinaria, che è una procedura concorsuale. La sentenza chiarisce che la profonda differenza di natura e finalità tra i due istituti impedisce l'applicazione del principio di 'consecutio procedurarum', ovvero la continuità giuridica tra procedure, negando così la 'traslatio' del privilegio della prededuzione.
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Abuso d’ufficio: desistenza e tentativo nel reato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per abuso d'ufficio a carico di amministratori comunali, riqualificando il fatto come reato tentato e non consumato. La vicenda riguardava l'affidamento diretto di un immobile storico a un'associazione. La Corte ha stabilito che la sola delibera di giunta non è sufficiente a integrare il 'vantaggio patrimoniale' richiesto dalla norma. Poiché un dirigente ha interrotto l'iter prima della stipula della convenzione finale, si è configurata una desistenza volontaria, che ha reso il fatto non punibile per tutti i concorrenti.
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