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D.Lgs. 150/2022 — Anno 2025

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273 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 150/2022

Responsabilità consulente fiscale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un professionista per concorso nel reato di dichiarazione infedele. Inizialmente assolto, la Corte d'Appello aveva ribaltato la sentenza, ritenendo provato il suo ruolo attivo e consapevole nella presentazione di dichiarazioni fiscali fraudolente per conto di due società clienti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità del consulente fiscale sorge quando, possedendo documentazione che attesta la falsità dei dati, procede comunque alla trasmissione, contribuendo materialmente all'evasione fiscale.
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Fatture inesistenti: Cassazione su indeducibilità costi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per frode fiscale. Il caso riguardava l'utilizzo di fatture inesistenti per aumentare fittiziamente i costi aziendali e ottenere finanziamenti pubblici. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: i costi derivanti da fatture soggettivamente inesistenti, cioè relative a operazioni reali ma con intermediari fittizi e prezzi gonfiati (sovrafatturazione), non sono mai deducibili ai fini delle imposte sui redditi e dell'IVA.
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Deposito impugnazione penale: vale la data di invio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava inammissibile un appello perché ritenuto tardivo. Il ricorso era stato depositato entro i termini presso la cancelleria del tribunale del luogo di residenza del difensore, ma era pervenuto oltre la scadenza alla cancelleria del giudice competente. La Suprema Corte ha chiarito che, per il deposito impugnazione penale effettuato prima della Riforma Cartabia, fa fede la data di presentazione all'ufficio giudiziario 'locale', come previsto dalle norme all'epoca vigenti.
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Inammissibilità ricorso: nuove regole post-riforma
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso presentato da un imputato assente nel primo grado di giudizio. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi e sul mancato rispetto dei nuovi, più stringenti, requisiti formali introdotti dalla Riforma Cartabia con l'art. 581, comma 1-quater, del codice di procedura penale. Questo caso sottolinea l'importanza di una redazione precisa e specifica degli atti di impugnazione per evitare una declaratoria di inammissibilità del ricorso.
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Furto in abitazione: querela non necessaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1925/2025, ha annullato una decisione di primo grado che dichiarava un caso di furto in abitazione improcedibile per mancanza di querela. La Suprema Corte ha ribadito che, anche dopo la Riforma Cartabia, questo reato rimane procedibile d'ufficio, poiché la modifica normativa ha interessato il furto semplice aggravato e non la fattispecie specifica dell'art. 624 bis c.p., che include anche le pertinenze come i cortili.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, confermando l'inammissibilità del suo atto di impugnazione. La sentenza chiarisce che, secondo la normativa previgente alla modifica del 2024, la semplice indicazione della residenza non era sufficiente a soddisfare il requisito della elezione di domicilio appello. Era invece necessario un richiamo espresso e specifico a una precedente elezione di domicilio già presente nel fascicolo processuale, al fine di garantire una notifica rapida e certa del decreto di citazione.
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Pena sostitutiva: ammesso l’appello, non solo Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile un appello contro una condanna per una contravvenzione. La pena detentiva originaria era stata convertita in una pena pecuniaria (pena sostitutiva). La Cassazione ha ribadito che, anche dopo la Riforma Cartabia, in questi casi è sempre garantito il diritto all'appello, in quanto la sanzione originaria era detentiva e la sua revoca potrebbe incidere sulla libertà personale. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per la celebrazione del giudizio di secondo grado.
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Difetto di querela: annullata condanna per furto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per tentato furto aggravato a causa di un sopravvenuto difetto di querela. A seguito della Riforma Cartabia (d.lgs. n. 150/2022), il reato è diventato procedibile solo su querela della persona offesa. Nel caso di specie, la querela presentata da un vicino non è stata ritenuta valida in quanto non proveniente da un soggetto legittimato (proprietario o detentore qualificato del bene). La mancanza di una valida istanza di punizione ha quindi reso l'azione penale improcedibile.
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Remissione querela lesioni stradali: estinzione reato
Un automobilista, condannato per lesioni stradali gravi a seguito di un incidente, ha visto la sua condanna annullata dalla Corte di Cassazione. Decisiva è stata la remissione di querela da parte della persona offesa, intervenuta durante il giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, accettata dall'imputato, estingue il reato e prevale su eventuali cause di inammissibilità del ricorso, portando all'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
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Disturbo quiete pubblica: annullata condanna per querela
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per il reato di disturbo quiete pubblica a carico del gestore di un bar. La decisione si fonda sulla modifica normativa introdotta dal D.Lgs. 150/2022 (Riforma Cartabia), che ha reso il reato procedibile a querela di parte. Poiché la legge più favorevole si applica retroattivamente e nel caso di specie mancava la querela, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità dell'azione penale.
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Costituzione di parte civile: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che escludeva una costituzione di parte civile. La Corte ha ribadito che tali provvedimenti sono impugnabili solo se affetti da 'abnormità', ovvero se completamente estranei al sistema processuale, condizione non riscontrata nel caso di specie, nonostante le presunte violazioni procedurali lamentate.
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Patteggiamento esdebitazione: stop alla cancellazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un imprenditore fallito non può ottenere l'esdebitazione (la liberazione dai debiti residui) se ha precedentemente definito la sua posizione penale per bancarotta fraudolenta con una sentenza di patteggiamento. La Corte ha chiarito che, ai fini della legge fallimentare, il patteggiamento è equiparato a una sentenza di condanna e costituisce un ostacolo insormontabile per accedere al beneficio, a meno che non intervenga la riabilitazione. Questa decisione conferma che il nesso tra patteggiamento esdebitazione è negativo per il debitore.
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Patteggiamento esdebitazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta è pienamente equiparabile a una sentenza di condanna ai fini della concessione dell'esdebitazione. Di conseguenza, tale sentenza impedisce al fallito di ottenere la liberazione dai debiti residui. La Corte ha inoltre chiarito che la recente "Riforma Cartabia", che attenua gli effetti extra-penali del patteggiamento, non è retroattiva. La decisione sottolinea che la condanna penale, anche se patteggiata, costituisce un "fatto storico" che dimostra la mancanza di meritevolezza del debitore, bloccando l'accesso al beneficio.
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