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D.Lgs. 147/2015

64 provvedimenti

Plusvalenza immobiliare: il valore di registro non basta per l’accertamento
Due Contribuenti avevano venduto terreni edificabili. L'Agenzia delle Entrate aveva calcolato una maggiore plusvalenza ai fini IRPEF basandosi unicamente sul valore dichiarato per l'imposta di registro. Dopo un primo rinvio della Cassazione, il giudice tributario aveva respinto il ricorso dei Contribuenti. La Suprema Corte, con questa ordinanza, ha accolto il ricorso dei Contribuenti. Ha ribadito che l'accertamento plusvalenza immobiliare non può fondarsi solo sul valore dell'imposta di registro. L'Amministrazione finanziaria deve usare elementi certi e concreti. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame, stabilendo che il valore di registro non è sufficiente da solo per determinare la plusvalenza.
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Accertamento Plusvalenza Immobiliare: Valore di Registro non basta
Una Contribuente ha venduto un terreno edificabile. L'Agenzia delle Entrate ha rettificato il valore dichiarato, aumentando l'accertamento della plusvalenza immobiliare tassabile. La Contribuente ha impugnato l'atto. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all'Agenzia, basando la decisione sul solo valore di mercato del bene. La Corte di Cassazione ha annullato questa sentenza. Ha stabilito che l'accertamento della plusvalenza immobiliare non può fondarsi unicamente sul valore accertato ai fini dell'imposta di registro, ma richiede che l'Ufficio individui ulteriori indizi precisi, gravi e concordanti per supportare un valore di cessione diverso da quello dichiarato. La Contribuente ha vinto.
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Accertamento Induttivo Plusvalenza: Cassazione Limita l’Agenzia
L'Amministrazione finanziaria aveva emesso avvisi di accertamento per IRPEF 2004, contestando una maggiore plusvalenza da cessione di azienda. I Contribuenti avevano impugnato gli avvisi, sostenendo che il valore dichiarato era congruo e che l'Ufficio non aveva fornito prove adeguate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che l'accertamento induttivo della plusvalenza non può basarsi solo sul valore dichiarato o accertato per l'imposta di registro. L'Ufficio deve invece trovare indizi gravi, precisi e concordanti. La Corte ha annullato gli avvisi di accertamento impugnati.
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Plusvalenza Immobiliare: Fisco non può basarsi solo sul valore di registro
Un Contribuente ha venduto un terreno edificabile. L'Agenzia delle Entrate ha accertato una plusvalenza immobiliare maggiore, basandosi solo sul valore dichiarato per l'imposta di registro. Il Contribuente ha contestato, sostenendo che tale metodo non fosse sufficiente. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Ha stabilito che, a seguito di una nuova legge interpretativa (D.Lgs. n. 147/2015), l'Agenzia non può più presumere l'esistenza di un maggior corrispettivo per la plusvalenza basandosi esclusivamente sul valore di registro. La sentenza annulla l'accertamento e condanna l'Agenzia alle spese.
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Accertamento valore immobiliare: lite fiscale finisce senza vincitori
I proprietari hanno venduto dei terreni, ma l'Agenzia delle Entrate ha contestato il valore dichiarato, ritenendolo inferiore a quello reale e procedendo all'accertamento del valore immobiliare, in particolare per una presunta area edificabile. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha rilevato che l'Agenzia aveva parzialmente annullato in autotutela gli avvisi di accertamento e che una precedente sentenza aveva già annullato la pretesa impositiva su parte del valore. Di conseguenza, è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere, poiché non c'era più nulla da decidere.
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Accertamento plusvalenza immobiliare: il valore di registro non basta
Un Contribuente ha venduto un terreno dichiarando un prezzo. L'Amministrazione finanziaria ha poi accertato un valore superiore per l'imposta di registro, concordando con l'acquirente. Successivamente, ha usato questo valore più alto per calcolare una maggiore plusvalenza immobiliare a carico del Contribuente ai fini IRPEF. Il Contribuente ha contestato l'accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione finanziaria. Ha stabilito che il valore di registro non basta da solo per l'accertamento plusvalenza immobiliare. Servono altri indizi gravi, precisi e concordanti per dimostrare che il Contribuente ha incassato di più.
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Plusvalenza Immobiliare: Il Valore di Registro Non Basta per il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a dei Contribuenti una plusvalenza tassabile derivante dalla vendita di un terreno edificabile, calcolandola basandosi sul valore definito ai fini dell'imposta di registro. I Contribuenti hanno impugnato l'accertamento. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia, ha cassato la sentenza di merito. Ha stabilito che il calcolo della plusvalenza immobiliare non può fondarsi unicamente sul valore di registro, ma deve considerare l'effettivo corrispettivo della vendita, in virtù di una norma interpretativa autentica con efficacia retroattiva. La causa è stata rinviata alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame che tenga conto di questo principio.
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Accertamento Plusvalenza Immobiliare: Il Valore di Registro Non Basta
Un contribuente, erede di un venditore, ha impugnato un accertamento IRPEF per una plusvalenza immobiliare non dichiarata. L'Ufficio aveva calcolato la plusvalenza basandosi solo sul valore dichiarato per l'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'accertamento plusvalenza immobiliare, il valore di registro non è sufficiente da solo. L'Amministrazione finanziaria deve fornire ulteriori prove gravi, precise e concordanti. La Corte ha accolto il ricorso del contribuente, annullando l'accertamento e compensando le spese.
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Deduzione perdite su crediti: scontro fiscale e tregua
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione perdite su crediti vantati verso imprese insolventi per annualità precedenti al 2009. I giudici di merito hanno dato ragione all'impresa, applicando retroattivamente le norme di favore introdotte nel 2015. L'Amministrazione Finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione per annullare la pronuncia d'appello. La società contribuente ha depositato istanza di sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata della lite prevista dalla riforma tributaria del 2022. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, congelando il contenzioso e rinviando la trattazione per consentire la chiusura agevolata della controversia.
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Accertamento sintetico: il risparmio batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato due avvisi di rettifica a un contribuente, contestando maggiori redditi tramite accertamento sintetico a seguito dell'acquisto di alcuni immobili. Il cittadino ha dimostrato di aver ottenuto le somme necessarie tramite la vendita di titoli di investimento. L'Amministrazione finanziaria ha contestato la mancanza di una prova specifica sul reimpiego diretto di tali fondi e ha invocato il valore accertato per l'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso erariale. I giudici hanno chiarito che il contribuente deve provare l'entità e la disponibilità temporale delle risorse, senza l'onere di una tracciabilità assoluta, ed escluso il travaso automatico dei valori del registro nelle imposte dirette.
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Accertamento sintetico e immobili: le prove del contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un cittadino per l'anno 2000. L'ufficio ha contestato presunti redditi non dichiarati attraverso un accertamento sintetico basato sull'acquisto di alcuni beni immobili. Il contribuente ha dimostrato di aver sostenuto le spese grazie alla vendita di titoli e investimenti finanziari precedentemente posseduti. L'amministrazione finanziaria ha sostenuto che il cittadino dovesse provare il nesso diretto tra il disinvestimento e l'acquisto, pretendendo inoltre di applicare il maggior valore dell'immobile stimato ai fini dell'imposta di registro. I giudici hanno respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Il contribuente deve provare solo la disponibilità economica e la compatibilità temporale delle somme. Il Fisco non può trasferire automaticamente le stime del registro sulle imposte dirette.
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Accertamento sintetico: la vendita di titoli annulla la pretesa
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, contestando maggiori redditi non dichiarati a seguito dell'acquisto di alcuni immobili. L'ufficio ha fondato la pretesa su un accertamento sintetico. Il contribuente ha impugnato l'atto, dimostrando la disponibilità economica derivante dalla vendita tempestiva di titoli di investimento per finanziare l'operazione. I giudici di merito hanno annullato l'accertamento. L'Amministrazione finanziaria ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo la necessità di una prova specifica e diretta del materiale reimpiego di quel denaro per le compravendite. La Suprema Corte di Cassazione ha respinto il ricorso fiscale. La Corte ha stabilito che la coincidenza temporale e la capienza della provvista costituiscono presunzioni sufficienti a superare la pretesa del Fisco, escludendo inoltre l'automatica applicazione del valore accertato ai fini del registro.
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Plusvalenza su terreno edificabile tra stime fiscali e incasso
La controversia nasce dall'avviso di accertamento con cui il Fisco contestava a una contribuente la mancata dichiarazione della plusvalenza su terreno edificabile. L'Agenzia delle Entrate calcolava la maggiore imposta basandosi esclusivamente sul valore accertato ai fini dell'imposta di registro. I giudici di merito riducevano l'importo imponibile alla somma effettivamente incassata sul conto corrente, confermando la natura edificabile dell'area destinata a parcheggio e le sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la pronuncia. Da un lato, il Fisco non può determinare la plusvalenza solo in base al valore dell'imposta di registro senza fornire indizi gravi e precisi. Dall'altro lato, la destinazione a parcheggio pertinenziale non cancella la natura edificabile del suolo e la contribuente deve versare le sanzioni non sussistendo alcuna incertezza normativa.
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Accertamento plusvalenza: il valore di registro non basta
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un cittadino, contestando un'omessa plusvalenza per la vendita di un terreno edificabile di cui era comproprietario. L'ufficio tributario ha calcolato il valore basandosi esclusivamente sull'accordo di accertamento con adesione stipulato dall'altro comproprietario ai fini dell'imposta di registro. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo l'inapplicabilità di tale valore per le imposte dirette. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'accertamento plusvalenza non può fondarsi solo sul valore definito ai fini dell'imposta di registro. Per determinare induttivamente la plusvalenza servono ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti. Di conseguenza, i giudici hanno annullato definitivamente l'atto impositivo.
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Accertamento plusvalenza: no al valore di registro senza prove
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, contestando un maggior reddito derivante dalla vendita di un terreno edificabile. Il fisco ha calcolato la maggiore imposta basandosi esclusivamente sul valore del terreno definito ai fini dell'imposta di registro, superiore al prezzo dichiarato nell'atto di vendita. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che un accertamento plusvalenza non può fondarsi solo sul valore determinato per l'imposta di registro. Secondo la legge di interpretazione autentica, l'ufficio deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti per dimostrare l'incasso di un prezzo maggiore. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Deduzione perdite su crediti: no alla scelta dell’anno comodo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale ricavi non dichiarati derivanti da finti finanziamenti dei soci e l'indebita deduzione perdite su crediti relative a debitori falliti o cancellati negli anni precedenti, ma dedotte solo successivamente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che i versamenti dei soci in contanti, senza prova della loro reale disponibilità finanziaria, si presumono ricavi occulti. Inoltre, la deduzione perdite su crediti deve rispettare rigorosamente il principio di competenza temporale: le perdite vanno dedotte nell'anno in cui si acquista la certezza dell'irrecuperabilità (come la chiusura del fallimento o la cancellazione del debitore), e non quando il creditore dichiara di averne avuto conoscenza. La causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Plusvalenza da cessione d’azienda: no ad accertamenti automatici
Una società di persone ha ceduto la propria azienda. L'Agenzia delle Entrate ha accertato una maggiore plusvalenza da cessione d'azienda ai fini delle imposte dirette, basandosi esclusivamente sul valore definito dal contribuente per l'imposta di registro tramite condono fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il fisco non può presumere un corrispettivo maggiore basandosi solo sul valore dichiarato o definito per le imposte indirette. Per legittimare l'accertamento, l'ufficio finanziario deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti che dimostrino l'effettivo incasso di un prezzo superiore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'atto impositivo.
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Ammortamento dell’usufrutto: il fisco perde contro il costo storico
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per rideterminare il valore dell'usufrutto di un immobile e ridurre le relative quote di ammortamento deducibili ai fini IRES e IRAP. L'ufficio finanziario ha utilizzato i criteri dell'imposta di registro anziché il corrispettivo effettivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che per l'ammortamento dell'usufrutto rileva il costo storico del bene e la differenza tra costo di acquisto e prezzo di cessione della nuda proprietà. Inoltre, la Corte ha applicato il principio del giudicato esterno, poiché i giudici avevano già annullato gli accertamenti per gli anni precedenti basati sullo stesso presupposto. L'avviso di accertamento è stato definitivamente annullato.
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Accertamento della plusvalenza: il valore di registro non basta
Una contribuente ha venduto due terreni edificabili di cui era comproprietaria. L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento richiedendo maggiori imposte IRPEF. L'ufficio ha calcolato la plusvalenza basandosi esclusivamente sul valore dei terreni rettificato ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che l'accertamento della plusvalenza non può fondarsi solo sul valore di registro. Secondo le norme vigenti, il fisco deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti per dimostrare l'incasso di un prezzo maggiore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato la causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Condono tombale negato ma il fisco perde sulla plusvalenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una società di persone e dei suoi soci contro gli avvisi di accertamento emessi dal fisco. La società riteneva valido il proprio condono tombale, ma aveva versato solo cento euro anziché i cinquecento euro minimi previsti dalla legge. La Suprema Corte ha stabilito che il condono tombale non si perfeziona in caso di pagamento insufficiente e che l'ufficio non deve sollecitare integrazioni. Tuttavia, i giudici hanno accolto le doglianze dei contribuenti su due aspetti fondamentali: l'illegittimità dell'accertamento automatico della plusvalenza basato solo sul valore definito per l'imposta di registro e la nullità della sentenza d'appello per motivazione apparente sui costi di gestione. La causa è stata cassata con rinvio.
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