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D.L. 48/2023

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37 provvedimenti

Non luogo a procedere: come impugnare la sentenza
La Corte di Cassazione interviene su un caso di presunto illecito legato al reddito di cittadinanza. Un Giudice per le indagini preliminari aveva emesso una sentenza di non luogo a procedere, ritenendo erroneamente che il reato fosse stato abrogato. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che lo strumento corretto per impugnare tale sentenza non è il ricorso per cassazione, bensì l'appello. Di conseguenza, ha riqualificato l'impugnazione come appello e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello competente, ribadendo un importante principio di procedura penale.
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Reddito di cittadinanza: false dichiarazioni e reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del reddito di cittadinanza. Il ricorso dell'imputata, basato sulla presunta abrogazione della norma incriminatrice e su un'errata valutazione dei fatti, è stato respinto. La Corte ha chiarito che le disposizioni penali restano applicabili per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023 e che il giudizio di legittimità non consente un riesame del merito delle prove, come la natura della residenza dichiarata.
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Reddito di cittadinanza: condanna confermata dalla Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18736/2024, ha confermato una condanna a due anni di reclusione per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte ha respinto la tesi difensiva secondo cui l'abolizione del sussidio avrebbe cancellato il reato, chiarendo che una norma transitoria mantiene in vigore le sanzioni penali per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023. Il ricorso è stato inoltre dichiarato inammissibile per la sua genericità.
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Trattamento economico lettori: Cassazione chiarisce
Due ex lettori di lingua straniera hanno citato in giudizio un'università per ottenere la ricostruzione della carriera e il trattamento economico equiparato a quello di un ricercatore confermato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che la normativa nazionale (art. 26, L. 240/2010) va applicata nella sua parte interpretativa, garantendo la conservazione dei diritti economici già maturati (assegno ad personam) ma non una piena equiparazione retributiva per il futuro, ritenendo tale disciplina conforme al diritto europeo e non discriminatoria.
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Trattamento economico lettori: ricorso inammissibile
Una lettrice di lingua straniera ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello le ha negato il diritto al trattamento economico di ricercatore confermato per il periodo 2007-2013, diritto che riteneva derivasse da un precedente giudicato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che la ricorrente aveva interpretato erroneamente la decisione d'appello e invocato un giudicato basato su una sentenza precedentemente annullata dalla stessa Cassazione. La questione centrale è il complesso quadro normativo sul trattamento economico dei lettori.
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Reddito di cittadinanza reato: la Cassazione decide
Un cittadino è stato condannato per non aver dichiarato una precedente condanna per associazione di tipo mafioso nella domanda per il reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che il reato non era stato abrogato al momento della decisione di appello e che l'ignoranza dei requisiti di legge, anche a fronte di una modulistica non esplicita, non costituisce una scusante. La sentenza ribadisce il principio che l'onere di conoscere la legge grava sul cittadino che richiede il beneficio.
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Reddito di cittadinanza: false dichiarazioni e reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per il reato di false dichiarazioni finalizzate a ottenere il reddito di cittadinanza. L'imputato aveva omesso di dichiarare beni immobiliari, sostenendo in sua difesa che l'omissione non fosse rilevante e che la norma incriminatrice fosse stata abrogata. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che la successione di leggi nel tempo non aveva cancellato il reato per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023 e che il motivo relativo alla non rilevanza dell'omissione non era stato correttamente presentato nei precedenti gradi di giudizio.
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Reato reddito di cittadinanza: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44035/2024, ha annullato una sentenza di assoluzione per il reato reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che, nonostante la programmata abrogazione della misura, una specifica norma transitoria ha garantito la continuità della punibilità per le condotte illecite commesse fino al 31 dicembre 2023, escludendo l'applicazione del principio della legge più favorevole.
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Reddito di cittadinanza: omissioni e sanzioni
La Corte di Cassazione conferma la condanna per una donna che aveva omesso di dichiarare lo stato di detenzione domiciliare del marito nella domanda per il reddito di cittadinanza. La sentenza chiarisce che l'abrogazione della norma non cancella i reati commessi in passato e che i ricorsi devono essere supportati da prove concrete per non essere dichiarati inammissibili.
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Reddito di cittadinanza: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un soggetto che aveva ottenuto illecitamente il reddito di cittadinanza, per un importo di oltre 68.000 euro, omettendo di dichiarare una precedente condanna per un reato ostativo (art. 416 bis c.p.). La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, specificando che la successiva abrogazione della norma incriminatrice non determina l'assoluzione, a causa di una specifica disposizione transitoria che garantisce la continuità della sanzione per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023. L'ignoranza della legge penale è stata inoltre giudicata inescusabile.
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Reddito di cittadinanza: il reato non è stato abrogato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20923/2025, ha confermato la condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza. La ricorrente sosteneva l'abrogazione del reato, ma la Corte ha chiarito che le sanzioni penali restano valide per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023, grazie a una specifica norma transitoria che ha garantito la continuità normativa tra la vecchia e la nuova misura di sostegno, respingendo così il ricorso.
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Falsa dichiarazione reddito di cittadinanza: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsa dichiarazione finalizzata all'ottenimento del reddito di cittadinanza. Il caso riguardava una cittadina straniera che aveva falsamente attestato il requisito di residenza decennale in Italia. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, chiarendo che, nonostante le recenti modifiche normative e le sentenze della Corte di Giustizia Europea e della Corte Costituzionale, la condotta resta penalmente rilevante. In particolare, la Corte Costituzionale, pur riducendo il requisito di residenza a cinque anni, non ha decriminalizzato la falsa attestazione. Poiché l'imputata non soddisfaceva neanche il nuovo requisito ridotto, la sua dichiarazione è stata considerata penalmente illecita.
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Stato detentivo: obbligo di dichiarazione per il RdC
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per non aver dichiarato, nella domanda per il reddito di cittadinanza, la presenza di un familiare convivente in stato detentivo domiciliare per reati di mafia. La Corte ha stabilito che la nozione di 'stato detentivo' non si limita alla reclusione in carcere, ma include anche gli arresti domiciliari. La finalità della norma non è solo economica, ma anche quella di escludere dal beneficio i nuclei familiari con componenti ritenuti socialmente riprovevoli. L'errore sulla rilevanza dell'informazione non esclude il dolo.
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Omesso versamento ritenute: pagamento parziale non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12516/2025, ha stabilito che per escludere la punibilità per il reato di omesso versamento ritenute previdenziali e assistenziali, è necessario il pagamento integrale del debito. Un versamento parziale, anche se riduce l'importo residuo al di sotto della soglia di rilevanza penale di 10.000 euro, non è sufficiente a integrare la causa di non punibilità. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imprenditrice, confermando che la condotta riparatoria richiesta dalla legge deve essere completa e non frazionata.
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Decadenza sanzioni INPS: notifica in 90 giorni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando l'estinzione di una sanzione amministrativa per omesso versamento di contributi. La decisione si fonda sul principio di decadenza sanzioni INPS: l'ente non ha rispettato il termine perentorio di 90 giorni per la notifica della violazione, termine che si applica anche ai fatti commessi prima della depenalizzazione del 2016. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il rispetto del termine spetta all'amministrazione, a tutela della certezza del diritto e del diritto di difesa del cittadino.
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Reddito di cittadinanza: dichiarazione falsa è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una persona che aveva omesso di dichiarare la condanna definitiva del coniuge per ottenere il reddito di cittadinanza. La sentenza chiarisce che il reato sussiste anche se il richiedente avrebbe avuto diritto a un beneficio di importo inferiore, e che la recente abrogazione della misura non cancella i reati commessi in passato, configurandosi come una successione di leggi e non come abolitio criminis.
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Omesso versamento contributi: la sanzione è dovuta
Una società si è opposta a un'ordinanza-ingiunzione per una sanzione amministrativa derivante dall'omesso versamento di contributi previdenziali. La società sosteneva che, avendo saldato il debito contributivo in un secondo momento tramite una definizione agevolata, la sanzione non fosse più dovuta. Il Tribunale ha respinto il ricorso, chiarendo che la legge prevede un termine perentorio di tre mesi dalla notifica dell'accertamento per versare i contributi e così evitare la sanzione. Poiché il pagamento è avvenuto ben oltre tale termine, l'illecito amministrativo si era già perfezionato e la sanzione rimaneva pienamente valida, indipendentemente dall'estinzione successiva del debito principale.
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