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D.L. 384/1992

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126 provvedimenti

Retribuzione di risultato: le quote storiche reali
Una controversia sulla corretta determinazione della retribuzione di risultato per dirigenti non medici di un'Azienda Sanitaria Locale giunge in Cassazione. I giudici di merito avevano applicato il concetto di "fondo virtuale", ma la Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che il calcolo delle "quote storiche" deve basarsi sugli importi reali definiti da accordi regionali e leggi di contenimento della spesa precedenti alla contrattualizzazione, accogliendo il ricorso dell'Azienda.
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Termine di decadenza: quando inizia a decorrere?
La Cassazione chiarisce che il termine di decadenza di 120 giorni per impugnare la mancata iscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli decorre dalla definitività del provvedimento amministrativo, indipendentemente dal tipo di ricorso esperito o da eventuali errori informativi dell'Ente Previdenziale. L'appello della lavoratrice è stato respinto.
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Decadenza prestazioni previdenziali: il caso
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla decadenza delle prestazioni previdenziali. Il caso riguarda una lavoratrice che aveva ricevuto solo una parte dell'indennità di disoccupazione riconosciutale. L'ente previdenziale sosteneva che il diritto alle mensilità mancanti fosse decaduto. La Corte ha stabilito che la decadenza per prestazioni previdenziali non si applica quando il diritto è stato interamente riconosciuto ma solo parzialmente pagato, distinguendo nettamente tra 'riconoscimento parziale' e 'pagamento parziale'.
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Prescrizione contributi: la Cassazione chiarisce
Un ente previdenziale ha agito contro un commerciante per il recupero di contributi a percentuale non versati. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione contributi non decorre dalla scadenza del versamento del minimale, ma da quella per il pagamento del saldo basato sulla dichiarazione dei redditi. Sulla base di questo principio, il credito dell'ente è stato ritenuto non ancora prescritto, ribaltando la decisione dei giudici di merito.
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Contributi previdenziali: ACE esclusa dalla base
La Corte di Cassazione ha stabilito che la deduzione per Aiuto alla Crescita Economica (ACE) deve essere esclusa dalla base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti dai commercianti. L'ordinanza conferma che, essendo l'ACE un onere deducibile che riduce il reddito d'impresa ai fini IRPEF, lo stesso principio si applica anche ai fini contributivi. Di conseguenza, il ricorso dell'ente previdenziale è stato respinto, confermando le decisioni dei giudici di merito a favore del contribuente.
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Contributi coadiutore: obblighi del titolare d’impresa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11208/2025, ha stabilito che il titolare di un'impresa artigiana è obbligato a versare i contributi previdenziali per il coadiutore familiare calcolandoli sulla totalità dei redditi d'impresa percepiti da quest'ultimo, inclusi quelli derivanti dalla partecipazione a società di persone. La Corte ha rigettato i motivi di incostituzionalità, ma ha cassato la sentenza per omessa pronuncia su un'altra questione, rinviando il caso alla Corte d'Appello.
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Reddito d’impresa: pensione ridotta per socio di sas
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli utili derivanti dalla partecipazione in una società di persone costituiscono reddito d'impresa, legittimando la riduzione della pensione di reversibilità del socio. La Corte ha inoltre chiarito che le norme sulla limitata ripetibilità dell'indebito pensionistico, previste per l'INPS, non si estendono alle casse previdenziali professionali privatizzate, le quali possono quindi richiedere la restituzione delle somme versate in eccesso.
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Adeguamento borsa di studio: il giudicato è decisivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gruppo di medici specializzandi relativo alla quantificazione dell'adeguamento della borsa di studio. La Corte ha stabilito che la quantificazione degli importi deve rispettare i criteri fissati da una precedente sentenza passata in giudicato, che aveva escluso gli incrementi maturati prima del 1994. La decisione sottolinea l'intangibilità del giudicato, che non può essere rimesso in discussione in una fase successiva del processo.
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Obbligo contributivo: reddito da più società
La Corte di Cassazione ha stabilito che un imprenditore iscritto alla Gestione Commercianti INPS deve versare i contributi sulla totalità dei redditi d'impresa percepiti, inclusi quelli derivanti da società di persone in cui non svolge attività lavorativa diretta. Una volta accertato l'obbligo contributivo per l'attività prevalente, la base imponibile si estende a tutti i redditi d'impresa per il principio di trasparenza fiscale delle società di persone, respingendo il ricorso dell'imprenditore.
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Retribuzione anzianità pubblico impiego: la Cassazione
Una dipendente pubblica aveva ottenuto in appello il ricalcolo della retribuzione individuale di anzianità (RIA). La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'ente regionale. Il principio affermato è che per la retribuzione anzianità pubblico impiego nel comparto Regioni ed Enti Locali, il D.P.R. 333/1990 non prevedeva scatti aggiuntivi per il biennio 1989-1990, a differenza di altri comparti, consolidando l'incremento sulla base del servizio maturato fino al 31 dicembre 1988.
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Remunerazione Specializzandi: No adeguamento per legge
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto l'adeguamento della loro remunerazione per il periodo di formazione tra il 1991 e il 2006, basandosi su direttive europee e sulla normativa italiana. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la remunerazione iniziale era conforme agli obblighi UE e che le leggi nazionali successive hanno legittimamente congelato ogni meccanismo di adeguamento, sia inflattivo che triennale. La sentenza chiarisce che lo Stato ha adempiuto ai suoi doveri comunitari con la legge del 1991 e le scelte legislative successive erano discrezionali.
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Borse medici specializzandi: no a rivalutazione
Un gruppo di medici specializzati prima del 2007 ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento e l'adeguamento delle loro borse di studio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il blocco degli adeguamenti per il periodo 1992-2006 era legittimo. La Corte ha ribadito che la remunerazione più elevata introdotta nel 2007 è stata una scelta legislativa discrezionale e non un obbligo derivante dal diritto dell'UE, pertanto non esiste alcun diritto al risarcimento per le borse medici specializzandi del periodo precedente.
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Borse studio medici: Cassazione nega gli aumenti
Un gruppo di medici, specializzatisi tra il 1996 e il 2008, ha citato in giudizio lo Stato per ottenere una remunerazione più adeguata, chiedendo la rivalutazione delle borse di studio percepite. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che il "congelamento" degli adeguamenti annuali e triennali delle borse di studio medici specializzandi è stata una scelta legittima del legislatore per ragioni di finanza pubblica, non in violazione delle direttive UE, le quali lasciano agli Stati membri la discrezionalità nel definire una remunerazione "adeguata".
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Contributi INPS socio: esclusi gli utili da Srl
La Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi INPS di un socio lavoratore non devono essere calcolati sugli utili percepiti da una società di capitali (S.r.l.) nella quale egli detiene una partecipazione senza svolgere attività lavorativa. La sentenza chiarisce che la base imponibile per i contributi INPS del socio deve includere solo i redditi d'impresa, escludendo i redditi di capitale come i dividendi da partecipazioni passive, in linea con la distinzione operata dalla normativa fiscale.
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Contributi socio accomandante: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che i contributi del socio accomandante sono dovuti all'INPS anche se non svolge attività lavorativa nella società. Il reddito derivante dalla partecipazione a una società in accomandita semplice è qualificato come reddito d'impresa e, in base al principio di trasparenza fiscale, rientra pienamente nella base imponibile contributiva. La Corte ha rigettato il ricorso di una socia, confermando che la totalità dei redditi d'impresa denunciati ai fini IRPEF è soggetta a contribuzione previdenziale.
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Contributi INPS su redditi da capitale: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che i redditi derivanti dalla mera partecipazione a una società di capitali, senza lo svolgimento di un'effettiva attività lavorativa, non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi INPS. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra redditi d'impresa, soggetti a contribuzione, e redditi di capitale, che ne sono esclusi, basandosi sulla normativa fiscale.
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Adeguamento borse specializzandi: La Cassazione nega
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto l'adeguamento delle borse di studio percepite tra il 1995 e il 2007, sia per l'inflazione che per l'evoluzione contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il blocco degli adeguamenti, disposto da varie leggi in quel periodo, era legittimo e non violava le direttive europee sulla remunerazione. La Corte ha stabilito che non sussiste il diritto all'aumento delle borse di studio per gli anni in questione.
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Decadenza pensione: quando inizia a decorrere?
Un pensionato ha richiesto la retrodatazione della sua pensione. L'ente previdenziale ha riconosciuto il diritto solo parzialmente, applicando una decorrenza successiva a quella richiesta. I giudici di merito hanno respinto la domanda del pensionato, ritenendo maturata la decadenza triennale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla decadenza pensione: in caso di riconoscimento parziale, il termine di tre anni per agire in giudizio decorre non dalla maturazione dei singoli ratei, ma dalla data del provvedimento con cui l'ente liquida la prestazione.
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Contributi INPS soci srl: esclusi i redditi da capitale
L'INPS richiedeva a un commerciante il pagamento di contributi previdenziali anche sui redditi percepiti come socio di una S.r.l. La Corte di Cassazione ha rigettato la pretesa, stabilendo un principio fondamentale sui contributi INPS per i soci di srl: i redditi da capitale, derivanti dalla mera partecipazione a una società senza prestazione di attività lavorativa, non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi dovuti alla Gestione Commercianti.
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Reddito da capitale: no contributi per socio S.r.l.
La Corte di Cassazione ha stabilito che i redditi percepiti da un socio di una società a responsabilità limitata (S.r.l.), che non svolge alcuna attività lavorativa all'interno della stessa, non devono essere inclusi nella base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali. Questi proventi, qualificati come reddito da capitale e non come reddito d'impresa, sono pertanto esenti dall'obbligo contributivo verso le gestioni artigiani e commercianti. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando un orientamento ormai consolidato.
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