La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1860/2024, interviene su un caso di accertamento fiscale a carico di una società e dei suoi soci. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato maggiori redditi basandosi su diverse anomalie, inclusi dati derivanti dagli studi di settore. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo violato l'obbligo di contraddittorio preventivo. La Suprema Corte ha ribaltato tale decisione, qualificando l'operato del Fisco come un 'accertamento misto', dove gli studi di settore sono solo uno dei tanti elementi probatori. In tale contesto, non si applicano le regole procedurali specifiche degli accertamenti standardizzati, ma quelle generali sul contraddittorio, che non prevedono un obbligo generalizzato per gli accertamenti 'a tavolino'. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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