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D.L. 331/1993

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348 provvedimenti

Estinzione del giudizio: pace fiscale ferma il Fisco
Un medico del lavoro, dopo aver ricevuto un accertamento fiscale per gli anni 2006 e 2007 basato su presunte incongruenze con gli studi di settore e la deduzione di costi ritenuti non inerenti, ha visto il suo contenzioso con l'Agenzia delle Entrate arrivare fino in Cassazione. Tuttavia, la vicenda si è conclusa con l'estinzione del giudizio. La Corte Suprema ha preso atto dell'adesione del contribuente a una definizione agevolata dei carichi pendenti e della successiva accettazione da parte dell'Amministrazione finanziaria, dichiarando cessata la materia del contendere e compensando le spese legali.
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Società non operative: guida al ricorso incidentale
La Corte di Cassazione chiarisce le regole per le società non operative, confermando che il test di operatività è distinto dagli studi di settore. Stabilisce inoltre quando una parte, pur interamente vittoriosa in appello, può proporre ricorso incidentale. La decisione impugnata è stata annullata per l'annualità 2009 a causa di un errore nella valutazione dei beni della società non operativa, mentre è stato respinto il ricorso dell'azienda basato sul silenzio assenso.
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Sentenza penale assoluzione: limiti nel processo tributario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1144/2025, chiarisce i limiti di efficacia di una sentenza penale assoluzione nel processo tributario. Viene stabilito che, ai sensi del nuovo art. 21-bis del D.Lgs. 74/2000, solo l'assoluzione decisa al termine di un dibattimento è vincolante. Un'assoluzione pronunciata dal GIP in fase di udienza preliminare, invece, non ha efficacia di giudicato e può essere valutata dal giudice tributario solo come elemento di prova. La Corte ha inoltre ribadito i principi sull'onere della prova in materia di operazioni oggettivamente inesistenti.
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Efficacia sentenza penale: limiti nel processo tributario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1148/2025, chiarisce l'ambito di applicazione del nuovo art. 21-bis D.Lgs. 74/2000. Il caso riguarda una società accusata di operazioni oggettivamente inesistenti. I giudici di merito avevano annullato gli avvisi di accertamento basandosi su una sentenza penale di assoluzione "perché il fatto non sussiste". La Cassazione ha cassato la decisione, specificando che l'efficacia della sentenza penale nel processo tributario è limitata alle sentenze dibattimentali irrevocabili. Una sentenza emessa dal GIP in udienza preliminare, come nel caso di specie, non è vincolante per il giudice tributario, che deve condurre una valutazione autonoma delle prove.
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Responsabilità rappresentante fiscale: limiti e prove
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23524/2025, chiarisce i limiti della responsabilità del rappresentante fiscale di una società estera. La sentenza stabilisce che la responsabilità solidale per le violazioni IVA non deriva automaticamente dalla carica, ma richiede la prova di un'ingerenza attiva del rappresentante nelle operazioni fraudolente. La mera conoscenza delle irregolarità non è sufficiente. Il caso riguardava un professionista accusato di essere solidalmente responsabile per operazioni IVA inesistenti e non dichiarate, poste in essere dalla società svizzera che rappresentava. La Corte ha accolto il ricorso del contribuente, cassando la sentenza d'appello e rinviando per un nuovo esame basato su questo principio.
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Accertamento studi di settore: la Cassazione decide
Una società di moda ha ricevuto un avviso di accertamento basato sugli studi di settore, che ha contestato. Dopo la cancellazione della società, il contenzioso è proseguito contro gli ex soci. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento con studi di settore, se preceduto da un contraddittorio con il contribuente, costituisce una presunzione legale, sufficiente a legittimare la rettifica del reddito. Di conseguenza, spetta al contribuente l'onere di provare le circostanze che giustificano un reddito inferiore. La Corte ha inoltre confermato che gli ex soci succedono nei debiti della società estinta, indipendentemente dalla percezione di utili in fase di liquidazione.
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Esterovestizione e IVA: la Cassazione fa chiarezza
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo a cessioni di beni verso un'entità di San Marino, considerate non imponibili. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, sostenendo che la società acquirente fosse un caso di esterovestizione, avendo la sua sede effettiva in Italia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il concetto di 'sede effettiva' è cruciale per determinare la residenza fiscale anche ai fini IVA. Poiché la società estera era un mero 'filtro' per beni destinati al mercato italiano, le operazioni sono state correttamente riqualificate come interne e soggette a imposta.
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Contraddittorio preventivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo del contraddittorio preventivo per gli accertamenti fiscali non è assoluto. Per le imposte dirette, si applica solo nei casi previsti dalla legge (es. verifiche in loco). Per l'IVA, la sua violazione annulla l'atto solo se il contribuente fornisce la 'prova di resistenza', dimostrando che l'esito sarebbe stato diverso. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato un accertamento a un parrucchiere basandosi su un'errata applicazione generalizzata di tale principio.
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