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D.L. 225/2010

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34 provvedimenti

Rateizzazione debiti fiscali: la Cassazione decide
Una società ha impugnato un piano di rateizzazione dei propri debiti fiscali, lamentando diversi vizi tra cui la mancata notifica delle cartelle originarie e l'illegittimità del calcolo degli interessi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la richiesta di rateizzazione debiti fiscali implica la conoscenza del debito, sanando così ogni vizio di notifica. Inoltre, ha confermato la piena legittimità del metodo di ammortamento 'alla francese' utilizzato dall'agente della riscossione.
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Scorrimento graduatorie: no ai concorsi riservati
Un gruppo di dipendenti pubblici, risultati idonei in un concorso "riservato", ha agito in giudizio per ottenere l'assunzione tramite lo scorrimento della graduatoria. La Pubblica Amministrazione aveva invece deciso di interrompere l'uso di tale graduatoria a favore di concorsi esterni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le proroghe legislative sulla validità delle graduatorie si applicano solo ai concorsi pubblici aperti a tutti, e non a quelli interni riservati. Inoltre, ha chiarito che la pretesa all'assunzione tramite scorrimento non costituisce un diritto soggettivo, ma un interesse legittimo, poiché la decisione di utilizzare una graduatoria è un atto discrezionale dell'amministrazione.
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Scorrimento graduatoria: chi decide il giudice?
Una candidata idonea in una graduatoria pubblica ha citato in giudizio l'ente per ottenere l'assunzione tramite scorrimento graduatoria. La Corte d'Appello le aveva dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la giurisdizione spetta al giudice amministrativo. Il diritto all'assunzione per scorrimento, infatti, non è automatico ma sorge solo a seguito di una scelta esplicita dell'amministrazione. In assenza di tale decisione, il candidato vanta solo un interesse legittimo, non un diritto soggettivo.
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Agevolazione fiscale terreni: la guida della Cassazione
Una società di costruzioni ha ottenuto dalla Cassazione il diritto a un riesame della sua richiesta di rimborso per maggiori imposte versate sull'acquisto di un terreno. Il diritto al rimborso, basato su un'agevolazione fiscale per terreni edificabili introdotta retroattivamente, sorge con la nuova legge, non con il pagamento iniziale, rendendo la richiesta tempestiva. La Corte ha ribadito che l'agevolazione si applica anche a terreni in convenzioni di lottizzazione, non solo in piani particolareggiati formali.
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Accreditamento temporaneo: serve un atto formale?
Una struttura sanitaria si è vista negare il pagamento per prestazioni erogate in regime di accreditamento temporaneo perché priva di un formale decreto regionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per le strutture già convenzionate nel periodo di transizione legislativa, tale accreditamento era quasi automatico e non necessitava di un nuovo atto formale. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Impugnazione contratto a termine: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità di un licenziamento disciplinare e la nullità di un contratto a tempo determinato. La Corte chiarisce che l'impugnazione del contratto a termine era tempestiva grazie a un differimento legislativo dei termini di decadenza. Inoltre, ribadisce che le motivazioni per un contratto a termine devono essere specifiche e che il lavoratore ha sempre diritto a un'audizione orale se richiesta, anche a fronte di un invito a difendersi solo per iscritto.
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Rimborso imposta di registro: quando scatta il termine?
Una società di costruzioni ha richiesto il rimborso dell'imposta di registro versata per l'acquisto di un terreno. L'istanza è stata respinta nei primi due gradi di giudizio perché ritenuta tardiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il termine di tre anni per la richiesta di rimborso dell'imposta di registro decorre non necessariamente dalla data del pagamento, ma dal momento, se successivo, in cui sorge effettivamente il diritto alla restituzione. In questo caso, il diritto è sorto a seguito di una legge che ha prorogato i termini per l'edificazione, rendendo la richiesta tempestiva.
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Saldo zero: onere della prova a carico della banca
Una società ha citato in giudizio una banca per la restituzione di interessi illegittimi. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della società, ha affermato il principio del 'saldo zero'. Se la banca non produce tutti gli estratti conto sin dall'inizio del rapporto, non può provare un eventuale saldo a debito del correntista, che si presume quindi pari a zero. La sentenza d'appello è stata cassata per omessa pronuncia su questo punto cruciale, con rinvio per un nuovo esame.
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Reiterazione contratti a termine: la decadenza opera
Un lavoratore ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per l'abusiva reiterazione di contratti a termine protrattasi per decenni. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendola tardiva per il mancato rispetto dei termini di decadenza. La Corte di Cassazione, pur correggendo la motivazione della Corte d'Appello, ha confermato la decisione. Ha chiarito che in caso di reiterazione contratti a termine è sufficiente impugnare solo l'ultimo contratto, ma ha rilevato che nel caso di specie neanche questa impugnazione era avvenuta tempestivamente. La Suprema Corte ha quindi ribadito che l'azione è soggetta al termine di decadenza, che decorre dalla cessazione dell'ultimo rapporto.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore impugnava una serie di contratti di somministrazione a termine. La Corte d'Appello dichiarava la decadenza dall'impugnazione per quasi tutti i contratti. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che, per effetto della proroga introdotta dal D.L. 225/2010, il nuovo e più breve termine di decadenza contratti a termine è entrato in vigore solo dal 31 dicembre 2011. Pertanto, l'impugnazione del lavoratore era tempestiva per tutti i rapporti di lavoro.
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Termine decadenza cessione: la legge non è retroattiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18532/2025, ha stabilito un principio fondamentale sul termine decadenza cessione contratto di lavoro. La Corte ha chiarito che il termine per impugnare una cessione di ramo d'azienda, introdotto dalla Legge n. 183/2010, non si applica retroattivamente. Pertanto, per le cessioni avvenute prima dell'entrata in vigore della legge, i lavoratori non perdono il diritto di agire in giudizio per il solo decorso del tempo. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso dei lavoratori, è stata annullata con rinvio.
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Errore di fatto revocatorio: inammissibile se discusso
Un lavoratore ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto sulla data di impugnazione stragiudiziale del rapporto di lavoro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errore di fatto revocatorio non è configurabile se il fatto in questione è stato un punto controverso e discusso tra le parti nel precedente giudizio, trattandosi in tal caso di un errore di giudizio e non di una svista percettiva.
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Reiterazione contratti a termine: la decadenza
Un lavoratore ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per l'abusiva reiterazione di contratti a termine per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un principio fondamentale: in caso di reiterazione di contratti a termine, il termine di decadenza per l'impugnazione decorre dalla cessazione dell'ultimo contratto. Tuttavia, nel caso specifico, il lavoratore non aveva rispettato nemmeno questo termine, portando all'inammissibilità della sua domanda.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19256/2025, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che contestava l'abusiva reiterazione di contratti a termine con la Pubblica Amministrazione per oltre vent'anni. La Corte ha stabilito che la decadenza contratti a termine, prevista dall'art. 32 della L. 183/2010, si applica anche alle azioni volte a far valere il superamento del limite massimo di 36 mesi. Per interrompere la decadenza, è sufficiente impugnare tempestivamente l'ultimo contratto della serie, poiché tale atto permette di considerare l'intera sequenza contrattuale come prova dell'abuso. Nel caso specifico, non essendo stato impugnato nemmeno l'ultimo contratto nei termini di legge, la domanda è stata dichiarata inammissibile.
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