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D.L. 207/2008

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102 provvedimenti

Compensi sportivi: i requisiti per l’esenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione contributiva per i compensi sportivi dilettantistici non è automatica. Analizzando un caso tra enti previdenziali e un'associazione sportiva, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso l'esenzione in modo acritico. È stato ribadito che l'associazione deve dimostrare rigorosamente la sussistenza di tutti i requisiti, in particolare la natura non solo formalmente ma sostanzialmente dilettantistica dell'ente e l'assenza del carattere di professionalità nella prestazione del collaboratore.
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Obbligo comunicazione redditi INPS: la guida completa
La Corte di Cassazione ha stabilito che i titolari di pensione che ricevono redditi da uno Stato estero sono tenuti a dichiararli all'Ente Previdenziale ai fini del diritto all'integrazione al minimo. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo comunicazione redditi INPS sussiste indipendentemente dagli accordi fiscali tra Stati, confermando il diritto dell'Ente di recuperare le somme indebitamente erogate in caso di omessa dichiarazione.
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Collaboratori sportivi: quando è lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'associazione sportiva, confermando la riqualificazione dei suoi collaboratori in lavoratori subordinati. La sentenza chiarisce che le mansioni generiche come pulizia e manutenzione, svolte con regolarità e sotto la direzione del datore di lavoro, non rientrano nel regime agevolato previsto per i collaboratori sportivi, a prescindere dalla formale affiliazione al CONI. La natura sostanziale del rapporto di lavoro prevale sempre sulla forma contrattuale.
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Esonero contributivo ASD: quando non si applica
Un'associazione sportiva ha contestato l'obbligo di versare i contributi per i suoi istruttori, invocando l'esonero contributivo ASD. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura commerciale dell'attività, per dimensioni e modalità, prevale sulla qualifica formale di associazione dilettantistica, rendendo dovuti i contributi.
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Compensi sportivi dilettantistici: quando sono esenti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che i compensi sportivi dilettantistici non sono automaticamente esenti da contributi previdenziali. Se l'attività dell'istruttore è svolta con carattere di professionalità, abitualità e prevalenza, anche se non in via esclusiva, i compensi sono soggetti a contribuzione. La Corte ha rigettato il ricorso di una società sportiva, confermando che la mera affiliazione al CONI non è sufficiente e che l'onere di provare la natura non professionale della prestazione spetta alla società stessa.
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Esenzione contributi ASD: iscrizione CONI non basta
Una società sportiva dilettantistica (ASD) si era opposta a una richiesta di contributi previdenziali per i propri istruttori, sostenendo di aver diritto all'esenzione fiscale e contributiva prevista per i compensi sportivi dilettantistici. Le corti di primo e secondo grado le avevano dato ragione, considerando l'iscrizione al registro CONI come prova sufficiente della natura dilettantistica dell'attività. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione e la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che l'iscrizione al CONI non è di per sé sufficiente a garantire l'esenzione. È necessario un accertamento concreto che verifichi l'effettiva natura non professionale e non lucrativa dell'attività svolta, e l'onere di fornire tale prova spetta alla società sportiva.
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Contribuzione società dilettantistica: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6263/2025, affronta il tema della contribuzione per società dilettantistica. Viene respinto il ricorso di un'associazione sportiva sulla qualificazione di alcuni rapporti come subordinati, ma accolto quello dell'ente previdenziale. La Corte chiarisce che l'esenzione fiscale per i compensi sportivi non si applica automaticamente ai contributi se l'attività degli istruttori ha carattere professionale, richiedendo una valutazione nel merito che la Corte d'Appello aveva omesso.
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Esenzione IMU ruralità: conta la data della domanda
Un comune ha emesso un avviso di accertamento IMU per il 2013. Il contribuente ha rivendicato l'esenzione per la ruralità degli immobili, nonostante la richiesta di annotazione catastale fosse stata presentata solo nel 2017/2018. La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere l'esenzione IMU ruralità con effetto retroattivo, la domanda doveva essere presentata entro il 30 settembre 2012. Le domande successive, come nel caso in esame, hanno efficacia solo dalla data di presentazione, rendendo dovuto il tributo per il 2013.
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Classificazione catastale rurale: decisiva per l’IMU
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento IMU, stabilendo che la classificazione catastale rurale di un immobile (in questo caso D/10) è l'elemento decisivo per l'esenzione fiscale. Secondo la Corte, il Comune non può disconoscere la ruralità sulla base di una valutazione di fatto, ma deve prima impugnare e ottenere la modifica del classamento catastale. La decisione riafferma la centralità dei dati catastali ai fini dell'imposizione fiscale sugli immobili.
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Immobili collabenti: tassazione ICI esclusa dalla Cass.
Una società si opponeva ad avvisi di accertamento ICI per il 2008-2009 emessi da un Comune, contestando la tassazione di immobili collabenti (cat. F/2) e di immobili ritenuti rurali. La Cassazione ha accolto il ricorso della società sugli immobili collabenti, stabilendo che non sono tassabili né come fabbricati (perché privi di rendita) né come aree edificabili. Ha però accolto il ricorso del Comune sugli immobili rurali, affermando la decisività della classificazione catastale per l'esenzione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Esenzione ICI fabbricati rurali: decisiva la categoria
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di ICI: l'esenzione per i fabbricati rurali dipende esclusivamente dalla loro classificazione catastale e non dall'effettivo utilizzo agricolo. Nel caso esaminato, un Comune aveva contestato l'esenzione a dei contribuenti, e la Suprema Corte gli ha dato ragione, specificando che un immobile è esente solo se accatastato nelle categorie A/6 o D/10. In caso contrario, è onere del contribuente richiedere la variazione catastale, altrimenti l'imposta è dovuta.
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Esenzione ICI fabbricati: Catasto decisivo
Un Comune ha impugnato la decisione di una commissione tributaria che concedeva l'esenzione ICI a due contribuenti per fabbricati con categorie catastali urbane (A/3, C/2, C/6) ma di fatto utilizzati per attività agricola. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che, ai fini dell'esenzione ICI, il dato determinante è l'oggettiva classificazione catastale dell'immobile. Se un fabbricato non è accatastato nelle categorie rurali (A/6 o D/10), è soggetto a imposta, e spetta al contribuente l'onere di impugnare il classamento per ottenerne la modifica.
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Stabilizzazione precari: no a mansioni superiori
Una lavoratrice, stabilizzata come Operatore Tecnico, ha richiesto l'inquadramento superiore come Collaboratore Tecnico basandosi sullo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che nelle procedure di stabilizzazione precari basate su criteri oggettivi, prevale l'inquadramento contrattuale formale e non le mansioni di fatto svolte. Un contratto di soli 11 giorni nel profilo superiore è stato ritenuto insufficiente a soddisfare i requisiti.
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Stabilizzazione precari: no alla rilettura dei fatti
Una lavoratrice del settore pubblico ha contestato le modalità della sua stabilizzazione, chiedendo il riconoscimento di un profilo professionale superiore basato sulle mansioni di fatto svolte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile chiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito. La decisione sottolinea che la violazione di circolari ministeriali non costituisce motivo di ricorso e che l'appello deve rispettare rigorosi oneri formali.
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Contributi istruttori sportivi: quando sono dovuti?
Una società sportiva dilettantistica ha contestato la richiesta di versamento dei contributi per i propri istruttori, sostenendo di averne diritto all'esenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la semplice iscrizione al registro del CONI non è sufficiente a garantire l'esonero. La Corte ha chiarito che l'onere di dimostrare la natura effettivamente dilettantistica e non commerciale dell'attività ricade sulla società stessa. In assenza di tale prova, l'obbligo di versare i contributi istruttori sportivi rimane valido.
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Categoria catastale: vincolante per l’esenzione ICI
La Corte di Cassazione ha stabilito che la categoria catastale di un immobile, una volta accertata con sentenza passata in giudicato, è vincolante per il Comune ai fini dell'esenzione ICI. Anche se l'ente locale non ha partecipato al giudizio catastale, deve rispettarne l'esito. La Corte ha quindi respinto i ricorsi del Comune che pretendeva il pagamento dell'imposta su un immobile giudizialmente riconosciuto come rurale (categoria D/10) e quindi esente.
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Contributi istruttori sportivi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso dei contributi previdenziali per gli istruttori di una società sportiva dilettantistica. L'ordinanza chiarisce che l'esenzione dall'obbligo contributivo non è automatica ma richiede una verifica concreta della natura non professionale dell'attività svolta dall'istruttore. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva concesso l'esenzione senza questo accertamento, rinviando la causa per una nuova valutazione dei fatti.
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Contributi istruttori sportivi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società sportiva dilettantistica, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali per i propri istruttori sportivi e addetti alla segreteria. La Corte ha stabilito che l'esenzione contributiva si applica solo a prestazioni genuinamente dilettantistiche e non professionali. Spetta alla società dimostrare la sussistenza di tali requisiti, non essendo sufficiente la sola iscrizione al CONI. L'ordinanza chiarisce i criteri per distinguere il lavoro autonomo occasionale da quello professionale e subordinato nel contesto sportivo.
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Contributi sport dilettantistico: quando si pagano?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'esenzione dai contributi per lo sport dilettantistico non basta che la società sia formalmente tale. È necessario dimostrare che la prestazione del collaboratore, ad esempio un allenatore, non sia svolta con carattere di professionalità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva concesso l'esenzione basandosi solo sulla natura dilettantistica del club, rinviando il caso per una nuova valutazione dei fatti alla luce di questo principio.
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Reddito pensione invalidità: quale anno conta?
Un cittadino si è visto revocare la pensione di invalidità per superamento del limite di reddito. La Corte d'Appello, riformando il ragionamento del primo giudice, chiarisce che per il calcolo del reddito per la pensione di invalidità rileva solo il reddito dell'anno di godimento della prestazione (in questo caso il 2018), e non quello dell'anno precedente. Avendo una perizia tecnica (CTU) confermato che i redditi del cittadino per il 2018 erano inferiori alla soglia, la Corte ha respinto l'appello dell'ente previdenziale, confermando il diritto alla pensione.
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