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D.L. 167/1990

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133 provvedimenti

Autoriciclaggio e confisca: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si pronuncia sui confini tra reato tentato e consumato in materia di riciclaggio e autoriciclaggio. Con la sentenza in esame, i giudici stabiliscono che la confisca obbligatoria del profitto si applica solo ai reati consumati. Viene inoltre chiarito che, nel riciclaggio di denaro, il profitto confiscabile corrisponde all'intera somma oggetto dell'operazione illecita, e il reato si perfeziona con il trasferimento dei fondi che ne ostacola la tracciabilità, a prescindere dal completamento delle fasi successive.
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Monitoraggio Fiscale: Sanzioni e Raddoppio Termini
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di monitoraggio fiscale, confermando le sanzioni a carico di una contribuente per omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. La sentenza chiarisce che lo scudo fiscale copre solo gli importi dichiarati e non le eccedenze degli anni precedenti. Viene inoltre confermata la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento, data la sua natura procedurale, e l'utilizzabilità di prove come la "lista Falciani". Infine, si precisa che per i conti cointestati, ogni titolare deve dichiarare l'intero importo e non solo la propria quota.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza relativa a sanzioni per omessa dichiarazione di capitali esteri, ha aderito alla definizione agevolata, pagando il dovuto. La Corte di Cassazione, verificato il corretto perfezionamento della procedura di sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di rilievo, ha escluso l'applicazione del c.d. doppio contributo unificato, in quanto non applicabile ai casi di estinzione per definizione agevolata.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una contribuente, titolare di capitali non dichiarati in un paradiso fiscale, ha contestato una sanzione sostenendo la scadenza dei termini per l'azione dell'amministrazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento si applica retroattivamente anche agli anni d'imposta precedenti l'entrata in vigore della legge, in quanto norma di carattere procedurale. L'atto è stato quindi ritenuto tempestivo e legittimo.
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Residenza fiscale e Lista Falciani: Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di accertamento fiscale basato sulla "Lista Falciani". L'Agenzia delle Entrate contestava la residenza fiscale estera di una contribuente. La Corte ha annullato la decisione di merito, stabilendo che la residenza fiscale si determina in base al "centro di interessi vitali" e non solo sulla base di un certificato formale. Ha inoltre confermato la piena utilizzabilità della "Lista Falciani" come prova sufficiente a fondare l'accertamento, invertendo l'onere della prova a carico della contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: sì alla retroattività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2865/2024, ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento per capitali detenuti all'estero, introdotto nel 2009, ha natura procedurale e si applica retroattivamente. Il caso riguardava un contribuente sanzionato per omessa dichiarazione di disponibilità finanziarie in Svizzera per gli anni 2008-2009. La Corte ha chiarito che, essendo una norma procedurale, si applica il principio 'tempus regit actum', legittimando l'operato dell'Agenzia delle Entrate anche per annualità precedenti all'entrata in vigore della legge.
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Raddoppio termini accertamento: Cassazione e Falciani
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2822/2024, ha stabilito principi fondamentali in materia di accertamento tributario. La controversia riguardava un avviso di accertamento per redditi di capitale non dichiarati, basato sulla cosiddetta "lista Falciani". Il punto centrale era l'applicabilità del raddoppio termini accertamento a periodi d'imposta antecedenti la sua introduzione. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando che il raddoppio dei termini è una norma procedurale e, come tale, retroattiva. Ha inoltre confermato la piena legittimità dell'utilizzo di dati provenienti da fonti come la lista Falciani, anche se acquisiti in modo irrituale, respingendo le censure del contribuente sulla loro inutilizzabilità.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione chiarisce tutto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale su capitali detenuti in paradisi fiscali ha natura procedimentale e si applica anche ai periodi d'imposta antecedenti la sua entrata in vigore. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato la decadenza del potere di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, ritenendo erroneamente che la norma non fosse retroattiva. Il caso riguardava redditi non dichiarati derivanti da disponibilità finanziarie all'estero, emerse dalla cosiddetta 'lista Falciani'.
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Collaborazione volontaria: quando l’atto è impugnabile
Un contribuente si è visto negare l'accesso alla procedura di collaborazione volontaria. L'Agenzia delle Entrate ha sostenuto che l'atto di diniego non fosse impugnabile. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che qualsiasi atto che comunichi una pretesa tributaria ben definita è appellabile, anche se non esplicitamente elencato dalla legge. Il diniego di collaborazione volontaria rientra in questa categoria, in quanto pregiudica la posizione del contribuente. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il secondo motivo di ricorso dell'Agenzia, basato sulla presunta violazione di circolari interne, ribadendo che queste non costituiscono fonti di diritto.
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Presunzione di evasione: limiti alla retroattività
La Corte di Cassazione interviene sul tema dei capitali detenuti all'estero, stabilendo un'importante distinzione. Confermato che il raddoppio dei termini di accertamento è una norma procedurale e quindi retroattiva, la Corte chiarisce però che la presunzione di evasione legale, introdotta nel 2009, ha natura sostanziale e non può essere applicata a periodi d'imposta precedenti. L'Agenzia delle Entrate, per gli anni anteriori, dovrà quindi provare l'evasione basandosi su presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti, senza poter ricorrere all'automatismo della presunzione legale.
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Raddoppio termini accertamento: sì alla retroattività
La Cassazione chiarisce che il raddoppio termini accertamento per capitali illecitamente detenuti in paradisi fiscali si applica anche ai periodi d'imposta precedenti al 2009. La norma ha natura procedurale e vige il principio 'tempus regit actum', legittimando l'azione del Fisco. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un contribuente redditi non dichiarati per l'anno 2007, derivanti da capitali in Svizzera. I giudici di merito avevano annullato l'atto per decadenza, negando l'applicazione retroattiva della norma sul raddoppio termini accertamento. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che la norma, essendo procedurale, si applica ai periodi d'imposta precedenti la sua entrata in vigore.
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Presunzione legale retroattiva: stop dalla Cassazione
Un contribuente è stato accertato per fondi non dichiarati all'estero, emersi dalla "Lista Falciani", per l'anno 2007. L'Agenzia delle Entrate ha applicato una presunzione legale retroattiva introdotta nel 2009. La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di reddito, essendo di natura sostanziale, non può essere retroattiva. Tuttavia, ha confermato la retroattività delle norme procedurali che raddoppiano i termini per l'accertamento. Le sanzioni raddoppiate sono state annullate in base al principio del 'favor rei', con rinvio per il ricalcolo.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2006, notificato nel 2012, sostenendone la tardività. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per il raddoppio dei termini dell'accertamento, secondo la normativa applicabile all'epoca (ratione temporis), era sufficiente la sola esistenza di una violazione che comportasse l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia stessa.
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Ricorso inammissibile: trust estero e oneri formali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro sanzioni per omessa dichiarazione di attività finanziarie estere detenute tramite un trust. La decisione si fonda principalmente sulla carenza dei motivi di ricorso, ritenuti generici e non specificamente critici verso la sentenza impugnata. Nel merito, la Corte ha ribadito che la valutazione sulla natura fittizia del trust è una prerogativa del giudice di merito e che l'obbligo di monitoraggio fiscale grava sul titolare effettivo dei beni, a prescindere dall'interposizione formale del trust. Il ricorso è stato quindi respinto per motivi procedurali, confermando di fatto la decisione dei giudici di secondo grado.
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Trust fittizio: Cassazione conferma l’accertamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per redditi non dichiarati. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato l'uso di un trust estero, ritenuto un trust fittizio creato al solo scopo di schermare beni e redditi. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la valutazione sulla natura simulata del trust è un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità e che, ai fini fiscali, rileva il possesso effettivo dei redditi a prescindere dalla titolarità formale.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. Il caso riguardava ingenti sanzioni fiscali per omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello non può limitarsi a confermare la decisione di primo grado senza esaminare criticamente e rispondere in modo specifico ai motivi di gravame proposti dall'Agenzia delle Entrate. Tale omissione rende la motivazione solo apparente e, di conseguenza, la sentenza nulla, con rinvio per un nuovo giudizio.
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Trust fittizio: ricorso inammissibile per la Cassazione
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF per redditi da partecipazioni societarie, che l'Agenzia delle Entrate riteneva occultati tramite un trust fittizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità dei motivi e perché le censure si basavano su valutazioni di fatto non sindacabili in sede di legittimità, confermando la tesi della natura simulata del trust e la riconducibilità del reddito al disponente.
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Trust estero: Cassazione su interposizione e oneri
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per redditi non dichiarati, derivanti da partecipazioni societarie confluite in un trust estero. Le corti di merito hanno ritenuto il trust una mera interposizione fittizia, dato che il contribuente ne manteneva il controllo effettivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per gravi vizi procedurali, confermando nel merito che, ai fini fiscali, rileva il possesso effettivo del reddito, a prescindere dalla titolarità formale, rendendo il contribuente il titolare effettivo soggetto a imposizione.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema del raddoppio termini accertamento per capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda un avviso di accertamento per l'anno 2004 notificato a un contribuente per maggiori redditi derivanti da attività finanziarie non dichiarate in Svizzera. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non è retroattiva e non può applicarsi a periodi d'imposta antecedenti. Tuttavia, la norma che prevede il raddoppio dei termini di accertamento, avendo natura procedurale, si applica retroattivamente. Di conseguenza, l'accertamento è legittimo nei termini, ma l'Amministrazione Finanziaria deve provare l'evasione basandosi su presunzioni semplici (gravi, precise e concordanti) e non sulla presunzione legale automatica. La Corte ha inoltre accolto il motivo relativo alle sanzioni, disponendo l'applicazione del trattamento più favorevole (favor rei) previsto dalla normativa successiva.
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Accertamento retroattivo: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento retroattivo per capitali detenuti all'estero. Con l'ordinanza n. 26372/2025, ha stabilito che la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non può essere applicata a periodi d'imposta precedenti, come il 2005. Tuttavia, ha confermato la validità retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento in caso di violazioni che coinvolgono Paesi a fiscalità privilegiata. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando il caso per una nuova valutazione basata non su una presunzione legale, ma su presunzioni semplici che l'Agenzia delle Entrate dovrà provare.
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