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D.L. 137/2020 — Sezione Quinta Civile

52 provvedimenti

Altri anni per D.L. 137/2020

Rinuncia al Ricorso Tributario: Inammissibilità senza Mandato Speciale
Un'Azienda ha impugnato una cartella di pagamento per tasse (IRES, IVA) del 2008. Dopo aver perso nei gradi precedenti, ha dichiarato di aver aderito a una definizione agevolata e che l'Agenzia delle Entrate aveva annullato la cartella. Il suo difensore ha presentato una rinunzia al giudizio, chiedendo l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso tributario. La rinunzia non era valida perché il difensore non aveva un mandato speciale per tale atto. La Corte ha rilevato una sopravvenuta mancanza di interesse dell'Azienda a proseguire il ricorso.
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Definizione agevolata della lite: la causa col Fisco si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole ottenuta da una società commerciale in materia di accertamento IRES per l'anno d'imposta 2008. Durante il giudizio di Cassazione, la società si è avvalsa della definizione agevolata della lite prevista dal Decreto Legge n. 119/2018. La contribuente ha regolarmente presentato la domanda di sanatoria e ha pagato la prima rata dell'importo dovuto tramite modello F24. Nessuna delle parti ha presentato istanza di fissazione dell'udienza entro il termine di legge del 31 dicembre 2020. Inoltre l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun atto di rigetto. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese processuali restano a carico della parte che le ha gia anticipate.
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Integrazione del contraddittorio: chi risponde del debito dopo una scissione?
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di riscossione tributaria per IRES e TARSU, originato da una cartella di pagamento notificata a una società beneficiaria di una scissione. La società contestava la notifica, sostenendo che il soggetto passivo fosse la società scissa. Dopo vari gradi di giudizio, la Cassazione ha rilevato la necessità di integrare il contraddittorio. Questo perché Equitalia Sud spa, parte in appello, era stata succeduta ex lege dall'Agenzia delle Entrate Riscossione. La Corte ha quindi rinviato la causa, stabilendo che tutte le parti coinvolte nella successione legale del soggetto della riscossione devono essere correttamente chiamate in giudizio per garantire la validità del processo.
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Ricorso Tributario Tardivo: Inammissibilità Confermato, Contribuente Soccombe
Un Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile per tardività sia in primo che in secondo grado. Il Contribuente ha sostenuto che l'atto fosse inesistente e quindi impugnabile senza limiti di tempo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso tributario, ribadendo che il termine per presentare il ricorso è perentorio. Il ricorso era stato depositato anni dopo la notifica dell'atto, ben oltre il limite legale. La Corte ha quindi rigettato la richiesta del Contribuente, condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Estinzione del Giudizio Tributario
Una Società aveva presentato un ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate per ottenere il rimborso della tassa sulle concessioni governative (TCG) pagata per abbonamenti telefonici. Durante il processo, la Società ha deciso di effettuare una rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte ha chiarito che la rinuncia è un atto unilaterale che non richiede l'accettazione della controparte, specialmente se questa non si è costituita in giudizio. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciare sulle spese legali o sull'ulteriore versamento del contributo unificato, in quanto la rinuncia esclude le condizioni per tali adempimenti.
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Accertamento Fiscale: Quando la Cessata Materia del Contendere Estingue il Contenzioso
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso proposto da un'Azienda contro l'Agenzia delle Entrate, relativo a un avviso di accertamento per maggiori imposte (IRPEG e IRAP) del 2002. Durante il processo, l'Azienda e l'Agenzia hanno raggiunto un accordo transattivo. Questo accordo ha portato alla richiesta di estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. La Corte ha accolto la richiesta, dichiarando estinto il processo e compensando le spese legali tra le parti, riconoscendo che non vi era più alcuna controversia da risolvere.
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Notifica atti tributari: il vizio che blocca il ricorso in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva annullato un avviso di accertamento fiscale per una società già estinta. La Corte ha rilevato un vizio nella notifica atti tributari del ricorso a una delle socie, in quanto l'atto non era stato consegnato e mancava la prova della comunicazione di avvenuto deposito. La notifica atti tributari è essenziale per la validità del procedimento. Per questo motivo, la Corte ha ordinato il rinnovo della notifica a tale socia entro sessanta giorni, rinviando la trattazione della causa per garantire il corretto svolgimento del processo.
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Notifica Atti Tributari: Avviso di Ricevimento Valido, Termine dalla Ricezione
La Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti sulla notifica atti tributari a mezzo posta. Un contribuente aveva vinto contro l'Agenzia delle Entrate, che aveva poi presentato appello. La Commissione Tributaria Regionale aveva dichiarato l'appello dell'Agenzia inammissibile. Questo perché l'Agenzia aveva depositato l'avviso di ricevimento della raccomandata e non la ricevuta di spedizione, e aveva calcolato il termine di costituzione dall'invio e non dalla ricezione. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che l'avviso di ricevimento è sufficiente se riporta la data di spedizione con timbro postale. Inoltre, il termine per costituirsi in giudizio decorre dalla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Rinvio per cambio difensore: garantita la piena tutela legale
Una società contribuente ha promosso un ricorso per revocazione contro una decisione di Cassazione su una cartella esattoriale. Poco prima dell'udienza, il legale della società ha assunto un incarico di Governo, incorrendo nella sospensione automatica dall'albo professionale. La contribuente ha nominato un nuovo legale alla vigilia della discussione. Quest'ultimo ha depositato formale istanza per ottenere un rinvio per cambio difensore, chiedendo il tempo indispensabile per studiare il fascicolo. I giudici supremi hanno accolto la richiesta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per tutelare l'effettività del diritto di difesa.
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Fisco e Contribuente: Definizione Agevolata estingue il Giudizio
Un Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate per IRPEF 2007. Durante il ricorso per cassazione, il Contribuente ha aderito a una "definizione agevolata" dei debiti tributari correlati, effettuando i pagamenti rateizzati. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario per cessazione della materia del contendere. Questo principio si applica quando la controversia perde la sua ragione d'essere, come nel caso di un accordo di saldo e stralcio. La Corte non ha previsto spese legali.
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Cessazione della materia del contendere: il fisco annulla l’atto
L'amministrazione finanziaria ha contestato a una società commerciale il mancato versamento di imposte regionali attraverso due avvisi di accertamento. La contribuente ha impugnato gli atti e i giudici di merito hanno annullato le pretese fiscali. L'ente impositore ha quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, l'ufficio fiscale ha disposto l'annullamento in autotutela degli atti impugnati e le parti hanno formalizzato un accordo congiunto. A seguito del venir meno dell'oggetto della lite, i giudici supremi hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere. Tale pronuncia ha eliminato le sentenze precedenti ormai prive di efficacia e disposto l'integrale compensazione delle spese processuali tra le parti.
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Revoca della confisca e responsabilità fiscale: chi paga le tasse?
Un Contribuente ha contestato cartelle esattoriali per IRPEF, IRAP e IVA relative al 2009, periodo in cui i suoi beni erano sotto confisca. La confisca è stata successivamente revocata. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto il Contribuente responsabile delle imposte, annullando solo le sanzioni, basandosi sul principio di "revoca ex tunc" (retroattiva) della confisca. Il Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione, eccependo un vizio di notifica della sentenza di appello. La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito della Revoca della confisca e responsabilità fiscale, ha rinviato la causa per verificare la regolarità della notifica.
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Ricorso Tributario Inammissibile: Rinuncia e Carenza di Interesse
Gli eredi di un Contribuente hanno presentato ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate e Riscossione Sicilia. Il Contribuente contestava intimazioni di pagamento per IVA, IRPEF e IRAP, sostenendo la mancata notifica delle cartelle. La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto l'appello dell'ente di riscossione, ritenendo valida solo una notifica. Durante il giudizio di Cassazione, gli eredi hanno rinunciato al ricorso, aderendo a una definizione agevolata. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso tributario per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese legali tra le parti.
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Accertamento ICI: la Cassazione riesamina gli atti
Un contribuente ha impugnato gli atti impositivi per accertamento ICI relativi agli anni dal 2007 al 2010 per un immobile ereditato. Nei gradi precedenti i giudici hanno valutato solo parzialmente le difese, concentrandosi esclusivamente sulle sanzioni e tralasciando l'assenza dell'obbligo dichiarativo per una specifica annualità. Il contribuente ha quindi proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa pronuncia su domande decisive. La Suprema Corte ha sospeso la decisione finale per acquisire i fascicoli dei gradi di merito. I giudici di legittimità devono verificare l'esatto contenuto degli atti originari prima di emettere il verdetto.
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Definizione agevolata liti tributarie: la Cassazione chiede chiarezza
Una Società ha ricevuto un avviso d'accertamento per maggiori imposte (IRES, IVA, IRAP) relative all'anno 2008. La Società ha impugnato l'atto. Durante il ricorso in Cassazione, ha chiesto l'estinzione del giudizio per aver aderito alla **definizione agevolata liti tributarie** (rottamazione delle cartelle). La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Ha ordinato alla Società di notificare all'Agenzia delle Entrate la documentazione completa sulla definizione agevolata. Questo serve a verificare se la definizione riguarda proprio la lite in corso. La causa è stata rinviata a nuovo ruolo per ulteriori accertamenti.
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Esenzione TARSU rifiuti speciali: quando spetta lo sconto
Un'azienda produttrice di impianti di riscaldamento ha impugnato un avviso di accertamento TARSU notificato dall'ente di riscossione per conto del Comune. La società sosteneva la totale esenzione TARSU rifiuti speciali per le aree dello stabilimento industriale e lamentava la mancata attivazione del contraddittorio prima dell'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che nei tributi locali non esiste un obbligo generale di confronto preventivo. Inoltre, l'esenzione TARSU rifiuti speciali non scatta in automatico per l'intera superficie industriale: il contribuente deve denunciare le aree interessate e dimostrare l'effettivo autosmaltimento tramite ditte autorizzate. Senza prove sulla totalità dell'area, spetta solo la riduzione percentuale e resta valida la sanzione per omessa dichiarazione delle superfici.
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Definizione agevolata: istanza inammissibile, processo estinto
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda una "sopravvenienza non tassabile" (un guadagno non previsto che non dovrebbe essere tassato) emettendo un avviso di accertamento. L'Azienda ha impugnato l'atto. Durante il ricorso in Cassazione, l'Azienda ha chiesto di avvalersi della definizione agevolata, sostenendo che la procedura si fosse perfezionata per silenzio dell'Agenzia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza di trattazione dell'Azienda e ha confermato l'estinzione del procedimento già disposta. La Corte ha ritenuto che l'Azienda non avesse un interesse sostanziale a chiedere la revoca del decreto, poiché l'esito finale sarebbe stato identico. Le spese sono state compensate.
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Responsabilità amministratore di fatto: ricorso inammissibile per omesso esame
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo, qualificato come amministratore di fatto, che aveva impugnato una cartella di pagamento per imposte non versate da una società. La Corte d'Appello aveva confermato la sua responsabilità per il debito sociale. L'individuo ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo l'omesso esame del suo elemento psicologico e del principio di personalizzazione delle sanzioni tributarie. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'omesso esame deve riguardare un fatto storico-naturalistico, non questioni interpretative o difensive. La responsabilità amministratore di fatto è stata così confermata, con condanna alle spese per il ricorrente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e tributi
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento tributario relativo all'imposta sugli immobili emesso da un ente locale. A seguito di un giudizio di appello sfavorevole, l'azienda ha presentato ricorso alla Suprema Corte. Durante il procedimento di legittimità, la contribuente ha notificato formalmente alla controparte la rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte ha preso atto della scelta abdicativa, dichiarando l'estinzione del processo. I giudici hanno stabilito la compensazione delle spese legali e hanno escluso il raddoppio del contributo unificato. Tale sanzione economica eccezionale opera infatti solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a causa e sanzioni
Una società contribuente riceve un avviso di accertamento dal Comune per l'imposta comunale sugli immobili relativa a un'annualità pregressa. Dopo la decisione sfavorevole dei giudici di secondo grado, l'azienda promuove impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Durante la causa, la società decide di formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione mediante notifica al Comune. I giudici prendono atto della volontà della contribuente ed evidenziano la natura di atto unilaterale non accettizio ma ricettizio di tale scelta. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio e stabilisce la compensazione delle spese legali, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato poiché l'abbandono volontario della causa non equivale al rigetto.
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