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D.L. 132/2014

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183 provvedimenti

Licenziamento età pensionabile: diritto a continuare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24917/2025, ha stabilito che il licenziamento per età pensionabile è illegittimo se il lavoratore ha espresso la volontà di proseguire l'attività lavorativa. Il caso riguardava un conducente di un'azienda di trasporti, licenziato al raggiungimento dei 62 anni, età prevista per la pensione di vecchiaia anticipata nel suo settore. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che la facoltà del dipendente di optare per la continuazione del rapporto di lavoro prevale sulla mera maturazione dei requisiti pensionistici anticipati, configurando un diritto soggettivo che non richiede il consenso del datore di lavoro.
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Compensazione spese di lite: quando è legittima?
La Corte di Cassazione interviene sulla compensazione spese di lite, annullando la decisione di un giudice di merito. La sentenza chiarisce che la semplice "controvertibilità" o "peculiarità" delle questioni trattate non costituisce una ragione "grave ed eccezionale" sufficiente a giustificare la deroga al principio della soccombenza, che impone al perdente di pagare le spese. La Corte ha quindi condannato l'ente comunale soccombente al pagamento di tutte le spese legali sostenute dai contribuenti vittoriosi nei vari gradi di giudizio.
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Accordo compenso avvocato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un avvocato che richiedeva compensi professionali a un istituto di credito, nonostante un precedente accordo liquidatorio. La Corte ha stabilito che l'accordo del 2015 era onnicomprensivo per tutte le attività svolte fino a una certa data, respingendo gran parte delle pretese del legale. Tuttavia, ha accolto la richiesta relativa al rimborso delle spese generali del 15%, ritenendolo obbligatorio ai sensi del D.M. 55/2014, vigente al momento della stipula dell'accordo, anche se non esplicitamente previsto.
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Clausola di giurisdizione: ecco quando è valida
Una società di logistica ha contestato una clausola di giurisdizione contenuta in una polizza di carico non firmata, che designava un tribunale straniero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola è valida. La produzione in giudizio del documento equivale alla sua sottoscrizione e la scelta del foro concordata tra le parti prevale sulla regola della connessione processuale, anche in presenza di più convenuti. La Corte ha inoltre chiarito che l'invito alla negoziazione assistita non implica un'accettazione della giurisdizione italiana.
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Indennità rischio radiologico: la prova in giudizio
Un'azienda sanitaria ha contestato il diritto dei suoi infermieri di sala operatoria all'indennità di rischio radiologico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che lo svolgimento abituale del lavoro in una "zona controllata" è una prova sufficiente per ottenere il beneficio. La Corte ha inoltre chiarito che la valutazione del giudice può prevalere su quella della commissione interna di valutazione del rischio e che la consulenza tecnica d'ufficio (CTU) è uno strumento valido per accertare l'abitualità dell'esposizione.
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Accordo onorari avvocato: la Cassazione decide
In una controversia tra un avvocato e un istituto di credito, la Corte di Cassazione ha esaminato la validità e l'interpretazione di un accordo onorari avvocato transattivo. La Corte ha parzialmente accolto sia il ricorso del legale sia quello della banca, cassando la precedente decisione. I punti chiave riguardano il diritto al rimborso forfettario delle spese generali, la decorrenza degli interessi di mora dalla domanda giudiziale e la necessità di provare l'effettivo recupero del credito per ottenere compensi maggiorati come previsto dall'accordo.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Due debitori si opponevano a un pignoramento immobiliare avviato da un istituto di credito, vincendo la causa in primo grado. Tuttavia, il tribunale disponeva la compensazione spese legali. I debitori impugnavano questa decisione fino in Cassazione, sostenendo che, essendo vincitori, le spese dovessero essere pagate dalla banca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'incertezza giurisprudenziale su una questione di diritto al momento dell'avvio della causa costituisce una "grave ed eccezionale ragione" che legittima la compensazione delle spese tra le parti, anche dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 77/2018.
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Contributo AGCM e fallimento: quando è dovuto?
Un ente di riscossione si è visto respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare di una società per il mancato pagamento del contributo AGCM. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ma non per le ragioni addotte dal tribunale di merito. Sebbene il ricorso sia stato respinto per un difetto di prova, la Suprema Corte ha colto l'occasione per enunciare un importante principio di diritto: l'obbligazione di versare il contributo AGCM ha natura tributaria e sorge nel momento in cui viene generato il fatturato che ne costituisce il presupposto, non quando l'attività d'impresa viene effettivamente svolta. Pertanto, se il fatturato è anteriore alla dichiarazione di fallimento, il credito è di natura concorsuale e va ammesso al passivo.
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Privilegio credito AGCM: la Cassazione si esprime
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contributo obbligatorio versato all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) gode del privilegio credito AGCM in caso di fallimento. Superando la decisione di un Tribunale, la Corte ha applicato un'interpretazione estensiva dell'art. 2752 c.c., riconoscendo la natura tributaria del contributo e la sua funzione di finanziamento di spese pubbliche, garantendogli così priorità nel passivo fallimentare.
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Ammissione al passivo: rinuncia parziale al privilegio
Un comune chiedeva l'ammissione di un credito tributario al passivo di un fallimento. Durante il giudizio di opposizione, rinunciava al privilegio per la parte del credito relativa alle sanzioni. Il Tribunale, tuttavia, ammetteva l'intero credito in via privilegiata. La Cassazione ha corretto questa decisione, stabilendo che la modifica della domanda da privilegiata a chirografaria costituisce una lecita rinuncia parziale e non una modifica inammissibile della domanda, accogliendo così la richiesta originaria del creditore. Il caso chiarisce i limiti del principio di immutabilità della domanda nell'ambito dell'ammissione al passivo.
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Compensazione spese legali: contumacia non basta
Un avvocato, dopo aver assistito un cliente poi resosi irreperibile, ha ottenuto la liquidazione del proprio compenso a carico dello Stato. Il Tribunale, però, aveva erroneamente disposto la compensazione delle spese legali motivandola con la mancata costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato tale decisione, stabilendo che la contumacia della parte soccombente non costituisce di per sé una grave ed eccezionale ragione per derogare al principio generale secondo cui chi perde la causa paga le spese.
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Compenso avvocato: decisum o valore della domanda?
Un avvocato ha citato in giudizio un ex cliente condominiale per ottenere il pagamento del proprio compenso professionale. Il tribunale di primo grado aveva liquidato una somma notevolmente inferiore basandosi sul criterio del 'decisum' (l'importo effettivamente riconosciuto nella causa originaria). La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, nel rapporto tra avvocato e cliente, il criterio corretto per la liquidazione del compenso avvocato è il 'valore della domanda', ovvero quanto richiesto inizialmente. La Corte ha inoltre chiarito che si applicano gli interessi di mora previsti per le transazioni commerciali e che l'IVA non è dovuta se l'avvocato si difende in proprio.
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Interessi commerciali in appalto tra imprese: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1747/2025, ha stabilito che gli interessi commerciali per ritardato pagamento, previsti dal D.Lgs. 231/2002, si applicano anche ai contratti d'appalto stipulati tra imprese private. Il caso riguardava un'impresa edile che chiedeva il pagamento del corrispettivo per lavori eseguiti. Mentre la Corte d'Appello aveva negato tali interessi, riconoscendo solo quelli legali, la Cassazione ha riformato la decisione. Ha chiarito che il contratto d'appalto rientra nella nozione di "prestazione di servizi", rendendo pienamente applicabile la disciplina speciale, più severa, volta a contrastare i ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Una società creditrice vince un reclamo contro un fallimento, ma il Tribunale dispone la compensazione spese legali. La Cassazione cassa la decisione, affermando che la motivazione 'particolarità della vicenda' è apparente e illegittima, non rientrando tra le 'gravi ed eccezionali ragioni' previste dalla legge.
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Compensazione spese legali: quando è lecita?
Una società di costruzioni, citata in giudizio per gravi difetti a un viadotto, viene assolta in quanto i danni sono risultati causati da un evento sismico imprevedibile. Il cuore della controversia, giunta fino alla Corte di Cassazione, riguarda la legittimità della compensazione spese legali tra le parti. La Corte ha stabilito che l'eccezionale complessità dei fatti, che ha reso necessario un'articolata indagine peritale per determinare la causa del danno, costituisce una di quelle 'gravi ed eccezionali ragioni' che giustificano la deroga al principio della soccombenza, secondo cui chi perde paga.
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Inadempimento contrattuale: quando si applica?
In un complesso caso di inadempimento contrattuale derivante da un'operazione immobiliare speculativa, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del promissario acquirente. L'ordinanza chiarisce che la statuizione sulla soccombenza virtuale, contenuta in una sentenza che dichiara cessata la materia del contendere, può passare in giudicato se non viene impugnata, precludendo un nuovo esame dei fatti. Viene inoltre confermata l'ampia nozione di 'imprenditore' ai fini dell'applicazione degli interessi moratori nelle transazioni commerciali.
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Nesso causale inquinamento: la prova in giudizio
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul difficile onere della prova del nesso causale inquinamento e malformazioni congenite. Un cittadino aveva citato in giudizio un grande gruppo industriale, attribuendo la propria patologia alle emissioni nocive di una raffineria. I tribunali di primo e secondo grado avevano respinto la domanda, non ritenendo raggiunta la prova del legame causale secondo il criterio del 'più probabile che non', data la presenza di possibili cause alternative (pesticidi, fumo). La Cassazione ha confermato la decisione nel merito, ritenendo inammissibili le censure sulla valutazione delle prove, ma ha accolto il motivo relativo alle spese legali, disponendone l'integrale compensazione per l'assoluta novità della questione fattuale trattata.
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Compensazione delle spese: quando è illegittima?
Un'avvocatessa ha ottenuto la rideterminazione del proprio compenso professionale contro il Ministero della Giustizia. Il tribunale, pur accogliendo la richiesta, ha disposto la compensazione delle spese della fase di opposizione, motivandola con la mancata resistenza del Ministero. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la compensazione delle spese è una misura eccezionale e la mancata opposizione non rientra tra le 'gravi ed eccezionali ragioni' che possono giustificarla, condannando così il Ministero al pagamento di tutte le spese.
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Compensazione spese processuali: la decisione del Giudice
Un contribuente vince una causa contro l'Agenzia delle Entrate, ma il giudice decide per la compensazione spese processuali. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la produzione di documenti decisivi solo in fase di appello costituisce una "grave ed eccezionale ragione" che giustifica la mancata condanna della parte soccombente al pagamento delle spese legali.
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Compensazione spese legali: motivazione necessaria
Una società, vittoriosa in una causa contro l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, si è vista negare il rimborso delle spese legali a causa di una motivazione generica basata su "giusti motivi". La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17470/2025, ha accolto il ricorso, stabilendo che la compensazione spese legali deve essere supportata da una motivazione specifica e non apparente, annullando la decisione e rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione.
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