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D.L. 119/2018

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1187 provvedimenti

Definizione agevolata: l’accordo cancella la lite con il Fisco
L'Azienda ha impugnato tre avvisi di accertamento per imposte non pagate, ritenuti illegittimi. L'Agenzia delle Entrate contestava la natura fittizia di alcuni contratti, stipulati solo per ottenere un indebito risparmio fiscale. Sia i giudici di primo grado che quelli di appello hanno dato ragione al fisco. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, l'Azienda ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando quanto dovuto. L'ufficio tributario ha accettato la richiesta senza opporre dinieghi. Di conseguenza, l'Azienda ha rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla lite senza applicare la sanzione del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: il Fisco perde la causa per il suo silenzio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole al contribuente riguardante avvisi di accertamento per maggiore IVA negli anni 2006 e 2007. Durante il giudizio di Cassazione, Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi del decreto legge 119/2018, pagando la prima rata e depositando la documentazione. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la sentenza definitiva blocca il condono
Un'azienda alberghiera ometteva di indicare un credito d'imposta nella dichiarazione dei redditi, provando poi a rimediare con una successiva dichiarazione integrativa. L'Agenzia delle Entrate contestava la tardività dell'integrazione. Dopo una decisione sfavorevole della Cassazione, l'azienda proponeva ricorso per revocazione e chiedeva la definizione agevolata della controversia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per revocazione e dichiarato inammissibile la richiesta di definizione agevolata. I giudici hanno chiarito che la pendenza di un ricorso per revocazione straordinaria non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza di merito. Di conseguenza, la lite non può considerarsi pendente ai fini del condono fiscale. L'azienda perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata: il medico chiude la lite contro il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un medico un avviso di accertamento per omessa dichiarazione di maggiori ricavi, basato su indagini finanziarie. Dopo che i giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo, l'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al regolare pagamento di quanto dovuto. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Errore revocatorio: la svista del giudice non è un errore
Il Contribuente ha proposto ricorso per la revocazione di una precedente decisione della Cassazione, che aveva dichiarato tardivo il suo ricorso tributario. Il ricorrente sosteneva la presenza di un errore di calcolo nel combinare la sospensione straordinaria per la definizione delle liti e la sospensione feriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si trattava di un mero errore di calcolo o di una svista materiale, bensì di una contestazione sull'interpretazione delle norme di legge. L'errore revocatorio presuppone infatti un errore di percezione visiva o materiale del giudice, e non può mai riguardare l'interpretazione giuridica o il giudizio espresso nella sentenza impugnata. Di conseguenza, il Contribuente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata contro pretese del fisco: vince la società
L'Agenzia delle Entrate contestava a una Società Estera la presenza di una stabile organizzazione in Italia, gestita tramite la sua controllata italiana, emettendo avvisi di accertamento per IRES e IRAP. Dopo che i giudici di merito avevano dato ragione alla società, l'ente impositore proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la Società Estera e la controllata hanno presentato domanda di definizione agevolata per tutte le annualità contestate, provvedendo ai relativi pagamenti. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro i termini di legge e non è intervenuto alcun diniego da parte del fisco, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Vince il contribuente che vede chiudersi definitivamente la lite fiscale.
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Definizione agevolata: la capogruppo paga e salva la controllata
Una società controllante e una controllata avevano optato per il consolidato fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha emesso due accertamenti: uno di primo livello sulla controllata e uno di secondo livello sulla controllante. La società controllante ha aderito alla definizione agevolata per chiudere la lite sul secondo livello. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata perfezionata dalla società controllante estingue anche la causa sul primo livello riguardante la società controllata. Di conseguenza, il processo è stato dichiarato estinto.
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Definizione agevolata: così le sorelle battono il Fisco
Due sorelle vendono un terreno edificatorio ereditato. L'Agenzia delle Entrate contesta una plusvalenza non dichiarata, ritenendo il prezzo di vendita inferiore al valore di perizia. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio favorevoli alle contribuenti, la controversia giunge in Cassazione. Nel frattempo, le contribuenti presentano domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge 119/2018 e pagano gli importi dovuti. Poiché l'amministrazione finanziaria non notifica alcun diniego entro i termini di legge e nessuna parte chiede la prosecuzione della causa, la Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. Le spese restano a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della pace fiscale per chiudere definitivamente i contenziosi pendenti con il Fisco.
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Definizione agevolata: il fisco tace e la lite si estingue
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per violazione del termine dilatorio di sessanta giorni. Durante la pendenza del giudizio di cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia. L'Amministrazione Finanziaria non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge, né le parti hanno richiesto la trattazione della causa. La Corte di Cassazione, riuniti i ricorsi, ha dichiarato l'estinzione del giudizio principale per intervenuta definizione agevolata. Ha invece dichiarato improcedibile il ricorso incidentale contro un precedente diniego di condono, poiché il contribuente ha omesso di depositare tempestivamente l'atto in cancelleria. Le spese del giudizio estinto restano a carico di chi le ha anticipate, mentre per il ricorso improcedibile il contribuente viene condannato al pagamento delle spese in favore del fisco.
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Definizione agevolata delle liti: il fisco perde sul diniego
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato una vendita di quote societarie effettuata da un'azienda a favore di un'altra società come una vera e propria cessione d'azienda, richiedendo le relative imposte proporzionali di registro, ipotecarie e catastali. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando la prima rata prevista. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per avvenuta definizione della lite. I giudici hanno chiarito che il precedente diniego di una diversa sanatoria, relativa a una legge del 2017, non impedisce il perfezionamento della nuova procedura agevolata, che si è conclusa regolarmente in assenza di un formale diniego da parte dell'amministrazione finanziaria.
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Estinzione del giudizio tributario: quando il silenzio fa perdere
Il Contribuente ha impugnato la decisione dei giudici tributari in merito a una contestazione su plusvalenze e andamento antieconomico. Durante il processo in Cassazione, la causa è stata sospesa per consentire la definizione agevolata della controversia. Tuttavia, il Contribuente non ha presentato la richiesta di ripresa del processo entro la scadenza di legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo fine alla vicenda processuale con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: come il silenzio del fisco estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la partecipazione a frodi carosello, disconoscendo la detrazione IVA. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio: la cartella pagata spegne la lite
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento emessa contro una Società Contribuente per omesso versamento IVA. Durante il giudizio di legittimità, la Società Contribuente ha richiesto la definizione agevolata del debito. Nonostante un iniziale diniego del condono, l'ufficio tributario ha attestato l'integrale soddisfacimento del debito e la conseguente cancellazione della cartella. Entrambe le parti hanno quindi manifestato la volontà di non proseguire la causa: l'Amministrazione Finanziaria ha dichiarato la perdita di interesse e la Società Contribuente ha rinunciato agli atti. La Corte di Cassazione ha pronunciato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: l’accordo cancella il ricorso in Cassazione
Un'azienda tessile impugnava la condanna al pagamento di circa 80.000 euro per differenze contributive pretese dall'Inps. Nelle more del giudizio di Cassazione, l'azienda aderiva alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione-ter) per estinguere il debito a rate. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione alla definizione agevolata, contenente l'impegno a rinunciare alla causa, determina la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta rispetto alla presentazione del ricorso.
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Annullamento automatico dei debiti: stop alla lite con l’INPS
Il caso riguarda un ricorso presentato da un contribuente contro l'avviso di addebito dell'INPS per contributi previdenziali non versati negli anni ottanta, per un importo complessivo di circa 586 euro. Durante il giudizio di Cassazione, è entrata in vigore la Legge di Bilancio 2023, la quale prevede l'annullamento automatico dei debiti di importo inferiore a mille euro affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2015. Poiché il debito rientrava pienamente in questi parametri, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. L'annullamento opera direttamente per legge, rendendo superfluo l'esame dei motivi di ricorso. Le spese del giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Cessazione della materia del contendere: stop alla cartella
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha impugnato la sentenza d'appello che annullava una cartella di pagamento emessa nei confronti di una società in liquidazione. Nel frattempo, in un giudizio parallelo riguardante lo stesso debito fiscale, la Corte di Cassazione ha accertato l'avvenuta definizione agevolata della pendenza tributaria da parte della contribuente. Questo pagamento integrale del debito ha determinato l'estinzione del giudizio principale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso dell'agente della riscossione per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, poiché il credito erariale era già stato interamente e irrevocabilmente soddisfatto, azzerando qualsiasi interesse alla prosecuzione della causa.
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Imprenditore Agricolo Professionale: Fisco vince su sconti tardivi
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva ad una società immobiliare le agevolazioni fiscali per l'acquisto di terreni agricoli. La società sosteneva di possedere i requisiti di Imprenditore Agricolo Professionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che, per beneficiare delle agevolazioni, non basta presentare tardivamente i documenti. È invece indispensabile verificare la sussistenza effettiva della qualifica di Imprenditore Agricolo Professionale in capo all'amministratore e l'iscrizione alla gestione previdenziale agricola al momento della stipula dell'atto d'acquisto, o entro i termini di legge. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco perde per un ritardo
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una società di persone e i suoi soci per contestare l'annullamento di una presunzione di maggior reddito per trasparenza. Durante il processo, le parti hanno ottenuto la sospensione della causa per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. Tuttavia, nessuna delle parti ha presentato l'obbligatoria istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. La controversia si chiude così definitivamente, con la conferma implicita della decisione favorevole ai contribuenti e la compensazione di fatto delle spese processuali, che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Cessazione della materia del contendere: lite chiusa con il fisco
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per un presunto maggior reddito imponibile. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del d.l. n. 119/2018, provvedendo al relativo pagamento. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro i termini di legge e non è intervenuto alcun diniego da parte dell'ufficio, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, il processo si è estinto e le spese giudiziarie sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: addio al ricorso senza istanza
Un contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate per contestare il recupero a tassazione di costi non documentati. Durante il processo, la causa è stata sospesa in base alle norme sulla pace fiscale. Il contribuente non ha però presentato l'obbligatoria istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo ha reso definitivo l'accertamento fiscale e ha lasciato le spese del processo a carico della parte che le ha anticipate.
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