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D.L. 119/2018

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1187 provvedimenti

Definizione agevolata delle liti fiscali: il Fisco si ferma
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società per tasse non pagate nel 2009. L'atto è stato inviato anche a Il Contribuente come responsabile in solido. Dopo i rifiuti dei primi giudici, Il Contribuente ha fatto ricorso in Cassazione. Durante il processo, Il Contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle liti fiscali e ha pagato la prima rata. Poiché l'ufficio non ha respinto la domanda e nessuna parte ha chiesto di continuare la causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Il Contribuente chiude così la pendenza con il Fisco pagando quanto previsto dalla sanatoria.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite fiscale
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società un avviso di accertamento per rettificare la dichiarazione IVA. Dopo i primi due gradi di giudizio favorevoli alla contribuente, l'ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie ai sensi del decreto-legge n. 119/2018, pagando l'importo dovuto tramite modello F24. Poiché l'ufficio non ha notificato alcun diniego né presentato istanza di trattazione entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo estinto sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate.
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Auto di lusso contro Fisco: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento basati sul redditometro nei confronti di un contribuente, rilevando una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il possesso di beni di lusso, tra cui una vettura sportiva e diverse case. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il ricorrente ha aderito alla definizione agevolata, pagando le somme dovute e rinunciando ai giudizi pendenti. Poiché l'ufficio non ha notificato alcun diniego, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia si è conclusa definitivamente grazie alla definizione agevolata, con le spese di giudizio che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: scontro sui codici
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una contribuente contro l'avviso di accertamento per redditi da locazione non dichiarati. Dopo la sospensione del processo per la richiesta di definizione agevolata delle liti pendenti, l'Amministrazione Finanziaria ha negato la sanatoria a causa della mancata indicazione dei codici tributo per il versamento. La contribuente ha impugnato il diniego, sostenendo che tale mancanza non rientri tra le cause di esclusione previste dalla legge. Con ordinanza interlocutoria, la Sezione Sesta della Cassazione ha rimesso la decisione alla Sezione Quinta per approfondire la questione della validit del diniego e della notifica dell'appello.
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Definizione agevolata: la Cassazione frena il Fisco sul diniego
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento per IVA e IRES emessa contro una società. La controversia è stata sospesa poiché la società ha richiesto la definizione agevolata della lite. Successivamente, l'ufficio finanziario ha negato il condono, spingendo la contribuente a impugnare il diniego. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. I giudici hanno ritenuto necessario acquisire informazioni precise dall'amministrazione finanziaria sui versamenti effettuati dalla società prima di poter decidere sul ricorso principale.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
Una controversia fiscale tra l'Amministrazione Finanziaria e due società contribuenti, riguardante avvisi di accertamento per IVA e IRES, si è conclusa positivamente grazie alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Dopo che i giudici di secondo grado avevano dato ragione alle società, l'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le società hanno presentato domanda per la sanatoria prevista dalla legge, pagando quanto dovuto. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro i termini di legge e l'ufficio fiscale ha confermato il regolare pagamento, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa.
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Definizione agevolata: il silenzio che cancella il debito fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione dei giudici tributari favorevole a una Società in merito a un accertamento fiscale. Durante il giudizio di Cassazione, la Società ha richiesto la definizione agevolata della controversia. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese giudiziarie sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: il fisco non può negarla senza verifiche
L'Amministrazione Finanziaria ha negato a un'Azienda la definizione agevolata di una controversia tributaria, ritenendo che la lite, riguardando un precedente diniego di condono, non fosse definibile. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso della Società Socia (subentrata all'Azienda cancellata), ha ritenuto fondato il ricorso contro il diniego. Tuttavia, per verificare la regolarità dei pagamenti e dei tempi, ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Definizione agevolata: il silenzio del Fisco estingue la lite
Una società immobiliare impugnava gli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'occultamento di ricavi derivanti dalla vendita di immobili. Durante la causa in Cassazione, la società presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'Amministrazione finanziaria non notificava alcun provvedimento di diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti richiedeva la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese del giudizio sono state poste a carico di chi le ha anticipate, senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e la lite si estingue
Una società concessionaria di auto impugnava un avviso di accertamento relativo a imposte IRES, IRAP e IVA per l'anno 2004. Il fisco contestava la deducibilità dei costi sostenuti per la ristrutturazione e l'ampliamento di un immobile preso in locazione. Durante il giudizio in Cassazione, promosso dall'Agenzia delle Entrate, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto. L'amministrazione finanziaria ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata tributaria: lite estinta dopo il pagamento
L'Amministrazione Finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione per fare valere un avviso di accertamento relativo ad imposte dirette e IVA contro una società commerciale. Nel corso del giudizio, la società contribuente ha scelto di aderire alla definizione agevolata tributaria prevista dalla legge sulla pace fiscale. La società ha inviato la richiesta telematicamente, eseguito il versamento dell'unica rata dovuta tramite modello F24 e notificato la documentazione completa all'ufficio fiscale a mezzo PEC. A fronte della dimostrazione dell'avvenuto pagamento e in assenza di obiezioni da parte dell'Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha dichiarato la totale estinzione del processo. Le spese di lite sono rimaste a carico delle parti che le avevano anticipate.
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Sanzioni tributarie società di capitali: escluso il consulente
L'Amministrazione Finanziaria ha sanzionato un professionista per concorso in illeciti tributari commessi da alcune società di capitali sue clienti. Il consulente ha impugnato il provvedimento, sostenendo l'inapplicabilità delle sanzioni alla sua persona. La Corte di Cassazione ha stabilito che la disciplina sulle sanzioni tributarie società di capitali prevede la responsabilità esclusiva dell'ente giuridico beneficiario. Di conseguenza, i terzi concorrenti esterni, come i consulenti, non possono essere sanzionati per le violazioni amministrative commesse nell'interesse della società. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso del Fisco, confermando l'annullamento della sanzione e condannando l'ente al pagamento delle spese legali.
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Liti fiscali: la definizione agevolata estingue la causa
L'Agenzia delle Entrate ha notificato quattrodici atti impositivi a una società e ai suoi soci per utili non dichiarati e fatture per operazioni inesistenti. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi gradi di giudizio, i contribuenti hanno proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza della causa, la società e alcuni soci hanno scelto di accedere alla definizione agevolata per estinguere gran parte del debito fiscale. I restanti soci hanno rinunciato formalmente agli atti della causa. La Suprema Corte ha preso atto della scelta delle parti, dichiarando l'estinzione del processo e la compensazione integrale delle spese legali, escludendo inoltre l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata della controversia tra Fisco e perdite
Una società aderisce a un verbale di constatazione chiedendo lo scomputo delle perdite pregresse. L'Agenzia delle Entrate emette un atto di liquidazione senza applicare lo scomputo, sostenendo la tardività della richiesta. La società impugna l'atto e chiede la definizione agevolata della controversia ex D.L. 119/2018. L'amministrazione nega la definizione agevolata ritenendo l'atto non impositivo ma di mera liquidazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che il rifiuto dello scomputo esprime una vera e propria pretesa fiscale ulteriore. Pertanto l'atto possiede natura impositiva e la definizione agevolata della controversia deve essere concessa, con conseguente estinzione del giudizio principale.
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Trattazione congiunta nei ricorsi tributari: la decisione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un socio di una società di persone per contestare un maggiore reddito da partecipazione ai fini Irpef. A seguito dei precedenti gradi di giudizio e del mancato perfezionamento della definizione agevolata, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno rilevato la presenza di un altro giudizio pendente avente ad oggetto la posizione di un ulteriore socio della medesima società. Per evitare decisioni contrastanti sullo stesso reddito societario, la Suprema Corte ha stabilito la necessità della trattazione congiunta nei ricorsi tributari connessi. Di conseguenza, il processo è stato rinviato a nuovo ruolo con trasmissione alla Sezione Tributaria Ordinaria per consentire la decisione unificata delle cause relative ai singoli soci.
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Definizione agevolata: il Fisco recede e la lite si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale annullava due avvisi di accertamento IRPEF a carico di un cittadino. Durante lo svolgimento del giudizio, Il Contribuente ha presentato istanza di adesione alla definizione agevolata prevista dalla normativa speciale, provvedendo al saldo completo di quanto dovuto entro le scadenze legali. In assenza di nuove istanze di prosecuzione della causa entro i termini stabiliti, la Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria ed ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese legali sono rimaste interamente a carico della parte che le ha anticipate.
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Ammissibilità dell’atto di appello: rigore formale e riesame
L'Agente della Riscossione ha avviato un pignoramento presso terzi nei confronti del Debitore per il mancato pagamento di 61 cartelle esattoriali. Il Debitore ha contestato l'azione sostenendo la mancata notifica degli atti e l'avvenuta prescrizione dei crediti. Il Tribunale ha accolto l'opposizione per difetto di prova sulle notifiche. La Corte d'Appello ha poi dichiarato inammissibile il ricorso dell'esattore per la presunta genericità dell'impugnazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, precisando che l'ammissibilità dell'atto di appello non richiede formule rigide o sacramentali. Chi impugna può limitarsi a chiedere un nuovo esame delle prove e a richiamare i documenti già prodotti nel primo grado. I giudici hanno inoltre dichiarato la chiusura della causa per le cartelle annullate per legge di valore inferiore a mille euro.
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Compensazione delle spese di lite: quando la vittoria costa cara
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per debiti previdenziali eccependo l'avvenuta prescrizione. Il Tribunale ha accolto l'opposizione annullando la pretesa, ma ha disposto la compensazione delle spese di lite basandosi su motivazioni generiche, come la natura della causa e un successivo discarico del debito. Il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la mancata condanna dell'agente della riscossione al rimborso dei costi legali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che le motivazioni stereotipate non giustificano la deroga al principio di soccombenza. La compensazione delle spese di lite richiede infatti ragioni gravi ed eccezionali chiaramente esplicitate. Di conseguenza, la decisione impugnata è stata annullata con rinvio ad altro giudice.
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Impugnazione avviso bonario: le regole per estinguere il debito
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la sentenza d'appello che aveva dichiarato la fine di una controversia con Il Contribuente a seguito della sua sola domanda di adesione al saldo e stralcio. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi fondamentali. Da una parte, l'impugnazione avviso bonario è ammissibile ogni volta che l'atto specifica una precisa pretesa fiscale, anche se non figura nell'elenco formale degli atti impugnabili. Dall'altra parte, la semplice presentazione della richiesta di definizione agevolata non basta a chiudere la lite: Il Contribuente deve dimostrare l'effettivo e completo pagamento delle somme dovute. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente impositore e ha annullato la decisione con rinvio ad altra sezione della corte territoriale.
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Liquidazione spese di lite: i minimi tariffari sono vincolanti
Un contribuente ha impugnato alcune cartelle esattoriali per contravvenzioni stradali. Il Tribunale ha dichiarato prescritte alcune cartelle e annullate altre per legge, condannando l'Ente della Riscossione al rimborso dei compensi legali. Il giudice di merito ha però quantificato tali somme in misura ridotta. Il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la scorretta liquidazione spese di lite. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso. I giudici hanno stabilito che il compenso va calcolato sul valore effettivo deciso (decisum), ma deve sempre rispettare i minimi tariffari inderogabili previsti dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione ha rideterminato l'importo dovuto al contribuente in 535,50 euro per il primo grado e 1.053,00 euro per l'appello.
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