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Direttiva 1999/70/CE — Sezione Lavoro Civile

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517 provvedimenti

Altri anni per Direttiva 1999/70/CE

Risarcimento Danno Pubblico Impiego: Stabilizzazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento danno pubblico impiego per un lavoratore a causa dell'abuso di contratti a termine, anche se successivamente stabilizzato. La decisione chiarisce che l'assunzione a tempo indeterminato non ha 'efficacia sanante' se non è una diretta conseguenza della pregressa situazione di precariato, ma deriva da altre normative. Viene inoltre confermata la ricostruzione della carriera del dipendente.
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Riconoscimento anzianità: sì anche post concorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al riconoscimento dell'anzianità di servizio, maturata durante contratti a tempo determinato, non può essere negato solo perché l'assunzione a tempo indeterminato è avvenuta tramite concorso pubblico. Con l'ordinanza n. 336/2024, i giudici hanno chiarito che il principio di non discriminazione impone di valutare la coerenza delle mansioni svolte prima e dopo la stabilizzazione, rendendo irrilevante la modalità di assunzione. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato tale diritto, è stata cassata con rinvio, affermando un principio cruciale per il riconoscimento anzianità nel pubblico impiego.
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Ripetizione indebito: la PA può chiedere i soldi?
La Corte di Cassazione analizza un caso di ripetizione indebito avviato da un ente pubblico contro i propri dipendenti. L'ente aveva annullato in autotutela le delibere che giustificavano pagamenti extra, chiedendone la restituzione. I lavoratori si sono opposti, ma la Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando che le somme, prive di una valida causa giuridica a seguito dell'annullamento degli atti, dovevano essere restituite.
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Danno tardiva stabilizzazione: il no della Cassazione
Una lavoratrice ha richiesto il risarcimento del danno per tardiva stabilizzazione del suo rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, evidenziando come, nel corso del giudizio, un'altra sentenza definitiva (giudicato esterno) avesse accertato l'insussistenza del diritto originario della lavoratrice alla stabilizzazione. Venendo meno il presupposto fondamentale del diritto, la richiesta di risarcimento per il ritardo è stata considerata infondata.
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Lavoro pubblico a termine: no alla conversione
Un lavoratore con contratto di lavoro pubblico a termine presso un consorzio per la gestione dei rifiuti ha richiesto la conversione del rapporto in indeterminato e il trasferimento a nuovi enti, come previsto da una legge regionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conversione del contratto a termine nel settore pubblico non è ammissibile senza un concorso pubblico, in quanto violerebbe l'art. 97 della Costituzione. Di conseguenza, le tutele previste dalla legge regionale per il trasferimento del personale si applicano esclusivamente ai dipendenti assunti a tempo indeterminato.
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Notifica PEC inesistente: quando l’appello è tardivo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente pubblico contro tre ex lavoratrici socialmente utili. La decisione si fonda su un grave vizio procedurale: la prima notifica del ricorso via PEC era totalmente priva di allegati e di riferimenti essenziali al caso, rendendola una notifica PEC inesistente e non sanabile. La successiva notifica, corretta, è risultata tardiva. La Corte ha inoltre sanzionato l'ente per lite temeraria, stabilendo un importante principio sulla validità delle notifiche telematiche.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una lavoratrice aveva promosso un ricorso per cassazione contro una fondazione lirico-sinfonica in merito a una successione di contratti a termine. Prima della decisione della Corte, le parti hanno raggiunto una conciliazione, con conseguente rinuncia al ricorso da parte della lavoratrice. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione.
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Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un caso cruciale sui contratti a termine nelle fondazioni liriche. Un lavoratore ha contestato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato, sostenendo la violazione della normativa europea volta a prevenire gli abusi. La Corte ha ritenuto la questione di tale complessità e rilevanza nomofilattica da richiedere un esame approfondito, in particolare per valutare la compatibilità della legislazione nazionale, che permette una maggiore flessibilità per tali enti, con i principi sanciti dalla Corte di Giustizia dell'UE.
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Rinnovo contratto: illegittima la rinuncia ai diritti
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la condotta di un Comune che condizionava il rinnovo contratto di lavoro a termine alla firma di una liberatoria per passate pretese risarcitorie. Tale condizione viola i diritti indisponibili del lavoratore. La sentenza d'appello, che aveva dato ragione all'ente pubblico, è stata annullata con rinvio, riaffermando la tutela del lavoratore contro clausole abusive.
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Soppressione ente pubblico: il destino del Direttore
Un ex Direttore Generale di un ente pubblico ha contestato la risoluzione anticipata del suo contratto, avvenuta a seguito di una riforma che ha soppresso l'ente e ne ha creato uno nuovo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la risoluzione era legittima, riconoscendo una 'impossibilità sopravvenuta della prestazione'. La sentenza chiarisce che la posizione del direttore generale, a differenza del resto del personale, non godeva di continuità automatica a causa della profonda riorganizzazione del ruolo apicale prevista dalla nuova legge sulla soppressione dell'ente pubblico. Il recesso, quindi, non era ingiustificato.
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Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza il caso sui contratti a termine nelle fondazioni liriche. Una lavoratrice aveva ottenuto in primo grado la conversione del suo rapporto a tempo indeterminato, ma la Corte d'Appello aveva riformato la decisione, ritenendo legittimi i contratti successivi al D.Lgs. 81/2015. La Cassazione ha sollevato un dubbio di compatibilità tra la normativa nazionale, che sembra consentire l'uso acausale e illimitato di tali contratti, e la direttiva europea che impone misure contro gli abusi, rendendo necessario un approfondimento.
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Contratti a termine: la Cassazione e la non contestazione
Un percussionista, impiegato da una fondazione lirica con numerosi contratti a termine dal 1995, ha fatto causa per ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la legittimità dei contratti a termine. La Corte ha sottolineato come la mancata contestazione da parte del lavoratore delle specifiche ragioni artistiche indicate nel contratto sia stata decisiva. Questo principio, noto come 'relevatio ad onere probandi', ha sollevato il datore di lavoro dall'onere di provare tali ragioni. Gli altri motivi di ricorso, relativi alla durata massima e al pensionamento di un collega, sono stati giudicati inammissibili o irrilevanti.
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Contratti a termine: quando la successione è lecita
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due musicisti d'orchestra che chiedevano la conversione dei loro contratti a termine in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I giudici hanno confermato la legittimità della successione di contratti, basandosi sulla non contestazione da parte dei lavoratori delle specifiche e obiettive ragioni temporanee indicate dall'ente lirico in ogni contratto. Secondo la Corte, se il lavoratore non contesta di essere stato impiegato esclusivamente per le produzioni indicate, il datore di lavoro non ha l'onere di fornire ulteriori prove, rendendo i contratti a termine validi.
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Divieto di conversione: No a ruolo fisso nel pubblico
La Cassazione conferma il divieto di conversione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato nel pubblico impiego. Un lavoratore forestale, assunto per anni con contratti precari, si è visto negare la stabilizzazione a causa del principio del concorso pubblico. La Corte ha ribadito che, nonostante l'abuso, la sanzione non è l'assunzione ma il risarcimento del danno, se richiesto correttamente.
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Incarichi dirigenziali a termine: la Cassazione valuta
Tre dirigenti pubblici hanno contestato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato stipulati con un ente previdenziale nazionale per oltre un decennio. I ricorrenti sostenevano che tali contratti mascherassero esigenze lavorative stabili e permanenti. Dopo che i tribunali di merito hanno respinto le loro richieste, la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto la complessità e l'importanza nomofilattica della questione. Pertanto, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito, senza ancora decidere nel merito la controversia sugli incarichi dirigenziali a termine.
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Somministrazione pubblico impiego: diritti economici
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori in somministrazione presso la Pubblica Amministrazione, anche in caso di contratto illegittimo non convertibile, hanno diritto alla stessa progressione economica dei dipendenti a tempo indeterminato. Questa decisione si fonda sul principio di non discriminazione, garantendo la parità di trattamento economico per tutta la durata del rapporto di lavoro. La sentenza chiarisce che l'impossibilità di trasformare il contratto non elimina il diritto a un equo compenso, comprensivo degli scatti di anzianità.
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Lavoro subordinato PA: la prova della subordinazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice che, dopo un contratto di somministrazione e una serie di contratti di collaborazione (co.co.co.) con un Comune, chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non trovando prove sufficienti del vincolo di subordinazione. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice. È stato sottolineato che, per qualificare un rapporto come lavoro subordinato, non basta la reiterazione dei contratti, ma è necessario dimostrare con prove concrete l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, elementi che nel caso di specie sono risultati mancanti.
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Retribuzione pubblico impiego: quando va restituita?
Un ex dirigente di un ente pubblico è stato condannato a restituire una parte della sua retribuzione di posizione perché erogata in violazione del contratto collettivo nazionale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che nel pubblico impiego i contratti individuali non possono derogare alla contrattazione collettiva per i trattamenti economici, ribadendo l'obbligo di restituzione delle somme indebitamente percepite. Il caso analizza i limiti dell'autonomia negoziale individuale e il principio di legittimo affidamento in materia di retribuzione pubblico impiego.
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Danno comunitario: risarcimento anche senza conversione
Un lavoratore i cui contratti a termine con enti pubblici erano stati ritenuti illegittimi si è visto negare la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato a causa di una legge regionale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il divieto di conversione non esclude il diritto del lavoratore a ottenere un risarcimento del danno. La Corte ha chiarito che il cosiddetto "danno comunitario", derivante dall'abuso di contratti a termine, rappresenta una forma di tutela essenziale prevista dal diritto dell'Unione Europea che il giudice deve riconoscere anche quando la stabilizzazione non è percorribile. Di conseguenza, il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la quantificazione del risarcimento.
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Magistrati onorari: la Cassazione attende l’Europa
Una magistrata onoraria ha citato in giudizio il Ministero per il riconoscimento del suo status di lavoratrice e per il risarcimento del danno derivante dall'abuso di contratti a termine. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha deciso di sospendere il giudizio. La decisione è motivata dalla pendenza di una questione pregiudiziale davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea su un caso analogo. L'ordinanza interlocutoria rinvia la causa a una pubblica udienza, in attesa che la giustizia europea si pronunci sulla compatibilità delle norme italiane in materia di magistrati onorari con il diritto dell'Unione.
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