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Direttiva 1999/70/CE — Anno 2025

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73 provvedimenti

Altri anni per Direttiva 1999/70/CE

Incarichi a tempo determinato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di incarichi a tempo determinato dirigenziali o di alta specializzazione negli enti locali, se basata sull'art. 110 del TUEL, non costituisce automaticamente un abuso. Un lavoratore aveva contestato 12 anni di contratti a termine con un Comune. Mentre la Corte d'Appello aveva ravvisato un abuso, la Cassazione ha annullato tale decisione, precisando che la normativa specifica per gli enti locali, che lega la durata del contratto al mandato del Sindaco, rappresenta una giustificazione oggettiva ai sensi della normativa europea, escludendo il diritto al risarcimento del danno per abusiva reiterazione.
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Conversione contratto pubblica amministrazione: no
Una lavoratrice ha richiesto la conversione dei suoi contratti di collaborazione pluriennali con un ente pubblico in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo il principio secondo cui la conversione contratto pubblica amministrazione è vietata. Anche in caso di abuso, il lavoratore non ottiene la stabilizzazione, ma ha diritto solo a tutele di tipo economico e contributivo per il lavoro effettivamente svolto.
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Anzianità di servizio e precari: la Cassazione decide
Una ricercatrice, stabilizzata dopo anni di contratti a termine, si è vista negare la progressione di carriera basata sull'anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20076/2025, ha accolto il suo ricorso. Ha stabilito che, in base al principio europeo di non discriminazione, l'anzianità di servizio pregressa deve essere pienamente riconosciuta. La mancata valutazione da parte del datore di lavoro non può essere un ostacolo; anzi, l'azienda è tenuta ad attivarla una volta maturati i requisiti.
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Risarcimento del danno: la stabilizzazione non sana l’abuso
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice a causa dell'abusivo ricorso a contratti a termine da parte di un'Agenzia Regionale. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato (stabilizzazione) non elimina il diritto al risarcimento se non è direttamente finalizzata a sanare l'abuso pregresso. È stato inoltre ribadito il principio di non discriminazione, che impone il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante il periodo di precariato.
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Assegno ad personam negato: il caso del pubblico impiego
Un ex dipendente del Ministero della Difesa, divenuto insegnante presso il Ministero dell'Istruzione dopo dieci anni di contratti a termine, si è visto negare l'assegno ad personam. La Corte di Cassazione ha stabilito che il lungo periodo di precariato interrompe la continuità del rapporto di lavoro, requisito essenziale per qualificare il trasferimento come un "passaggio di carriera" e ottenere così il mantenimento del trattamento economico precedente. La decisione sottolinea che le dimissioni e la successiva riassunzione non equivalgono a una procedura di mobilità diretta.
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Risarcimento danno pubblico impiego: quando spetta
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento danno nel pubblico impiego per l'abuso di contratti a termine, anche se il lavoratore viene poi assunto a tempo indeterminato. La stabilizzazione, se derivante da una procedura concorsuale autonoma, non sana l'illecito pregresso.
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Ricostruzione carriera: prova onere del docente
Una docente, dopo anni di contratti a termine e successiva assunzione a tempo indeterminato, ha fatto ricorso per ottenere la piena ricostruzione della carriera, lamentando una discriminazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il punto centrale della decisione è la mancanza di allegazioni e prove specifiche da parte della ricorrente riguardo al presunto trattamento discriminatorio nella ricostruzione carriera. La docente non ha dimostrato in modo concreto come il calcolo della sua anzianità di servizio fosse pregiudizievole rispetto a quello di un collega assunto a tempo indeterminato fin dall'inizio.
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Congedo per dottorato: retribuzione e prescrizione
Una dipendente pubblica in congedo per dottorato ha richiesto il pagamento della retribuzione per tale periodo. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'amministrazione, rinviando alla Corte d'Appello la valutazione sulla prescrizione dei crediti. Ha però confermato un principio fondamentale: il trasferimento a un'altra amministrazione pubblica dopo il dottorato non comporta l'obbligo di restituire gli stipendi percepiti, poiché il dipendente rimane al servizio del settore pubblico. La questione centrale riguarda il diritto alla retribuzione durante il congedo per dottorato.
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Riconoscimento anzianità precari: sì alla carriera
Una ricercatrice, assunta a tempo indeterminato dopo anni di contratti a termine, si è vista negare la progressione di carriera basata sull'anzianità pre-ruolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di non discriminazione impone il pieno riconoscimento dell'anzianità dei precari. Il datore di lavoro pubblico non può negare la progressione stipendiale adducendo la mancata valutazione della performance, ma ha l'obbligo di attivarla considerando l'intero periodo di servizio.
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Mobilità docenti sostegno: vale il pre-ruolo
Una docente di sostegno ha richiesto il trasferimento su posto comune, chiedendo di computare nel quinquennio obbligatorio anche il servizio svolto con contratti a termine (pre-ruolo). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, in base al principio di non discriminazione UE, il servizio pre-ruolo va conteggiato ai fini della mobilità docenti sostegno, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Assegno di sede: parità tra docenti a tempo determinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21695/2025, ha stabilito un importante principio di parità di trattamento. Ha sancito che i docenti a tempo determinato in servizio all'estero hanno diritto a percepire l'assegno di sede nella stessa misura prevista per i colleghi a tempo indeterminato. La Corte ha ritenuto che non sussistano ragioni oggettive per giustificare una disparità economica, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello e basando la propria pronuncia sul principio di non discriminazione sancito dalla direttiva europea 1999/70/CE.
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Risarcimento contratti a termine: quando è dovuto?
L'appello di un'agenzia pubblica contro una sentenza che concedeva il risarcimento per contratti a termine abusivi a una dipendente è stato respinto. La Corte di Cassazione ha stabilito che una successiva assunzione a tempo indeterminato non elimina il diritto al risarcimento se non è una misura direttamente volta a sanare il precariato. Ha inoltre confermato il diritto alla ricostruzione della carriera, affermando che diverse modalità di assunzione non possono giustificare un trattamento discriminatorio.
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Anzianità di servizio: vale il periodo a termine?
Una società di trasporti si rifiutava di calcolare l'anzianità di servizio di un dipendente includendo i periodi lavorati con contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che tale esclusione costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea. L'ordinanza ribadisce che, ai fini degli scatti retributivi, l'anzianità di servizio deve comprendere tutto il periodo lavorativo, indipendentemente dalla natura a termine o indeterminata dei contratti, in ossequio al principio di parità di trattamento.
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