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Dir. UE 112/2006

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Detrazione IVA: Formalità o Sostanza? La Cassazione chiarisce
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'Azienda italiana l'omessa doppia registrazione IVA e l'indicazione dell'imposta su fatture per acquisti da San Marino, recuperando la detrazione IVA e irrogando sanzioni. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso il recupero dell'IVA, mantenendo solo sanzioni minime per l'omessa registrazione. La Corte di Cassazione, rigettando il ricorso dell'Agenzia, ha stabilito che le violazioni formali non comportano la perdita del diritto alla detrazione IVA se i requisiti sostanziali sono soddisfatti e non vi è intento fraudolento o evasione. L'Azienda aveva comunque registrato le operazioni e fornito le fatture.
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Operatore Estero vs Fisco: L’Imposta Unica sulle Scommesse si Paga
Un operatore di scommesse estero, senza concessione statale, ha contestato l'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per il 2010, sostenendo di esserne esente e di pagare già tasse nel proprio Paese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che l'imposta unica sulle scommesse è un tributo speciale, distinto dall'IVA, e si applica a tutti i bookmaker, anche quelli privi di concessione statale. La decisione conferma che l'obbligo fiscale non dipende dalla presenza di una concessione o dal luogo di raccolta delle scommesse, ribadendo un consolidato orientamento giurisprudenziale.
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Fatture False: Omessa Dichiarazione IVA Anche Senza Operazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di reati fiscali: il reato di omessa dichiarazione IVA si configura anche quando le fatture emesse si riferiscono a operazioni inesistenti. Nel caso specifico, un'azienda 'cartiera' emetteva fatture false a un'altra società. Quest'ultima pagava l'importo totale, ma l'azienda emittente tratteneva una percentuale come compenso e restituiva il resto, omettendo sistematicamente di dichiarare e versare l'IVA. La difesa sosteneva che, essendo le operazioni fittizie, non vi fosse alcuna imposta dovuta. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che la sola emissione di una fattura che indica l'IVA crea l'obbligo legale di dichiararla e versarla. Di conseguenza, il sequestro dei beni dell'indagato è stato confermato.
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Rimborso IVA società di comodo: l’UE boccia la legge italiana
Una società in liquidazione si è vista negare un rimborso IVA di oltre 100.000 euro perché considerata 'società di comodo' per non aver raggiunto ricavi sufficienti. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Seguendo una sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha stabilito che la normativa italiana sulle società non operative è incompatibile con il diritto UE. Il diritto al rimborso IVA per una società di comodo non può essere negato solo sulla base di un test sui ricavi, se l'azienda ha comunque svolto un'attività economica. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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Evasione IVA online: la Cassazione convalida il sequestro probatorio
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro probatorio per evasione IVA a carico di due imprenditori. Essi vendevano prodotti online a consumatori italiani tramite società con sede all'estero, omettendo di versare l'IVA in Italia dopo aver superato le soglie di vendita a distanza previste dalla normativa europea. La Corte ha ritenuto legittimo il sequestro, inclusa una somma di denaro contante, perché basato su un solido sospetto (fumus delicti) dei reati di omessa dichiarazione fiscale e autoriciclaggio. La misura è stata considerata necessaria per accertare la provenienza del denaro e consolidare il quadro probatorio. Gli imprenditori hanno perso il ricorso.
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Inerenza IVA: detrazione negata se l’attività non parte
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della detrazione per difetto di Inerenza IVA in relazione a costi di ristrutturazione sostenuti su immobili di terzi. Sebbene la normativa consenta la detrazione anche per attività potenziali o future, nel caso di specie l'attività di agriturismo non era mai stata avviata a distanza di dieci anni dal sostenimento delle spese. La contribuente non ha fornito prove circa impedimenti incolpevoli che avessero bloccato l'inizio dell'impresa, rendendo i costi non strumentali all'esercizio dell'attività economica.
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Cessioni all’esportazione: guida alla prova IVA
La Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti probatori per le cessioni all'esportazione in regime di non imponibilità IVA. Una società aveva impugnato un accertamento relativo a operazioni di triangolazione, contestando il disconoscimento dell'agevolazione per mancanza di visti doganali. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la prova principale sia la documentazione doganale, il contribuente può dimostrare l'uscita della merce dal territorio UE tramite altri mezzi di prova certi e incontrovertibili, come attestazioni di autorità pubbliche estere, specialmente se non dispone dei documenti originali. La sentenza impugnata è stata cassata per non aver valutato correttamente l'idoneità probatoria dei documenti prodotti.
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Società estinta: la responsabilità fiscale dei soci
Una società di costruzioni veniva cancellata dal registro delle imprese. Anni dopo, l'Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento per maggiori ricavi su vendite immobiliari sia alla società estinta che ai suoi ex soci. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'atto, stabilendo che i soci subentrano nei debiti fiscali della società estinta, rendendo legittima la pretesa nei loro confronti. La Corte ha inoltre ritenuto valido l'accertamento basato sui valori OMI, poiché supportato da altre prove gravi, precise e concordanti, come una caparra superiore al prezzo di vendita dichiarato.
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Deducibilità costi auto: limiti e retroattività
Un professionista ha contestato i limiti sulla deducibilità dei costi auto. La Corte di Cassazione ha confermato il limite del 40% sulla detraibilità IVA, ritenendo legittima la sua applicazione retroattiva grazie a un'autorizzazione UE. Ha inoltre validato il calcolo proporzionale annuale (ragguaglio ad anno) per la deduzione dei costi di noleggio ai fini del reddito, anche per periodi brevi.
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Aiuti di Stato: il ruolo del CdA è attività d’impresa?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso a pubblica udienza una causa riguardante il diniego di un rimborso fiscale, previsto per le vittime di un sisma, a una contribuente anche per i redditi derivanti dalla sua partecipazione a un consiglio di amministrazione. Il caso solleva una questione nuova e di particolare rilevanza: stabilire se l'attività di componente di un CdA si qualifichi come 'attività d'impresa' secondo il diritto europeo, ricadendo così nelle restrizioni sugli Aiuti di Stato. La Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza data l'assenza di precedenti specifici sul punto.
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Aiuti di Stato: sisma e rimborso, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una corte territoriale che aveva concesso un rimborso fiscale a un professionista colpito da un terremoto. Il rimborso è stato qualificato come potenziale forma di illeciti aiuti di Stato. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno l'obbligo di verificare la conformità di tali agevolazioni con le normative europee, in particolare con il regolamento "de minimis", prima di poterle concedere a imprese o professionisti. Il caso è stato rinviato per effettuare questa specifica verifica.
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Aiuti di Stato e rimborso sisma: limiti professionisti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che concedeva un rimborso fiscale a un professionista vittima del sisma del 1990. La ragione risiede nel fatto che, secondo il diritto europeo, anche i lavoratori autonomi sono considerati imprese. Pertanto, il beneficio fiscale si configura come un aiuto di Stato, ammissibile solo se rispetta la soglia 'de minimis'. Il caso è stato rinviato per verificare questo specifico presupposto.
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Rimborso sisma Sicilia: professionisti e aiuti di Stato
Un libero professionista ha richiesto il rimborso delle imposte versate tra il 1990 e il 1992, in quanto vittima del sisma in Sicilia del 1990. L'Agenzia Fiscale ha opposto un diniego, considerando il beneficio un aiuto di Stato. Dopo due sentenze favorevoli al contribuente, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. La Corte ha stabilito che, secondo il diritto dell'Unione Europea, anche un libero professionista è considerato un'"impresa" quando esercita un'attività economica. Di conseguenza, il rimborso sisma Sicilia costituisce un aiuto di Stato e la sua concessione è subordinata alla verifica del rispetto delle soglie 'de minimis', compito che spetta ora al giudice del rinvio.
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TOSAP su viadotti autostradali: quando è dovuta?
Una società concessionaria di autostrade ha contestato un avviso di accertamento per la TOSAP (Tassa Occupazione Suolo Pubblico) relativa a un viadotto sovrastante strade comunali. La società sosteneva di essere esente in quanto organismo di diritto pubblico e gestore di un'opera statale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la TOSAP su viadotti autostradali è dovuta. La Corte ha chiarito che il presupposto del tributo è l'occupazione materiale del suolo, che sottrae l'area all'uso pubblico, a prescindere dalla proprietà dell'opera o dalla natura giuridica del gestore. Anche le società 'in house' sono considerate soggetti giuridici distinti dallo Stato e, svolgendo un'attività economica, non beneficiano delle esenzioni fiscali previste per quest'ultimo.
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TOSAP società in house: la Cassazione nega l’esenzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32403/2024, ha stabilito che una società concessionaria autostradale, anche se a totale partecipazione pubblica e qualificabile come 'in house', è tenuta al pagamento della TOSAP per l'occupazione di soprassuolo comunale con un viadotto. La Corte ha chiarito che la natura di società in house non la rende assimilabile allo Stato ai fini dell'esenzione fiscale, in quanto essa rimane un soggetto giuridico distinto che realizza un'occupazione di fatto del suolo pubblico.
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TOSAP sovrappasso autostradale: Cassazione conferma
Una società che gestisce concessioni autostradali è stata soggetta a un avviso di accertamento per la TOSAP (Tassa Occupazione Suolo Pubblico) a causa di un sovrappasso autostradale che occupava lo spazio aereo sopra una strada comunale. La Corte di Cassazione ha confermato che il TOSAP sovrappasso autostradale è dovuto, poiché l'occupazione oggettiva dello spazio pubblico è sufficiente a far scattare l'imposta. La Corte ha inoltre specificato che l'esenzione prevista per lo Stato non si estende alle società concessionarie, anche se a partecipazione pubblica, in quanto sono entità giuridiche distinte che operano come imprese commerciali.
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Fatture false: la Cassazione sulla confisca allargata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un sequestro preventivo per reati tributari, tra cui l'emissione di fatture false. La sentenza chiarisce che l'obbligo di dichiarare l'IVA sorge con la semplice emissione della fattura, anche se per un'operazione inesistente, rendendo compatibili le accuse di emissione di fatture false e omessa dichiarazione. Inoltre, ha confermato la legittimità della confisca allargata su una ingente somma di denaro contante, ritenuta di provenienza illecita data la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati e l'assenza di giustificazioni plausibili.
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Esenzione TOSAP: no per società in-house
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria autostradale, anche se a totale partecipazione pubblica (in-house), non ha diritto all'esenzione TOSAP per l'occupazione di suolo pubblico con un viadotto. La Corte ha chiarito che la società è un soggetto giuridico distinto dallo Stato e che il presupposto per la tassa è l'oggettiva sottrazione di spazio all'uso pubblico, indipendentemente dalla proprietà dell'opera o dalla sua pubblica utilità. Concedere l'esenzione violerebbe inoltre i principi di concorrenza del diritto europeo.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia tributaria a causa di una notifica effettuata due giorni dopo la scadenza del termine di sei mesi previsto dalla legge. Il caso di specie riguardava l'impugnazione di una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva confermato un avviso di accertamento a carico del rappresentante fiscale di una società estera per operazioni ritenute inesistenti. La Corte, accogliendo l'eccezione dell'Agenzia delle Entrate, ha stabilito che il mancato rispetto del termine perentorio rende il ricorso tardivo e, di conseguenza, non esaminabile nel merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Aiuti di Stato: la Cassazione sul rimborso fiscale
Un contribuente, residente in un'area colpita da un sisma, aveva ottenuto in due gradi di giudizio il rimborso di imposte versate, basandosi su una legge nazionale di agevolazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Il motivo è che la legge nazionale è stata dichiarata dalla Commissione Europea come aiuto di Stato illegale. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per verificare se il contribuente rientri nelle eccezioni previste dalla normativa UE, come la regola del 'de minimis' o il fatto di non essere un'impresa.
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