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d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater — Sezione Prima Civile

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195 provvedimenti

Altri anni per d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater

Procura ad litem: ricorso inammissibile e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per un vizio insanabile della procura ad litem. Il difensore del ricorrente viene condannato a pagare personalmente le spese legali. La decisione ribadisce la necessità di una procura valida al momento della notifica dell'atto, evidenziando come la sua mancanza non sia sanabile.
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Autosufficienza del ricorso: appello inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per difetto di autosufficienza del ricorso. Una banca aveva impugnato una sentenza d'appello, sostenendo un travisamento della CTU, ma senza riportarne i passaggi chiave nell'atto, violando così il principio di autosufficienza.
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Prescrizione danno contrattuale: quando inizia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione del danno contrattuale, derivante dalla mancata cancellazione di un'ipoteca da parte del venditore di un immobile, decorre dal momento in cui l'acquirente subisce l'effettivo pregiudizio economico, ovvero quando paga i creditori per estinguere il debito, e non dalla semplice notifica dell'atto di precetto. L'ordinanza analizza il caso di acquirenti costretti a saldare un'ipoteca che i venditori si erano impegnati a rimuovere, chiarendo che il mero pericolo del danno non fa scattare il termine prescrizionale.
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Occupazione usurpativa: quando si calcola il danno?
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sull'occupazione usurpativa. La Corte stabilisce che il risarcimento del danno per l'esproprio illecito deve essere calcolato in base al valore del terreno al momento della proposizione della domanda giudiziale e non al momento della trasformazione fisica del bene.
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Impugnazione rendiconto fallimentare: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcune Amministrazioni pubbliche creditrici in una procedura fallimentare. Le Amministrazioni contestavano gli acconti liquidati al curatore e ai legali, ma hanno utilizzato lo strumento dell'impugnazione del rendiconto fallimentare in modo errato. La Corte ha stabilito che il rendiconto serve a contestare gli atti di gestione del curatore, non i provvedimenti, seppur provvisori, del giudice delegato, i quali devono essere impugnati con specifici rimedi procedurali. Il ricorso è stato giudicato una mera riproposizione di argomenti già respinti, senza una critica specifica alla decisione della Corte d'Appello.
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Decorrenza interessi indennizzo: la decisione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13903/2024, ha stabilito che la decorrenza interessi indennizzo e della rivalutazione monetaria, in caso di riliquidazione giudiziale di un indennizzo per beni persi all'estero, parte dalla data della domanda giudiziale. Viene rigettata la tesi dei ricorrenti che chiedevano una decorrenza anteriore, basata su presunti atti di costituzione in mora non tempestivamente prodotti nel processo. La Corte ha ribadito che il giudizio di rinvio ha una natura "chiusa" e non ammette, di norma, la produzione di nuove prove.
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Prezzo chiuso appalti: l’annullamento parziale delibera
La Cassazione chiarisce che la decorrenza per il calcolo del meccanismo del prezzo chiuso in un appalto pubblico parte dalla delibera che rende efficace l'offerta, anche se poi annullata per motivi non sostanziali. L'annullamento parziale non incide sul termine iniziale.
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Appalto pubblico: risarcimento automatico per stop lavori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13832/2024, ha stabilito che in un appalto pubblico, la sospensione dei lavori causata dalla mancanza di autorizzazioni che l'ente appaltante doveva ottenere è illegittima. Di conseguenza, l'impresa appaltatrice ha diritto a un risarcimento automatico e presuntivo per le spese generali e il mancato utile, senza la necessità di fornire una prova specifica del danno subito.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non si impugna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una dichiarazione di fallimento. La ricorrente non ha impugnato una delle autonome ratio decidendi della sentenza d'appello, ovvero l'istanza di fallimento presentata anche dal Pubblico Ministero, che da sola era sufficiente a sorreggere la decisione.
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Prescrizione libretto risparmio: quando scatta?
Alcuni eredi hanno rinvenuto vecchi libretti di risparmio appartenenti ai loro avi, chiedendone il rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, stabilendo che la prescrizione libretto risparmio decorre indipendentemente dalla conoscenza dell'esistenza del titolo da parte dell'erede. L'ordinanza sottolinea l'irrilevanza dell'ignoranza, anche incolpevole, ai fini del decorso del termine decennale. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili perché i ricorrenti non hanno impugnato tutte le autonome ragioni giuridiche su cui si fondava la decisione d'appello (la cosiddetta 'duplice ratio decidendi').
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Interesse ad agire referendum: la Cassazione decide
Un gruppo di cittadini ha impugnato un referendum comunale volto a vietare l'uso di pesticidi. La Corte di Cassazione ha dichiarato la loro azione inammissibile per mancanza di un interesse ad agire concreto e attuale. Secondo la Corte, un referendum meramente propositivo non lede direttamente i diritti dei cittadini, in quanto spetta poi al Consiglio Comunale decidere se e come attuare la proposta. L'interesse ad agire sorge solo avverso l'eventuale atto normativo finale, non contro il referendum stesso.
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Espulsione lavoratore straniero: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero, confermando la legittimità del suo decreto di espulsione. La Corte ha chiarito che la protezione contro l'espulsione, prevista durante la procedura di regolarizzazione ('sanatoria'), cessa nel momento in cui la domanda viene formalmente rigettata e notificata all'interessato. La successiva pendenza di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro tale rigetto non sospende l'efficacia del provvedimento di espulsione del lavoratore straniero, che quindi risulta legittimo.
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Protezione internazionale: quando conta la domanda?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il ricorrente sosteneva di aver manifestato la volontà di chiedere protezione internazionale prima dell'emissione del decreto, ma la Corte ha ritenuto che il documento prodotto non fosse una prova adeguata di tale intenzione, confermando la legittimità del provvedimento espulsivo.
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Nullità fideiussione antitrust: oneri processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la nullità di una fideiussione per violazione della normativa antitrust. La decisione sottolinea che l'eccezione, pur rilevabile d'ufficio, non può essere sollevata in appello se la parte non ha allegato e provato tempestivamente i fatti costitutivi in primo grado, come la produzione dello schema ABI e del provvedimento della Banca d'Italia. Il caso ribadisce il rigore delle preclusioni processuali in materia di prova.
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Onere della prova banca: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista, chiarendo l'onere della prova banca. La Corte ha stabilito che, in assenza di alcuni estratti conto, l'istituto di credito può dimostrare il proprio credito anche con altri mezzi di prova, come le movimentazioni contabili interne, soprattutto quando il cliente non contesta il capitale ma solo le condizioni applicate (interessi, commissioni). La decisione sottolinea che la contestazione del correntista deve essere specifica e non generica per invalidare le prove alternative fornite dalla banca.
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Onere della prova saldo conto corrente: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova saldo conto corrente in un caso di contestazione di un 'giroconto' iniziale. Se la banca fornisce gli estratti conto completi dall'inizio del contratto, spetta al correntista dimostrare che il saldo negativo iniziale derivi da un precedente rapporto viziato da illegittimità. L'ordinanza dichiara inammissibile il ricorso del cliente, confermando la decisione della Corte d'Appello e stabilendo un principio chiaro sulla ripartizione delle prove tra le parti.
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Legittimazione ad impugnare: chi può fare ricorso?
Un istituto di credito, che aveva garantito un finanziamento a una società poi fallita, ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione del Tribunale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l'istituto non era una parte formale nel precedente grado di giudizio. La decisione ribadisce che la legittimazione ad impugnare spetta solo a chi ha partecipato al processo, e che anche un interventore non può agire autonomamente se la parte principale non impugna la sentenza.
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Libretto postale cointestato: prelievo dopo decesso
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di libretto postale cointestato con facoltà di prelievo disgiunto, il cointestatario superstite ha diritto a prelevare la propria quota anche in presenza dell'opposizione di un erede del defunto. La sentenza chiarisce che la nuova normativa, applicabile ai rapporti sorti dopo il giugno 2002, distingue tra la titolarità del credito e la legittimazione alla riscossione. L'opposizione dell'erede incide sui rapporti interni tra eredi e superstite, ma non impedisce all'intermediario di effettuare il pagamento a chi è legittimato a riceverlo.
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Occupazione di fatto: la Cassazione sul canone COSAP
Una società della grande distribuzione è stata condannata a pagare il canone COSAP per l'installazione di segnaletica stradale non autorizzata. La società ha impugnato la decisione, sostenendo di essere una semplice locataria e non l'occupante diretto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'obbligo di pagamento sorge in capo a chi realizza un'occupazione di fatto, a prescindere da contratti di locazione. La Corte ha inoltre sanzionato diversi vizi procedurali del ricorso.
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Eccezione revocatoria fallimentare: quando si applica?
Una società in procedura fallimentare ha citato in giudizio una compagnia di navigazione per revocare alcuni pagamenti relativi a un contratto di noleggio marittimo. La compagnia si è difesa invocando una norma del diritto dell'Unione Europea (Reg. CE 1346/2000) che esclude la revocatoria se la legge applicabile al contratto (in questo caso, il diritto inglese) non la consente. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa specifica **eccezione revocatoria fallimentare** è un'eccezione in senso stretto, ovvero una difesa che deve essere sollevata dalla parte interessata entro i rigidi termini processuali iniziali, e non in un momento successivo. Avendola proposta tardivamente, la difesa della compagnia di navigazione è stata respinta.
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