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d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater — Anno 2024

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534 provvedimenti

Altri anni per d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater

Prescrizione Vittime del Dovere: la Cassazione decide
Un beneficiario, riconosciuto come 'vittima del dovere', ha richiesto l'adeguamento del suo assegno vitalizio. Il Ministero competente si è opposto, eccependo la prescrizione quinquennale del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, stabilendo che la richiesta di adeguamento e rivalutazione delle somme dovute alle vittime del dovere è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale, e non a quella breve di cinque anni. La Corte ha chiarito che il termine più lungo si applica in quanto si tratta di crediti di natura assistenziale non ancora 'liquidati', cioè non resi pienamente disponibili al creditore dall'amministrazione.
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Estinzione del processo: accordo tra le parti
Una controversia di lavoro tra un'agenzia di stampa e un giornalista sulla natura del rapporto (autonomo o subordinato) giunge in Cassazione. Dopo la sentenza d'appello favorevole al lavoratore, le parti decidono di porre fine alla lite. Attraverso la rinuncia reciproca ai rispettivi ricorsi, la Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo. Questa decisione chiude definitivamente il caso senza una pronuncia nel merito, esonerando le parti dal pagamento delle spese e dal raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del processo: rinuncia e spese legali
Un'associazione nazionale di assistenza ha impugnato in Cassazione una sentenza che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato con due ex collaboratori. A seguito di una rinuncia reciproca al ricorso principale e a quello incidentale, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che tale esito esonera le parti dal versamento del doppio contributo unificato e neutralizza la condanna alle spese legali, data la reciproca adesione alla rinuncia.
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Responsabilità sindacato: nesso causale è cruciale
Un lavoratore ha citato in giudizio un sindacato per aver impugnato tardivamente il suo licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento, stabilendo un principio fondamentale: la responsabilità del sindacato sorge solo se si dimostra il nesso causale tra il suo errore e il danno subito. Poiché il licenziamento era comunque legittimo per chiusura dell'attività, un'impugnazione tempestiva non avrebbe cambiato l'esito. Pertanto, nessun danno è stato causato dall'inadempimento del sindacato.
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Prescrizione medici specializzandi: decorrenza e atti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14166/2024, ha rigettato il ricorso di un medico specializzando, confermando la prescrizione del suo diritto a un'adeguata remunerazione. Il caso verteva sulla decorrenza del termine decennale, fissato al 27 ottobre 1999, e sull'inefficacia di un atto interruttivo pervenuto al destinatario dopo la scadenza del termine. La Corte ha ribadito che, per interrompere la prescrizione, rileva il momento in cui l'atto giunge a conoscenza del destinatario, non quello della spedizione.
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Decorrenza interessi indennizzo: la decisione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13903/2024, ha stabilito che la decorrenza interessi indennizzo e della rivalutazione monetaria, in caso di riliquidazione giudiziale di un indennizzo per beni persi all'estero, parte dalla data della domanda giudiziale. Viene rigettata la tesi dei ricorrenti che chiedevano una decorrenza anteriore, basata su presunti atti di costituzione in mora non tempestivamente prodotti nel processo. La Corte ha ribadito che il giudizio di rinvio ha una natura "chiusa" e non ammette, di norma, la produzione di nuove prove.
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Improcedibilità del ricorso: errore che costa caro
Una cittadina si opponeva a una cartella esattoriale, ottenendo ragione in Corte d'Appello. L'agente della riscossione ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha omesso di depositare la prova della notifica della sentenza impugnata, un adempimento essenziale. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'improcedibilità del ricorso, sottolineando come la responsabilità di tale deposito gravi interamente sulla parte ricorrente, rendendo l'appello inammissibile a prescindere dal merito.
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Prezzo chiuso appalti: l’annullamento parziale delibera
La Cassazione chiarisce che la decorrenza per il calcolo del meccanismo del prezzo chiuso in un appalto pubblico parte dalla delibera che rende efficace l'offerta, anche se poi annullata per motivi non sostanziali. L'annullamento parziale non incide sul termine iniziale.
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Appalto pubblico: risarcimento automatico per stop lavori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13832/2024, ha stabilito che in un appalto pubblico, la sospensione dei lavori causata dalla mancanza di autorizzazioni che l'ente appaltante doveva ottenere è illegittima. Di conseguenza, l'impresa appaltatrice ha diritto a un risarcimento automatico e presuntivo per le spese generali e il mancato utile, senza la necessità di fornire una prova specifica del danno subito.
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Contratto atipico: quando il rogito non cancella patti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto atipico complesso, come una permuta di terreno in cambio della costruzione di immobili, non viene superato da un successivo atto di compravendita se quest'ultimo ha una mera funzione esecutiva degli obblighi già assunti. La sentenza chiarisce che il rogito non estingue l'obbligo di costruzione se le parti non hanno manifestato una chiara volontà novativa. La quietanza di pagamento nel rogito è stata ritenuta simulata, con la prova derivante dalle scritture private originarie che definivano il vero corrispettivo.
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Tardività del ricorso: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Azienda Sanitaria Locale contro un suo dirigente medico a causa della tardività del ricorso. L'appello, presentato oltre il termine semestrale dalla pubblicazione della sentenza di secondo grado, non è stato esaminato nel merito, confermando la condanna dell'Azienda al risarcimento del danno per mancata corresponsione di una parte dell'indennità di posizione.
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Specificità dei motivi: ricorso inammissibile
Una società turistica impugna un avviso di pagamento TARSU, sostenendo fosse una duplicazione. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di specificità dei motivi, poiché l'azienda non ha criticato la sentenza d'appello, limitandosi a ripetere le argomentazioni precedenti. La Corte ribadisce che il ricorso deve essere una critica puntuale alla decisione impugnata.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società impugnava un avviso di liquidazione dell'Agenzia delle Entrate. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata dei carichi tributari, pagando l'importo dovuto. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, poiché l'adesione alla sanatoria fiscale implica una rinuncia inequivocabile al ricorso pendente.
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Costi black list: la prova per la deducibilità fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13115/2024, ha rigettato il ricorso di una società in merito alla deducibilità dei costi black list per importazioni da Hong Kong. La Corte ha ribadito che per vincere la presunzione di indeducibilità, l'impresa deve fornire una prova rigorosa sia dell'effettiva operatività commerciale del fornitore estero, sia del concreto interesse economico dell'operazione, non essendo sufficiente il solo basso costo della merce.
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Copertura finanziaria: contratto nullo senza impegno
Un contratto tra un professionista e un Comune per la progettazione di un'opera è stato dichiarato nullo a causa della mancata indicazione della copertura finanziaria nella delibera di incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che la previsione di un finanziamento esterno non esonera l'ente pubblico dal registrare formalmente nel proprio bilancio l'impegno di spesa per la sua quota. La mancanza di questa formale copertura finanziaria rende l'atto nullo e il ricorso del professionista inammissibile.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla lunga controversia riguardante la remunerazione per i medici specializzandi iscritti ai corsi tra il 1980 e il 1990. Con l'ordinanza n. 11759/2024, ha confermato che l'importo del risarcimento è quello fissato dalla legge n. 370/1999 (circa 6.713 euro annui) e che si tratta di un debito di valuta, escludendo la rivalutazione. La novità principale è l'accoglimento del ricorso per i medici che, pur avendo iniziato i corsi prima del 1982, li hanno proseguiti dopo il 1° gennaio 1983, riconoscendo il loro diritto alla remunerazione per il periodo successivo a tale data, in linea con una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea.
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Errore revocatorio: quando non si può revocare
Una società ha richiesto la revoca di un'ordinanza della Corte di Cassazione che confermava un accertamento fiscale, sostenendo un errore di fatto nell'interpretazione di un verbale della Guardia di Finanza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che una valutazione errata delle prove costituisce un errore di giudizio e non un errore revocatorio, che invece consiste in una svista oggettiva su un fatto processuale decisivo.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non si impugna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una dichiarazione di fallimento. La ricorrente non ha impugnato una delle autonome ratio decidendi della sentenza d'appello, ovvero l'istanza di fallimento presentata anche dal Pubblico Ministero, che da sola era sufficiente a sorreggere la decisione.
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Credito d’imposta sisma: legittimo anche senza versamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11242/2024, ha stabilito che un'impresa situata nell'area del cratere sismico dell'Aquila ha legittimamente utilizzato un credito d'imposta per acconti IRPEF, anche se i relativi versamenti erano stati sospesi per legge. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che il credito non fosse maturato e che l'operazione costituisse un abuso del diritto. La Corte ha respinto questa tesi, affermando che l'utilizzo del credito è una diretta conseguenza della normativa emergenziale di favore, introdotta per sostenere le popolazioni colpite, e non una manovra elusiva.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso
Una società e i suoi soci, dopo aver impugnato avvisi di accertamento per operazioni ritenute inesistenti fino alla Corte di Cassazione, hanno presentato una rinuncia al ricorso. Tale rinuncia è stata formalizzata a seguito dell'adesione a una procedura di definizione agevolata delle controversie. L'Agenzia delle Entrate ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza esaminare il merito dei motivi di ricorso, stabilendo che non vi è luogo a provvedere sulle spese e non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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