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d.lgs. n. 159 del 2011

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157 provvedimenti

Pericolosità generica: la Cassazione annulla confisca
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di confisca di beni immobili, rilevando un vizio di motivazione nella valutazione della pericolosità generica del proposto. La Corte ha stabilito che non è sufficiente un mero rinvio a giudizio per giustificare una misura così grave, ma è necessaria un'analisi specifica e puntuale dei fatti che dimostrino l'abitualità a vivere di proventi illeciti. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame che rispetti i rigorosi standard di prova richiesti.
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Pericolosità Sociale: i requisiti della Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la misura della sorveglianza speciale basata su una valutazione di pericolosità sociale. La decisione si fonda sulla lunga carriera criminale del soggetto, sulla natura lucrativa dei reati e sull'assenza di un'attività lavorativa lecita, respingendo le censure sulla motivazione del provvedimento.
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Misura di prevenzione: confisca e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione che includeva sorveglianza speciale e confisca di beni. La Corte ha ribadito l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale, confermando che la pericolosità sociale può essere desunta da un vincolo stabile con un'associazione criminale e dalla sproporzione tra redditi e patrimonio, anche derivante da evasione fiscale.
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Pericolosità sociale: valutazione dopo lunga detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione di una misura di sorveglianza speciale a un individuo precedentemente condannato per associazione di tipo mafioso, anche dopo un lungo periodo di detenzione di nove anni. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla persistenza della pericolosità sociale deve essere attuale e concreta. Nel caso specifico, il percorso di rieducazione in carcere e la successiva attività lavorativa non sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare una definitiva rottura con l'ambiente criminale, giustificando così la misura di prevenzione.
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Giudice delegato: la competenza del collegio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza a decidere sull'opposizione ai provvedimenti del giudice delegato, nell'ambito delle misure di prevenzione, spetta al tribunale in composizione collegiale e non al singolo giudice. Il caso riguardava il rigetto di un'istanza presentata da una curatela fallimentare. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento del giudice delegato, affermando che l'opposizione va trattata come incidente di esecuzione per garantire un doppio grado di giudizio e una piena tutela giurisdizionale.
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Pericolosità sociale: no a misure senza continuità
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di misure di prevenzione personali e patrimoniali nei confronti di un soggetto. La decisione si fonda sul principio che la pericolosità sociale richiede l'abitualità' delle condotte delittuose, ovvero una continuità nel tempo. La presenza di lunghi intervalli temporali senza attività criminali provate impedisce di considerare sussistente tale requisito, non potendo tali 'vuoti' essere colmati da mere congetture. La sentenza ribadisce la necessità di un approccio rigoroso e tassativo, in linea con i principi costituzionali.
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Confisca per sproporzione: acquisto con mutuo
La Corte di Cassazione annulla con rinvio la decisione di una Corte d'Appello che aveva escluso dalla confisca per sproporzione alcuni immobili acquistati con mutuo prima dell'accertato periodo di pericolosità sociale del proposto. La Cassazione ha ravvisato una totale carenza di motivazione, poiché i giudici di secondo grado non hanno adeguatamente considerato il principio secondo cui la valutazione di illecita provenienza delle risorse va estesa anche alla capacità di rimborsare le rate del mutuo nel periodo di pericolosità sociale.
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Confisca di prevenzione: la prova della sproporzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro una confisca di prevenzione, confermando che i beni di valore sproporzionato rispetto al reddito di un soggetto socialmente pericoloso devono essere confiscati. La sentenza chiarisce che i redditi da evasione fiscale e i prestiti bancari non possono giustificare la provenienza lecita dei beni, e l'uso dei dati ISTAT per calcolare le spese familiari è legittimo.
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Tutela del terzo nel sequestro di prevenzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4743/2025, ha rigettato il ricorso di un terzo che lamentava la mancata convocazione da parte della Corte d'Appello che aveva disposto un sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che la tutela del terzo nel sequestro di prevenzione è di competenza del Tribunale, anche quando il sequestro sia stato ordinato in appello. La mancata citazione del terzo costituisce una mera irregolarità e non una nullità del procedimento.
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Competenza esecutiva penale: esclusione misure prevenzione
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra la Corte di Appello di Napoli e il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La Suprema Corte stabilisce che, ai fini della determinazione della competenza esecutiva penale secondo l'art. 665, comma 4, c.p.p., non si deve tener conto delle decisioni relative a misure di prevenzione. Tali misure, non avendo natura penale e essendo regolate da una normativa autonoma (D.Lgs. 159/2011), non possono essere considerate l'ultima decisione irrevocabile per radicare la competenza. Di conseguenza, la competenza è stata attribuita alla Corte di Appello, quale giudice dell'esecuzione penale.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione su tre immobili intestati ai figli di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che, anche se i beni hanno un'origine lecita, le successive e ingenti ristrutturazioni sono state finanziate con proventi illeciti durante il periodo di pericolosità sociale del padre. La sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore degli investimenti è stata un elemento chiave per la decisione, confermando che la misura può colpire l'intero bene quando le migliorie illecite ne alterano la natura e il valore in modo prevalente.
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Impugnazione spese sequestro: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione interviene sul tema dell'impugnazione spese sequestro nell'ambito delle misure di prevenzione. Una società aveva chiesto la restituzione di somme anticipate per i compensi di un collaboratore dell'amministratore giudiziario, a seguito della revoca del sequestro. Il Tribunale aveva rigettato l'istanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso diretto inammissibile, riqualificandolo come opposizione in sede di incidente di esecuzione e rimettendo gli atti al Tribunale di Lecce. La decisione chiarisce che la via corretta non è il ricorso per Cassazione, ma l'opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento.
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Impugnazione spese sequestro: la via corretta
Una società, dopo la revoca di un sequestro preventivo, ha chiesto il rimborso delle spese anticipate per un collaboratore dell'amministratore giudiziario. Il Tribunale ha respinto l'istanza. La società ha proposto ricorso diretto in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in quella sede, chiarendo che la corretta procedura per l'impugnazione delle spese di sequestro è l'incidente di esecuzione. Ha quindi riqualificato il ricorso come opposizione e rinviato gli atti al Tribunale competente.
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Confisca di prevenzione: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una confisca di prevenzione su una cospicua somma di denaro trovata nell'abitazione di una coppia. La decisione si fonda sulla ritenuta pericolosità sociale di uno dei coniugi, basata su indizi provenienti da un altro procedimento penale per traffico di stupefacenti, e sulla marcata sproporzione tra il denaro e i redditi leciti dichiarati. La Corte ha ribadito che, una volta dimostrata tale sproporzione, spetta all'interessato fornire la prova della provenienza lecita dei beni, prova che nel caso di specie è stata ritenuta insufficiente. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Credito prededucibile: non si trasferisce al fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito prededucibile sorto durante un'amministrazione giudiziaria antimafia non conserva automaticamente tale status privilegiato nel successivo fallimento dell'impresa. La Corte ha negato la cosiddetta "consecuzione" tra le due procedure, evidenziando le loro diverse finalità: la prima è una misura di prevenzione, la seconda una procedura concorsuale basata sull'insolvenza. Pertanto, la prededuzione, essendo una priorità processuale, cessa con la procedura in cui è nata.
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Crediti prededucibili: no tra procedure diverse
La Cassazione chiarisce che i crediti prededucibili sorti durante un'amministrazione giudiziaria antimafia non sono automaticamente tali in una successiva amministrazione straordinaria, data la diversità di finalità e presupposti tra le due procedure. La richiesta di una società fornitrice è stata respinta.
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Credito in prededuzione: no tra procedure diverse
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito sorto durante un'amministrazione giudiziaria (misura antimafia) non mantiene il suo status di credito in prededuzione se l'impresa debitrice entra successivamente in amministrazione straordinaria (procedura per insolvenza). La Corte ha negato l'esistenza di una "consecuzione" tra le due procedure, data la loro diversa natura e finalità, affermando che la prededuzione è una priorità processuale legata alla singola procedura in cui sorge.
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