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d.lgs. n. 159 del 2011

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157 provvedimenti

Gestione illecita rifiuti: responsabilità amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale dell'amministratore giudiziario di una società per la gestione illecita di rifiuti, avvenuta trasformando un'isola ecologica in una discarica abusiva. Nonostante la declaratoria di non punibilità per tenuità del fatto, i giudici hanno rigettato il ricorso, sottolineando che le inadempienze dell'ente comunale proprietario del sito o le difficoltà operative non esonerano l'amministratore dai suoi doveri di controllo e corretta gestione.
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Pericolosità sociale: i criteri per la confisca dei beni
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due persone contro la confisca dei loro beni. La Corte ha confermato la legittimità del provvedimento, basato su una valutazione di pericolosità sociale fondata su una serie di reati a carattere lucrativo e su prove come le intercettazioni telefoniche. È stato chiarito che la confisca deve riguardare beni acquisiti durante il periodo di accertata pericolosità, dimostrando un nesso temporale tra l'illecito arricchimento e il possesso dei beni.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'amministratrice di una società contro il decreto di messa in liquidazione. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché il sequestro preventivo, presupposto della liquidazione, era stato revocato da un provvedimento del Tribunale. Essendo venuta meno la misura principale, l'impugnazione del provvedimento accessorio ha perso la sua ragion d'essere.
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Competenza funzionale: revoca della confisca di prevenzione
Alcuni soggetti richiedevano la revoca di una confisca di prevenzione su tre immobili, basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale. La Corte d'Appello rigettava l'istanza. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, non entrando nel merito, ma rilevando un vizio di competenza funzionale. Ha stabilito che a decidere non doveva essere la stessa Corte che aveva applicato la misura, bensì un'altra Corte d'Appello, individuata secondo specifici criteri procedurali, trasferendo il caso alla Corte d'Appello di Campobasso.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti e risarcimento
Un giornalista e il suo editore sono stati condannati per diffamazione a mezzo stampa per aver accostato il presidente di una squadra di calcio alla 'ndrangheta. La Cassazione ha confermato la condanna, ma ha annullato la quantificazione del danno, ritenendo che la Corte d'Appello non avesse motivato adeguatamente l'importo, pur richiamando le tabelle di Milano. La Corte ha ribadito che il diritto di critica richiede verità del fatto, continenza espressiva e interesse pubblico.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un provvedimento di confisca di prevenzione nei confronti di un imprenditore ritenuto socialmente pericoloso per una serie di reati fiscali. La decisione sottolinea che i beni, sebbene intestati a terzi come l'ex coniuge e il fratello, erano nella sua piena disponibilità. I ricorsi dei terzi sono stati respinti, consolidando i principi sull'interposizione fittizia e sulla valutazione della pericolosità sociale anche in presenza di pene sospese. La sentenza è rilevante per definire i limiti e le condizioni di applicazione della confisca di prevenzione.
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Crediti dei terzi: quando sono ammessi al passivo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi presentati da alcuni creditori, familiari di un soggetto condannato, che chiedevano l'ammissione dei loro crediti al passivo di società i cui beni erano stati confiscati. I crediti, derivanti da fideiussioni, canoni di locazione e prestiti obbligazionari, sono stati respinti. La Corte ha ribadito che per l'ammissione dei crediti dei terzi è fondamentale dimostrare la buona fede e la non strumentalità del credito rispetto all'attività illecita che ha causato la confisca, sottolineando che i fatti costitutivi del credito devono essere antecedenti al provvedimento di sequestro.
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Credito bancario e confisca: la buona fede si presume?
La Corte di Cassazione affronta il delicato rapporto tra credito bancario e confisca di prevenzione. Mentre viene confermata la pericolosità sociale di un imprenditore e la relativa confisca dei beni, la Corte annulla la decisione che negava a una banca il diritto di rivalersi su tali beni. Viene stabilito che per negare la buona fede dell'istituto di credito non basta una generica negligenza, ma serve la prova positiva che la banca avesse concreti indicatori della pericolosità del cliente al momento della concessione del finanziamento.
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Amministrazione giudiziaria: quando è inevitabile?
La Cassazione conferma l'applicazione dell'amministrazione giudiziaria a una società per infiltrazioni mafiose non occasionali, giudicando insufficienti le misure di 'self clearing'. La Corte ha ritenuto il condizionamento mafioso forte e perdurante. Tuttavia, ha annullato la proroga della misura, poiché non supportata da prove concrete ma basata su mere congetture, contrariamente a quanto emerso dalla relazione dell'amministratore.
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Confisca di prevenzione: onere della prova per terzi
La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi contro una confisca di prevenzione, chiarendo gli oneri probatori a carico dei terzi intestatari di beni. La sentenza stabilisce che i terzi devono dimostrare l'effettiva titolarità e la provenienza lecita dei beni, senza poter contestare i presupposti della pericolosità sociale del soggetto principale. Viene confermata la legittimità della confisca anche per beni acquistati in periodi di sproporzione tra redditi e patrimonio.
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Misure di prevenzione: confisca legittima anche senza
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di un ingente patrimonio nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso per la sua lunga carriera in reati economici. La sentenza chiarisce che le misure di prevenzione patrimoniali sono legittime anche in assenza di una condanna penale per tutti i fatti contestati e definisce i criteri per la competenza territoriale e l'applicazione del principio del 'ne bis in idem'.
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Confisca di prevenzione: il nesso con la pericolosità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due coniugi contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: per la confisca dei beni, è sufficiente dimostrare la pericolosità sociale del soggetto al momento dell'acquisto, anche se questa non è più attuale. I tentativi di rimettere in discussione la valutazione dei fatti, come la presunta liceità di alcune società o redditi, sono stati respinti in quanto non ammissibili nel giudizio di legittimità.
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Diritto di difesa del terzo e confisca: il caso alle SU
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una confisca di prevenzione a carico di un soggetto e dei suoi familiari, considerati intestatari fittizi dei beni. Rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale, la Corte ha rimesso alle Sezioni Unite la decisione sulla portata del diritto di difesa del terzo: può questi contestare solo la titolarità fittizia del bene o anche i presupposti della misura applicata al soggetto principale, come la sua pericolosità sociale? La futura sentenza definirà un principio fondamentale in materia.
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Tutela del terzo: la Cassazione e la confisca allargata
Una società acquista un immobile all'asta. Anni dopo, una nuova legge permette la confisca allargata per un reato commesso dal precedente proprietario. La Cassazione interviene, stabilendo che le nuove norme, più restrittive per la tutela del terzo acquirente in buona fede, non possono essere applicate retroattivamente. La sentenza annulla il provvedimento che negava il dissequestro, riaffermando il principio di certezza del diritto e la protezione degli acquisti avvenuti prima della modifica legislativa.
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Confisca di prevenzione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati contro un decreto di confisca di prevenzione. La decisione si fonda sul principio che il ricorso in Cassazione per tali misure è limitato alla sola violazione di legge, escludendo una nuova valutazione del merito. La Corte ha ritenuto che i motivi proposti fossero generici e mirassero a una rilettura dei fatti, confermando la legittimità della confisca basata sulla pericolosità sociale e sulla sproporzione patrimoniale.
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Confisca di prevenzione: i limiti per il terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di sorveglianza speciale e confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce i criteri per accertare la pericolosità sociale del proposto e sottolinea che il terzo intestatario di beni non può giustificarne l'acquisto con proventi da evasione fiscale, confermando la legittimità della misura ablativa quando manca la prova di una lecita provenienza del tutto estranea alle attività del proposto.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce che la sistematica evasione fiscale fonda un giudizio di pericolosità sociale e che la confisca, essendo una misura di sicurezza, si applica secondo la legge in vigore al momento della decisione. Viene inoltre chiarito l'onere probatorio a carico dei terzi intestatari dei beni, specialmente se legati da rapporti affettivi con il proposto.
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Pena sostitutiva: il consenso non si revoca con l’assenza
Un individuo, condannato per guida senza patente, ha richiesto l'applicazione di una pena sostitutiva. La Corte d'Appello ha negato la richiesta a causa della sua assenza all'udienza. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che una richiesta validamente presentata non può essere invalidata dalla semplice assenza, e ha ordinato una nuova valutazione della richiesta di pena sostitutiva.
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Spese amministrazione giudiziaria: chi paga?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24556/2024, chiarisce la ripartizione delle spese di amministrazione giudiziaria in caso di revoca del sequestro. Viene stabilito che i costi per i professionisti e per l'amministratore, quando le loro attività sono funzionali alla gestione ordinaria e alla produttività dell'azienda, gravano sulla società stessa e non sull'Erario. La decisione si fonda sulla distinzione cruciale tra 'coadiutori', che assistono l'ufficio pubblico, e 'collaboratori', che operano per il bene dell'impresa.
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Confisca di prevenzione: eredi e terzi, la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di confisca di prevenzione disposta sui beni di un soggetto deceduto, proseguita nei confronti degli eredi. La Corte ha rigettato il ricorso degli eredi, chiarendo che la misura può essere applicata anche post mortem e che il principio del 'ne bis in idem' ha un'operatività limitata in questo ambito. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso di una società terza, che non ha fornito prova sufficiente della proprietà dei beni rivendicati, confermando l'onere probatorio a suo carico.
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