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Art. 98 l. fall.

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395 provvedimenti

Intervento adesivo: quando non si può impugnare
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un istituto di credito, intervenuto in un processo come parte adesiva. La sentenza chiarisce che l'intervento adesivo non conferisce un diritto autonomo di impugnazione se la parte principale non contesta la decisione sfavorevole. Il caso riguardava l'ammissione di un credito in una procedura fallimentare.
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Opposizione stato passivo: si può cambiare domanda?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un creditore, durante il giudizio di opposizione stato passivo, può modificare la sua domanda da ammissione con riserva a piena e incondizionata, senza che ciò costituisca una domanda nuova (mutatio libelli). Il caso riguardava un socio di minoranza che chiedeva il risarcimento danni alla società controllante, poi finita in amministrazione straordinaria. La Corte ha chiarito che, se i fatti costitutivi del credito rimangono gli stessi, il tribunale deve esaminare il merito della richiesta e non dichiararla inammissibile.
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Onere della prova del credito: non basta il mandato
La richiesta di pagamento di un avvocato nei confronti di una società fallita è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'onere della prova del credito non si esaurisce con la presentazione del contratto di mandato. È indispensabile dimostrare l'effettivo svolgimento dell'attività professionale con prove concrete e tempestive, poiché la Corte non può riesaminare nel merito le prove già valutate dal Tribunale.
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Credito prededucibile: quando è negato al professionista
Un professionista ha richiesto il riconoscimento di un credito prededucibile per l'attività svolta in un concordato preventivo, poi dichiarato inammissibile. Anni dopo, la società è fallita. La Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando che il lungo lasso di tempo e la prosecuzione dell'attività aziendale hanno interrotto la continuità tra le due procedure. Di conseguenza, il credito non è stato ritenuto funzionale al successivo fallimento e la prededuzione è stata negata.
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Credito prededucibile: no per il concordato fallito
Un avvocato ha richiesto che il suo compenso per la redazione di una proposta di concordato preventivo, poi dichiarata inammissibile, fosse riconosciuto come credito prededucibile nel successivo fallimento della società. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato impedisce il riconoscimento della prededuzione, poiché la prestazione del professionista non è risultata funzionale né ha apportato alcun beneficio alla massa dei creditori.
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Leasing traslativo e fallimento: le regole
La Cassazione chiarisce la disciplina applicabile al leasing traslativo risolto prima del fallimento dell'utilizzatore. Con l'ordinanza n. 15009/2024, si conferma che in questi casi non si applica la normativa speciale fallimentare (art. 72-quater l.fall.), bensì l'art. 1526 c.c. sulla vendita con riserva di proprietà. La società di leasing non ha diritto ai canoni residui, ma a un equo compenso. Per ottenerlo, deve però fornire al giudice gli elementi per calcolarlo, come il valore del bene recuperato.
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Leasing traslativo: la clausola penale è valida?
La Cassazione, con l'ordinanza 15000/2024, chiarisce la validità della clausola penale nel leasing traslativo, ma subordina l'ammissione al passivo fallimentare all'onere del creditore di provare il valore del bene restituito per permettere al giudice di valutarne l'equità e ridurla se eccessiva. L'omissione di tale prova rende la domanda inammissibile.
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Inammissibilità ricorso: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di una socia che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di un credito di 25.000 euro. Il rigetto si fonda sulla carenza di specificità dei motivi di appello, che non hanno criticato puntualmente la ratio decidendi della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che il ricorso non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni dei gradi precedenti, ma deve individuare e contestare specifici errori di diritto.
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Credito da ristorni: quando spetta al socio consorziato?
Una società di supermercati ha visto respingere la sua richiesta di ammissione di un credito da ristorni al passivo di un consorzio di acquisto fallito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il diritto a tali somme non è automatico ma è subordinato alle condizioni previste dallo statuto e dal regolamento consortile, come la regolarità dei pagamenti del socio e la salute finanziaria del consorzio stesso, condizioni che in questo caso non erano state soddisfatte.
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Società consortile: responsabilità e ristorni ai soci
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio contro il fallimento di una società consortile. Il socio chiedeva l'ammissione di un credito per "ristorni". La Corte ha confermato la decisione di merito, che negava il diritto al credito poiché il socio non era in regola con i pagamenti e la società era insolvente, condizioni ostative previste dal regolamento interno. La Cassazione ha ribadito che l'interpretazione del contratto è riservata al giudice di merito.
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Responsabilità solidale ATI: la firma della capogruppo
La Corte di Cassazione ha stabilito che i membri di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) non sono responsabili per i debiti di un conto corrente se il contratto è stato firmato solo dall'impresa capogruppo. La semplice intestazione del conto a tutte le imprese non è sufficiente a stabilire una responsabilità solidale ATI in assenza della firma di tutti i soci. Il potere di rappresentanza della capogruppo è limitato al rapporto con la stazione appaltante e non si estende automaticamente a contratti bancari con terzi.
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Improcedibilità ricorso cassazione: termini perentori
Un lavoratore ha impugnato l'esclusione dei propri crediti da lavoro dallo stato passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso cassazione in quanto depositato oltre il termine perentorio di legge. La decisione chiarisce che la sospensione feriale dei termini non si applica alle controversie di lavoro nell'ambito delle procedure fallimentari.
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Improcedibilità ricorso cassazione: termini e sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso presentato da un lavoratore contro un fallimento. La decisione si fonda sul deposito tardivo dell'atto, evidenziando che la sospensione feriale dei termini non si applica alle controversie di lavoro per l'ammissione al passivo fallimentare. Questo principio ha portato a severe sanzioni per l'abuso del processo.
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Inammissibilità domanda tardiva: la Cassazione decide
Un promissario acquirente ha presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo del fallimento di una società edile per la restituzione di una caparra. La domanda è stata respinta perché il ritardo non era giustificato da cause non imputabili. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando l'assenza di data certa del contratto preliminare e respingendo l'argomento del giudicato esterno. L'inammissibilità della domanda tardiva è stata quindi confermata.
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Errore materiale stato passivo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina per la correzione dell'errore materiale nello stato passivo fallimentare. Un'azienda creditrice, ritenendo che il proprio credito fosse stato ammesso per un importo inferiore al dovuto a causa di un errore di calcolo sugli interessi, ha presentato istanza di correzione. L'istanza è stata rigettata e la società ha proposto reclamo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il provvedimento di rigetto di un'istanza di correzione di errore materiale non è impugnabile, in quanto atto di natura amministrativa. Lo strumento corretto per contestare il merito della quantificazione del credito sarebbe stata l'opposizione allo stato passivo.
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Diritto di accessione: il contratto può escluderlo?
Una società costruisce un impianto industriale su un terreno di proprietà di un'altra società, concesso in comodato. Al fallimento della società costruttrice, sorge una disputa sulla proprietà dell'impianto. La Corte di Cassazione stabilisce che il diritto di accessione, per cui la costruzione appartiene al proprietario del suolo, non è assoluto e può essere derogato da un accordo contrattuale. La Corte annulla la decisione precedente, che non aveva analizzato il contratto di comodato, e rinvia il caso al Tribunale per una nuova valutazione basata sull'interpretazione dell'accordo tra le parti.
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Domanda ammissione al passivo: i limiti alla modifica
Un legale ha presentato ricorso contro la decisione che limitava il suo credito professionale in un fallimento. La sua richiesta di integrare la domanda di ammissione al passivo è stata respinta perché considerata una modifica inammissibile della domanda originaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo i rigidi limiti entro cui una domanda può essere precisata. Ha inoltre ribadito che le parti troppo generiche della domanda sono nulle e che, nel caso specifico, i pagamenti già ricevuti dal professionista superavano il credito accertato.
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Insinuazione al passivo privilegio: richiesta esplicita
Una professionista ha presentato opposizione allo stato passivo di una società fallita, sostenendo che il suo credito professionale avrebbe dovuto essere riconosciuto come privilegiato e non solo come chirografario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per l'insinuazione al passivo privilegio è indispensabile che la richiesta di prelazione sia formulata esplicitamente nella domanda iniziale. L'omissione non può essere sanata in un secondo momento e il giudice non può concedere il privilegio d'ufficio, poiché ciò violerebbe il principio della domanda e i diritti degli altri creditori.
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Giudicato endofallimentare e ammissione al passivo
Un professionista si oppone alla parziale ammissione del suo credito nel passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione da parte del curatore della parziale ammissione del credito crea un giudicato endofallimentare sull'esistenza del diritto, precludendo contestazioni successive sulla prestazione.
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Contestazione an debeatur: assorbe il quantum?
Un avvocato si oppone alla drastica riduzione dei suoi compensi professionali richiesti a un ente in liquidazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta il ricorso, stabilendo due principi fondamentali. Primo: la contestazione radicale del diritto al compenso (contestazione an debeatur), basata sulla validità del mandato, assorbe e rende superflua una specifica contestazione sull'importo (quantum). Secondo: il valore di una causa amministrativa volta ad annullare un provvedimento è da considerarsi indeterminabile ai fini del calcolo delle tariffe forensi, e non può essere parametrato all'intero patrimonio dell'ente assistito.
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