LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 98 L.F.

Pagina 5 di 5

92 provvedimenti

Riconoscimento di debito: opponibile al fallimento?
La Corte di Cassazione stabilisce che il riconoscimento di debito, se dotato di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, è opponibile alla massa dei creditori. Questa decisione ribalta un precedente orientamento, affermando che tale atto fa presumere l'esistenza del debito e inverte l'onere della prova, che ricade sul curatore fallimentare. Il caso riguardava la richiesta di ammissione al passivo di un credito professionale, inizialmente respinta dal Tribunale proprio sulla base della presunta inopponibilità dell'atto di riconoscimento.
Continua »
Prova del credito in fallimento: la non contestazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di un credito al passivo di un fallimento. La Corte ha stabilito che la prova del credito in fallimento deve essere rigorosa e non può basarsi sulla semplice non contestazione da parte del curatore. Il giudice fallimentare ha infatti il dovere di verificare d'ufficio l'esistenza del credito. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Prova cessione credito: i limiti del sindacato in Cassazione
In un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare, alcuni creditori contestavano l'ammissione di un ingente credito, sostenendo la mancanza di una valida prova della cessione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito. Il sindacato della Suprema Corte è limitato alla verifica che la motivazione del provvedimento non sia meramente apparente o illogica, senza poter entrare in una nuova analisi dei fatti. Di conseguenza, il ricorso principale è stato respinto e quello incidentale assorbito.
Continua »
Data certa contratto: opponibile in procedura concorsuale?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritto fallimentare e bancario. Un credito derivante da un conto corrente bancario può essere ammesso al passivo di una procedura concorsuale solo se il contratto originario ha una data certa anteriore all'apertura della procedura stessa. La Corte ha chiarito che i semplici estratti conto non sono sufficienti a provare il credito se il contratto sottostante è privo di tale requisito, in quanto il curatore (o commissario liquidatore) agisce come terzo. Di conseguenza, la prova del credito deve essere fornita mediante la produzione del contratto scritto con data certa, opponibile alla massa dei creditori.
Continua »
Prova cessione credito: gli oneri del cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17310/2025, ha rigettato il ricorso di una società cessionaria di crediti, confermando la decisione del tribunale. Il caso riguardava la mancata ammissione al passivo di un fallimento per difetto di prova della cessione del credito. La Corte ha ribadito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare l'esistenza del contratto di cessione se contestato. Inoltre, ha chiarito che la contestazione della titolarità del credito da parte del curatore costituisce una mera difesa e non un'eccezione nuova, non giustificando quindi la produzione tardiva di documenti probatori da parte del creditore.
Continua »
Prove tardive fallimento: quando sono inammissibili
Una creditrice si vede respingere il ricorso per l'ammissione di un credito verso una società fallita. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che le prove tardive nel fallimento sono inammissibili se il creditore non ha agito con la dovuta diligenza procedurale fin dall'inizio. La sentenza chiarisce che la mancata presentazione di una domanda 'con riserva' preclude la possibilità di produrre documenti in un secondo momento, anche se il ritardo non è direttamente colpa del creditore.
Continua »
Omessa pronuncia: cassazione con rinvio del decreto
Una società cooperativa in liquidazione ha impugnato un decreto che ammetteva parzialmente il credito di una banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione precedente a causa dell'omessa pronuncia del giudice su due punti cruciali: la nullità dei tassi di interesse e l'eccezione di compensazione. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Onere della prova: rivendica beni nel fallimento
Un soggetto rivendicava la proprietà di beni mobili presenti in un immobile locato da una società poi fallita. La Corte di Cassazione, pur avendo in precedenza escluso l'applicazione di un regime probatorio rigoroso, ha rigettato il ricorso. Si è chiarito che l'esclusione di una presunzione legale non esonera il rivendicante dall'onere della prova circa la proprietà dei beni. La valutazione delle prove offerte, inclusa quella per presunzioni, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logicamente coerente.
Continua »
Crediti prededucibili e tasso di interesse: la Cassazione
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha stabilito che gli interessi sui crediti prededucibili, sorti nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria, maturano fino al completo pagamento e al tasso di interesse pattuito tra le parti (convenzionale), e non a quello legale. La controversia vedeva un istituto di credito opporsi a una società in amministrazione straordinaria. La Corte ha chiarito che, in assenza di una lacuna normativa, si applica la regola generale dell'art. 1284 c.c., respingendo l'applicazione analogica delle norme sui crediti privilegiati. Questa decisione rafforza la tutela dei crediti sorti per sostenere le procedure concorsuali.
Continua »
Compenso CTU collegiale: obblighi e diritti nel fallimento
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un professionista contro il rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare. La Corte ha stabilito che la maggiorazione del 40% per il compenso CTU collegiale è obbligatoria e non discrezionale. Inoltre, ha riaffermato che il creditore ha diritto di insinuarsi per l'intero credito nel fallimento del coobbligato, anche se ha ricevuto pagamenti parziali da un altro debitore solidale dopo la dichiarazione di fallimento.
Continua »
Polizza fideiussoria: cauzione o fideiussione?
Una sentenza della Corte d'Appello di Torino chiarisce la natura giuridica della polizza fideiussoria. Il caso riguardava una compagnia assicuratrice che rifiutava il pagamento a un'azienda beneficiaria, sostenendo che quest'ultima non avesse rispettato i termini di decadenza previsti dall'art. 1957 c.c. per la fideiussione. La Corte ha stabilito che il contratto in questione non era una fideiussione tipica, ma una cauzione, ovvero un contratto atipico di garanzia. La decisione si fonda sulla volontà delle parti, espressa in clausole contrattuali che creavano una regolamentazione autonoma e completa, escludendo l'applicazione delle norme codicistiche sulla fideiussione. Di conseguenza, la compagnia assicuratrice è stata condannata al pagamento.
Continua »
Revocatoria fallimentare: ipoteca su debito preesistente
Un istituto di credito ha concesso un finanziamento garantito da ipoteca a una società, successivamente fallita. Il Tribunale di Brescia ha applicato la revocatoria fallimentare, annullando la garanzia ipotecaria. La decisione si fonda sul fatto che il finanziamento non era "nuova finanza", ma un'operazione volta a garantire un debito preesistente e non garantito, violando così la parità di trattamento tra creditori. La banca ha quindi visto il proprio credito ammesso al passivo come semplice credito chirografario.
Continua »