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Art. 97 Costituzione — Anno 2025

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663 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Accertamento induttivo: ISI non è prova di ricavi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28909/2025, ha stabilito che un accertamento induttivo non può basarsi sulla sola presunzione che il pagamento dell'Imposta sugli Intrattenimenti (ISI), di natura forfettaria, dimostri l'esistenza di ricavi non dichiarati. Il caso riguardava una società del settore intrattenimento che aveva dichiarato ricavi zero a causa della distruzione del magazzino. La Corte ha inoltre ribadito l'obbligo del contraddittorio preventivo per gli accertamenti sull'IVA, in quanto tributo armonizzato, annullando l'atto fiscale.
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Retribuzione posizione variabile: Cassazione e requisiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una dirigente medica contro un'Azienda Sanitaria Locale. La controversia riguardava la riduzione della retribuzione di posizione variabile e la successiva compensazione con la retribuzione di risultato. La Corte ha stabilito che la retribuzione di posizione variabile non costituisce un diritto acquisito fino alla definitiva graduazione delle funzioni da parte dell'ente, specialmente in seguito a una riorganizzazione. Inoltre, ha confermato la legittimità della 'compensazione impropria', ovvero un mero conguaglio contabile tra dare e avere all'interno dello stesso rapporto di lavoro, che non richiede i rigidi requisiti della compensazione legale.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contenzioso tributario tra l'Amministrazione Finanziaria e una società con i suoi soci giunge in Cassazione. Durante il processo, i contribuenti aderiscono alla definizione agevolata. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio, superando anche un errore materiale nella domanda di una socia, ritenuto riconoscibile e ininfluente. La decisione conferma l'efficacia della definizione agevolata come strumento per chiudere le liti fiscali.
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Errore notifica appello: le conseguenze sull’esito
Un contribuente, a seguito di un contenzioso tributario, ha commesso un errore nella notifica dell'appello, indirizzandolo all'Agenzia delle Entrate - Riscossione anziché all'Agenzia delle Entrate, parte del giudizio di primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'errore ha reso la notifica inesistente e, essendo decorso il termine per impugnare, ha causato il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado sfavorevole al contribuente.
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Interpello disapplicativo: impugnabile il diniego CFC
Una compagnia assicurativa si è vista negare la richiesta di non applicare le norme CFC tramite un interpello disapplicativo. La Cassazione ha stabilito che il diniego, anche se formalmente 'inammissibile', è un atto immediatamente impugnabile in quanto esprime una pretesa fiscale definita, consentendo al contribuente di difendersi subito in giudizio.
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Consolidato fiscale: la comunicazione è essenziale
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IRES, sostenendo la validità del rinnovo dell'opzione per il consolidato fiscale basato su comportamenti concludenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, per l'anno d'imposta in questione, era indispensabile una comunicazione formale e telematica. La Corte ha inoltre confermato che il contraddittorio preventivo non è un obbligo generale per i tributi non armonizzati come l'IRES.
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Impugnazione atto facoltativo: quando diventa inutile?
Una società ha contestato un avviso di pagamento per la tassa sui rifiuti. Successivamente, ha ricevuto una cartella di pagamento per lo stesso debito. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'avviso iniziale, stabilendo che l'impugnazione atto facoltativo perde ogni rilevanza una volta emesso l'atto vincolante (la cartella), sul quale deve concentrarsi l'azione legale del contribuente.
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Voluntary disclosure: pagamento tardivo annulla tutto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29288/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di voluntary disclosure. Il caso riguardava una contribuente che, pur avendo aderito alla procedura di collaborazione volontaria per regolarizzare capitali detenuti all'estero, aveva pagato in ritardo due delle tre rate dovute. I giudici di merito avevano ritenuto che il ritardo non inficiasse la procedura. La Suprema Corte ha ribaltato tale decisione, affermando che il tempestivo e integrale versamento delle somme è un requisito essenziale per il perfezionamento della procedura. Di conseguenza, il pagamento tardivo comporta la decadenza da tutti i benefici, con la ripresa dell'ordinaria attività di accertamento e sanzionatoria da parte dell'Agenzia delle Entrate.
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Impugnazione intimazione di pagamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un'impugnazione di intimazione di pagamento basata su diciassette motivi. Il ricorso, presentato da un contribuente contro l'Agente della Riscossione per un debito di quasi 4 milioni di euro, è stato respinto. La sentenza chiarisce principi fondamentali su notifica, prova, prescrizione e motivazione degli atti, confermando che motivi di ricorso generici o puramente formali non sono sufficienti per annullare la pretesa fiscale.
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Voluntary disclosure: pagamento tardivo annulla benefici
Una contribuente aderisce alla procedura di voluntary disclosure per regolarizzare capitali esteri, ma paga in ritardo due delle tre rate previste. L'Amministrazione Finanziaria revoca i benefici, applicando sanzioni ordinarie. Sebbene i giudici di merito di primo e secondo grado diano ragione alla contribuente, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte stabilisce che il rispetto dei termini di pagamento è un requisito essenziale e perentorio: il pagamento tardivo impedisce il perfezionamento della voluntary disclosure, causando la decadenza da tutti i vantaggi previsti.
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Impugnabilità comunicazione irregolarità: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la comunicazione di irregolarità emessa dall'Agenzia delle Entrate ai sensi dell'art. 36-ter del D.P.R. 600/73 è un atto autonomamente impugnabile. Sebbene non inclusa nell'elenco tassativo dell'art. 19 del D.Lgs. 546/92, la Corte ha ribadito che qualsiasi atto che porti a conoscenza del contribuente una pretesa tributaria definita è contestabile in giudizio, in virtù di un'interpretazione estensiva della norma a tutela del diritto di difesa del cittadino. La sentenza del giudice di secondo grado, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, è stata quindi cassata con rinvio.
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Sottoscrizione avviso di accertamento: firma valida
La Cassazione chiarisce la validità della sottoscrizione avviso di accertamento. Se a firmare è il funzionario nominato 'capo dell'ufficio', non serve una delega specifica. L'atto di nomina è prova sufficiente della sua legittimazione. La Corte ha accolto sia il ricorso del contribuente sui termini processuali, sia quello dell'Agenzia sulla validità della firma, cassando la sentenza precedente e rinviando alla Corte di giustizia tributaria.
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Perdita di chance: onere della prova per il risarcimento
Un dipendente ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per non essere stato selezionato per un incarico direttivo, nonostante ritenesse di avere un curriculum migliore del candidato prescelto. La selezione era stata giudicata illegittima per difetto di motivazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento per perdita di chance, chiarendo che non è sufficiente dimostrare l'illegittimità della procedura. Il ricorrente ha l'onere di provare la concreta e significativa probabilità che avrebbe avuto di ottenere l'incarico, tenendo conto di tutti i criteri di valutazione dell'ente, non solo della comparazione dei curricula. Poiché tale prova non è stata fornita, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Termine ricorso tributario: la Cassazione decide
Una società di intrattenimento ha presentato un ricorso contro un avviso di accertamento, ma sia in primo che in secondo grado è stato dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il termine ricorso tributario, in caso di presentazione di istanza di accertamento con adesione, non viene interrotto dalla comunicazione di mancato accordo. Il termine totale per l'impugnazione è quindi di 150 giorni (60 ordinari più 90 di sospensione). La Corte ha inoltre specificato che l'errato calcolo dei termini costituisce un errore di diritto non scusabile e non dà diritto alla rimessione in termini.
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Conflitto di interessi: l’amico di tennis va escluso
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una procedura di selezione interna a un ente pubblico a causa di un conflitto di interessi. Un rapporto di frequentazione abituale (nella specie, giocare a tennis) tra il presidente della commissione e il candidato vincitore è stato ritenuto sufficiente a ledere il principio di imparzialità. La Corte ha però negato il risarcimento al dipendente escluso, poiché la sua richiesta di danno da perdita di chance era stata formulata in modo generico e non specificamente provata.
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Dichiarazione integrativa: sì alla modifica tardiva
Una società energetica aveva omesso di indicare un credito d'imposta per incertezza sulla cumulabilità dei benefici. A seguito di un chiarimento normativo, ha presentato una dichiarazione integrativa tardiva, respinta dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la modifica è ammissibile in caso di oggettiva incertezza interpretativa risolta da una legge successiva (ius superveniens). Inoltre, ha chiarito che per documentare l'investimento non è necessaria una perizia giurata, ma è sufficiente una perizia semplice valutata insieme alla contabilità aziendale.
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Dichiarazione integrativa: ammessa oltre i termini
Una società finanziaria, a causa dell'incertezza sulla cumulabilità di due agevolazioni fiscali (Tremonti Ambiente e Conto Energia), non ha usufruito di un beneficio nella dichiarazione originale. Successivamente, ha tentato di correggere l'errore con una dichiarazione integrativa presentata oltre i termini di legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in presenza di una oggettiva incertezza normativa poi risolta da un intervento chiarificatore, il contribuente ha il diritto di emendare la propria dichiarazione anche oltre i termini ordinari, cassando la sentenza di merito che aveva ritenuto tardiva la rettifica.
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Dichiarazione integrativa: la Cassazione la ammette
Una società operante nel settore delle energie rinnovabili aveva inizialmente omesso di richiedere un beneficio fiscale a causa di un'incertezza normativa sulla sua cumulabilità con altri incentivi. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa per correggere l'omissione. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, considerandola tardiva. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che la dichiarazione dei redditi è una "dichiarazione di scienza" e, come tale, è sempre emendabile per correggere errori, anche oltre i termini ordinari. La Corte ha sottolineato che l'incertezza oggettiva della normativa giustificava l'errore iniziale del contribuente, rafforzando il suo diritto alla correzione.
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Visto infedele: competenza e nullità dell’atto
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento emessa nei confronti di un professionista per un visto di conformità infedele. La decisione si fonda sul principio della competenza territoriale: l'atto sanzionatorio è nullo perché emesso dalla Direzione Provinciale dell'Agenzia delle Entrate, anziché dalla Direzione Regionale, unico organo competente per legge in base al domicilio fiscale del professionista.
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Competenza territoriale Agenzia Entrate: il caso del visto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza territoriale per sanzionare un professionista per l'apposizione di un visto di conformità infedele spetta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo di domicilio fiscale del professionista stesso, e non all'ufficio provinciale competente per il contribuente. Un atto emesso da un ufficio incompetente è nullo. La decisione si basa sull'interpretazione dell'art. 39 del D.Lgs. 241/1997, sottolineando che le norme sulla competenza territoriale agenzia entrate sono una garanzia per il cittadino e non possono essere derogate dall'amministrazione.
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