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Art. 97 Costituzione — Anno 2025

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663 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Revoca incarico dirigenziale: quando è atto pubblico?
Un ex direttore generale di un ente pubblico per l'edilizia residenziale ha contestato la revoca anticipata del suo incarico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la nomina e la revoca di tale figura non sono atti di diritto privato, bensì provvedimenti amministrativi. Di conseguenza, l'impugnazione doveva essere presentata dinanzi al giudice amministrativo e non al giudice del lavoro. La mancata impugnazione in sede amministrativa ha reso definitivo l'atto di revoca.
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Imposta sulla pubblicità: legittimazione concessionario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un consorzio operante in un centro commerciale, confermando la legittimità degli avvisi di accertamento per l'imposta sulla pubblicità emessi da una società concessionaria. La Corte ha stabilito che il concessionario del servizio di accertamento e riscossione ha piena legittimazione a stare in giudizio. Inoltre, ha ribadito che per i tributi non armonizzati, come l'imposta sulla pubblicità, non sussiste un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo prima dell'emissione dell'atto impositivo.
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Retribuzione posizioni organizzative: la P.A. deve pagare
Un dipendente pubblico, comandante della polizia provinciale, ha citato in giudizio l'ente locale per la non corretta corresponsione dell'indennità di posizione organizzativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la discrezionalità della Pubblica Amministrazione nella valutazione delle posizioni non è assoluta, ma deve rispettare i principi di correttezza e buona fede. L'omissione di una corretta valutazione (pesatura) e la corresponsione di un importo inferiore a quello dovuto possono configurare un inadempimento e dar diritto al lavoratore a un risarcimento per perdita di chance, anche se ha accettato un contratto individuale con importi inferiori.
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Definizione agevolata: sanzioni e versamenti
Un contribuente, coinvolto in una lite fiscale nata da un accertamento con redditometro, ha richiesto la definizione agevolata. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta, sostenendo che le somme già versate per definire le sanzioni non potessero essere scomputate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo un importante principio di diritto: ai fini della definizione agevolata, si deve tener conto di tutti i versamenti effettuati in pendenza di giudizio, inclusi quelli a titolo di sanzioni. La Corte ha annullato il diniego e dichiarato estinta la controversia.
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Vizio di infrapetizione: la Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate contesta a due società costi derivanti da operazioni con fornitori in paradisi fiscali. La Commissione Tributaria Regionale si pronuncia solo su uno dei due fornitori. La Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia, cassa la sentenza per vizio di infrapetizione, ossia per omessa pronuncia su un motivo d'appello, e rinvia il caso al giudice di secondo grado per una nuova valutazione.
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Buoni Postali Fruttiferi: Tassi e Ius Variandi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della modifica peggiorativa dei tassi di rendimento dei Buoni Postali Fruttiferi, anche per quelli emessi prima del decreto ministeriale del 1986. Secondo la Corte, la normativa speciale prevale e si integra automaticamente nel contratto, rendendo la variazione efficace con la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, a prescindere dall'esposizione delle nuove tabelle negli uffici postali.
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Perdita di chance: onere della prova e motivazione
Una dirigente pubblica fa causa all'amministrazione per non essere stata nominata a un incarico apicale, lamentando una perdita di chance. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17672/2025, chiarisce aspetti fondamentali sull'onere della prova. Stabilisce che il danneggiato deve dimostrare una seria probabilità di successo non solo rispetto a chi ha ottenuto l'incarico, ma anche rispetto a tutti gli altri candidati. La Corte distingue tra motivazione 'mancante' e 'insufficiente' dell'atto di nomina, confermando la valutazione del giudice di merito che l'aveva ritenuta insufficiente. Infine, accoglie il ricorso solo sulla parte relativa alle spese legali, affermando che un accoglimento parziale della domanda non giustifica la compensazione totale delle spese.
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Occupazione abusiva suolo pubblico: ricorso inammissibile
Una società fa ricorso contro il pagamento di canoni per l'occupazione abusiva suolo pubblico, sostenendo di aver agito in buona fede. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La motivazione principale risiede nel fatto che gli argomenti difensivi cruciali, come la violazione della buona fede e la natura giuridica del terreno, sono stati presentati tardivamente nel processo, rendendoli inammissibili.
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Spese legali stragiudiziali: no al rimborso se superflue
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il risarcimento delle spese legali stragiudiziali a un cittadino. La richiesta era relativa ai costi sostenuti per l'intervento di un avvocato volto a sollecitare il pagamento di una prestazione da parte di un ente previdenziale. Il rimborso è stato negato perché l'azione legale è stata ritenuta superflua, in quanto l'ente aveva già deliberato il pagamento il giorno successivo alla diffida, dimostrando che l'iter era già in fase conclusiva e non è stato influenzato dall'intervento del legale.
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Contratti retroattivi con la PA: via libera Cassazione
Una struttura sanitaria privata ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per il mancato pagamento di prestazioni erogate tra il 2010 e il 2012. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, ritenendo invalido il rapporto in assenza di un contratto scritto preventivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che i contratti retroattivi con la Pubblica Amministrazione sono ammissibili, soprattutto nel settore sanitario dove la definizione della spesa avviene spesso a consuntivo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Rivalutazione terreno: quando è troppo tardi?
Un contribuente ha venduto un terreno senza dichiarare la plusvalenza. Successivamente, ha cercato di ridurre l'imposta utilizzando una perizia per la rivalutazione terreno redatta anni dopo la vendita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la procedura di rivalutazione, comprensiva di perizia giurata e pagamento dell'imposta sostitutiva, deve essere completata quando si è ancora proprietari del bene. Una perizia postuma è inefficace.
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Dichiarazione integrativa: sempre possibile per errori
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può presentare una dichiarazione integrativa per richiedere un'agevolazione fiscale, anche dopo la scadenza dei termini, se l'omissione originaria era dovuta a un'obiettiva incertezza normativa. Nel caso specifico, una società energetica non aveva richiesto il beneficio "Tremonti ambiente" a causa di dubbi sulla sua cumulabilità con altri incentivi. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che la dichiarazione dei redditi è generalmente emendabile per correggere errori di fatto o di diritto. Inoltre, ha chiarito che il diritto all'agevolazione sorge al momento della realizzazione dell'investimento e non viene meno a causa della successiva abrogazione della norma, se l'investimento era già stato effettuato.
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Esenzione insegne d’esercizio: la Cassazione chiarisce
Una società ha impugnato degli avvisi di pagamento relativi alla tassa sulla pubblicità per insegne collocate su locali adibiti a magazzino ed esposizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione per insegne d'esercizio fino a 5 metri quadrati si applica anche a quelle installate su locali pertinenziali, non aperti al pubblico, dove non si svolge l'attività di vendita diretta. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva negato l'esenzione, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Indennità chilometrica: CCNL privato per dipendenti
La Cassazione ha confermato il diritto all'indennità chilometrica per un dipendente di un'agenzia pubblica. Decisiva l'applicazione di un CCNL del settore privato per il trattamento economico, nonostante la natura pubblica del rapporto di lavoro. Rigettate le censure dell'ente.
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Lavoro straordinario pubblico impiego: come si prova?
Un lavoratore del settore forestale, dipendente di un'agenzia pubblica con contratto privatistico, ha richiesto il pagamento di ore extra. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto, stabilendo che per il compenso del lavoro straordinario pubblico impiego è sufficiente dimostrare il consenso, anche implicito, del datore di lavoro. La prova può essere fornita anche tramite testimoni, superando la mancanza di sistemi di timbratura automatica.
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Obbligo contributivo: onere della prova del datore
Una società ha contestato la richiesta di contributi da parte dell'ente previdenziale su indennità di trasferta erogate ai dipendenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nelle controversie sull'obbligo contributivo, il giudice deve valutare l'esistenza effettiva del debito e non solo la legittimità formale dell'atto di accertamento. La Corte ha confermato che l'onere di provare il diritto a esenzioni contributive spetta interamente al datore di lavoro, il quale non ha fornito prove sufficienti.
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Restituzione indebito pubblico impiego: quando è dovuta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affermato un principio cruciale in materia di restituzione indebito pubblico impiego. Un Comune aveva richiesto a un proprio dirigente la restituzione dei 'diritti di rogito' percepiti per anni, poiché tale compenso non era previsto dal contratto collettivo applicabile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che qualsiasi emolumento erogato a un dipendente pubblico deve trovare fondamento esclusivo nella contrattazione collettiva. I pagamenti effettuati al di fuori di tale cornice sono considerati 'sine titulo' e devono essere restituiti, anche se percepiti in buona fede.
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Errore dichiarazione redditi: come correggerlo
Un contribuente ha commesso un errore nella dichiarazione dei redditi, indicando dei compensi nell'anno fiscale sbagliato. L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento basandosi su tale dichiarazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che un errore dichiarazione redditi a svantaggio del contribuente può sempre essere provato e corretto in sede giudiziaria, anche se sono scaduti i termini per presentare una dichiarazione integrativa, annullando così la pretesa fiscale.
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Dichiarazione integrativa: sempre possibile correggere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale a tutela del contribuente: la dichiarazione dei redditi è sempre emendabile. Il caso riguardava una società che non aveva richiesto un'agevolazione fiscale per un investimento ambientale a causa di incertezze normative. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa, che l'Agenzia delle Entrate ha respinto. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata richiesta non era una scelta irrevocabile (opzione), ma una conseguenza di un dubbio normativo. Pertanto, il contribuente ha il diritto di correggere la propria posizione e far valere il beneficio fiscale, anche contestando in giudizio l'atto impositivo. La dichiarazione integrativa e la difesa in giudizio sono strumenti validi per assicurare una tassazione equa e corretta.
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Atto ricognitivo termine: 20 giorni, non 30
Una società impugnava una sanzione per tardiva registrazione di un atto ricognitivo attestante l'avveramento di una condizione sospensiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'atto ricognitivo termine per la registrazione è di 20 giorni, identico a quello della denuncia che sostituisce, e non il termine ordinario di 30 giorni previsto per gli atti notarili telematici. La sanzione è stata quindi confermata.
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