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Art. 97 Costituzione — Anno 2022

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195 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Contratto a Tempo Determinato Pubblico: No Conversione, Sì Danni?
Un Lavoratore, assunto con una serie di contratti a tempo determinato dall'Ente Regionale, ha chiesto la conversione del suo rapporto in un contratto a tempo indeterminato, il risarcimento per dequalificazione professionale e i danni per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte d'Appello ha respinto le sue richieste, confermando che nel pubblico impiego la conversione automatica non è possibile, anche in caso di contratti a tempo determinato illegittimamente reiterati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, ribadendo il principio secondo cui l'articolo 36 del D.Lgs. n. 165/2001 impedisce la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione, anche se i contratti a termine sono stati usati in modo improprio.
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Accertamento Fiscale: Quando Salta Senza Contraddittorio Preventivo
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società e ai relativi soci, rettificando reddito e volume d'affari per imposte dirette e IVA sulla base di un elenco fornitori. I contribuenti hanno impugnato gli atti contestando l'assenza del contraddittorio preventivo e segnalando l'inserimento errato di fatture dell'anno precedente. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso limitatamente all'IVA. I giudici hanno chiarito che nei controlli a tavolino il contraddittorio preventivo è obbligatorio per i tributi armonizzati comunitari se il contribuente supera la prova di resistenza, mentre non sussiste un obbligo generalizzato per i tributi nazionali non armonizzati.
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Termine illegittimo ma no al posto fisso senza concorso
Un lavoratore assunto ripetutamente con contratti a termine da un consorzio di bonifica ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità delle scadenze e la conseguente conversione del contratto a termine a tempo indeterminato, oltre al risarcimento del danno. La Suprema Corte ha confermato la nullità della clausola a termine per mancanza di reali esigenze temporanee. Tuttavia, i giudici hanno negato la conversione a tempo indeterminato del rapporto a causa del divieto normativo regionale di nuove assunzioni stabili senza concorso. Il dipendente ottiene solo il risarcimento economico.
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Comunicazione Consolidato Fiscale: Essenziale o Mera Formalità?
La Corte di Cassazione ha chiarito l'importanza della comunicazione consolidato fiscale. Una Società aveva omesso di inviare la comunicazione obbligatoria per aderire al regime di tassazione di gruppo. L'Agenzia delle Entrate aveva ritenuto inefficace l'opzione. I giudici di merito avevano dato ragione alla Società, considerando la comunicazione un mero adempimento formale. La Cassazione, invece, ha stabilito che la comunicazione è una condizione essenziale e sostanziale per l'efficacia del consolidato fiscale. Senza questa, il regime speciale non può operare. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la sentenza precedente e rigettando la pretesa della Società, condannandola anche alle spese legali.
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Accertamento Induttivo: L’Agenzia può emettere un nuovo atto dopo l’autotutela?
Un Contribuente, titolare di un'impresa di ristrutturazioni edilizie, ha contestato un **accertamento induttivo** emesso dall'Agenzia delle Entrate per omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali. L'accertamento era stato emesso dopo che un precedente atto impositivo per lo stesso periodo era stato annullato in autotutela. Il Contribuente ha sostenuto l'illegittimità del nuovo accertamento e dell'uso del metodo induttivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che l'Amministrazione finanziaria può legittimamente emettere un nuovo accertamento, anche induttivo, dopo aver annullato il precedente in autotutela, purché non sia intervenuto un giudicato esterno o la decadenza del potere di accertamento.
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Danno da precarizzazione: la Cassazione tutela i lavoratori pubblici
Una Lavoratrice aveva stipulato contratti a termine con un Ente Pubblico. Ha chiesto il risarcimento del danno da precarizzazione, sostenendo l'illegittimità dei contratti e l'impossibilità di conversione in rapporto a tempo indeterminato. I giudici di merito avevano respinto la sua domanda, ritenendo non provato il danno effettivo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego, in caso di abuso dei contratti a termine, il lavoratore ha diritto a un'indennità onnicomprensiva tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. Questo risarcimento, definito 'danno comunitario', non richiede una prova specifica del pregiudizio subito. La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione basata su questi principi.
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ONLUS e Contributo Unificato: Esenzione Negata, la Cassazione Fa Chiarezza
Un'associazione di volontariato (ONLUS) ha contestato una cartella di pagamento per il contributo unificato, sostenendo di avere diritto all'esenzione. L'associazione basava la sua richiesta su una legge che esentava le organizzazioni di volontariato dall'imposta di bollo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'esenzione dall'imposta di bollo non si estende automaticamente al contributo unificato. Quest'ultimo è un tributo autonomo, destinato a finanziare il servizio giustizia. La Corte ha ribadito che la legge definisce in modo specifico le esenzioni, e non vi è stata violazione dei principi costituzionali. L'associazione ha dovuto pagare il contributo unificato.
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Prova Scritta vs. Pratica: la Cassazione ridefinisce l’Illegittimità Selezione
Un'Istituzione ha indetto una selezione per operatori socio-sanitari, utilizzando una prova scritta. Una Candidata, ritenuta inidonea, ha contestato l'illegittimità selezione, sostenendo che l'art. 27 d.P.R. n. 487/1994 richiedesse prove pratiche o sperimentazioni lavorative. Il Tribunale ha respinto la domanda. La Corte d'Appello ha accolto il ricorso della Candidata, ritenendo la prova scritta incompatibile con il profilo professionale e condannando l'Istituzione al risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Istituzione. Ha stabilito che una prova scritta può essere considerata "pratica attitudinale" se le domande vertono su scenari concreti e non su conoscenze teoriche astratte. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Giurisdizione Amministrativa: Ente Fiere vs Regione, chi decide?
Un Ente Fiere chiedeva alla Regione Calabria un contributo annuale per pagare i propri dipendenti. Dopo anni di inerzia e ricorsi, il Consiglio di Stato aveva dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario, ritenendo la controversia un pagamento indiretto ai lavoratori. I dipendenti hanno impugnato questa decisione. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha accolto il ricorso, affermando che la questione riguarda l'obbligo della Regione di garantire il funzionamento dell'Ente, rientrando nella giurisdizione amministrativa. Questo perché la pretesa non era un diritto soggettivo al pagamento, ma un interesse legittimo al corretto esercizio del potere amministrativo, già stabilito da un precedente giudicato.
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Ex Sindaco e Peculato d’uso: Cassazione annulla condanna per danno non provato
Un ex Sindaco è stato condannato per peculato d'uso per aver utilizzato auto comunali per scopi personali nei fine settimana. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, rinviando il caso. Ha chiarito che il peculato d'uso si configura solo se l'uso temporaneo di un bene pubblico causa un danno economico apprezzabile o una concreta lesione alla funzionalità dell'ufficio. La sentenza di appello non aveva adeguatamente verificato questo danno effettivo, basandosi su una presunzione. La Cassazione ha sottolineato la necessità di dimostrare l'effettiva offensività del fatto.
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Videocolloqui detenuti 41-bis: Cassazione tutela il diritto alla famiglia
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis (alta sicurezza) ha ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari il diritto ai videocolloqui con i familiari. L'Amministrazione penitenziaria e il Ministero della Giustizia hanno impugnato questa decisione, sostenendo che tale modalità fosse riservata a specifiche categorie di detenuti o a periodi di emergenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che il diritto ai **videocolloqui detenuti 41-bis** è garantito, specialmente quando le visite in presenza sono difficili. La sentenza tutela il diritto alla comunicazione familiare anche in contesti di detenzione speciale.
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Colloqui detenuti 41-bis: Video sì per visite, no per telefonate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero della Giustizia riguardo le modalità dei colloqui detenuti 41-bis. Un Detenuto, sottoposto al regime speciale, aveva ottenuto l'autorizzazione a effettuare videochiamate per i colloqui visivi mensili. Il Tribunale di Sorveglianza aveva annullato la parte che permetteva videochiamate per i colloqui telefonici, confermando l'uso delle videochiamate solo per i colloqui visivi. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che i detenuti 41-bis possono usare comunicazioni audiovisive controllate per i colloqui visivi con i familiari, ma non per sostituire i colloqui telefonici.
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Colloqui in carcere via video: il diritto del detenuto prevale sul ricorso del Ministero
Un detenuto aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza il diritto ai Colloqui in carcere via video o telefonici, anche tramite un ufficio di polizia giudiziaria vicino alla residenza dei familiari, a causa delle restrizioni Covid-19. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso, sostenendo un eccesso di potere e che tali modalità fossero eccezionali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Ministero inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. Questo ha ribadito l'importanza di garantire il diritto del detenuto ai contatti familiari, anche in situazioni di emergenza sanitaria.
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Videochiamate detenuti 41-bis: Diritto al colloquio anche in pandemia
Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari ha riconosciuto a un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis il diritto di effettuare videochiamate con i familiari. L'Amministrazione penitenziaria e il Ministero della Giustizia hanno presentato ricorso, sostenendo che tale diritto non fosse applicabile ai detenuti 41-bis e che la decisione interferisse con le loro competenze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le **videochiamate detenuti 41-bis** sono legittime, specialmente in condizioni di emergenza pandemica, per garantire il diritto ai colloqui familiari, anche tramite uffici di polizia giudiziaria.
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Peculato e rimborsi spese: senza prove scatta l’annullamento
Un Consigliere Regionale, in veste di capogruppo politico, e stato condannato in appello per il reato di peculato a causa della mancata giustificazione documentale di diverse spese del gruppo consiliare, tra cui ristorazione e telefonia. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna con rinvio ad altra sezione. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'assenza di scontrini dettagliati o la presenza di pezze giustificative generiche non dimostrano automaticamente l'appropriazione indebita. Nel tema del peculato e rimborsi spese, spetta alla pubblica accusa l'onere di provare la reale destinazione privatistica delle somme, distinguendo la semplice irregolarità contabile dalla responsabilità penale.
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Abuso d’ufficio: assoluzione contestata e ricorso in appello
Un dirigente di una società a controllo pubblico è stato rimosso dalla propria carica tramite una delibera del consiglio di amministrazione. Considerata la revoca come una ritorsione personale e non come una scelta organizzativa, il lavoratore ha accusato gli amministratori del reato di abuso d'ufficio per il danno economico subito. Il Tribunale ha assolto gli imputati perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato a seguito delle riforme normative. Il dirigente ha proposto ricorso diretto in Cassazione per contestare l'assoluzione, invocando la violazione dei principi di imparzialità della pubblica amministrazione. La Suprema Corte ha stabilito che, siccome il ricorso richiede di esaminare anche questioni di fatto, l'atto deve essere convertito in appello. I giudici hanno quindi trasmesso il fascicolo alla Corte d'Appello competente per svolgere il giudizio di secondo grado.
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Termini scaduti ed emendabilità della dichiarazione dei redditi
Una società non deduceva un investimento ambientale a causa di forti dubbi normativi sulla compatibilità con altre agevolazioni. In seguito al chiarimento legislativo, l'impresa correggeva l'errore per recuperare il beneficio fiscale, ma l'Agenzia delle Entrate contestava la tardività della rettifica ed emetteva una cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società contribuente, riaffermando il principio generale della piena emendabilità della dichiarazione dei redditi anche in sede contenziosa. I giudici hanno chiarito che la dichiarazione fiscale costituisce una manifestazione di scienza e non un atto negoziale vincolante. Pertanto, il contribuente può sempre far valere errori di fatto o di diritto per evitare imposizioni contrarie all'effettiva capacità contributiva. La decisione d'appello è stata cassata con rinvio.
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Incarico di sostituzione dirigenziale: stop a nomine illegittime
Un dirigente medico ha fatto causa alla propria Azienda Sanitaria dopo essere stato illegittimamente escluso dall'assegnazione di un ruolo temporaneo di vertice del reparto. La struttura pubblica ha prorogato ripetutamente l'incarico di sostituzione dirigenziale a un altro collega per oltre tre anni, violando il limite contrattuale di dodici mesi e omettendo qualsiasi comparazione trasparente tra i curricula dei candidati idonei. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente sanitario, confermando la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per ventimila euro a favore del medico pretermesso. La Suprema Corte ha ribadito che la Pubblica Amministrazione deve sempre rispettare i principi di correttezza, buona fede e trasparenza nella valutazione comparativa del personale.
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Assunzioni nelle società in house: niente posto fisso
Un lavoratore ha svolto mansioni presso un'azienda pubblica locale di gestione idrica tramite ripetuti contratti di somministrazione a termine. Ritenendo illegittima la proroga contrattuale, il dipendente ha chiesto ai giudici di trasformare il rapporto in un impiego a tempo indeterminato. Il Tribunale ha riconosciuto l'irregolarità della somministrazione concedendo un risarcimento economico, ma ha negato la stabilizzazione lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato il divieto di conversione a tempo indeterminato. Le regole sulle assunzioni nelle società in house impongono concorsi pubblici o selezioni trasparenti prima dell'immissione in ruolo. La violazione delle procedure concorsuali determina la nullità genetica dell'assunzione stabile e impedisce l'assunzione automatica, tutelando i principi di trasparenza e buon andamento della Pubblica Amministrazione.
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Termine nullo ma niente conversione del contratto a termine
Alcuni operai di un consorzio di bonifica regionale hanno impugnato plurimi contratti a tempo determinato stipulati tra il 2001 e il 2012, chiedendo la loro trasformazione e il risarcimento del danno. L'ente datore di lavoro impiegava il personale per attività ordinarie e continue di manutenzione senza reali esigenze temporanee. I giudici di merito hanno accertato l'illegittimità dei termini apposti ai contratti. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità delle clausole a termine e il diritto all'indennizzo economico. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno vietato la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato. Il divieto deriva dalla specifica legislazione regionale, la quale vieta stabilizzazioni automatiche negli enti di bonifica senza previa procedura concorsuale pubblica o in presenza di blocchi normativi delle assunzioni stabili.
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