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Art. 93 Legge Fallimentare

68 provvedimenti

Insinuazione al passivo: vietato cambiare la natura del credito
Un medico ha presentato domanda di insinuazione al passivo verso una clinica fallita per 71.666,81 euro lordi. La curatela ha decurtato l'importo escludendo l'IVA, trattandosi di prestazioni sanitarie esenti. Il professionista ha quindi tentato di modificare la richiesta, sostenendo che l'intera somma originaria spettasse come compenso professionale netto. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, qualificando la correzione come domanda nuova non consentita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che l'insinuazione al passivo cristallizza il credito: non è possibile modificare la ragione costitutiva della pretesa per trasformare un importo richiesto a titolo di IVA in compenso professionale.
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Insinuazione ultratardiva al passivo: onere prova
Una società creditrice ha presentato una domanda di insinuazione ultratardiva al passivo fallimentare per recuperare un credito derivante da un contratto di locazione finanziaria. Il Tribunale ha accolto la richiesta ritenendo non provata la conoscenza tempestiva del fallimento da parte della creditrice, dato il mancato invio dell'avviso da parte della curatela. La Curatela fallimentare ha impugnato il provvedimento in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fallimento, precisando che il creditore ha un rigoroso onere di provare non solo l'impedimento iniziale, ma anche l'assenza di colpa per tutta la durata dell'inerzia successiva fino al deposito dell'istanza.
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Nota di iscrizione ipotecaria: scontro tra banca e fallimento
L'Istituto di Credito ha richiesto l'ammissione al passivo del Fallimento di una società, pretendendo il riconoscimento del diritto di prelazione ipotecaria. Il nodo centrale riguarda la necessità di presentare la nota di iscrizione ipotecaria come documento indispensabile per ottenere tale prelazione, anche qualora il curatore fallimentare non contesti l'esistenza dell'ipoteca stessa. Trattandosi di una questione di massima importanza per l'uniformità del diritto, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Insinuazione al passivo: l’estratto di ruolo vince sul fallimento
L'Agente della Riscossione ha richiesto l'insinuazione al passivo del fallimento di una società per crediti fiscali e previdenziali. Il giudice delegato ha respinto la domanda per mancata notifica delle cartelle. Il Tribunale ha invece accolto l'opposizione, ritenendo l'estratto di ruolo una prova sufficiente. La Curatela ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che per l'ammissione al passivo dei crediti tributari e previdenziali non è necessaria la notifica della cartella di pagamento o dell'avviso di addebito, essendo sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo. Di conseguenza, il Fallimento perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Ammissione al passivo: sì anche senza trascrizione della causa
Una società acquirente ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della società venditrice per ottenere la restituzione del prezzo e il risarcimento dei danni, a seguito della risoluzione di un contratto di cessione di ramo d'azienda avviata prima del fallimento. Il Tribunale ha respinto la domanda perché la causa di risoluzione non era stata trascritta. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la mancata trascrizione non impedisce al giudice fallimentare di esaminare la domanda di risoluzione, in quanto essa rappresenta l'antecedente logico-giuridico necessario per decidere sulle conseguenti pretese economiche di restituzione e risarcimento. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Modifica domanda ammissione al passivo: la Cassazione dice no
Una società, creditrice verso un'azienda fallita per l'occupazione abusiva di un immobile, ha tentato di modificare la sua domanda di insinuazione al passivo. Inizialmente aveva chiesto di essere ammessa come creditore semplice (chirografario), ma in seguito ha cercato di ottenere la priorità di pagamento (prededuzione). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: la **modifica della domanda di ammissione al passivo** non è consentita dopo la sua presentazione. Una volta depositata, la domanda è immutabile nei suoi elementi essenziali, come la natura del credito. La richiesta di prededuzione deve essere fatta fin dall'inizio e non può essere aggiunta in un secondo momento.
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Banca vs Fallimento: contratti non bastano per l’onere della prova
Una banca ha chiesto di ammettere un ingente credito nel fallimento di un'azienda, producendo solo i contratti di conto corrente e finanziamento. Il curatore fallimentare si è opposto, sostenendo che mancassero le prove concrete del credito, ovvero gli estratti conto completi. La Corte di Cassazione ha dato ragione al curatore, stabilendo un principio fondamentale: l'onere della prova della banca in un fallimento non si soddisfa con i soli contratti. Per dimostrare il proprio credito, l'istituto deve depositare tutti gli estratti conto dall'inizio del rapporto, permettendo una verifica completa. La semplice produzione dei contratti è stata ritenuta insufficiente, portando all'annullamento della precedente decisione.
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Domanda errata, privilegio perso: il principio del chiesto e pronunciato
Una società finanziaria ha chiesto di essere pagata con priorità nel fallimento di un'azienda, basando la sua richiesta su una garanzia di pegno. Tuttavia, il contratto prodotto indicava un diverso tipo di garanzia, un 'privilegio speciale'. La Cassazione ha stabilito che il giudice non può correggere l'errore della parte e concedere un diritto diverso da quello richiesto. A causa del rigoroso **principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato**, la domanda è stata respinta. Il giudice non può sostituire la base giuridica della richiesta, anche se la volontà della parte era probabilmente quella di ottenere comunque la prelazione. La banca ha perso la causa per un errore formale nella domanda.
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Privilegio Credito Artigiano: Iscrizione all’Albo Non Basta
Un fornitore di servizi agromeccanici chiede il riconoscimento del privilegio del credito artigiano nel fallimento di un'azienda cliente. I giudici di merito negano il privilegio basandosi sul superato criterio della prevalenza del capitale sul lavoro. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per definire un'impresa come artigiana non si usa più il vecchio criterio, ma si deve fare esclusivo riferimento ai requisiti della legge quadro sull'artigianato (L. 443/1985). La sola iscrizione all'albo delle imprese artigiane non è sufficiente. Il creditore deve dimostrare in concreto la sussistenza di tutti i presupposti di legge per ottenere il privilegio.
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Privilegio credito danno erariale: no all’automatismo nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul privilegio del credito per danno erariale nel contesto di un fallimento. Un Comune aveva ottenuto una condanna per danno erariale contro una società, poi fallita. La Corte ha confermato che il credito, essendo stabilito da una sentenza definitiva della Corte dei Conti, deve essere ammesso al passivo fallimentare. Tuttavia, ha annullato la decisione che riconosceva automaticamente a tale credito un privilegio, tipico dei crediti tributari. Secondo i giudici, il tribunale deve motivare in modo specifico perché un credito risarcitorio meriti una posizione preferenziale, non potendolo assimilare a un tributo senza una spiegazione concreta. La questione del privilegio dovrà quindi essere riesaminata.
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Opponibilità cessione di credito: Giudice ordinario o fallimentare?
Un'azienda appaltatrice, prima di fallire, cede a due banche i crediti vantati verso un committente. A seguito del fallimento, la curatela pretende il pagamento di quegli stessi crediti, contestando la validità delle cessioni. Il committente, non sapendo a chi pagare, avvia una causa ordinaria. La Cassazione stabilisce un principio fondamentale sull'opponibilità della cessione di credito al fallimento: la controversia per accertare chi sia l'effettivo titolare di un credito (un bene 'attivo' del patrimonio) non rientra nel rito speciale fallimentare, riservato all'accertamento dei debiti ('passivo'). La causa deve quindi essere decisa dal giudice ordinario. La curatela perde perché la sua tesi avrebbe richiesto un rito diverso da quello corretto.
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Ripetizione di indebito da fallimento: debito vero, titolo nullo
Un'azienda creditrice ottiene un pagamento forzato da un'azienda debitrice grazie a un decreto ingiuntivo. Successivamente, l'azienda debitrice fallisce e il decreto ingiuntivo viene revocato. La Curatela del fallimento chiede la restituzione delle somme, configurando una ripetizione di indebito da fallimento. L'azienda creditrice si oppone, sostenendo che il debito era comunque esistente. La Cassazione, riconoscendo la complessità della questione, non decide nel merito ma rimette la causa a una pubblica udienza per approfondire il contrasto tra la revoca del titolo esecutivo e la sussistenza del credito nel contesto fallimentare.
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Domanda ultratardiva: la conoscenza del fallimento
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una domanda ultratardiva per la rivendicazione di un immobile presentata da due fratelli nei confronti del fallimento di una società da loro stessi gestita. I ricorrenti sostenevano di aver appreso del fallimento solo tardivamente. La Corte ha respinto la loro tesi, stabilendo che la conoscenza effettiva della dichiarazione di fallimento, dimostrata dalla notifica di un precedente atto di precetto, è sufficiente a far decorrere i termini. Di conseguenza, il ritardo nella presentazione della domanda non era giustificato e la richiesta è stata dichiarata inammissibile.
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Leasing traslativo: penale e applicazione art. 1526 c.c.
Una società finanziaria ha impugnato il diniego di ammissione al passivo di un credito di oltre 174.000 euro, derivante dalla risoluzione di un contratto di leasing immobiliare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, in caso di leasing traslativo anteriore alla legge 124/2017, il giudice non può rigettare la richiesta per genericità della clausola penale, ma deve applicare l'art. 1526 c.c. procedendo alla stima del valore di mercato del bene al momento della restituzione per calcolare l'equo compenso e l'eventuale risarcimento.
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Leasing traslativo e fallimento: il calcolo del credito
La Corte di Cassazione chiarisce le modalità di calcolo del credito per la società concedente in caso di risoluzione di un contratto di leasing traslativo e successivo fallimento dell'utilizzatore. Per i contratti risolti prima della Legge 124/2017, si applica l'art. 1526 c.c., ma il giudice deve effettuare una valutazione analitica, comparando il credito residuo con il valore di mercato del bene restituito, non potendosi limitare a considerare i canoni già riscossi come equo compenso. Il decreto del tribunale è stato cassato per mancanza di motivazione su questo punto cruciale.
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Produzione documenti in appello: quando è ammessa?
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare per non aver prodotto un assegno in originale. La Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riteneva inammissibile la produzione tardiva del documento, sottolineando che il giudice deve sempre motivare esplicitamente perché un documento non sia considerato indispensabile. Il caso riguarda il principio della produzione documenti in appello e il relativo onere di motivazione del giudice.
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Interruzione del processo: quando riassumere il giudizio
Una società di servizi ambientali ha richiesto l'ammissione in prededuzione di un credito verso un'azienda chimica, prima in amministrazione straordinaria e poi fallita. Il curatore del fallimento ha contestato la tempestività della riassunzione del giudizio a seguito dell'interruzione del processo e la natura prededucibile del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine per la riassunzione decorre dalla dichiarazione giudiziale di interruzione, non da altre forme di conoscenza dell'evento. Inoltre, ha ritenuto inammissibile la censura sulla data di insorgenza del credito, in quanto critica sul merito della valutazione dei fatti.
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Insinuazione al passivo privilegio: richiesta esplicita
La Corte di Cassazione ha stabilito che nell'ambito di una procedura fallimentare, la richiesta di ammissione di un credito con status privilegiato deve essere formulata esplicitamente nella domanda iniziale. Nel caso esaminato, una professionista si è vista negare il privilegio per i propri compensi professionali perché la domanda di insinuazione al passivo non conteneva una specifica richiesta in tal senso. La Corte ha chiarito che l'omissione non può essere sanata in un secondo momento, in quanto costituirebbe un'inammissibile modifica della domanda, comportando la 'degradazione' del credito a chirografario. Questa decisione sottolinea l'importanza della precisione formale nella insinuazione al passivo privilegio.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Prova del credito: le buste paga nel fallimento
Una lavoratrice si opponeva all'esclusione del suo credito dallo stato passivo di un fallimento. La Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la prova del credito può essere fornita dalle buste paga, che hanno piena efficacia probatoria se non specificamente contestate dal curatore. Inoltre, ha chiarito che la richiesta di spese legali già liquidate in un titolo allegato alla domanda iniziale non costituisce una domanda nuova e inammissibile.
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