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Art. 93 Legge Fallimentare

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68 provvedimenti

Insinuazione al passivo: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 30/06/2025, ha stabilito che una domanda di insinuazione al passivo priva di elementi essenziali, come la determinazione della somma richiesta, è inammissibile. Tale vizio non può essere sanato con integrazioni successive alla scadenza del termine previsto, poiché le norme sulla sanatoria degli atti del processo civile ordinario non si applicano alla specifica disciplina fallimentare, che prevede la sanzione più grave dell'inammissibilità.
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Legittimazione TFR fallimento: chi può agire?
Un lavoratore si vede negare l'insinuazione al passivo per le quote di TFR trattenute ma non versate al fondo pensione dal datore di lavoro, poi fallito. Le corti di merito ritenevano che la legittimazione ad agire spettasse solo al fondo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la regola generale sulla legittimazione TFR fallimento spetta al lavoratore. Il conferimento del TFR al fondo si presume una delegazione di pagamento, non una cessione del credito. Sarà il curatore fallimentare a dover provare l'eventuale esistenza di una cessione. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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TFR non versato: chi può agire in caso di fallimento?
Un lavoratore si è visto negare l'insinuazione al passivo per il TFR non versato al fondo pensione dal datore di lavoro poi fallito. I giudici di merito ritenevano che il diritto di agire spettasse solo al fondo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che, di regola, il conferimento del TFR al fondo pensione costituisce una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Pertanto, la legittimazione attiva a recuperare le somme rimane in capo al lavoratore, a meno che non sia provata una specifica cessione del credito. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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TFR e fallimento: chi chiede i soldi non versati?
Un lavoratore si è visto negare il diritto di chiedere il TFR non versato al fondo pensione dopo il fallimento della sua azienda. Il tribunale riteneva che solo il fondo potesse agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di fallimento, il diritto di richiedere le quote di TFR maturate e non versate spetta, di regola, al lavoratore. Spetta al curatore fallimentare dimostrare un'eventuale cessione del credito al fondo pensione.
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Insinuazione al passivo: basta l’estratto di ruolo
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34751 del 10/11/2021, la Corte ha risolto un contrasto sull'insinuazione al passivo dei crediti tributari e previdenziali. Si è stabilito che per ammettere il credito non è necessaria la notifica dell'avviso di accertamento esecutivo o dell'avviso di addebito, essendo sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti previdenziali resta quinquennale anche se la cartella non è stata opposta.
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Risoluzione contratto fallimento: la guida completa
Un'impresa chiede la risoluzione di un contratto e la restituzione di somme. La controparte fallisce e il processo si interrompe automaticamente. La Corte d'Appello, dopo aver annullato gli atti successivi al fallimento, dichiara la domanda di risoluzione contratto fallimento improcedibile, perché di competenza esclusiva del Giudice Delegato per garantire la par condicio creditorum.
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Riassunzione del processo: decorrenza del termine
Un investitore fa causa a una banca per presunte irregolarità in operazioni finanziarie. Durante la causa, la banca entra in liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale di primo grado dichiara estinto il processo, ritenendo tardiva la riassunzione del processo da parte dell'investitore. La Corte d'Appello riforma la decisione, stabilendo che il termine per la riassunzione decorre dalla dichiarazione giudiziale dell'interruzione e non dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, la Corte rigetta nel merito le domande dell'investitore, poiché non sussisteva nullità e, nel complesso, il portafoglio di investimenti aveva generato plusvalenze.
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Cessazione materia del contendere: la rinuncia del creditore
Una curatela fallimentare agiva contro un istituto di credito per recuperare una somma che la banca aveva incassato prima del fallimento, ma che poi, per errore, non aveva detratto dalla propria richiesta di insinuazione al passivo. La banca e la società cessionaria del credito, pur eccependo l'inammissibilità della domanda, hanno dichiarato in giudizio di accettare la riduzione del credito ammesso. Il Tribunale ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo che la rinuncia della banca a far valere il maggior credito avesse eliminato l'oggetto della disputa.
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