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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1196 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Competenza cause tra soci: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce la competenza territoriale nelle cause tra soci. A seguito di un'operazione di acquisto coattivo (squeeze-out), un socio di minoranza ha contestato la procedura. La Corte ha affermato che tali controversie rientrano nella competenza esclusiva del foro della sede della società, individuando il tribunale specializzato in materia di impresa del distretto della società incorporante.
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Notificazione ricorso Cassazione: errore e rinnovo
Un contribuente ha impugnato in Cassazione una sentenza per la mancata condanna dell'Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese legali. La Corte ha rilevato un errore nella notificazione del ricorso, indirizzata al precedente difensore anziché alla sede dell'ente. Con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio di merito e ordinato la rinnovazione della notifica entro 60 giorni, sanando il vizio procedurale.
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Notifica cartella esattoriale: firma e validità
La Corte di Cassazione stabilisce che la notifica di una cartella esattoriale, effettuata prima delle riforme del 2006, è valida anche se il familiare convivente che riceve l'atto non appone la propria firma sulla relata. La Corte ha accolto il ricorso dell'agente della riscossione, annullando la decisione di merito che aveva dichiarato nulla la notifica. Secondo i giudici, la normativa all'epoca vigente non prevedeva la firma come requisito di validità, rendendo sufficiente l'attestazione dell'ufficiale notificatore.
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Addizionale energia elettrica: la Cassazione decide
Un'impresa cliente ha richiesto e ottenuto nei primi due gradi di giudizio il rimborso dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica versata a una società fornitrice. Quest'ultima ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, basando la sua decisione su una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma istitutiva dell'addizionale. La decisione conferma definitivamente il diritto al rimborso per l'addizionale energia elettrica non dovuta.
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Opposizione atti esecutivi: vizio formale e ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un debitore che aveva proposto un'opposizione atti esecutivi per la mancanza della formula esecutiva sulla copia del titolo notificatagli. La Corte ha chiarito che i vizi formali sono irrilevanti se non ledono concretamente il diritto di difesa e che l'opposizione stessa sana il difetto per raggiungimento dello scopo. Inoltre, ha ribadito l'inammissibilità di domande nuove introdotte dopo l'atto iniziale di opposizione.
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Compensazione spese: quando il giudice può negarla?
Un contribuente si oppone a una cartella esattoriale per tasse automobilistiche. Dopo aver perso in primo e secondo grado per difetto di giurisdizione, ricorre in Cassazione lamentando la mancata compensazione spese, giustificata a suo dire da un contrasto giurisprudenziale. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la compensazione delle spese è una facoltà discrezionale del giudice e non un obbligo, e condanna il ricorrente a un ulteriore pagamento per lite temeraria.
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Giudizio di rinvio: vincolo per il giudice inferiore
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte di Giustizia Tributaria che aveva dichiarato inammissibile un appello per tardività. La Corte Suprema ha ribadito che, in un giudizio di rinvio, il giudice inferiore è vincolato dai principi di diritto già affermati dalla Cassazione nello stesso procedimento, non potendo riesaminare questioni già decise, come la tempestività di una notifica. La causa è stata quindi rinviata nuovamente al giudice di merito per una decisione conforme.
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Ricorso inammissibile: forma e sostanza contano
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa di gravi vizi formali nella sua redazione. Originato da una controversia possessoria sul parcheggio di autovetture, il caso evidenzia come la mancanza di una esposizione chiara e sintetica dei fatti, in violazione dell'art. 366 c.p.c., precluda l'esame nel merito. La Corte ha sottolineato che un ricorso confuso e ripetitivo impedisce al giudice di legittimità di comprendere la vicenda, rendendolo non autosufficiente e quindi inammissibile, con conseguente condanna dei ricorrenti alle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Inammissibilità del ricorso: prova e doppia conforme
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un erede contro i coeredi per la gestione di beni ereditari. La decisione si fonda sulla regola della 'doppia conforme', che impedisce di riesaminare i fatti quando due gradi di giudizio giungono alla stessa conclusione sulla base delle medesime ragioni. Viene ribadito che l'onere della prova spetta a chi agisce in giudizio e la consulenza tecnica d'ufficio non può supplire a tale mancanza.
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Stabilizzazione pubblico impiego: i criteri di calcolo
Un lavoratore ricorre in Cassazione contestando la sua posizione in una graduatoria per la stabilizzazione pubblico impiego, sostenendo di avere maggiore anzianità rispetto a una collega assunta. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per il calcolo dell'anzianità rileva la data di stipula del contratto, non quella di inizio effettivo della prestazione. Inoltre, ha confermato la legittimità del titolo di preferenza della collega (invalidità civile), ritenendo sufficiente l'autocertificazione in procedure di stabilizzazione.
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Compensazione spese legali: quando il giudice sbaglia
Una cittadina vince un appello relativo alle spese di un giudizio per una multa, ma il Tribunale compensa i costi. La Corte di Cassazione interviene, annullando la decisione e riaffermando che la compensazione spese legali è un'eccezione. Il principio è che chi vince ha diritto al rimborso totale, e il giudice non può creare regimi 'ibridi' separando le spese vive dagli onorari.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima
Un cittadino vince una causa contro una Prefettura, ma il Tribunale dispone la compensazione spese legali. La Cassazione interviene, affermando che la compensazione è illegittima se motivata genericamente, e ribadisce i presupposti tassativi previsti dalla legge, come la novità assoluta della questione.
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Impugnazione in Cassazione: motivi inammissibili
Una società contesta un debito bancario. Dopo una parziale vittoria in Appello, la sua impugnazione in Cassazione viene respinta. La Suprema Corte dichiara i motivi inammissibili perché non si può chiedere un riesame dei fatti e per difetto di autosufficienza del ricorso.
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Equa riparazione e valore causa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che per negare l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo, non è sufficiente considerare la solidità finanziaria del richiedente. Se il valore oggettivo della causa non è minimo (superiore alla soglia di circa 500 euro), il diritto all'indennizzo sussiste. La Corte ha accolto il ricorso di due grandi società a cui era stato negato il risarcimento, annullando la decisione che si basava unicamente sulla sproporzione tra il credito e il loro ingente patrimonio.
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Compensazione spese di lite: intoccabili in rinvio
In un lungo contenzioso lavorativo, la Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave sulla compensazione spese di lite. Se il giudice del rinvio conferma la sentenza di primo grado, non può modificare la condanna alle spese già decisa, poiché su di essa si è formato il giudicato. Può, tuttavia, decidere sulla compensazione delle spese per le altre fasi del processo, valutando l'esito complessivo e la complessità della causa.
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Prescrizione conto corrente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di un formale contratto di affidamento, il termine di prescrizione conto corrente per la ripetizione dell'indebito decorre da ogni singolo versamento con natura solutoria, e non dalla chiusura del rapporto. L'ordinanza analizza un caso in cui un'imprenditrice contestava usura e addebiti illegittimi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le contestazioni si basavano su accertamenti di fatto, non sindacabili in sede di legittimità, circa la mancata prova di una linea di credito prima di una certa data.
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CTU nel processo: obbligo del giudice di considerarla
In una causa bancaria per anatocismo e oneri illegittimi, la Corte d'Appello aveva riformato la sentenza di primo grado, emettendo una pronuncia generica per l'impossibilità di quantificare il dovuto a causa della presunta assenza della CTU. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata acquisizione di un atto ritualmente depositato, come la CTU telematica, costituisce un vizio di motivazione. Il giudice ha il dovere di considerare tutte le prove disponibili nel fascicolo, e la sua omissione porta alla cassazione con rinvio per una nuova valutazione.
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Prescrizione conto corrente: quando si applica?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un istituto bancario per pratiche illegittime sul proprio conto corrente, chiedendo il ricalcolo del saldo. La banca ha sollevato l'eccezione di prescrizione per le somme versate oltre dieci anni prima. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la prescrizione conto corrente si applica anche se il cliente chiede solo l'accertamento del saldo e non la restituzione di somme, riducendo drasticamente il credito del correntista. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
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Proprietà lastrico solare: quando il titolo prevale
In una disputa sulla proprietà di un lastrico solare, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un titolo di acquisto chiaro e specifico prevale sulla presunzione legale di proprietà comune. La Corte ha ritenuto che l'interpretazione del contratto di vendita originario, che menzionava espressamente un "terrazzo al secondo piano", fosse sufficiente a dimostrare la proprietà esclusiva del lastrico solare, rigettando il ricorso basato su una lettura alternativa delle prove documentali.
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Aliud pro alio: risarcimento senza risoluzione
La Cassazione affronta il caso di un aumento di capitale tramite il conferimento di un immobile alberghiero con gravi difformità urbanistiche. Si configura l'ipotesi di 'aliud pro alio', ovvero la consegna di un bene diverso da quello pattuito. La Corte conferma che la società ricevente ha diritto al risarcimento del danno per il minor valore del bene, senza dover necessariamente chiedere la risoluzione dell'operazione di conferimento. L'appello principale è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
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