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Art. 840 Codice Civile

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82 provvedimenti

Presunzione di condominialità: suolo fuori dal muro è privato
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della presunzione di condominialità del suolo. Una condomina si opponeva alla costruzione di un garage da parte dei vicini nel sottosuolo di un terrazzo di loro proprietà, sostenendo che tale area fosse bene comune. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il 'suolo su cui sorge l'edificio', considerato parte comune dall'art. 1117 c.c., si identifica esclusivamente con l'area sottostante alla proiezione verticale dei muri perimetrali. Poiché il terrapieno scavato si trovava al di fuori di tale perimetro e non svolgeva alcuna funzione di sostegno per l'edificio, è stato ritenuto di proprietà esclusiva. Di conseguenza, i vicini hanno vinto la causa.
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Demolizione Parti Comuni: Costruttore Perde Contro il Condomino
Un'impresa costruttrice, proprietaria di una porzione di un edificio, demolisce la sua parte per costruire nuove villette, invadendo suolo, sottosuolo e strutture portanti comuni. L'altro proprietario si oppone. La Corte di Cassazione stabilisce che la demolizione di parti comuni condominiali e l'appropriazione di aree condivise sono illegittime. Tale condotta viola il diritto degli altri condomini al pari uso della cosa comune. Anche l'eliminazione dei parcheggi con vincolo di destinazione è illecita. La Corte accoglie il ricorso del proprietario danneggiato, affermando che un singolo condomino non può alterare la struttura e le aree comuni a proprio esclusivo vantaggio.
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Comproprietà lastrico solare: privato o comune? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta il tema della comproprietà del lastrico solare in un condominio orizzontale, composto da edifici autonomi. Un condomino aveva trasformato in terrazza privata il tetto che copriva esclusivamente la sua unità. Altri condomini sostenevano che fosse un bene comune. La Corte ha stabilito che, in questo contesto, il lastrico non si presume automaticamente comune. Per affermare la comproprietà del lastrico solare, non basta un generico riferimento ai 'tetti' nel regolamento condominiale. È necessario un atto scritto specifico che manifesti l'inequivoca volontà di tutti i proprietari di renderlo un bene condiviso. Di conseguenza, la Corte ha accolto il ricorso del proprietario dell'unità immobiliare, annullando la precedente decisione.
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Sottosuolo condominiale: stop agli scavi abusivi
Una società proprietaria di un locale interrato ha eseguito scavi nel sottosuolo condominiale per ampliare la propria unità immobiliare. Il Condominio ha agito in giudizio chiedendo la rimessione in pristino. La Corte di Cassazione ha confermato che il sottosuolo condominiale è un bene comune e che l'amministratore è legittimato ad agire per la sua tutela senza necessità di una delibera assembleare specifica, trattandosi di un atto conservativo volto a preservare l'integrità dell'edificio.
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Responsabilità committente scavi: danni e rivalsa
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità committente scavi in relazione ai danni subiti da un condominio confinante a causa di lavori di sbancamento. Secondo i giudici, il proprietario del fondo che ordina scavi risponde direttamente dei danni ai vicini ex art. 840 c.c., anche se i lavori sono affidati in appalto. Tuttavia, il committente ha diritto di rivalsa sull'appaltatore, a meno che quest'ultimo non dimostri di aver agito come 'nudus minister', ovvero di aver segnalato i rischi del progetto e di essere stato costretto a procedere dal committente stesso.
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Responsabilità scavi confinanti: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il proprietario di un fondo è direttamente responsabile per i danni causati alle proprietà vicine a seguito di lavori di escavazione. Tale responsabilità scavi confinanti sussiste anche se i lavori sono stati affidati in appalto a una ditta esterna. La decisione si fonda sull'art. 840 c.c. e sulla natura pericolosa dell'attività edilizia ex art. 2050 c.c., configurando una responsabilità che non viene meno con la delega a terzi.
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TOSAP su viadotto autostradale: la concessionaria privata paga
Una società concessionaria di un'autostrada ha contestato la richiesta di pagamento della tassa per l'occupazione di aree pubbliche per un viadotto che sovrasta strade comunali. La società sosteneva di non dover pagare, in quanto l'opera è di proprietà statale e di pubblico interesse. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro sulla TOSAP su viadotto autostradale: l'occupazione fisica dello spazio aereo comunale è un presupposto sufficiente per l'applicazione della tassa. Inoltre, la società concessionaria, agendo come un'impresa privata a scopo di lucro, non può beneficiare delle esenzioni fiscali previste per lo Stato. Di conseguenza, la società deve pagare il tributo al Comune.
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Proprietà del sottosuolo: quando puoi opporti?
Un proprietario ha citato in giudizio una società di servizi per ottenere la rimozione di tubature per il teleriscaldamento collocate nel sottosuolo di una sua strada privata. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, sostenendo che il proprietario non avesse un interesse concreto e apprezzabile alla rimozione, dato che le tubature si trovavano a una profondità tale da non interferire con l'uso del suo bene. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, in base ai limiti della proprietà del sottosuolo definiti dall'art. 840 c.c., spetta al proprietario dimostrare il pregiudizio effettivo derivante dalle opere di terzi per poterne chiedere la rimozione.
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Canone occupazione suolo pubblico: chi paga?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento del canone occupazione suolo pubblico (COSAP) per un cavalcavia che sovrasta una strada comunale. La Corte ha respinto la tesi della società, secondo cui l'occupazione sarebbe da attribuire allo Stato. È stato chiarito che il soggetto passivo del canone è chi effettivamente occupa e trae beneficio economico dall'opera, ovvero la concessionaria stessa. L'ordinanza conferma anche la legittimità delle sanzioni applicate dal Comune per l'omessa denuncia dell'occupazione.
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Canone Unico Patrimoniale: sì per i cavalcavia
Una società concessionaria autostradale ha contestato il pagamento del Canone Unico Patrimoniale (ex COSAP) per l'occupazione dello spazio aereo sopra strade comunali tramite un cavalcavia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il soggetto tenuto al pagamento è il concessionario che utilizza effettivamente lo spazio, non lo Stato proprietario dell'opera. La Corte ha inoltre confermato la legittimità delle sanzioni applicate dal Comune per omesso pagamento.
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Azione di rivendica: la prova diabolica è decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29260/2024, ha rigettato il ricorso di due proprietari che avevano intentato un'azione di rivendica per un lastrico solare e altri vani. La decisione ribadisce un principio fondamentale: nell'azione di rivendica, l'attore ha l'onere di fornire la cosiddetta 'probatio diabolica', ovvero una prova rigorosa del proprio diritto di proprietà risalendo a un acquisto a titolo originario. Non è sufficiente contestare il titolo del possessore. La Corte ha confermato la sentenza d'appello che aveva respinto la domanda proprio per il mancato assolvimento di tale onere probatorio da parte dei ricorrenti.
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Interpretazione del contratto: la Cassazione decide
Una complessa disputa sulla proprietà di un cortile è stata risolta dalla Corte di Cassazione, che ha esaminato l'interpretazione del contratto di acquisto originale. La Corte ha stabilito che la menzione di un'area comune, come un cortile, per localizzare un immobile non ne trasferisce automaticamente la proprietà. La decisione ha annullato la sentenza d'appello, sottolineando l'importanza del criterio letterale nell'analisi delle clausole contrattuali e chiarendo che un bene indicato come confine non può essere parte dell'oggetto venduto.
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Foro fallimentare: competenza su azioni immobiliari
Un proprietario ha citato in giudizio una società costruttrice per violazione delle distanze legali e occupazione del sottosuolo. A seguito del fallimento della società, la Corte d'Appello di Genova ha confermato che la competenza a decidere spetta esclusivamente al foro fallimentare, poiché le richieste dell'attore (demolizione e ripristino) incidono direttamente sul patrimonio della massa fallimentare. L'appello è stato rigettato e l'appellante condannato per lite temeraria.
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Responsabilità direttore lavori: obblighi e limiti
Un caso di danni immobiliari da scavi porta la Cassazione a definire i confini della responsabilità del direttore dei lavori. L'ordinanza chiarisce l'obbligo di vigilanza attiva nelle fasi critiche e riesamina i criteri per qualificare un appaltatore come 'nudus minister', sottolineando l'importanza delle prove documentali per determinare la natura del contratto di appalto.
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Azione negatoria servitutis: rimozione senza danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 21648/2024, chiarisce un punto cruciale sull'azione negatoria servitutis. Il proprietario di un immobile può chiedere la rimozione di un'opera illegittima, come una tubatura, senza dover dimostrare di aver subito un danno specifico. La Corte ha stabilito che l'accertamento dell'inesistenza di una servitù (nella specie, per rigetto della domanda di usucapione) è sufficiente a fondare il diritto alla rimozione. Inoltre, spetta a chi ha realizzato l'opera nel sottosuolo dimostrare la carenza di interesse del proprietario alla sua rimozione, e non viceversa.
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Responsabilità del committente in appalti pericolosi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di danni a terzi derivanti da attività edilizie pericolose affidate in appalto, la responsabilità del committente è esclusa se non vi è stata ingerenza nell'esecuzione dei lavori. La Corte ha chiarito che l'art. 2050 c.c. si applica solo a chi esercita materialmente l'attività rischiosa, ovvero l'appaltatore, che agisce in piena autonomia organizzativa e gestionale, assumendosene i rischi. La responsabilità è quindi dell'appaltatore, a meno che non si provi una colpa specifica del committente, come l'aver impartito direttive vincolanti o aver scelto un'impresa inadeguata.
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Proprietà sottosuolo giardino: limiti del giudicato
Una proprietaria otteneva in primo grado il riconoscimento della proprietà esclusiva del suo giardino e del sottosuolo. In appello, il Condominio non contestava la proprietà ma rivendicava una servitù. La Corte d'Appello, tuttavia, dichiarava il sottosuolo bene condominiale. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice d'appello non può pronunciarsi sulla proprietà se l'impugnazione riguarda solo la servitù, per non violare il giudicato interno formatosi. La questione centrale è la distinzione tra la rivendicazione della proprietà del sottosuolo del giardino e quella di un semplice diritto di servitù.
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Servitù di veduta: quando le nuove finestre sono lecite
Un proprietario di immobile è stato citato in giudizio per la creazione di nuove finestre e l'installazione di una canna fumaria. La Corte d'Appello, riformando la decisione iniziale, ha stabilito che le nuove finestre erano legittime in virtù di una preesistente servitù di veduta da un terrazzo, che non risultava sostanzialmente aggravata. Tuttavia, ha confermato l'ordine di rimozione della canna fumaria, in quanto invadeva illegalmente la proprietà confinante. La sentenza chiarisce anche che la vendita dell'immobile durante la causa non fa venir meno la legittimazione ad agire del venditore.
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Presunzione di condominialità: il suolo è di tutti?
In una controversia sulla proprietà del sottosuolo di un complesso immobiliare, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito. I giudici avevano escluso la natura comune del suolo basandosi solo sull'interpretazione del regolamento. La Suprema Corte ha invece ribadito che il punto di partenza deve essere sempre la presunzione di condominialità del suolo stabilita dall'art. 1117 c.c. Tale presunzione può essere vinta solo da un'espressa riserva di proprietà contenuta nel primo atto di vendita che ha dato origine al condominio, documento che i giudici di merito non avevano correttamente individuato e analizzato.
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Sdemanializzazione tacita: quando il bene pubblico è privato
Un Comune citava in giudizio diversi proprietari immobiliari rivendicando la proprietà di aree su cui erano stati edificati portici, terrazzi e cantine, sostenendo che si trattasse di suolo demaniale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la sentenza d'appello. I giudici hanno stabilito che l'approvazione da parte del Comune di un piano edilizio che prevedeva la costruzione di tali manufatti a uso privato su suolo pubblico costituisce un atto inequivocabile di sdemanializzazione tacita. Di conseguenza, il suolo ha perso la sua natura pubblica, è entrato nel patrimonio disponibile del Comune ed è stato legittimamente acquisito per usucapione ventennale dai privati.
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