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Presunzione di condominialità: suolo fuori dal muro è privato

La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della presunzione di condominialità del suolo. Una condomina si opponeva alla costruzione di un garage da parte dei vicini nel sottosuolo di un terrazzo di loro proprietà, sostenendo che tale area fosse bene comune. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il ‘suolo su cui sorge l’edificio’, considerato parte comune dall’art. 1117 c.c., si identifica esclusivamente con l’area sottostante alla proiezione verticale dei muri perimetrali. Poiché il terrapieno scavato si trovava al di fuori di tale perimetro e non svolgeva alcuna funzione di sostegno per l’edificio, è stato ritenuto di proprietà esclusiva. Di conseguenza, i vicini hanno vinto la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 5104 Anno 2023
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Pubblicato il 22 aprile 2026 in diritto condominiale, Giurisprudenza Civile

Il confine tra proprietà privata e condominiale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento sui confini della proprietà in condominio, analizzando in dettaglio la presunzione di condominialità del suolo. La vicenda nasce dalla decisione di due condomini di realizzare un’autorimessa. Per farlo, hanno sbancato un terrapieno situato sotto un terrazzo e un giardino di loro esclusiva proprietà. Una vicina si è opposta, sostenendo che quel terreno fosse in realtà parte comune dell’edificio e ha chiesto il ripristino dei luoghi. La questione è arrivata fino alla Corte Suprema, chiamata a definire con precisione cosa si intenda per ‘suolo su cui sorge l’edificio’.

La vicenda: un garage sotto il terrazzo

I fatti sono semplici. I proprietari di un appartamento al primo piano, dotati di un terrazzo a livello e di un giardino, decidono di costruire un garage. L’opera richiede lo scavo del terrapieno sottostante queste aree private. Un’altra condomina agisce in giudizio. La sua tesi si basa sull’articolo 1117 del codice civile, che include tra le parti comuni ‘il suolo su cui sorge l’edificio’. Secondo la sua interpretazione, anche il terreno adiacente e sottostante le proprietà esclusive doveva considerarsi condominiale, rendendo illegittima l’opera.

La questione legale sulla presunzione di condominialità

Il cuore del problema legale è l’interpretazione della nozione di ‘suolo condominiale’. La legge stabilisce una presunzione: si presume che il suolo sia di tutti, a meno che un titolo (come un atto di acquisto) non dica diversamente. La condomina ricorrente sosteneva che questa nozione dovesse essere interpretata in senso ampio, includendo tutta la superficie su cui si articola il condominio, comprese le parti di proprietà individuale. I proprietari del garage, invece, difendevano un’interpretazione più restrittiva, legata strettamente al perimetro fisico del fabbricato. La Corte è stata quindi chiamata a tracciare una linea netta tra ciò che è comune per presunzione e ciò che è privato.

Le motivazioni della Cassazione: la definizione di suolo condominiale

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della condomina, dando ragione ai vicini. I giudici hanno stabilito un principio chiaro e fondamentale per risolvere future controversie. La presunzione di condominialità prevista dall’articolo 1117 del codice civile si applica solo ed esclusivamente alla porzione di terreno su cui l’edificio poggia materialmente. In altre parole, si deve immaginare una linea verticale che scende dai muri perimetrali esterni del palazzo: solo il terreno che si trova all’interno di questa proiezione è da considerarsi suolo condominiale. Nel caso specifico, il terrapieno si trovava al di fuori di questo perimetro. Inoltre, i giudici hanno verificato che l’area scavata non svolgeva alcuna funzione di contenimento o sostegno per la struttura dell’edificio. Questi due elementi, la posizione esterna e l’assenza di funzione strutturale, sono stati decisivi per escludere la natura comune del bene e confermarne la proprietà esclusiva.

Conclusioni: cosa insegna questa sentenza

La decisione consolida un orientamento preciso: non tutto il terreno che circonda un condominio è automaticamente parte comune. La presunzione di condominialità del suolo ha un confine geografico preciso, che coincide con la sagoma del fabbricato. Un proprietario può quindi legittimamente utilizzare il sottosuolo di un giardino o di un terrazzo di sua esclusiva proprietà, se questo si trova al di fuori del perimetro dell’edificio e se l’intervento non compromette la stabilità del palazzo. La sentenza ha anche confermato che l’apertura di una porta di accesso sul muro condominiale è un uso legittimo della cosa comune, purché non ne alteri la funzione e non impedisca agli altri di servirsene.

Il terreno sotto il mio terrazzo privato è condominiale?
Non necessariamente. Se si trova al di fuori del perimetro dei muri dell’edificio e non ha funzioni di sostegno per la struttura, è considerato di proprietà esclusiva.

Posso aprire una porta su un muro condominiale per accedere alla mia proprietà?
Sì, è un uso consentito della parte comune a condizione che non si impedisca agli altri condomini di usare il muro e non si comprometta la stabilità o l’estetica dell’edificio.

Cosa si intende esattamente per ‘suolo su cui sorge l’edificio’?
Si intende l’area di terreno che si trova esattamente sotto la proiezione verticale dei muri perimetrali del palazzo, ovvero la superficie su cui poggiano le fondamenta.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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