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Art. 739 Codice di Procedura Civile

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80 provvedimenti

Reclamo accordo di ristrutturazione: chi può opporsi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34840/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di reclamo accordo di ristrutturazione. Un creditore, inclusa l'Amministrazione Finanziaria, che non ha formalmente presentato opposizione durante il procedimento di omologazione dell'accordo in primo grado, non è legittimato a proporre reclamo contro il decreto di omologa. La Corte ha chiarito che il reclamo ha natura di gravame e la legittimazione ad impugnare deriva esclusivamente dalla qualità di parte formale assunta nella fase precedente del giudizio, non essendo sufficiente il mero dissenso alla proposta di transazione fiscale.
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Reclamo contro omologa: la Cassazione decide
Una coppia di debitori ottiene l'approvazione (omologa) di un accordo di composizione della crisi. Tuttavia, alcuni creditori, tra cui un ente comunale e diverse società finanziarie, presentano reclamo sostenendo l'irregolarità della procedura e la non convenienza dell'accordo. Il Tribunale accoglie i reclami e annulla l'omologa. La coppia ricorre in Cassazione, ma la Suprema Corte rigetta il ricorso. La sentenza chiarisce punti fondamentali sul reclamo contro omologa: i termini per l'impugnazione per i creditori non notificati, il potere del giudice di valutare la convenienza dell'accordo rispetto all'alternativa liquidatoria e l'onere della prova per i cessionari di crediti in blocco. La Corte conferma che la procedura di sovraindebitamento deve garantire un'equa soddisfazione per tutti i creditori, non solo per quelli aderenti.
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Ricorso cassazione inammissibile: termini e motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso cassazione inammissibile in materia di sovraindebitamento. La decisione si fonda su due motivi principali: la presentazione del ricorso oltre il termine di 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento impugnato e la natura non definitiva e non decisoria del decreto, che confermava una precedente dichiarazione di inammissibilità della proposta di accordo, rendendolo non appellabile in sede di legittimità.
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Termine breve impugnazione: il ruolo della PEC
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso perché tardivo, chiarendo che il termine breve impugnazione di 60 giorni decorre dalla comunicazione integrale del provvedimento via PEC da parte della cancelleria. In un caso di sovraindebitamento, un debitore ha impugnato la revoca del suo piano di liquidazione oltre tale termine. La Corte ha stabilito che la comunicazione telematica completa equivale alla notifica, rendendo inapplicabile il termine lungo di sei mesi dalla pubblicazione.
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Decreto ingiuntivo liquidazione patrimonio: la guida
La Corte di Cassazione ha stabilito che un decreto ingiuntivo, per essere valido ai fini dell'ammissione al passivo in una procedura di liquidazione del patrimonio, deve essere munito di esecutorietà prima dell'apertura della procedura stessa. In questo caso, una società creditrice si è vista respingere il ricorso con cui contestava la sua esclusione dallo stato passivo. La Corte ha chiarito che i principi rigorosi validi in ambito fallimentare si applicano anche alle procedure di sovraindebitamento, confermando il principio della cristallizzazione della situazione debitoria alla data di avvio della liquidazione.
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Deposito telematico errato: vale la data del primo invio?
La Cassazione stabilisce che il deposito telematico di un atto, anche se effettuato per errore in una cancelleria non pertinente ma appartenente allo stesso ufficio giudiziario, è da considerarsi tempestivo se avvenuto entro i termini. L'errore di registro non invalida la tempestività del deposito. La Corte ha accolto il ricorso dell'Ente Fiscale contro la decisione di un Tribunale che aveva dichiarato inammissibile un reclamo per tardività a causa di un deposito telematico errato.
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Termine reclamo liquidazione: la notifica è decisiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine reclamo per opporsi a un decreto di liquidazione del patrimonio per sovraindebitamento decorre dalla notifica o comunicazione integrale del provvedimento al creditore, e non dalla semplice pubblicazione online. La sentenza sottolinea che il creditore è parte a tutti gli effetti del procedimento, avendo diritto a una conoscenza piena e formale dell'atto per poter esercitare il proprio diritto di difesa.
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Amministratore di sostegno: poteri e nomina estera
In un caso di risarcimento danni per un grave incidente stradale, il Tribunale di Venezia ha esaminato le eccezioni sulla legittimità dell'amministratore di sostegno a rappresentare la vittima, cittadina straniera. La corte ha respinto le contestazioni relative alla delega dei poteri e alla coesistenza di un provvedimento di tutela estero, affermando la piena validità dei poteri dell'amministratore di sostegno a procedere con la causa, privilegiando la protezione effettiva della persona incapace.
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Composizione collegiale: nullità della decisione
Un avvocato ha citato in giudizio un'agenzia pubblica per ottenere il pagamento dei suoi compensi professionali. Il Tribunale ha condannato l'ente al pagamento. L'agenzia ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di procedura: la causa, pur decisa da un collegio, era stata interamente trattata da un giudice monocratico. La Corte di Cassazione ha accolto il motivo, dichiarando la nullità della decisione per violazione delle norme sulla composizione collegiale e rinviando il caso a un nuovo collegio del Tribunale.
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Legittimazione reclamo: chi può impugnare il piano?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5157/2025, ha chiarito la questione sulla legittimazione al reclamo avverso il decreto di omologazione del piano del consumatore. Un creditore, che non aveva partecipato al giudizio di primo grado, ha impugnato la decisione che omologava il piano del debitore. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la legittimazione ad impugnare spetta solo a chi ha formalmente assunto la qualità di parte nel grado precedente ed è risultato soccombente. La partecipazione attiva al primo grado è quindi un requisito essenziale per poter contestare la decisione in una fase successiva.
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Reclamo piano del consumatore: chi sono le parti?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo al reclamo piano del consumatore. In un caso in cui il piano di un debitore era stato revocato perché in possesso di un cospicuo patrimonio immobiliare, la Corte ha rigettato il ricorso del debitore. È stato chiarito che nell'appello contro l'omologazione (o la sua revoca), non è necessario coinvolgere tutti i creditori, ma solo quelli che hanno formalmente partecipato al primo grado di giudizio, consolidando un importante criterio procedurale.
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Termine reclamo stato passivo: la Cassazione decide
L'appello di un professionista contro la sua esclusione da uno stato passivo è stato respinto perché tardivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di 10 giorni per il reclamo sullo stato passivo decorre dalla semplice comunicazione del provvedimento da parte del liquidatore, non da una notifica formale, data la natura semplificata delle procedure di sovraindebitamento.
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Sospensione lodo arbitrale: la scelta del rito giusto
La Corte d'Appello di Roma ha dichiarato inammissibile la richiesta di sospensione di un lodo arbitrale, presentata nell'ambito di un reclamo contro il decreto che ne dichiarava l'esecutività. La Corte ha chiarito che il procedimento di reclamo, per sua natura, non prevede tale facoltà. La sospensione del lodo arbitrale deve essere richiesta nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo stesso, come previsto da specifiche norme procedurali.
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Competenza amministrazione sostegno: le nuove regole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15189/2025, ha stabilito un importante principio sulla competenza nell'amministrazione di sostegno. In un caso di conflitto tra Tribunale e Corte d'Appello, la Corte ha chiarito che per tutti i reclami contro i decreti del giudice tutelare, instaurati dopo il 28 febbraio 2023, la competenza spetta al Tribunale in composizione collegiale, anche se l'amministrazione di sostegno è stata aperta prima di tale data. La decisione si fonda sul principio che ogni reclamo costituisce un procedimento autonomo, soggetto alle norme vigenti al momento della sua proposizione.
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Reclamo piano consumatore: competenza del Tribunale
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione, stabilendo che la competenza a decidere sul reclamo contro un decreto di inammissibilità di un piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore spetta al Tribunale in composizione collegiale e non alla Corte d'Appello. La decisione chiarisce una lacuna normativa nel Codice della Crisi d'Impresa, distinguendo tra il provvedimento preliminare di inammissibilità e il successivo diniego di omologa. Con questa ordinanza, si afferma che il primo riesame del provvedimento deve avvenire all'interno dello stesso ufficio giudiziario, garantendo coerenza e maggiori tutele.
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Vendita beni in amministrazione straordinaria: il caso
Una banca creditrice ha impugnato la vendita di un immobile da parte di una società in amministrazione straordinaria, sostenendo l'errata applicazione delle norme sulla cessione d'azienda. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che si trattava di una vendita beni in amministrazione straordinaria, non di un'azienda in esercizio, e che le censure del creditore erano fuori tema e basate su questioni di fatto.
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Cram-down fiscale: il diritto di opposizione è sacro
Una società chiede l'omologazione forzosa (cram-down fiscale) di un concordato preventivo nonostante il voto contrario dell'Agenzia delle Entrate. Il Tribunale omologa senza avviare una formale procedura di opposizione. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che la mancata notifica al creditore dissenziente per consentirgli di opporsi formalmente viola il diritto al contraddittorio e causa la nullità assoluta del decreto di omologazione.
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Ricorso cassazione inammissibile per acconto compenso
Una professionista ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo il rigetto della sua richiesta di un acconto sui compensi maturati nell'ambito di una procedura fallimentare. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, specificando che i provvedimenti relativi alla gestione e amministrazione dei beni del fallimento, come il diniego di un acconto, mancano dei requisiti di decisorietà e definitività necessari per questo tipo di impugnazione. La decisione ha chiarito che il diritto al compenso della professionista non è stato negato in via definitiva, potendo la stessa riproporre la sua istanza in un momento successivo.
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Competenza reclamo successioni: decide la Corte d’Appello
In una causa ereditaria, un erede ha reclamato un provvedimento del Giudice delle Successioni. Il Tribunale, prima di entrare nel merito, ha affrontato la questione della competenza reclamo successioni. Stabilendo, in linea con la Cassazione, che il reclamo contro i decreti emessi in camera di consiglio dal Tribunale, anche monocratico, spetta alla Corte d'Appello, ha dichiarato la propria incompetenza, applicando il principio della translatio iudicii per la prosecuzione del giudizio.
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Impugnazione tardiva: appello inammissibile per errore
Una madre impugna un decreto in materia di affidamento del figlio minore, ma commette un errore procedurale applicando le nuove norme della Riforma Cartabia a un procedimento iniziato prima della loro entrata in vigore. La Corte d'Appello rileva l'errore d'ufficio e dichiara l'impugnazione tardiva, in quanto il termine corretto secondo il vecchio rito era di soli 10 giorni. L'appello viene dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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