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Art. 739 Codice di Procedura Civile

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80 provvedimenti

Nomina liquidatore: quando non si può fare ricorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il provvedimento di nomina liquidatore in una procedura di sovraindebitamento non è ricorribile. Un debitore aveva impugnato la nomina di un professionista, ritenendolo incompatibile per pregressi rapporti con un istituto di credito creditore. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale nomina è un atto di natura gestoria e non decisoria, finalizzato al corretto svolgimento della procedura e non a decidere su diritti soggettivi. Pertanto, manca dei requisiti per l'impugnazione straordinaria.
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Compenso esperto: chi liquida le spese della stima?
In un caso di recesso di un socio da una S.r.l., la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul compenso esperto. La Corte ha chiarito che gli esperti nominati dal Tribunale per la valutazione della quota sociale agiscono come ausiliari del giudice. Di conseguenza, il loro compenso non può essere auto-liquidato, ma deve essere determinato esclusivamente dal giudice che li ha nominati, secondo le tariffe giudiziali. Questa ordinanza annulla la prassi dell'autoliquidazione e riafferma la competenza giurisdizionale sulla liquidazione delle spese di stima.
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Completezza informativa concordato: l’obbligo di verità
La Cassazione conferma l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo per violazione del principio di completezza informativa. La società aveva omesso di indicare nel piano una potenziale azione di responsabilità contro l'amministratore e aveva fornito dati incompleti e fuorvianti sulla crisi aziendale. Secondo la Corte, la mancanza di trasparenza inficia la procedura e impedisce ai creditori di esprimere un voto consapevole.
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Incandidabilità amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il decreto di incandidabilità per due amministratori locali di un comune il cui consiglio era stato sciolto per infiltrazioni mafiose. L'ordinanza chiarisce che l'incandidabilità non richiede la prova di un reato, ma è sufficiente una condotta omissiva o inefficiente che abbia agevolato le pressioni della criminalità organizzata. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che la valutazione della responsabilità è personale e non automatica, e che il procedimento speciale consente un'analisi approfondita dei fatti senza le rigide preclusioni del rito ordinario.
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Richiesta discussione orale: nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un vizio procedurale. Un Comune aveva formulato una richiesta di discussione orale, ma i giudici di secondo grado hanno deciso la causa senza fissare l'udienza. Secondo la Suprema Corte, questa omissione viola il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, comportando la nullità della sentenza. La Corte ha colto l'occasione per chiarire che la richiesta discussione orale, già formulata in sede di precisazione delle conclusioni, può essere validamente reiterata all'interno della memoria di replica, senza necessità di un'istanza autonoma separata.
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Ricorso per cassazione decadenza genitoriale: quando?
Una madre ha proposto un ricorso per cassazione per decadenza genitoriale contro un decreto del Tribunale per i minorenni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il rimedio corretto è il reclamo alla Corte d'Appello. Il ricorso diretto in Cassazione è possibile solo per provvedimenti definitivi, cioè non altrimenti impugnabili, e il decreto in questione non rientra in tale categoria.
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Credito ipotecario: quando opporsi al piano del debitore
Una società finanziaria ha impugnato l'approvazione di un piano di composizione della crisi perché il suo credito, garantito da ipoteca, era stato classificato come non privilegiato. Il tribunale aveva respinto il reclamo ritenendolo tardivo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il diritto derivante da un credito ipotecario può essere fatto valere anche in fase di reclamo e che il giudice deve sempre valutare la convenienza del piano per i creditori dissenzienti rispetto all'alternativa della liquidazione.
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Ricorso cassazione spese: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21478/2024, chiarisce un importante principio processuale. Un provvedimento di giurisdizione volontaria, come la nomina di un amministratore per un bene in comunione, non è di per sé ricorribile in Cassazione perché privo di carattere decisorio e definitivo. Tuttavia, il ricorso per cassazione spese è ammissibile se volto a contestare esclusivamente la statuizione sulla condanna al pagamento delle spese legali, in quanto quest'ultima ha natura decisoria e definitiva, incidendo su un diritto soggettivo.
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Compenso amministratore: no a tariffe abrogate
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una situazione di vuoto normativo, il compenso dell'amministratore giudiziario deve essere determinato tramite una valutazione equitativa concreta e non applicando meccanicamente tariffe professionali abrogate. Il caso riguardava la liquidazione dei compensi per due professionisti che avevano gestito un ingente patrimonio sequestrato. Il Tribunale, pur riconoscendo la necessità di una valutazione equitativa, aveva di fatto utilizzato una tariffa non più in vigore. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, ribadendo che il giudice deve basare la sua valutazione su elementi specifici come la complessità dell'incarico, i risultati ottenuti e la natura pubblicistica dell'attività, fornendo una motivazione dettagliata.
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Spese legali volontaria giurisdizione: chi paga?
Un condomino si rivolge al tribunale per la nomina di un amministratore in un piccolo condominio conflittuale. La sua richiesta viene respinta e viene condannato a pagare le spese legali. La Corte di Cassazione ribalta la decisione sulle spese, chiarendo che nei procedimenti di volontaria giurisdizione, come la nomina di un amministratore, non si applica il principio "chi perde paga". Tali procedimenti tutelano un interesse collettivo, quindi non ci sono veri vincitori o vinti. L'analisi si concentra sulle implicazioni per le spese legali in volontaria giurisdizione.
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Nomina organo di controllo: coesistenza di due organi
Una società, dopo aver superato i limiti di legge, effettua una nomina organo di controllo in ritardo. Il Tribunale procede comunque con una nomina d'ufficio. La Corte d'Appello conferma la decisione, stabilendo che l'organo nominato dalla società (revisore contabile) e quello nominato dal Tribunale (collegio sindacale con funzioni di vigilanza) hanno ruoli diversi e possono coesistere, poiché la nomina della società non copriva l'obbligo di vigilanza sulla gestione.
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Nomina organo di controllo: Coesistenza con revisore
Una società S.r.l., dopo aver superato i limiti di legge, non ha provveduto alla nomina dell'organo di controllo. Il Tribunale è intervenuto nominando d'ufficio un collegio sindacale. La società ha successivamente nominato un proprio revisore e ha presentato reclamo per chiedere la revoca del collegio sindacale. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, chiarendo che le due figure possono coesistere, in quanto il collegio sindacale svolge una vigilanza sulla gestione (art. 2403 c.c.), mentre il revisore si occupa del controllo contabile. L'inerzia iniziale della società ha giustificato l'intervento del Tribunale, e la nomina successiva non ha annullato tale intervento.
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Termine impugnazione concordato: 30 giorni, non 60
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un decreto di omologa di concordato preventivo, poiché proposto oltre il termine perentorio di 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento. La decisione ribadisce che il termine impugnazione concordato è quello breve previsto dalla legge fallimentare (art. 18), e non quello ordinario di 60 giorni, per garantire uniformità e celerità processuale.
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Occupazione usurpativa: quando si calcola il danno?
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sull'occupazione usurpativa. La Corte stabilisce che il risarcimento del danno per l'esproprio illecito deve essere calcolato in base al valore del terreno al momento della proposizione della domanda giudiziale e non al momento della trasformazione fisica del bene.
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Impugnazione atti liquidazione: la stabilità vince
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29918/2025, ha stabilito che i provvedimenti del giudice delegato nella procedura di liquidazione del patrimonio del sovraindebitato devono essere contestati tempestivamente tramite reclamo. In caso contrario, diventano definitivi e non possono invalidare la successiva vendita del bene all'aggiudicatario. La sentenza rafforza il principio di stabilità delle vendite giudiziarie, sottolineando che l'impugnazione atti liquidazione tardiva è inammissibile e la tutela dell'acquirente in buona fede prevale su eventuali vizi procedurali non eccepiti nei termini corretti.
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Spese di lite in procedimenti provvisori: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che nei procedimenti provvisori e urgenti a tutela dei minori, la condanna al pagamento delle spese di lite non deve essere emessa contestualmente al provvedimento interinale, ma va rinviata alla decisione finale. Analizzando il ricorso di una madre, la Corte ha annullato la statuizione sulle spese imposta dalla Corte d'Appello, ribadendo che tali decisioni accessorie devono seguire l'esito complessivo della causa principale, poiché il provvedimento provvisorio è destinato ad essere assorbito da quello definitivo.
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Responsabilità genitoriale: quando appellare i decreti
Un padre si vede limitare la propria responsabilità genitoriale da un decreto del Tribunale per i Minorenni. La Corte d'Appello dichiara inammissibile il suo reclamo, ritenendo il provvedimento non definitivo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: qualsiasi provvedimento che incide sulla responsabilità genitoriale ha carattere decisorio e, pertanto, è immediatamente impugnabile, a prescindere dal procedimento in cui è inserito.
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Eredità giacente: appello inammissibile in Cassazione
Una società ricorre in Cassazione contro un decreto che ha revocato la nomina del curatore di un'eredità giacente. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che tali decreti, rientrando nella volontaria giurisdizione, mancano dei requisiti di definitività e decisorietà necessari per l'impugnazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione. La decisione chiarisce la natura procedurale del provvedimento, distinguendolo dalle sentenze che definiscono diritti sostanziali.
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Termine reclamo sovraindebitamento: la Cassazione chiarisce
Un ente previdenziale ha impugnato l'omologazione di un piano di ristrutturazione del debito di un'istituzione culturale, sostenendo la tempestività del proprio reclamo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un punto fondamentale: il termine reclamo sovraindebitamento, di dieci giorni, non decorre dalla pubblicazione online del provvedimento, ma dalla sua comunicazione integrale e individuale al creditore, ad esempio tramite PEC da parte della cancelleria. Sebbene la motivazione del tribunale fosse errata, la decisione finale è stata confermata perché l'ente aveva comunque presentato il reclamo oltre i dieci giorni da tale comunicazione.
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Procura speciale Cassazione: quando è invalida?
La Corte di Cassazione, con ordinanza 317/2024, dichiara inammissibile un ricorso in una complessa causa ereditaria. La decisione si fonda su due vizi procedurali: l'invalidità della procura speciale Cassazione per due ricorrenti, in quanto rilasciata prima della sentenza impugnata, e la tardività del ricorso per il terzo ricorrente. La Corte chiarisce che la notifica di un'impugnazione, anche se errata, fa decorrere il termine breve per proporre quella corretta.
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