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Art. 73 TUIR

0 provvedimenti

Soggettività tributaria del trust: chi paga le tasse sul trasferimento?
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento di maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale su un trasferimento immobiliare effettuato tramite un trust autodichiarato. L'Agenzia riteneva che il trust non avesse i requisiti per l'applicazione dell'IVA. La società, invece, sosteneva la corretta assoggettabilità a IVA. La Corte di Cassazione ha stabilito che un trust autodichiarato non possiede autonoma `soggettività tributaria` per IVA e imposta di registro. La tassazione ricade sul disponente, che in questo caso era soggetto IVA. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando l'applicazione dell'IVA.
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Esterovestizione: Fisco Contesta, Giudice Sbaglia Norma e Cassazione Annulla
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società estera l'esterovestizione societaria, ritenendo che la sua sede effettiva fosse in Italia per eludere le imposte (IVA e IRES). La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto la pretesa fiscale, ma basandosi su una presunzione legale diversa da quella invocata dall'Agenzia. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, affermando che il giudice non può fondare la sua decisione su una norma non richiamata dall'amministrazione finanziaria nell'atto impositivo, configurando un caso di extrapetizione. La causa torna al giudice di merito per una nuova valutazione.
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ATER e Fisco: Plusvalenze Immobiliari Tassabili, Addio Agevolazioni IACP
L'Agenzia delle Entrate ha contestato all'ATER di Pescara la mancata tassazione di plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili di edilizia residenziale pubblica (ERP) per il 2005, ai fini IRES e IRAP. L'ATER sosteneva di beneficiare di agevolazioni fiscali, assimilandosi agli ex IACP, e che i proventi fossero vincolati al reinvestimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'ATER è un ente pubblico economico soggetto a tassazione per attività commerciale. Le somme ricavate dalla vendita degli immobili ERP costituiscono plusvalenze imponibili, indipendentemente dal loro vincolo di destinazione. La sentenza ha chiarito la non assimilabilità fiscale tra ATER e IACP, ribaltando le decisioni di merito.
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Esterovestizione societaria: sede a Londra ma affari in Italia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la fittizia delocalizzazione della sede a Londra per eludere le imposte italiane. L'amministrazione finanziaria ha qualificato il caso come esterovestizione societaria, rilevando che la sede affettiva, l'operatività reale e il conto corrente erano rimasti in Italia. Il socio unico ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'effettiva cessazione delle attività e criticando la ricostruzione dei ricavi basata sugli accertamenti bancari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione non permette di riesaminare i fatti e le prove già valutati dai giudici di merito, ma si limita al controllo di legittimità. Di conseguenza, la società rimane obbligata al pagamento delle imposte accertate e delle spese di giudizio.
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Esterovestizione societaria: la Cassazione congela il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società con sede legale alle Bahamas, contestando una presunta esterovestizione societaria e recuperando a tassazione in Italia i redditi non dichiarati. Il Contribuente ha impugnato l'atto, ma i giudici di merito hanno confermato la pretesa del fisco. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di un altro giudizio strettamente collegato che ha revocato la sentenza d'appello originaria, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo. Questa decisione sospende temporaneamente il giudizio in attesa di una pronuncia definitiva che possa risolvere la controversia in modo coerente.
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Vendita circolare di energia elettrica: Fisco contro società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società energetica. L'atto impositivo riguardava presunte operazioni fittizie qualificate come vendita circolare di energia elettrica, con conseguente contestazione ai fini IRES e applicazione di sanzioni. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha esaminato il ricorso del Fisco contro la società, la quale ha resistito difendendo la legittimità delle proprie operazioni commerciali. La controversia ruota attorno alla reale sostanza economica di tali scambi energetici e alla legittimità del recupero d'imposta operato dall'amministrazione finanziaria.
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Slovacchia o Italia? La verità sull’esterovestizione societaria
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di diritto slovacco l'esterovestizione societaria per l'anno d'imposta 2012, ritenendo che la sua sede amministrativa reale fosse in Italia. Nonostante l'annullamento dell'atto in primo grado, la Commissione Tributaria di secondo grado ha confermato la residenza fiscale italiana basandosi su precisi indizi, quali la residenza in Italia degli amministratori, l'emissione di fatture da computer italiani e l'assenza di attività reale in Slovacchia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che l'amministrazione finanziaria ha legittimamente provato l'esterovestizione societaria tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, senza alcuna inversione dell'onere della prova. La società è stata quindi considerata fiscalmente residente in Italia e condannata al pagamento delle imposte e delle spese processuali.
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Termine dilatorio di sessanta giorni: Fisco batte Contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società formalmente residente all'estero ma ritenuta fittiziamente localizzata fuori dall'Italia. I giudici di merito avevano annullato l'atto perché il verbale di constatazione non era stato notificato alla società rispettando il termine dilatorio di sessanta giorni per presentare osservazioni. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il giudice non può rilevare d'ufficio la violazione di tale termine se il contribuente non l'ha espressamente contestata nel ricorso introduttivo. Inoltre, la Corte ha chiarito che il termine dilatorio di sessanta giorni non si applica in caso di accertamento a tavolino, ossia eseguito senza accesso fisico presso la sede del contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Esenzione IRES enti non commerciali: ko per l’ente di supporto
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un ente pubblico regionale di supporto tecnico-amministrativo il mancato pagamento dell'IRES e dell'IRAP, qualificandolo come ente commerciale. L'ente riteneva invece di avere diritto all'esenzione IRES enti non commerciali in quanto svolgeva funzioni strumentali per il servizio sanitario regionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente. I giudici hanno stabilito che le agevolazioni fiscali previste per le strutture sanitarie pubbliche non si applicano ai soggetti che svolgono solo attività di supporto tecnico, logistico o amministrativo, le quali rimangono distinte dalle prestazioni sanitarie vere e proprie. Di conseguenza, l'ente è stato considerato soggetto a tassazione ordinaria.
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Esenzione TOSAP: l’ente pubblico paga per i ponteggi edili
Un istituto pubblico per le case popolari ha impugnato un avviso di accertamento per il pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico, avendo installato ponteggi per ristrutturare un proprio immobile. L'ente invocava l'esenzione TOSAP prevista per gli enti pubblici non economici che svolgono attività assistenziali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società di riscossione. I giudici hanno chiarito che per beneficiare dell'esenzione non basta la natura pubblica dell'ente (requisito soggettivo), ma occorre che la specifica occupazione persegua finalità dirette di assistenza o istruzione (requisito oggettivo). Nel caso di specie, la manutenzione di un edificio concesso in locazione, seppur a canone sociale, costituisce adempimento di un normale obbligo contrattuale privatistico e non un'attività assistenziale diretta. Pertanto, l'esenzione non è applicabile e l'ente deve pagare la tassa.
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Esenzione TOSAP: l’ente pubblico paga per i ponteggi edili
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti per l'applicazione dell'esenzione TOSAP per gli enti di edilizia residenziale pubblica. L'ente regionale per la casa ha impugnato un avviso di accertamento per l'occupazione di marciapiedi con ponteggi edili, sostenendo di avere diritto all'esenzione in quanto ente pubblico non economico con finalità assistenziali. La Società Concessionaria della riscossione ha invece sostenuto la tassabilità dell'occupazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso della Società Concessionaria. La Corte ha stabilito che la manutenzione straordinaria di un immobile concesso in locazione, anche se a canone moderato, costituisce un obbligo contrattuale privatistico e non un'attività assistenziale diretta. Di conseguenza, manca il requisito oggettivo per l'esenzione, e l'ente pubblico deve pagare la tassa per l'occupazione del suolo.
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Esenzione TOSAP: l’edilizia popolare deve pagare per i ponteggi
L'Ente per le Case Popolari ha impugnato un avviso di accertamento per il pagamento della tassa sui ponteggi installati per ristrutturare un proprio immobile. L'ente invocava l'esenzione TOSAP prevista per i soggetti pubblici che svolgono attività assistenziali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società di Riscossione. I giudici hanno chiarito che per ottenere l'agevolazione non basta la natura pubblica dell'ente (requisito soggettivo), ma occorre che la specifica occupazione persegua finalità assistenziali (requisito oggettivo). La manutenzione di alloggi concessi in locazione, anche se a canone agevolato, costituisce adempimento di obblighi contrattuali e attività economica, escludendo così l'esenzione TOSAP. L'ente è quindi tenuto al pagamento della tassa.
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Esenzione TOSAP: l’Ente case popolari deve pagare la tassa
Un Ente pubblico per le case popolari ha occupato un marciapiede comunale con dei ponteggi per ristrutturare un proprio palazzo concesso in locazione. La Società di Riscossione ha richiesto il pagamento della tassa per l'occupazione del suolo pubblico. L'Ente ha invocato l'esenzione TOSAP, sostenendo di svolgere un'attività di assistenza sociale senza scopi di lucro. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Società di Riscossione. I giudici hanno stabilito che l'esenzione TOSAP non spetta in automatico solo perché l'ente ha scopi sociali (requisito soggettivo). È necessario che la singola occupazione sia destinata a scopi specifici di assistenza o istruzione (requisito oggettivo). Poiché i lavori di manutenzione derivavano da normali obblighi di affitto e sicurezza del proprietario, l'occupazione non era direttamente assistenziale. L'Ente deve quindi pagare la tassa.
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Esenzione ICI negata: lo studentato che ospita turisti paga
Un'Azienda Regionale per il diritto allo studio universitario ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi da un Comune per il mancato pagamento dell'imposta sugli immobili negli anni 2009 e 2011. L'ente riteneva di avere diritto all'esenzione ICI per uno studentato. Tuttavia, la struttura veniva parzialmente locata a terzi sul mercato e gestita da una società esterna. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che l'esenzione non spetta se l'attività ha natura commerciale, come dimostrato dall'apertura al pubblico indifferenziato e dall'applicazione di tariffe non simboliche. Di conseguenza, l'Azienda Regionale perde la causa e deve pagare l'imposta dovuta.
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Ammortamento dell’avviamento: scontro tra fisco e società
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone la deduzione di una minusvalenza derivante dalla cessione di un'azienda nel 1996. La società aveva calcolato la perdita basandosi sul valore originario dell'avviamento iscritto nel 1991, senza aver mai effettuato l'ammortamento dell'avviamento nei cinque anni precedenti. Secondo il fisco, il valore dell'avviamento doveva considerarsi azzerato al momento della vendita. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società, ritenendo l'ammortamento una mera facoltà. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici sulla possibilità di dichiarare una minusvalenza sul costo originario dell'avviamento non ammortizzato, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un approfondimento, disponendo l'acquisizione dei fascicoli di merito.
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Tassazione dei redditi del trust: il fisco batte lo schermo
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente per recuperare l'IRPEF sui dividendi distribuiti da una società. Le quote societarie erano state conferite in un trust di famiglia, in cui i coniugi erano contemporaneamente fondatori, amministratori e beneficiari. L'Ufficio ha imputato i redditi direttamente alla contribuente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, confermando che la tassazione dei redditi del trust con beneficiari individuati avviene per trasparenza in capo a questi ultimi. Il fatto che il trust avesse già pagato le imposte non esonera la reale debitrice, ma dà solo diritto al rimborso in favore del trust stesso per evitare la doppia imposizione.
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Soggettività passiva IRES: s.r.l. pubblica perde il rimborso
Una società di ricerca scientifica nel settore conciario, nata dalla trasformazione di un ente pubblico in società a responsabilità limitata (S.r.l.), ha chiesto il rimborso dell'IRES versata sui contributi obbligatori ricevuti dalle imprese del settore. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la sua trasformazione in S.r.l. determina la piena soggettività passiva IRES sull'intero reddito, compresi i contributi obbligatori. La forma societaria prevale infatti sulla natura pubblica dell'attività e sulla natura di imposta dei contributi percepiti. Di conseguenza, la società perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Esenzione IMU: perché una S.r.l. inattiva deve comunque pagare
Una società a responsabilità limitata ha concesso in comodato gratuito un proprio immobile a un'associazione per il recupero di tossicodipendenti. La società ha richiesto l'esenzione IMU sostenendo di essere inattiva e che l'immobile fosse usato per fini sociali. Il Comune ha negato l'agevolazione, emettendo un avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune. I giudici hanno stabilito che l'esenzione IMU richiede la contemporanea presenza di requisiti oggettivi e soggettivi. Anche in caso di comodato, il proprietario dell'immobile deve essere tassativamente un ente non commerciale. Una società di capitali, anche se inattiva o posseduta da una cooperativa, mantiene la sua natura commerciale e non può quindi beneficiare dello sconto fiscale. La società deve pagare l'imposta e le spese legali.
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Discriminazione fiscale enti non residenti: la Cassazione tutela i Trust
Un ente estero senza scopo di lucro, residente nel Regno Unito (il Trust), ha percepito dividendi da società italiane. L'Italia ha applicato una ritenuta fiscale superiore rispetto a quella prevista per enti non commerciali residenti, generando una discriminazione fiscale enti non residenti. Il Trust ha chiesto il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale del Trust, affermando che un 'charitable trust' estero è equiparabile a una fondazione italiana e non può subire un trattamento fiscale deteriore. La sentenza di appello è stata cassata e la causa rinviata per una nuova decisione.
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Trust UK vs Fisco Italiano: Vittoria contro la Discriminazione Fiscale
Un Trust non-profit del Regno Unito, azionista di società italiane, ha subito una Discriminazione Fiscale. I dividendi percepiti tra il 2006 e il 2011 sono stati tassati con una ritenuta superiore rispetto a quella applicata a enti non commerciali italiani, che godevano di un'esenzione del 95%. Il Trust ha chiesto un rimborso, ma le corti tributarie inferiori hanno negato, ritenendo il Trust non comparabile a una fondazione italiana. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la comparabilità deve basarsi sullo scopo funzionale, non sulla forma giuridica o sul trattamento fiscale nel paese d'origine, annullando la sentenza e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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